Integrazione corpo e psiche: le tecniche che permettono di trattare il corpo grazie ad un’armonizzazione della mente

MariaGiovanna Luini, dottoressa senologa, da moltissimi anni è impegnata presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) (Milano) dove svolge il suo lavoro con amore e passione.

La lotta contro il tumore al seno rappresenta la sua missione.

Nell’intervista che segue la dottoressa ci parla dell’integrazione corpo e psiche nella medicina psicosomatica.

Ovvero, tutte quelle tecniche che permettono di trattare il corpo grazie all’armonizzazione della mente. Del resto, da anni ormai, la dottoressa include anche dei contributi provenienti da altre culture nei suoi percorsi di guarigione.

Come è arrivata, dr.ssa Luini, a questa integrazione?

L’esperienza lavorativa mi ha insegnato – molto fortemente – che la divisione “corpo-mente”, in realtà, non esiste. Questo perché la mente è decisamente parte del corpo.

La mente è composta anche da tutti gli ormoni neurotrasmettitori, dalle sostanze chimiche, i segnali elettrici che il corpo emette. Dunque, la mente non è un’entità staccata che va trattata a parte rispetto al corpo.

Diventa quindi evidente che non possiamo trattare corpo e mente come se fossero tra loro alieni. In realtà, l’esperienza oncologica mi ha maggiormente aperto a tale consapevolezza che, per altro, già possedevo.

Mio padre fu a sua volta un medico. E da lui ho imparato a trattare i miei pazienti dapprima con l’ascolto, con l’umanità e poi, chiaramente, con i farmaci. Mio padre mi ha insegnato proprio questo, perché lui in primis lo faceva.

Le mie esperienze lavorative e formative mi hanno dunque insegnato che il nostro corpo si ammala, o ritrova il suo equilibrio, anche come conseguenza, per esempio, di emozioni gestite erroneamente.

Ma non solo. Anche esperienze di vita, relazioni, difficoltà, blocchi.

Tutto questo viene visto quotidianamente da ogni medico. Per cui, integrarea mio avvisosignifica mantenere la medicina così come la conosciamo nella sua eccellenza, ma andare a vedere se esistono approcci in grado di ingentilire la relazione medico-paziente. Renderla più ampia significa essere in grado di migliorare anche quei segni, quei sintomi, di cui di solito non riusciamo ad occuparci.

I cosiddetti disagi.

La malattia è una situazione di disequilibrio che può avere sicuramente un corrispettivo fisico da trattare con la chirurgia, ma possiede anche il vissuto, la difficoltà della persona nell’affrontare alcune parti della sua vita.

Ecco perché, sempre secondo me, l’ampliamento della medicina è un falso problema.

Chi è medico cerca il benessere delle persone che cura, e questo a priori.

La medicina vibrazionale, ovvero, il tocco che cura, ormai è presente in tanti ospedali ed in altrettante cliniche. La Germania, ad esempio, è piena di ospedali dove al suo interno si pratica il Reiki. E quest’ultima pratica, fortunatamente, sta prendendo sempre più piede anche in svariati ospedali italiani.

Tutto ciò armonizza e risolve quelle parti di sintomi e di disagi che la medicina tradizionale non riesce a fare.

Molte persone sono ancora piuttosto scettiche a tutto ciò: come mai?

È giusto che ci siano dubbi e scetticismo. È del tutto normale.

La medicina va avanti grazie ai dubbi. Non possiamo essere mai certi di tutto. La scienza in modo particolare.

Anche perché la medicina integrata non è vicina a tutti. Non tutti i pazienti desiderano un approccio integrato. Quindi bisogna essere molto attenti nel rispettare quell’integrazione mente-corpo.

Alcuni pazienti, ad esempio, si sentono molto rassicurati con la medicina convenzionale e non desiderano altre aperture. Altri pazienti invece, arrivano da noi medici ed incuriositi pongono domande, vogliono capire ed approfondire e, di conseguenza, integrare.

L’importante è non escludere, o non andare nella medicina alternativa. A quel punto, diventerebbe un problema.

Io certamente capisco che non sia facile intuire fin da subito che non si tratta affatto di una esclusione, bensì, si tratta di un arricchimento. E soprattutto, non è un approccio a priori. Quest’ultimo lo si utilizza solo quando serve.

E le risposte migliori, arrivano proprio dai pazienti. Loro sanno benissimo che non avviene nessun tradimento della medicina. Si tratta davvero di una modalità di relazione tra terapeuti e pazienti.

Quali sono le tecniche che permettono di trattare il corpo grazie ad un’armonizzazione della mente?

Intanto, la tecnica migliore per tutti gli approcci – compresa la chirurgia – è proprio l’ascolto. Sembra scontato, ma in realtà non lo è affatto.

L’ascolto è la migliore tecnica. L’ascolto deve essere unito all’osservazione e alla percezione di coloro che abbiamo davanti. Queste tre chiavi fanno parte realmente del rispetto dell’integrità corpo-mente.

Ci sono poi delle tecniche specifiche, abbiamo parlato prima della medicina vibrazionale, ma ci sono anche delle sostanze naturali che vengono già utilizzate in medicina (nell’integrazione n.d.r.).

Esistono le tecniche di distensione immaginativa, la mindfulness. Ci sono tecniche che attraverso il mentale, attraverso l’emotivo e attraverso le immagini spontanee vanno ad interagire con il corpo.

Esistono tecniche pressorie dove, che attraverso la manipolazione del corpo, si ottiene una risposta sui canali energetici, ma anche sulla salute.

Un altro esempio è l’agopuntura. Ma in realtà, di tecniche ce ne sarebbero tantissime altre da citare.

Tutte queste discipline però, non sono da prendere e buttare in un calderone in modo acritico. Possono essere utili nella singola persona in un determinato momento in base a quell’ascolto che citavo prima.

Integrare corpo-mente significa almeno intuire chi si ha davanti. Ovvero, essere in grado di spaziare.

Un aspetto importante però è avere l’idea di cosa si possa mettere insieme e cosa, invece, no. Questo è un aspetto fondamentale.

Ad esempio, le sostanze naturali che ho citato prima, non tutte possono essere utilizzate insieme ad alcuni farmaci. Non tutte possono essere utilizzate in tutti i pazienti. Il fatto di essere naturali non significa poterle utilizzare con leggerezza.

Ci sono effetti collaterali, reazioni crociate, che i medici devono conoscere. Per cui, attualmente, non è concepito che un medico non possa credere alle sostanze naturali e alle loro potenzialità. E se lo afferma, diviene responsabile di una frase pericolosissima.

Si rischia quindi che il paziente vada ad utilizzare tali sostanze in modo acritico proprio perché non ha avuto la risposta dei medici e, a questo punto, si rischia grosso proprio a causa delle reazioni crociate.

Il dovere dei medici è quello di informarsi quantomeno sui rischi dell’uso indiscriminato di sostanze naturali insieme ai farmaci convenzionali.

La redazione – Monica Penzo

La redazione in collaborazione con la Dr.ssa Maria Giovanna Luini – senologa, oncologa


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