Obesità osteosarcopenica: nuova sindrome multifattoriale

Sebbene osteopenia e/o osteoporosi, sarcopenia e obesità siano condizioni cliniche riconosciute e valutate da decenni, l’aspetto concomitante di queste problematiche è emerso solo recentemente nella comunità scientifica.

Osteopenia e Osteoporosi

Infatti, osteopenia e osteoporosi sono da sempre state considerate soltanto in modo individuale, come condizioni caratterizzate da perdita di massa ossea e aumentata predisposizione alle fratture. Tuttavia, quando si verifica in concomitanza un eccesso di massa grassa e una perdita di massa muscolare, la situazione cambia, peggiorando gravemente. Si ha una riduzione della forza e della funzionalità muscolare, predisponendo il soggetto ad un maggior rischio di cadute e quindi anche di fratture.

Obesità osteosarcopenica

A questo proposito, recentemente è stata delineata una nuova sindrome definita come obesità osteosarcopenica (OSO), una complessa condizione che coinvolge tutto il corpo. E’ una sindrome correlata non soltanto all’invecchiamento ma anche ad altre malattie, che influenza la composizione corporea e la mobilità.

Le tre condizioni della OSO

In particolare, l’OSO comprende tre condizioni che riflettono la compromissione della composizione corporea:

  1. deterioramento della salute ossea, manifestato come osteopenia e / o osteoporosi;
  2. diminuzione della forza e della massa muscolare, manifestata come sarcopenia;
  3. aumento della presenza di tessuto adiposo (grasso viscerale) o della sua definitiva ridistribuzione e infiltrazione nei muscoli e nelle ossa. Pertanto, le componenti dell’OSO includono l’obesità osteopenica e l’obesità sarcopenica.

OSO, sindrome progressiva

L’OSO è una sindrome progressiva e può iniziare con una qualsiasi delle tre condizioni (osteopenia/osteoporosi, sarcopenia o obesità/grasso viscerale/ridistribuzione del grasso). 

Ciascuna è originaria a livelli cellulari ed endocrini, a partire da cambiamenti nel cross talk osseo, muscolare e grasso, attraverso l’alterazione delle concentrazioni di osteochine, miocine e adipochine.

Ogni condizione, se non trattata, può culminare nella triade dell’osso-muscolo-grasso o sindrome OSO. Essa conduce a rischi elevati di immobilità, cadute, fratture e disabilità e probabilmente una serie di altre malattie croniche.

Cause

L’OSO ha cause multifattoriali. E’ dovuta non soltanto alla concomitanza della triade sopracitata, ma è anche il risultato della disregolazione delle principali vie metaboliche. Tale disregolazione è dovuta a fattori pro-infiammatori e ad uno squilibrio endocrino. Fattori e squilibri promuovono la manifestazione di osteoporosi, sarcopenia e adiposità aumentata, così come infiammazione cronica e insulino-resistenza.

Non colpisce solo gli anziani

È importante sottolineare che l’OSO, contrariamente a quanto si pensa, non è una sindrome che colpisce esclusivamente la popolazione anziana. Esistono una varietà di stati di malattia e condizioni in cui si verificano la perdita di muscoli e ossa e l’incremento del tessuto adiposo, che sono quindi correlate all’OSO.

Ad esempio, in età adulta il diabete mellito di tipo 1 trattato con terapia insulinica può portare ad un aumento di peso. In seguito alla resistenza all’insulina si può verificare una perdita muscolare, accelerata principalmente da fattori metabolici e ormonali.

Terapie antitumorali e malattia polmonare

I pazienti sottoposti a terapie antitumorali (in particolare le pazienti affette da cancro al seno) sono a rischio di perdita di massa ossea, poichè alcuni trattamenti possono sopprimere la produzione di estrogeni, che hanno un effetto protettivo sull’osso, e influire direttamente in modo negativo sul metabolismo osseo.

Un’altra manifestazione clinica riguarda la malattia polmonare ostruttiva cronica, che è associata al deperimento muscolare e a debolezza, che rendono più difficile compiere attività quotidiane, portando a una diminuzione dell’attività che ulteriormente intensifica lo sviluppo della sarcopenia.

E’ chiaro quindi che l’OSO ha un impatto diretto sulla salute clinica e pubblica.

Trattamento

Il trattamento per la sindrome OSO e la sua gestione richiedono la combinazione di un’alimentazione sana e ottimale e di un allenamento o di diverse modalità di attività fisica per attenuare la progressione, ma anche per prevenirla.

Infatti, sebbene le malattie croniche, la terapia farmacologica, la predisposizione genetica e i fattori ambientali siano i principali fattori determinanti nell’eziologia dell’OSO, anche i fattori di stile di vita come i modelli dietetici e l’attività fisica sono importanti.

Questi ultimi svolgono un ruolo sostanziale nell’omeostasi metabolica, determinando in che misura un individuo è in grado di preservare la massa ossea, la massa muscolare e la funzione generale, mantenendo un peso corporeo ottimale.  

Alimentazione

L’intervento nutrizionale per prevenire e/o alleviare la sindrome OSO includono un’adeguata assunzione di proteine, fibre ed energia, e di micronutrienti quali calcio, magnesio e vitamina D.   E’ stato infatti riscontrato che diete povere di calcio stimolano la formazione di tessuto adiposo, mentre un ridotto introito energetico e in particolare l’assunzione ridotta di proteine, possono causare perdita di massa muscolare.

Inoltre, è necessario incrementare il consumo di alimenti contenenti acidi grassi polinsaturi omega-3 (olio di semi di lino, olio di pesce, noci e soia), per evitare l’infiammazione cronica di basso grado. Gli effetti benefici degli acidi grassi omega-3 sulla salute sono ben noti.

In particolare, è stato dimostrato come l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), possano promuovere la formazione ossea e ridurre gli effetti negativi dell’adiposità sull‘osso.

Attività fisica

Anche l’attività fisica, sia come allenamento della forza che esercizio aerobico, supporta il mantenimento della massa ossea e del muscolo scheletrico e attenua così l’osteopenia/osteoporosi e la sarcopenia.

L‘attività fisica è in grado infatti di migliorare la struttura ossea durante tutto l’arco della vita, diminuendo il rischio di fratture. Sia l’esercizio aerobico che l’allenamento contro resistenza stimolano la lipolisi e quindi contribuiscono alla riduzione dell’obesità.

Da tenere presente che non si deve parlare solamente di attività fisica intesa come la pratica di uno sport o attività fisica intensa, ma anche le attività quotidiane abituali e alcune modalità alternative di esercizio fisico possono essere appropriate per le persone più anziane.

Anch’esse svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione della perdita di tessuto osseo e muscolare e nel mantenimento del peso ottimale.

In conclusione, gli interventi nutrizionali, in combinazione con l’attività fisica e l’esercizio fisico, sono essenziali per la prevenzione e la gestione della sindrome OSO.

Bibliografia

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Dott.ssa Giovanna Cesana

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