Celiachia, malattia “di moda” ma urge chiarezza

Celiachia, malattia

 

articolo

 Sembra essere una malattia di “moda” nel senso che negli ultimi anni sono aumentate le diagnosi e le richieste di visite specialistiche per la celiachia. Nei supermercati e nei negozi di alimentari sempre più spesso si legge sui prodotti: “gluten free” e spesso è predisposto uno spazio dedicato. Anche il numero dei ristoranti/pizzerie che utilizzano i prodotti per celiaci sono in notevole aumento. Per molte persone questi accorgimenti (previsti proprio da leggi che ne tutelano e ne garantiscono la presenza e la diffusione) sono davvero importanti.

Fino a poco tempo fa, infatti, c’era forse solo curiosa attenzione per i malati di celiachia, che però erano un pò “ghettizzati” in quanto, ad esempio, risultava loro molto complicato passare una serata in tranquillità in pizzeria riuscendo a mangiare ciò che volevano, inoltre se ne parlava e si ascoltava poco. Ora l’interessamento verso questa malattia e verso l’intolleranza al glutine è aumentato, con il rischio, anche a causa della cattiva informazione self made sul web, che diventi una moda.

La celiachia è un’intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nel glutine, presente nel grano, e ad altre proteine affini contenute nell’orzo, segale ed in minor misura nell’avena. Si tratta di una malattia cosiddetta “autoimmune” in quanto determinata da una risposta immunitaria attiva rivolta verso contenuti del cibo, in questo caso, le gliadine, a cui contribuiscono anche l’ambiente e la predisposizione genetica. Il numero di individui affetti da celiachia sulla popolazione generale è aumentato nel giro di qualche decennio da 1:100 casi l’anno ad 1:300, tanto da essere eliminata dall’elenco delle patologie rare, e l’incidenza, cioè il tasso di nuovi individui malati per anno, varia fra lo 0,3 e l’1% della popolazione occidentale, nella quale è più rappresentata. Il rapporto Maschi:Femmine è di 1:3, il che vuol dire che il sesso femminile è nettamente più colpito rispetto a quello maschile.

Si parla invece di intolleranza al glutine quando sia i  segni che i sintomi della malattia vengono determinati dalla risposta immunitaria che determina la positività anticorpale rappresentata dalle Immunoglobuline specifiche delle classi IgG e Ig A, cioè le Anti-transglutaminasi, Anti-endomisio e Anti-gliadina, i markers sierologici essenziali per la diagnosi certa di malattia celiaca. Quello che bisogna sapere è che le allergie vengono determinate da una risposta immunitaria prevalentemente mediata dalle Immunoglobuline specifiche della classe IgE in associazione ad aumentati livelli di istamina in circolo.

La diagnosi differenziale fra le due non si può fare attraverso l’esame clinico perché segni e sintomi possono essere sovrapponibili, dunque è possibile solo attraverso gli esami del sangue ed è indispensabile in quanto la terapia è completamente differente. Nella celiachia la sola dieta senza glutine favorisce il ripristino di normali condizioni di salute, mentre nell’intolleranza al glutine per una regressione della sintomatologia è necessaria una terapia desensibilizzante.

Al momento non esiste alcun metodo preventivo ed il manifestarsi della malattia, lento o precoce, è ineluttabile. Anzi, è consigliabile, in età pediatrica, nei soggetti predisposti, anticipare l’introduzione durante lo svezzamento degli alimenti contenenti glutine intorno ai 4 mesi, piuttosto che i canonici 6-7 mesi, proprio per fare emergere delle forme simili alla malattia. Inoltre sono a disposizione dei soggetti con fondato dubbio di malattia celiaca test di screening per l’individuazione precoce.

Attualmente le forme classiche, dunque legate a sintomi  gastrointestinali, quali calo ponderale, vomito, inappetenza, dispepsia, dolori addominali, alvo alterno, sono in diminuzione rispetto alle forme cosiddette atipiche, cioè quadri patologici che si manifestano correlati ad anemia, diabete, osteoporosi/osteomalacia, tiroidite, epatite, infertilità e poliabortività, coagulopatie, disturbi del comportamento e dell’umore, epilessia. Inoltre, secondo studi recenti, sono in netto aumento le forme asintomatiche, non diagnosticate o diagnosticate tardivamente, soprattutto fra gli adulti. Sicuramente l’età più colpita è quella pediatrica.

I soggetti risultati positivi ai test genetici NON sono di fatto celiaci! La presenza della positività indica solo una maggior probabilità di questi soggetti di sviluppare la malattia rispetto alla popolazione generale, che necessitano pertanto di ripetuti e più ravvicinati controlli. Nonostante l’elevata affidabilità dei test sierologici nell’individuazione della malattia celiaca, la biopsia  effettuata tramite esofagogastroduodenoscopia rimane essenziale per la diagnosi certa di malattia. Al momento non esiste alcun vaccino in grado di contrastare il manifestarsi della malattia celiaca, ma tutti i bambini celiaci vanno accuratamente vaccinati per tutte le altre patologie presenti nel calendario vaccinale, anche e soprattutto per quanto riguarda le cosiddette vaccinazioni non obbligatorie, quelle raccomandate, che lo diventano ancora di più per varie ragioni, una fra tutte l’iposplenismo che predispone i soggetti celiaci allo sviluppo di infezioni e all’aggressione di agenti esterni.

Va detto infine che l’ingestione occasionale di alimenti a minimo contenuto di glutine non comporta un immediato danneggiamento della mucosa intestinale, ma se ripetuta può comportare nel tempo il ripresentarsi della sintomatologia classica, in aggiunta ad eventuali complicanze correlate a malattia celiaca non controllata. I cibi assolutamente vietati per i celiaci sono: orzo, farro, frumento, segale. Quelli ammessi senza alcuna restrizione sono: riso, miglio, mais, sesamo, legumi, carne, pesce, patate e uova. Cibi da consumare con moderazione previa attenta lettura dell’etichetta: salumi, sughi, alimenti in scatola e congelati in quanto potrebbero contenere tracce di glutine.

Dott.ssa Lucia Romeo

Dott.ssa Lucia Romeo

Condividi su