Ipertrofia prostatica: la soluzione Embolizzazione

L’Ipertrofia prostatica benigna è quella condizione clinica in cui si ha un notevole ingrandimento della ghiandola, tanto da causare notevoli difficoltà alla minzione. E’ frequente negli uomini dopo i 50 anni. Oggi può essere risolta con l‘embolizzazione.

Nei casi più gravi, si può arrivare alla totale ostruzione. La conseguenza inevitabile è il posizionamento permanente di un catetere vescicale oppure l’intervento chirurgico.

Embolizzazione prostatica

L’embolizzazione prostatica è una nuova tecnica radiologica interventistica molto interessante, in quanto, oltre ad essere poco invasiva, ha ottenuto ottimi risultati nella cura dell’ipertrofia prostatica benigna (adenoma prostatico).

Caratteristiche e vantaggi

Oggi, infatti, è possibile ridurre l’invasività dell’intervento chirurgico per ipertrofia prostatica utilizzando, appunto, come valida alternativa, l’embolizzazione delle arterie prostatiche. Si tratta di una tecnica relativamente recente, ma eseguita ormai in diversi i centri a livello mondiale. Consiste nella chiusura delle arterie che irrorano la prostata, iniettando particelle all’interno dei vasi prostatici. Questi ultimi, in pochi secondi, si occludono in modo definitivo e irreversibile, portando al ripristino delle dimensioni fisiologiche della prostata.

L’intervento si esegue ambulatorialmente o al massimo con una notte di ricovero.

Intervento multidisciplinare sempre più utilizzato in ambito urologico

L’embolizzazione prostatica viene eseguita da un team multidisciplinare composto da urologo, e radiologo interventista, che esegue la procedura in prima persona. Fu introdotta per la prima volta in ambito ginecologico per i fibromi uterini in Francia nel 1995 dal Dr. Jacques Clerissi. Oggi, l’embolizzazione sta acquisendo progressivamente molti consensi anche nel campo urologico per il trattamento dell’ipertrofia prostatica o del tumore maligno prostatico, quando non più possibile l’intervento chirurgico tradizionale.

Il radiologo interventista si avvale dei raggi X per vedere all’interno dell’organismo del paziente attraverso un monitor. In questo modo, è in grado di vedere i vasi della prostata e di seguire in tempo reale la manovra di embolizzazione delle arterie. L’urologo ha un ruolo molto importante nel valutare il paziente dal punto di vista clinico in ogni fase dell’intervento.

Il Dr. Tommaso Lupattelli è considerato In Italia uno dei maggiori esperti nell’embolizzazione, avendo collaborato per molti anni con lo stesso Dr. Clerissi, con cui ha eseguito numerosi interventi e lavori scientifici.

La tecnica

L’embolizzazione prostatica si esegue con una piccola anestesia locale all’inguine attraverso l’arteria femorale destra o sinistra dalla quale si raggiungono con il catetere angiografico le arterie prostatiche, generalmente poste una per lato (dx e sn). A quel punto, si embolizzano entrambe dallo stesso accesso inguinale.

In particolare, viene incanulata l’arteria vescicale inferiore sia di destra che di sinistra, arteria da cui nascono le corrispettive arterie prostatiche. Una volta all’interno dell’arteria prostatica anteriore, mediante catetere, il radiologo può cominciare ad iniettare le particelle embolizzanti, così che possano occludere completamente ed in modo definitivo le due arterie.

E’ previsto il posizionamento di un catetere vescicale per facilitare lo svuotamento della vescica durante e dopo l’intervento, normalmente rimosso dopo circa 12 ore, salvo diverse prescrizioni.

Indolore, in anestesia locale e veloce

È importantissimo sottolineare che l’intervento di embolizzazione è completamente indolore e l’anestesia locale viene praticamente solamente a livello inguinale, nel punto prescelto che fungerà da sito di entrata per entrambi i lati. La procedura richiede un tempo relativamente breve, mediamente tra i 45 e i 75 minuti. Il paziente rimane sveglio e non avverte dolore né durante né dopo l’intervento, tranne un leggero fastidio in sede prostatica nell’immediato post operatorio.

Ipertrofia prostatica embolizzazione: conclusioni

L’embolizzazione delle arterie prostatiche, in presenza di ipertrofia prostatica, appare tecnica di grande interesse e sta progressivamente e velocemente guadagnando consensi. Consente, infatti, oltre ad una rapida risoluzione dei sintomi, di scongiurare tutte quegli effetti collaterali correlati inevitabilmente all’intervento chirurgico standard:

  • innanzitutto l’eiaculazione retrograda in vescica durante i rapporti sessuali;
  • in secondo luogo, i possibili sanguinamenti post chirurgici che, purtroppo, rendono l’intervento chirurgico tradizionale complicato e poco accettato dai pazienti.

L’embolizzazione della prostata può dunque aspirare a pieno titolo ad essere una delle più grandi rivoluzioni in campo medico del nuovo secolo.

Redazione DossierSalute.com

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Dott. Tommaso Lupattelli Chirurgo a Milano

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