La ricerca della gravidanza in una coppia: quali sono i rischi per la salute sessuale maschile?

La ricerca della gravidanza in una coppia: quali sono i rischi per la salute sessuale maschile?

 

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La prima domanda che ci si deve porre è perché si desidera un figlio. Può essere per ragioni filosofiche, come ad esempio il desiderio di immortalità che viene sublimato dalla continuità filiale, oppure può risiedere nella ricerca del significato della vita oppure ancora può essere interpretato come la volontà di Dio. Può essere anche per ragioni socioculturali come la soddisfazione delle necessità sociali oppure il desiderio di completezza del proprio stato di uomo o di donna o infine anche per ragioni interpersonali tra i due membri della coppia.

Esiste un rapporto biunivoco comunque tra disfunzioni sessuali e ricerca di gravidanza venendosi ad instaurare una sorta di circolo vizioso in cui vediamo che l’infertilità può essere responsabile del senso di fallimento del piano biologico personale e  scatenare la percezione del corpo femminile come nemico, con il maschio che, complice una sorta di complesso di inferiorità, si sente meno attraente per la propria partner. La prima conseguenza è quella di evitare l’attività sessuale e di conseguenza, a chiudere il cerchio, il perpetuarsi della condizione di infertilità. Purtroppo a volte la presenza di una vera disfunzione sessuale condiziona la capacità procreativa di un uomo.

Qual è la reale prevalenza della disfunzione sessuale nel maschio? 

In effetti è difficile dare una risposta certa per diversi motivi. Ancora oggi, infatti, abbiamo spesso una reticenza da parte dei pazienti a parlarne, senza sottovalutare anche la reticenza da parte dei medici stessi a fare domande sulla sfera sessuale dei propri pazienti. Si stima attorno al 4% la prevalenza delle disfunzioni sessuali negli uomini che stanno cercando un figlio. In questi casi si parla disfunzione erettile o di disturbi dell’eiaculazione (precoce, ritardata o assente), ma anche fattori a volte correlati a problematiche della partner o a forti condizionamenti educazionali o religiosi sono alla base di molti matrimoni bianchi.

Alcuni studi hanno dimostrato come lo stress correlato alla ricerca infruttuosa di un bambino sia responsabile di una alterazione importante dei parametri seminali come la riduzione del volume/concentrazione spermatica e della motilità, oltre ad un aumento della frammentazione del DNA spermatico. In alcune situazioni la presenza di uno stato di infertilità di coppia può portare all’instaurarsi di meccanismi perversi: ad esempio uno studio ha dimostrato che il 20% dei maschi è maggiormente predisposto alla ricerca di rapporti extra matrimoniali nel tentativo di una conferma della propria virilità messa in discussione dalla incapacità di procreare. La ricerca di autostima attraverso il “tradimento” scatena però un sentimento di colpa e di frustrazione e  quindi un aumento del carico di ansia che può innescare tutti quei meccanismi alla base della disfunzione sessuale da “ansia da prestazione”.

Il mancato concepimento è a sua volta causa e conseguenza di questo circolo vizioso. L’infertilità ha un impatto sicuramente negativo sulla sessualità maschile, in effetti i maschi infertili hanno una riduzione del desiderio sessuale ed una minore soddisfazione della propria qualità di vita. La correlazione tra la ricerca di prole e stress è dimostrata da molti studi. L’infertilità è considerata tra i più importanti fattori di rischio per la disfunzione erettile con tassi che arrivano fino al  30%. Uno studio ha evidenziato che il desiderio sessuale è ridotto in circa 50% dei maschi infertili.

Un andrologo che, oltre a conoscere e trattare le disfunzioni sessuali, ha esperienza anche nella cura dell’infertilità maschile può aiutare questi uomini ad uscire da una empasse che condiziona pesantemente la loro qualità di vita. L’aiuto di uno psicoterapeuta è sempre comunque molto utile, se non indispensabile in alcuni casi. La psicoterapia può aiutare a ridurre l’ansia da prestazioni e fornire una vera e propria educazione sessuale per entrambi i membri della coppia, spesso impreparati ad affrontare un percorso impegnativo da ogni punto di vista come la ricerca di un figlio, anche ricorrendo alla Procreazione Assistita.

La coppia deve recuperare la gioiosità e la spontaneità dell’attività sessuale restituendo ad essa la carica di eroticità che è stata la molla del loro cercarsi e desiderarsi agli inizi del rapporto, quando ancora era lontana l’idea di cercare un bambino. Insomma bisogna tornare a pensare al concetto di sesso con finalità ricreative piuttosto che con una finalità procreativa. Esiste uno studio molto interessante pubblicato in epoca pre-fecondazione assistita che metteva in relazione la frequenza dei rapporto con le chances di concepimento dopo 6 mesi di ricerca:  chi aveva più di quattro rapporti la settimana aveva l’80% di possibilità, che scendevano al 32% quando i rapporti erano da uno a due alla settimana e solo del 17% quando la coppia aveva meno di 1 rapporto la settimana.

L’avvento della fecondazione assistita sembra aver fatto dimenticare l’importanza della sessualità e della correlazione tra sessualità e procreazione, tant’è che si è arrivati al paradosso per cui la gravidanza non dipende dal rapporto sessuale. Ma forse proprio per questo l’impatto della procreazione assistita sulla sessualità nel maschio è ancora maggiore di quanto non lo sia lo stato di infertilità, in quanto una volta che la coppia ha preso coscienza che esiste un problema di infertilità i disturbi sessuali si possono addirittura accentuare.

Ad esempio, se lo spermiogramma va bene l’uomo si può sentire escluso dalla relazione medico paziente e si sente “degradato” al ruolo di “donatore di sperma”,  se invece lo spermiogramma è alterato l’uomo può andare incontro ad una perdita dell’autostima o dell’intimità sessuale a causa delle ripetute visite (anche con esami invasivi). A questo punto la matassa diventa sempre più difficile da districare perché la donna si sente colpevolizzata e può nutrire dei sentimenti di rabbia nei confronti dell’uomo che non è in grado di renderla madre.

In conclusione, l’impatto dell’infertilità sulla sessualità nell’uomo è significativo, motivo per cui il counselling e l’informazione sulla situazione diminuiscono l’ansia e facilitano la risoluzione del problema. Parlare al paziente  della sua sessualità facilita l’esposizione delle sue paure e difficoltà e ci dà la possibilità di fornire un’assistenza adeguata. Occorre comunque e sempre escludere una causa organica alla base delle problematiche sessuali, che sia essa stessa causa di infertilità.

Dott. Mirco Castiglioni

Dott. Mirco Castiglioni