Un grande studio internazionale presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2026 di Monaco e pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che le statine riducono del 30% il rischio di infarto, ictus e altri eventi cardiovascolari maggiori anche nelle persone sopra i 70 anni senza precedenti problemi di cuore. È il primo studio randomizzato su larga scala a testare questi farmaci come prevenzione primaria specificamente negli anziani, una fascia di popolazione finora poco rappresentata nelle sperimentazioni cliniche. I risultati, però, non sono tutti positivi: il farmaco non ha allungato gli anni vissuti senza disabilità o demenza. Una notizia uscita da pochi giorni, che sta già alimentando il dibattito tra i cardiologi su come e quando prescrivere le statine alle persone più anziane.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Lo studio STAREE, presentato al Congresso ESC 2026 di Monaco e pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha coinvolto quasi 10.000 persone over 70 senza malattie cardiovascolari, diabete o demenza.
- L’atorvastatina (40 mg al giorno) ha ridotto del 30% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori (infarto, ictus, morte cardiovascolare, rivascolarizzazione) rispetto al placebo, in quasi 6 anni di follow-up.
- Il farmaco non ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da disabilità, cioè gli anni vissuti senza demenza o disabilità fisica persistente.
- Gli effetti collaterali muscolari, epatici e legati al diabete sono stati leggermente più frequenti nel gruppo trattato, ma gli eventi avversi gravi sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi (2,7%).
- I ricercatori sperano che questi risultati portino ad aggiornare le linee guida sulla prescrizione delle statine nelle persone anziane, finora poco coperte da evidenze solide.
Lo studio STAREE: perché mancava un tassello importante
Le statine sono tra i farmaci più prescritti al mondo per abbassare il colesterolo LDL e ridurre il rischio di infarto e ictus. La loro efficacia in prevenzione primaria, cioè in persone che non hanno ancora avuto un evento cardiovascolare, è ben documentata negli adulti fino a 75 anni. Oltre questa soglia, però, le prove scientifiche si assottigliano: gli over 75 sono sempre stati sottorappresentati nei grandi trial che hanno costruito le attuali linee guida.
È qui che si inserisce STAREE (STAtin therapy for Reducing Events in the Elderly), il primo studio randomizzato e controllato su larga scala pensato apposta per rispondere a una domanda rimasta aperta: le statine possono aiutare le persone anziane sane a vivere più a lungo, e meglio? Lo studio è stato condotto in Australia, arruolando pazienti attraverso la medicina generale.
In totale sono stati randomizzati 9.971 partecipanti di 70 anni o più, senza una storia clinica di malattia cardiovascolare, diabete o demenza, indipendenti nella vita quotidiana. Metà del gruppo ha ricevuto atorvastatina 40 mg al giorno, l’altra metà un placebo identico, in doppio cieco. L’età media era di 74,7 anni e il 52% dei partecipanti erano donne. Lo studio aveva due obiettivi primari: da un lato gli eventi cardiovascolari maggiori, dall’altro la sopravvivenza libera da disabilità, cioè gli anni vissuti senza demenza e senza disabilità fisica persistente.
I risultati: -30% di eventi cardiovascolari, ma senza benefici sulla disabilità
Dopo un follow-up mediano di 5,9 anni, i ricercatori hanno osservato una riduzione del 30% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori nel gruppo trattato con atorvastatina rispetto al placebo: 6,0% contro 8,3% (hazard ratio 0,70; intervallo di confidenza al 95% tra 0,61 e 0,82; p<0,001). In termini assoluti, gli eventi si sono verificati in 297 partecipanti del gruppo statina contro 412 del gruppo placebo. Il beneficio è stato determinato soprattutto dalla riduzione degli eventi non fatali, come infarti e ictus non mortali, più che dei decessi cardiovascolari.
