Dossier Salute

Diabete di tipo 1: +29% di casi nel mondo entro il 2049, il nuovo studio in vista dell’EASD di Milano

Ricercatori analizzano una mappa mondiale sull’aumento dei casi di diabete di tipo 1, con il Duomo di Milano sullo sfondo.

Un nuovo studio internazionale lancia una proiezione chiara: entro il 2049 le persone con diabete di tipo 1 nel mondo saranno 12,1 milioni. Sono il 29% in più rispetto ai 9,4 milioni del 2025. La stima arriva dal modello DIAMOND-T1D, sviluppato dallo Steno Diabetes Center di Odense, in Danimarca. È stato presentato in vista del congresso annuale dell’EASD, l’Associazione Europea per lo Studio del Diabete, che si terrà a Milano. Il dato più sorprendente riguarda i paesi ad alto reddito, Italia compresa, dove i casi cresceranno in modo marcato. La notizia è stata ripresa in poche ore da agenzie di stampa e testate scientifiche internazionali di tutto il mondo.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Uno studio internazionale presentato in vista del congresso EASD di Milano stima che le persone con diabete di tipo 1 nel mondo passeranno da 9,4 milioni nel 2025 a 12,1 milioni nel 2049, un aumento del 29%.
  • Il modello previsionale, chiamato DIAMOND-T1D, è stato sviluppato dallo Steno Diabetes Center di Odense, in Danimarca, sotto la guida del professor Anders Green.
  • I nuovi casi diagnosticati ogni anno cresceranno del 14%, da 530.000 nel 2025 a oltre 605.000 nel 2049.
  • In Italia i casi aumenteranno del 16%, passando da circa 205.500 a oltre 239.000 persone entro il 2049.
  • L’aumento più marcato dell’incidenza riguarderà i paesi a basso reddito, ma il numero assoluto di malati resterà comunque più alto nei paesi ricchi.

Cosa dice il nuovo studio DIAMOND-T1D

Lo studio è stato realizzato da un gruppo di ricercatori internazionali. A guidarli è il professor Anders Green, dello Steno Diabetes Center di Odense, in Danimarca. Il team ha sviluppato un nuovo modello matematico, chiamato DIAMOND-T1D. Serve a stimare l’andamento del diabete di tipo 1 nel mondo dal 1900 fino al 2050. A differenza dei modelli precedenti, DIAMOND-T1D tiene conto anche della disponibilità storica dell’insulina nei diversi paesi. È un fattore che influenza sia la sopravvivenza dei pazienti sia il numero di diagnosi registrate nel tempo. Il diabete di tipo 1 riguarda una piccola parte degli oltre 800 milioni di adulti che convivono con una forma di diabete nel mondo, la maggioranza dei quali ha il tipo 2.

Secondo le proiezioni, le persone con diabete di tipo 1 nel mondo passeranno dai 9,4 milioni del 2025 ai 12,1 milioni del 2049. È un incremento del 29%. Nello stesso periodo, i nuovi casi diagnosticati ogni anno cresceranno del 14%, da circa 530.000 a oltre 605.000. Il numero dei decessi legati alla malattia, tra tutte le fasce d’età, salirà da 361.000 a più di 537.000 nel 2049.

Il modello è stato validato confrontando le sue stime con i dati dei registri di popolazione di Danimarca e Scozia. Sono due paesi che raccolgono da decenni informazioni dettagliate sui pazienti con diabete di tipo 1. Gli autori prevedono di rendere DIAMOND-T1D disponibile online. Così ricercatori e istituzioni potranno costruire scenari personalizzati per singoli paesi, modificando le variabili di partenza.

Perché i casi di diabete di tipo 1 continueranno a crescere

Gli autori dello studio individuano diverse cause dietro l’aumento previsto nei paesi ad alto reddito come Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Australia. Si tratta soprattutto di una combinazione di fattori genetici e ambientali, non ancora del tutto chiariti dalla ricerca scientifica. A questo si aggiunge un elemento più semplice. Nei paesi con sistemi sanitari solidi, la capacità di individuare e diagnosticare i casi è più alta rispetto al passato. Questo fa emergere pazienti che altrimenti resterebbero senza diagnosi.

