Stress Accomodativo: quando la vista è sotto pressione

L’occhio umano è un organo molto potente e dotato di una grande capacità all’adattamento. È in grado infatti di mettere a fuoco oggetti posti a differente distanza adattandosi alla diversa intensità della luce (pupilla che si apre e si chiude), alla messa a fuoco istantanea degli oggetti nelle diverse profondità.

Uso dei dispositivi digitali e discomfort

Al giorno d’oggi sempre di più l’utilizzo di dispositivi digitali, smartphone e tablet sta modificando le attività quotidiane e il sistema visivo che non è in grado di svolgere un’attività prossimale per tempi così prolungati. Molte persone trascorrono ore davanti al computer per lavoro e durante questa condizione aumenta l’accomodazione e la convergenza.

Il livello di attenzione viene mantenuto sempre alto e questo causa una minore frequenza di ammiccamento che porta ad una secchezza oculare causa di discomfort.

Il discomfort può essere associato ad aspetti legati alla visione, ma anche alla condizione della superficie oculare causando diversi sintomi per entrambi.

Ma cosa succede se al nostro occhio chiediamo di lavorare di più e per un tempo molto prolungato?

Esso può sviluppare una sindrome da stress accomodativo che peggiora la vista portando a malesseri generali come mal di testa, visione offuscata, secchezza oculare e sbalzi di umore dovuti ad un calo delle prestazioni.

Qual è il meccanismo che viene intaccato da questo stress accomodativo?

L’occhio è in grado di mettere a fuoco gli oggetti attorno a noi posti a diverse distanze la loro, facendoli percepire nitidi. In aggiunta, l’occhio è in grado di compensare difetti visivi in completa autonomia (capita che si nasca con un difetto visivo del quale mai ci si accorgerà) permettendo una visione ottimale. Questo processo di adattamento prende il nome di accomodazione visiva, e permette nello specifico di mantenere la visione degli oggetti perfettamente nitida.

L’accomodazione si verifica quando il cristallino aumenta la curvatura della sua superficie anteriore per rendere nitida un’immagine in un punto, grazie alla contrazione e avanzamento del muscolo ciliare. La continua visione a distanza ridotta dovuta alla lettura prolungata e all’uso intensivo del computer, obbliga l’occhio a mettere a fuoco le immagini da vicino continuativamente per un tempo lungo.
 
Per riuscire a mantenere a lungo la messa a fuoco delle immagini, interviene infatti il muscolo ciliare, un anellino che contraendosi incurva il cristallino e rende possibile mettere a fuoco gli oggetti a breve distanza. La contrazione del muscolo ciliare diventa, alla lunga, faticosa e inefficiente portando a uno stress accomodativo.

Cosa è il punto remoto e il punto prossimo?

Il Punto Remoto è il punto più lontano che l’occhio in riposo accomodativo riesce a vedere nitidamente. Il Punto Prossimo è il punto più vicino che l’occhio, in massimo sforzo accomodativo, riesce a mantenere a fuoco (dopo di che si tende automaticamente ad indietreggiare con la testa per ricercare la messa a fuoco). L’accomodazione visiva serve per dare potere diottrico all’occhio in modo da metter a fuoco tutti gli oggetti posti tra il punto remoto e il punto prossimo. Lo stimolo che determina l’accomodazione visiva è proprio quello delle immagini sfocate.

Quando si verificano i problemi di messa a fuoco dell’occhio?

Vi sono diverse ragioni principali per cui l’occhio non riesce a lavorare in maniera corretta.

Il passare dell’età è sicuramente un fattore che interferisce nella messa fuoco. Con l’invecchiamento, le fibre muscolari che permettono la contrazione del cristallino si irrigidiscono non svolgendo più appieno il loro lavoro. In questo caso bisogna avere pazienza e allenare il muscolo per ritardare questa naturale decadenza, per la seconda dobbiamo fare leva sui nostri comportamenti abituali.

Vi è poi un carico di lavoro eccessivo nella visione da vicino per un tempo prolungato che porta le stesse fibre muscolari ad affaticarsi oltremodo e a non rispondere più correttamente agli stimoli nei tempi richiesti. Stiamo parlando delle categorie dei lavoratori che svolgono attività di videoterminalisti ed anche lavoratori che necessitano di trascorrere ore utilizzando la visione da vicino come le sarte, orafi.

Altre volte questo sistema di messa fuoco automatico dell’occhio può andare in confusione nelle persone giovani e specialmente nei bambini.

 In questi casi il muscolo che permette l’aumento di curvatura del cristallino rimane anormalmente contratto, per cui la visione diviene sfocata, tale da determinare variazioni della visione.

L’Accomodazione infatti può non mantenere l’impegno lavorativo secondo le richieste visive a cui si è sottoposti e il bambino potrà lamentare fenomeni astenopici come perdita del rigo, mal di testa, lacrimazione.

Deve leggere la stessa pagina diverse volte per memorizzare, lamenta visione sfocata da lontano o da vicino dopo la lettura, con conseguente riduzione dell’attenzione e concentrazione.

In pratica, usa tutte le energie che ha per focalizzare e non ne ha per memorizzare.

Tutti gli atteggiamenti descritti sopra obbligano l’occhio a mettere a fuoco le immagini da vicino continuamente per un lungo tempo e per riuscire a mantenere a fuoco queste immagini il muscolo ciliare si contrae e rimane contratto fintanto che glielo chiediamo. A lungo andare questa contrazione diventa faticosa e inefficiente portando ai disagi visivi.

E se si è miopi o ipermetropi?

In presenza di miopia l’occhio è naturalmente più lungo del normale e il punto focale si trova davanti alla retina causando una continua attività del muscolo ciliare per metter a fuoco correttamente sulle diverse distanze. Nel lungo periodo questa eccessiva accomodazione se non corretta può comportare la deformazione del bulbo oculare con un conseguente peggioramento della vista.

Se si è ipermetropi, il bulbo oculare è più corto del normale, portando il muscolo ciliare a compensare naturalmente. L’ipermetropia affligge moltissimi individui sin dalla tenera età, portando spesso emicranie e vertigini, ma grazie al processo automatico di accomodazione la maggior parte di essi scopre tale patologia con l’avanzare dell’età o l’intensificarsi del lavoro prossimale.

Quindi cosa possiamo fare per evitare lo stress accomodativo nel tempo?

In presenza di discomfort, cefalea, senso di secchezza o di corpo estraneo, visione offuscata per vicino che può manifestarsi a tratti, dolore a collo, schiena, spalle, polso e dita è opportuno eseguire una visita ortottica in modo tale da migliorare le abilità visive funzionali residue, insegnare strategie adattive adeguate, ridurre stress e affaticamento visivo, ricercare un comfort visivo, migliorare la qualità di vita.

Dei consigli pratici da seguire sono sicuramente:

  • Ridurre il più possibile il tempo trascorso davanti ad un monitor, cercando di svolgere tali attività ad intervalli regolari ed eliminando tutte quelle che invece non sono necessarie
  • Fare spesso delle pause per far riposare gli occhi e far rilassare il muscolo ciliare
  • Al lavoro e nello studio cercare di mantenere il monitor del pc ad una distanza e altezza corretta in base alla grandezza dello schermo
  • Passare quanto più tempo possibile all’aria aperta
  • Effettuare con cadenza annuale una visita specialistica che ci aggiorni sullo stato di salute dei nostri occhi

Dott.ssa Sara Toma Ortottista a Milano


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