Dossier Salute

Esercizio fisico come terapia per il cuore: cosa chiede il nuovo statement ACC

Donna adulta si allena su una cyclette sotto la supervisione di un professionista sanitario in una palestra riabilitativa.

L’esercizio fisico non è più un semplice consiglio da dare a fine visita, ma una vera prescrizione. Lo sostiene un nuovo Scientific Statement dell’American College of Cardiology, pubblicato il 15 ottobre 2026 sul Journal of the American College of Cardiology. Il documento invita i cardiologi a inserire il movimento tra le terapie di base per prevenire e curare le malattie cardiovascolari. Il messaggio chiave è che anche un piccolo aumento di attività, per chi è fermo, porta benefici molto concreti.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • L’American College of Cardiology ha pubblicato il 15 ottobre 2026 uno Scientific Statement su esercizio e cuore.
  • Il documento chiede di prescrivere l’attività fisica in modo individualizzato, come si fa con un farmaco.
  • Benefici già con meno di 10.000 passi al giorno: tra 5.000 e 7.000 passi si associano a minori rischi cardiovascolari e di mortalità.
  • L’allenamento di forza dovrebbe affiancare quello aerobico per la maggior parte degli adulti.
  • La riabilitazione cardiaca è indicata come trattamento di prima linea per molti pazienti, ma l’accesso resta limitato.

Cosa dice il nuovo statement dell’ACC

Il documento nasce da un gruppo di lavoro guidato da Jonathan Myers, ricercatore del Palo Alto VA Healthcare System. Il punto di partenza è semplice: la scarsa forma fisica predice le malattie cardiovascolari quasi quanto il fumo, l’ipertensione, il colesterolo alto e il diabete. Eppure, nella pratica clinica, la prescrizione dell’esercizio resta poco sistematica.

Per questo gli esperti propongono di trattare il movimento come una terapia vera e propria. Una prescrizione efficace, spiegano, deve essere sicura, personalizzata, realistica e sostenibile nel tempo. Deve quindi tenere conto della condizione cardiaca del paziente, della sua capacità funzionale, dei sintomi, degli obiettivi e delle preferenze.

Inoltre, lo statement chiarisce che per la maggior parte delle persone senza sintomi o clinicamente stabili non serve un test da sforzo prima di iniziare. Il test può comunque aiutare a calibrare il programma quando il medico lo ritiene opportuno. Si tratta di un passaggio utile, perché toglie un ostacolo pratico a chi vorrebbe cominciare.

In altre parole, il cambio di prospettiva è netto. L’esercizio entra nella conversazione clinica con lo stesso peso di una terapia farmacologica, con indicazioni chiare su tipo, quantità e monitoraggio. Il medico non si limita più a dire «muoviti di più», ma costruisce con il paziente un piano concreto e verificabile nelle visite successive.

Quanto movimento serve davvero

Uno dei dati più citati riguarda i passi. Secondo il documento, benefici significativi si osservano già sotto la soglia mitica dei 10.000 passi quotidiani. Infatti, tra 5.000 e 7.000 passi al giorno sono associati a miglioramenti clinicamente rilevanti e a una netta riduzione della mortalità cardiovascolare e generale in molti adulti.

Il vantaggio maggiore, però, si ottiene quando chi è completamente sedentario comincia a muoversi un po’. Come ha sintetizzato Myers, un’attività qualsiasi è meglio di nessuna attività. Questo è un messaggio importante per chi si sente scoraggiato da obiettivi troppo ambiziosi.

Lo statement raccomanda inoltre di affiancare l’allenamento di resistenza a quello aerobico per la maggior parte degli adulti. Camminare, pedalare o nuotare restano la base. Tuttavia, esercizi con pesi, elastici o a corpo libero aiutano a mantenere la massa muscolare e a controllare meglio glicemia e pressione.

Un aiuto può arrivare anche dalla tecnologia. Dispositivi indossabili, programmi di riabilitazione a distanza e percorsi domiciliari possono sostenere la costanza, che è spesso il vero punto debole di qualsiasi programma di attività fisica. Contare i passi, ad esempio, rende visibili i piccoli progressi e aiuta a mantenere la motivazione.

Per chi ha pochi minuti, anche le brevi pause attive contano. Salire le scale, scendere una fermata prima dell’autobus o alzarsi ogni ora dalla scrivania sono gesti semplici. Sommati nell’arco della giornata, contribuiscono al totale dei passi e riducono il tempo trascorso seduti, che è un fattore di rischio a sé.

Riabilitazione cardiaca e accesso alle cure

Il documento definisce la riabilitazione cardiaca come trattamento di prima linea per molti pazienti con malattia cardiovascolare. Si tratta di programmi supervisionati che combinano esercizio, educazione e controllo dei fattori di rischio. Nonostante le prove a favore, molti pazienti non vi accedono.

Tra le barriere principali, l’ACC segnala i rimborsi assicurativi, che nel contesto statunitense limitano la diffusione di questi percorsi. Chi non può partecipare a un programma formale dovrebbe comunque ricevere una prescrizione di esercizio personalizzata dal proprio medico.

Per i lettori italiani il quadro assistenziale è diverso, ma il principio vale ugualmente. Prima di cambiare abitudini è bene parlarne con il medico curante o con il cardiologo, soprattutto in presenza di infarto pregresso, scompenso, aritmie o ipertensione non controllata.

In prospettiva, gli autori chiedono più ricerca su come mantenere l’adesione nel lungo periodo. La sfida non è solo convincere le persone a iniziare, ma aiutarle a continuare. Un’attività che si adatta alla vita quotidiana ha molte più probabilità di durare.

Per chi parte da zero, il consiglio pratico è graduale. Si può cominciare con brevi camminate dopo i pasti e aumentare poco alla volta la durata. Dopo qualche settimana si aggiungono due sedute di esercizi di forza, sempre ascoltando il corpo e riferendo al medico eventuali sintomi come dolore al petto o affanno insolito.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

È un documento scientifico dell’American College of Cardiology, pubblicato il 15 ottobre 2026 sul JACC, che raccomanda di prescrivere l’esercizio fisico come parte della prevenzione e della cura delle malattie cardiovascolari.

No. Secondo il documento, benefici importanti compaiono già con meno di 10.000 passi, e tra 5.000 e 7.000 passi al giorno si osservano riduzioni significative della mortalità.

Per la maggior parte delle persone senza sintomi o stabili dal punto di vista clinico non è richiesto di routine, ma il medico può consigliarlo per personalizzare il programma.

Sì. Lo statement indica che l’allenamento di resistenza dovrebbe affiancare quello aerobico per la maggior parte degli adulti.

In molti casi sì, ma sempre con un programma individualizzato concordato con il cardiologo. La riabilitazione cardiaca è considerata un trattamento di prima linea per molti pazienti.

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Fonti

Sintesi dello statement ACC pubblicato sul JACC, 15 ottobre 2026. Apri la fonte

Dettagli su allenamento di resistenza e riabilitazione cardiaca. Apri la fonte

Documento ACC precedente sulla riabilitazione cardiaca domiciliare. Apri la fonte

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