10 cose da sapere sull’embolizzazione del varicocele pelvico

Il varicocele pelvico è una patologia che prevede una dilatazione delle vene interessanti la zona pelvica spesso accompagnata da dolore nella zona addominale bassa che peggiora con l’aumentare della compressione dei vasi contro gli organi pelvici.

Le cause

La dilatazione dei vasi pelvici è causata  da un ristagno di sangue nei vasi venosi, situazione che a sua volta origina da due possibili cause

  • Malfunzionamento delle valvole nelle pareti interne delle vene, in caso di varicocele pelvico il cattivo funzionamento di questo sistema di valvole permette al sangue di ritornare indietro e provoca la dilatazione dei vasi.
  • Ostruzione dei vasi, che blocca il flusso sanguigno in risalita verso il cuore, causando l’accumulo e ristagno di sangue nei vasi e la loro dilatazione.
  • Sfiancamento delle pareti venose per verosimile predisposizione alla lassità della parete venosa.

Il varicocele pelvico colpisce prevalentemente le donne, perché la loro anatomia pelvica le predispone maggiormente alla malattia rispetto agli uomini.

Le donne maggiormente colpite sono

  • Donne in età fertile
  • Donne pluripare (generalmente dopo due gravidanze).

Secondo alcuni autori ciò potrebbe essere dovuto ad una maggiore presenza di estrogeni (ormoni sessuali femminili) che favoriscono la vasodilatazione venosa, causando un incremento del volume di sangue che scorre nei vasi e, successivamente, un suo ristagno.

Quindi, maggiore è il numero di estrogeni in circolo, maggiore potrebbe essere la probabilità di contrarre una patologia al sistema venoso, quale il varicocele pelvico.

Soluzioni: l’embolizzazione del varicocele pelvico

Dopo un accurato iter diagnostico per definire la natura del varicocele pelvico, i medici possono decidere a quale tipo di trattamento sottoporre il paziente e solitamente si opta per delle poco mininvasive.

  1. Trattamento farmacologico, che prevede l’assunzione di farmaci utili a ridurre la sensazione di dolore e la dilatazione venosa
  2. Trattamento chirurgico, in particolare l’embolizzazione percutanea venosa pelvica, una procedura mininvasiva allo scopo di chiudere i vasi venosi dilatati evitando così un ristagno significativo  di sangue al loro interno.

I vantaggi dell’emobolizzazione del varicocele pelvico  sono molti

  • È sicura, a basso rischio di complicazioni
  • Migliora la sintomatologia e permette di debellare rapidamente il dolore
  • Non prevede incisioni chirurgiche, solo un piccolissimo forellino per inserire il catetere utile a svolgere la procedura
  • Prevede un breve ricovero ospedaliero (4 ore circa) e rapidi tempi di recupero.

La tendenza della comunità scientifica quindi è quella di non ricorrere a interventi a cielo aperto perché, rispetto a tecniche innovative come l’embolizzazione, sono molto più invasivi e dolorosi, richiedono un’anestesia  generale e, quindi, degenza ospedaliera e recupero di maggior durata.

L’embolizzazione, invece, prevede semplicemente il rilascio di sostanze embolizzanti o il collocamento di piccole spirali metalliche all’interno delle dilatazioni venose patologiche.

In entrambi i casi il medico si avvale di un sottilissimo tubicino, chiamato catetere vascolare,  inserito nel sistema venoso che inizialmente ha anche lo scopo di iniettare un liquido radio-opaco (o mezzo di contrasto)  visibile a raggi X, in grado di permettere di individuare il punto esatto in
cui eseguire la chiusura venosa.

Le 10 cose da sapere sull’embolizzazione: ne parliamo con un grande esperto, il Dr. Tommaso Lupattelli specialista in chirurgia vascolare e specialista in radiologia interventistica.

Le domande che i pazienti pongono ai loro medici riguardo l’embolizzazione del varicocele sono molte e frequenti poiché, trattandosi di una procedura innovativa, sono molti i dubbi riguardo tale  tecnica.

Vediamo, quindi, quali sono le domande più gettonate dai pazienti e le relative risposte.

Perché sottoporsi all’embolizzazione nel caso di varicocele pelvico?

Accusati i sintomi della patologia (senso di peso, dolore addominale, difficoltà nei rapporti in particolare verso sera) e la diagnosi medica conferma che si tratta di varicocele pelvico, l’embolizzazione è la tecnica più sicura, se non addirittura unica, ed efficace per trattarla.

È dolorosa? Può veramente essere eseguita senza anestesia?

La tecnica dell’embolizzazione è completamente indolore e mininvasiva.

Pertanto sarà necessaria solo un’anestesia locale all’inguine o al gomito con una puntura (che ricorda molto quella fatta dai dentisti)

Quanto dura l’operazione? E la degenza?

La seduta di embolizzazione ha un tempo di esecuzione in sala abbastanza breve, generalmente si ha una durata di 20-40 minuti (durante i quali non si avverte nulla!).

La degenza in ospedale in seguito al trattamento è breve, si è dimessi il giorno stesso dell’intervento.

Quante sedute sono necessarie? Si guarisce definitivamente?

Generalmente (80-90% dei casi) è sufficiente una seduta operatoria per trattare completamente il varicocele pelvico ma, nel caso di un varicocele grande  e importante potrebbero essere necessarie due o tre sedute.

Inoltre nel 90% dei casi si ottengono risultati significativi e netti miglioramenti della qualità della vita grazie alla scomparsa di tutti i sintomi, specialmente del dolore.

Il varicocele può tornare? Potrei riammalarmi anche dopo l’embolizzazione?

La recidiva del varicocele pelvico non è esclusa ma, se l’intervento è stato eseguito correttamente, il suo manifestarsi nuovamente è raro.

Ad ogni modo l’intervento di embolizzazione è semplice e non ci sono problemi nel ripeterlo.

I medici che se ne occupano in Italia sono pochi, quindi è vero che l’esperienza di chi esegue l’operazione è molto importante per il risultato finale?

È proprio vero!

I risultati sono direttamente proporzionali all’esperienza del medico che esegue la procedura di ebolizzazione.

Se l’operatore è esperto nella specifica embolizzazione del varicocele pelvico, le possibilità di miglioramenti importanti sul piano clinico o addirittura la  guarigione completa sono veramente alte.

Perché il mio medico non mi ha mai prospettato la possibilità di questo intervento?

Alcuni medici, trattandosi di una nuova metodologia di intervento, non hanno esperienza diretta con l’embolizzazione e, non avendola mai eseguita, ne sottovalutano l’importanza  e l’efficacia e non la considerano una opzione.

Con il tempo l’embolizzazione si diffonderà e, come già sta avvenendo, assumerà sempre più importanza la figura del radiologo interventista (l’operatore esperto per eccellenza in embolizzazione).

La Redazione

Dott. Tommaso Lupattelli – Radiologo Interventista e Chirurgo Vascolare a Milano

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