Il quadro cambia nei paesi a basso reddito. In Tanzania, per esempio, il tasso di nuovi casi ogni anno raddoppierà, passando da 3.275 a 6.177 casi entro il 2049. Il numero assoluto di malati resterà comunque nettamente più basso rispetto ai paesi ricchi. Anche lì è previsto un raddoppio, ma da una base contenuta: da circa 19.000 a quasi 40.000 persone. Un fattore chiave, secondo i ricercatori, è il miglioramento dell’accesso all’insulina e al monitoraggio della glicemia. Permette a un numero crescente di pazienti di sopravvivere più a lungo con la malattia.

Gli autori dello studio segnalano anche un limite: i dati epidemiologici sul diabete di tipo 1 restano scarsi, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito. Le stime accurate su incidenza, prevalenza e mortalità sono indicate come strumenti essenziali per costruire politiche sanitarie nazionali. Servono anche a sostenere il Global Diabetes Compact. È l’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che punta a garantire a tutte le persone con diabete l’accesso a cure eque e di qualità.

L’Italia nel quadro globale e le implicazioni per la sanità pubblica

In Italia il diabete di tipo 1 continuerà a crescere, anche se con un ritmo più contenuto rispetto ad altri paesi ad alto reddito. Il modello DIAMOND-T1D stima un aumento del 16% dei casi. Passeranno da circa 205.500 nel 2025 a oltre 239.000 nel 2049. È un incremento meno marcato rispetto a quello previsto per Regno Unito e Stati Uniti. Lì il numero di pazienti crescerà rispettivamente di circa un terzo e di oltre mezzo milione di persone.

Per il sistema sanitario, questi numeri significano soprattutto una cosa: più persone che, per tutta la vita, avranno bisogno di terapia insulinica quotidiana, monitoraggio della glicemia e controlli specialistici regolari. Il diabete di tipo 1, a differenza del tipo 2, non è legato principalmente allo stile di vita e non può essere prevenuto. Richiede una gestione clinica costante fin dall’età pediatrica: nel 2025 la fascia 0-19 anni rappresenterà infatti il 42% dei nuovi casi a livello globale. Le nuove tecnologie, come i sensori per il monitoraggio continuo della glicemia e i microinfusori di insulina, hanno già migliorato la qualità di vita di molti pazienti negli ultimi anni. Assistere un numero maggiore di persone richiede però anche investimenti aggiuntivi in questi strumenti e nella formazione del personale sanitario.

Va ricordato che si tratta di proiezioni, non di certezze. Il modello si basa su assunzioni sui tassi di sopravvivenza e di incidenza che potrebbero cambiare nei prossimi decenni. I dati sono stati diffusi alla vigilia del congresso annuale dell’EASD, in programma a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre. È l’appuntamento scientifico europeo più importante dedicato al diabete.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina. A differenza del tipo 2, non è legato al peso corporeo o allo stile di vita e richiede terapia insulinica per tutta la vita fin dalla diagnosi, spesso in età infantile o giovanile.

Secondo lo studio, l’aumento è dovuto a una combinazione di fattori genetici e ambientali non ancora del tutto compresi, oltre a una migliore capacità di diagnosi nei paesi con sistemi sanitari avanzati e a una sopravvivenza più lunga dei pazienti grazie al maggiore accesso all’insulina.

Il modello DIAMOND-T1D stima un aumento del 16% in Italia, da circa 205.500 persone nel 2025 a oltre 239.000 nel 2049: una crescita più contenuta rispetto a Regno Unito e Stati Uniti.

È un modello matematico sviluppato dallo Steno Diabetes Center di Odense, in Danimarca, guidato dal professor Anders Green. A differenza dei modelli precedenti, considera anche la disponibilità storica dell’insulina nei singoli paesi ed è stato validato sui registri di popolazione di Danimarca e Scozia.

Al momento non esistono strategie di prevenzione efficaci per il diabete di tipo 1, poiché la malattia ha un’origine autoimmune. La ricerca si concentra soprattutto su diagnosi precoce, terapie che rallentano la progressione e miglioramento dell’accesso a insulina e monitoraggio della glicemia.

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Fonti

L’articolo che riporta il comunicato ufficiale dell’EASD (European Association for the Study of Diabetes) sullo studio DIAMOND-T1D. Leggi la fonte

Il comunicato stampa originale dell’EASD, distribuito tramite Scimex (Australian Science Media Centre), con i dati completi dello studio. Leggi la fonte

La ripresa della notizia da parte dell’agenzia di stampa Europa Press, con il dettaglio dei dati per singolo paese. Leggi la fonte

La pagina ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dedicata al Global Diabetes Compact, l’iniziativa citata dagli autori dello studio. Leggi la fonte

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