Il secondo obiettivo dello studio racconta però una storia diversa. Il rischio di morte, demenza o disabilità fisica persistente non è cambiato in modo significativo tra i due gruppi: 12,8% nel gruppo statina contro 13,6% nel gruppo placebo (hazard ratio 0,94; intervallo di confidenza 0,84-1,05; p=0,25). Gli autori dello studio spiegano questo apparente paradosso con un dato chiave: circa l’80% dei decessi registrati nello studio è dovuto a cause non cardiovascolari, come tumori, malattie respiratorie o infezioni. Ridurre gli eventi cardiovascolari, insomma, non basta da solo ad allungare la vita in buona salute quando la maggior parte dei rischi, a quell’età, arriva da altre direzioni.
Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi legati ai muscoli, al fegato e al diabete sono stati leggermente più frequenti nel gruppo trattato con atorvastatina. Gli eventi avversi gravi, invece, sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi, verificandosi nel 2,7% dei partecipanti sia nel gruppo statina sia nel gruppo placebo. Un profilo di sicurezza che i ricercatori definiscono rassicurante, vista l’età avanzata della popolazione studiata.
Cosa cambia per chi ha più di 70 anni, e per i medici
Fino a oggi, le linee guida internazionali non fornivano indicazioni forti su come prescrivere le statine alle persone oltre i 70 anni, proprio per la mancanza di studi randomizzati dedicati a questa fascia d’età. STAREE colma in parte questo vuoto, offrendo per la prima volta prove solide che il beneficio cardiovascolare delle statine si mantiene anche in età avanzata, indipendentemente dal fatto che il paziente abbia 71 o 85 anni.
La professoressa Sophia Zoungas, ricercatrice principale dello studio (Monash University, Melbourne), ha sottolineato come questi dati arrivino in un momento storico in cui la popolazione mondiale invecchia a un ritmo senza precedenti. Sapere che esiste una misura efficace per ridurre il rischio di infarto e ictus, ha spiegato, rappresenta una rassicurazione importante per le persone anziane e per le loro famiglie.
Allo stesso tempo, i risultati invitano a una riflessione più sfumata: iniziare una statina dopo i 70 anni riduce il rischio di infarto e ictus, ma da solo non garantisce più anni vissuti senza disabilità o declino cognitivo. La decisione resta individuale e va discussa con il proprio medico, tenendo conto delle condizioni di salute generali, delle altre terapie in corso e delle aspettative della persona. Gli autori dello studio auspicano che questi dati vengano recepiti nelle prossime revisioni delle linee guida internazionali.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
STAREE (STAtin therapy for Reducing Events in the Elderly) è il primo grande studio randomizzato e controllato che ha testato le statine come prevenzione primaria specificamente nelle persone di 70 anni o più, una fascia d’età finora poco rappresentata nei trial clinici su questi farmaci.
Ai risultati si applicano a persone di 70 anni o più, indipendenti nella vita quotidiana, senza una storia di malattia cardiovascolare, diabete o demenza al momento dell’arruolamento. Non riguardano direttamente chi ha già avuto un infarto o un ictus, per cui le statine sono già raccomandate.
Lo studio STAREE ha incluso anche partecipanti oltre gli 80 anni e il beneficio sul rischio cardiovascolare è risultato coerente in tutte le fasce d’età analizzate. Resta comunque fondamentale valutare caso per caso insieme al proprio medico.
Gli eventi avversi muscolari, epatici e legati al diabete sono stati leggermente più frequenti nel gruppo trattato con atorvastatina rispetto al placebo. Gli eventi avversi gravi, invece, sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi, pari al 2,7% in entrambi.
La decisione non può basarsi su un solo studio, per quanto ampio e ben condotto. Lo studio STAREE fornisce nuove prove a favore del beneficio cardiovascolare delle statine anche in età avanzata, ma la scelta di iniziare o meno una terapia va sempre discussa con il proprio medico, considerando lo stato di salute generale e le altre terapie in corso.
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Fonti
Comunicato stampa ufficiale sui risultati dello studio STAREE presentati all’ESC Congress 2026. Leggi la fonte
Analisi dei risultati dello studio STAREE a cura dell’American College of Cardiology. Leggi la fonte
Approfondimento giornalistico specialistico sui dati presentati al Congresso ESC 2026. Leggi la fonte
L’articolo scientifico originale con i risultati completi dello studio STAREE, pubblicato simultaneamente alla presentazione congressuale. Leggi la fonte





