Occhio secco: come curarlo con il laser

In Italia il 26% delle donne dopo la menopausa soffre di sindrome dell’occhio secco, una patologia in continuo aumento.  Di seguito approfondiremo come sia possibile curare l’occhio secco con il laser.

Cause

Questa affezione può insorgere isolatamente o può essere espressione di malattie autoimmuni come la fibromialgia, l’artrite reumatoide, la panarterite nodosa, la psoriasi, il pemfigo, il lupus eritematoso sistemico ed altre affezioni con base autoimmune. 

Al suo proliferare contribuiscono anche le modificazioni ambientali causate dall’ozono e dalle polveri sottili, oltre che l’uso eccessivo di apparecchi elettronici.

Sintomi

I disturbi lamentati sono sensazione di occhio secco, ma talvolta anche di lacrimazione per la comparsa di una cheratite puntata, annebbiamento della vista, dolore alla luce ed una dolenzia oculare che coinvolge il bulbo irradiandosi nel territorio del nervo trigemino. 

Questi sintomi talvolta possono evolvere fino alla cheratite filamentosa, in cui l’epitelio corneale si sfalda a filamenti configurando una vera sindrome di Sjögren, quando si associa a secchezza delle ghiandole salivari. Non a caso, oggi, molti colleghi parlano di questa sindrome per descrivere la sindrome dell’occhio secco, ma non è corretto.

Terapia

L’unica terapia inizialmente adottabile è quella di far ricorso a lacrime artificiali e, se il paziente lamenta ulcere al risveglio, prescrivere pomate antibiotiche per lubrificare la cornea nelle ore notturne.

Vitamina A

Nei casi più gravi, tuttavia, bisogna ricorrere all’uso di vitamina A ad alti dosaggi (Vitamina A palmitato). Questa vitamina, però, nelle pazienti giovani ha un effetto teratogeno, cioè può portare, in caso di gravidanza, a difetti congeniti del feto. Può, dunque, essere prescritta soltanto a donne che siano sicure di non iniziare gravidanze, quindi che facciano uso di pillola anticoncezionale.

Laser pulsato e film lacrimale

Tuttavia, la terapia in assoluto più efficace rimane il laser pulsato con energia dosata sulla pigmentazione cutanea del paziente e sullo stato delle ghiandole di Meibomio.

Queste ultime producono la parte grassa del film lacrimale, determinante per garantire la stabilità della lacrima stessa.

Se la lacrima non è tale (come si vede dal test B.U.T. che analizza la rottura del film lacrimale), il soggetto affetto avrà enormi problemi quando si troverà in luoghi con aria condizionata, all’interno di ambienti polverosi, in presenza di riscaldamento. Tutte queste condizioni, infatti, portano ad un’eccessiva evaporazione lacrimale.

L’occhio, non più protetto dal film lacrimale, è soggetto a pseudo-allergie causate da allergeni a cui normalmente non sarebbe sensibile.

Tempi del laser pulsato

La terapia del laser pulsato risulta efficace dopo 3 o 4 trattamenti, eseguiti settimanalmente e non ad intervalli più lunghi, come nella prassi comune, poiché la stimolazione è più efficace se ravvicinata.

Il trattamento successivo lo eseguo dopo 45 giorni per la terapia di mantenimento.

No ai colliri cortisonici

Per concludere, si consiglia di non prescrivere colliri cortisonici.

Essi, infatti, dopo un iniziale miglioramento, provocano una ipersensibilità dell’occhio, che diventa maggiormente soggetto a seccarsi.

La redazione

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