Prolasso Vescicale e del Pavimento Pelvico

Prolasso vescicale e del pavimento pelvico

Le malattie del pavimento pelvico comportano la discesa (prolasso) verso il basso di uno o più degli organi presenti nell’area pelviperineale, in particolare di utero, retto e vescica. La prima causa è la debolezza o la lesione dei legamenti, del tessuto connettivo e dei muscoli della pelvi.

In Italia, quasi la metà delle donne con un’età superiore ai 50 anni soffre di un prolasso pelvico di grado moderato. Nell’arco della vita, circa 1 donna su 11 necessita di un intervento chirurgico per problemi del pavimento pelvico.

Se i muscoli si indeboliscono oppure i legamenti o i tessuti si rilassano o vengono danneggiati, gli organi pelvici o parte dell’intestino possono cedere e scendere nella vagina. Se l’alterazione è grave, gli organi possono protrudere all’esterno del corpo attraverso la vagina.

Prolasso pavimento pelvico: cause e sintomi

Le cause che sviluppano questi disturbi sono:

  • La gravidanza ed il parto, specie se naturale,
  • l’obesità,
  • una lesione, per esempio durante l’isterectomia (rimozione dell’utero) o un’altra procedura chirurgica,
  • l’invecchiamento,
  • fare spesso cose che aumentano la pressione nell’addome, come sforzarsi durante l’evacuazione o sollevare oggetti pesanti.

I sintomi più comuni sono:

  • senso di pesantezza,
  • dolore durante i rapporti sessuali,
  • difficoltà ad urinare o, al contrario, incontinenza urinaria
  • incontinenza ai  gas e feci,
  • sensazione di corpo estraneo nella vagina,
  • dolore lombare, senso di peso perineale
  • difficoltà alla defecazione,
  • infezioni urinarie ricorrenti,

La sensazione di un corpo estraneo nella vagina è il primo sintomo percepito. E’ simile ad una pressione in sede pelvica che, durante gli sforzi, colpi di tosse e defecazione, crea dolore.

Prolasso pavimento pelvico: diagnosi

La diagnosi avviene nel corso di una visita proctologica, utilizzando uno speculum (strumento che divarica le pareti vaginali) ed un Anoscopio. La visita viene effettuata sia per via vaginale sia per via rettale. Alla donna viene chiesto di spingere in basso (come per evacuare) o di tossire. L’esame può essere eseguito in posizione eretta con un piede su uno sgabello. La pressione sulla pelvi esercitata dalla spinta, dalla tosse e/o dalla posizione eretta rende più evidente un’alterazione del pavimento pelvico. Lo specialista indicherà un percorso diagnostico ed eventualmente la miglior terapia riabilitativa o chirurgica.

Trattamento

Il trattamento si può suddividere in tre fasi che variano in base alla situazione, dalla meno grave alla più grave:

  • Esercizi per il pavimento pelvico,
  • Inserimento di un pessario,
  • Intervento chirurgico.

Esercizi

Specifici esercizi per il pavimento pelvico, come gli esercizi di Kegel, possono ridurre i sintomi fastidiosi, ma non intervengono sul prolasso in sé. Questi esercizi interessano i muscoli che circondano la vagina, l’uretra e il retto, usati per interrompere il flusso di urine. I muscoli vengono contratti, per circa 1-2 secondi, quindi rilassati per circa 10 secondi. Gradualmente, le contrazioni si prolungano fino a circa 10 secondi ciascuna. L’esercizio viene ripetuto 10 volte in sequenza. Si raccomanda di eseguirlo più volte al giorno in posizione seduta, eretta o distesa.

Pessario

Il pessario è un dispositivo per sostenere gli organi pelvici che viene inserito quando il prolasso causa sintomi. È particolarmente utile nelle donne in attesa di intervento chirurgico oppure in quelle che non vogliono o non possono essere operate. Può essere modellato a forma di diaframma, cubo o ciambella; alcuni modelli sono gonfiabili. Il medico adatta il pessario alla donna inserendo e rimuovendo le diverse misure finché trova la taglia giusta. Il pessario può essere rimosso periodicamente e lavato con acqua e sapone. Le donne che usano un pessario devono sottoporsi a visite mediche periodiche (ad esempio una o due dopo il primo inserimento, poi a distanza di uno o due mesi, quindi ogni 6-12 mesi).

Intervento chirurgico

Nel caso in cui gli esercizi e l’inserimento del pessario non riuscissero ad arginare i sintomi, si ricorre all’intervento chirurgico. La terapia chirurgica in genere viene indicata:

  • nelle giovani donne,
  • in presenza di buone condizioni dello stato generale,
  • quando vi sia lunga aspettativa di vita,
  • in presenza di un prolasso molto sintomatico (in genere negli stadi superiori al secondo).

La terapia chirurgica ha l’obiettivo di ristabilire la normale anatomia pelvica, riposizionando la vescica in alto, nella sua posizione fisiologica, e fissandola con punti di sutura.

L’intervento può essere eseguito per via:

  • vaginale (è la via elettiva, l’intervento chirurgico avviene attraverso la vagina anziché l’addome, evitando incisioni esterne);
  • addominale (laparotomica, con incisione chirurgica ampia, o laparoscopica, con incisione chirurgica minima, utilizzata più raramente, per le situazioni con anatomia particolarmente complessa).

L’intervento solitamente viene eseguito in anestesia locale e può essere sufficiente una degenza postoperatoria di poche ore.

Dopo l’intervento

Dopo l’intervento, per correggere eventuali disturbi del pavimento pelvico, viene inserito un catetere nella vescica per drenare l’urina, per un massimo di 24 ore. In caso di incontinenza urinaria o se si manifesta successivamente, l’intervento di correzione viene eseguito nello stesso tempo operatorio. In tal caso, potrebbe rendersi necessario lasciare in sede il catetere più a lungo.

Accortezze e tempi di recupero

Per almeno tre mesi dopo l’intervento di correzione del pavimento pelvico, è opportuno evitare di sollevare oggetti, compiere sforzi o rimanere in piedi per lunghi periodi. Nell’arco di sei settimane, la paziente solitamente recupera tutte le funzioni e può svolgere una vita normale.

Prevenzione

Per prevenire il prolasso vescicale è possibile intervenire preventivamente sui fattori scatenanti:

  • riduzione del peso corporeo, con attività aerobica moderata,
  • evitare di sollevare pesi,
  • non sottoporsi a sforzi fisici intensi,
  • evitare di stare troppe ore in piedi ferme,
  • alimentazione ricca di fibre, per evitare la stitichezza,
  • evitare la tosse cronica, con gli opportuni trattamenti per la malattia polmonare eventualmente presente,
  • rinforzare il pavimento pelvico con gli esercizi di Kegel.

Gian Marco Pesce

Dott Angelo Stuto Chirurgo Generale e Coloproctologo
Dott Angelo Stuto Chirurgo Generale e Coloproctologo a Milano

Dott. Angelo Stuto