Intervista al dott. Luigi Gianturco, cardiologo – approfondimenti a cura di Angelica Scordamaglia, editor di redazione
Il cuore batte circa centomila volte al giorno, in silenzio. Basta però un solo battito irregolare, una palpitazione più intensa o un’assenza improvvisa a farci sentire il nostro stesso cuore, e a far scattare un campanello d’allarme. Ma quando questa percezione è davvero un segnale da non sottovalutare, e quando invece è del tutto innocua?
Ne abbiamo parlato con il dott. Luigi Gianturco, cardiologo.
In breve: tutto quello che c’è da sapere
Il cuore, quando batte regolarmente, non si sente: la percezione di una palpitazione nasce proprio da un’irregolarità del ritmo. Nella maggior parte dei casi si tratta di banali extrasistoli, battiti innocui, ma se il fastidio è frequente è bene rivolgersi al cardiologo per gli accertamenti del caso.
Oggi la tecnologia aiuta molto nella diagnosi, dagli smartwatch all’elettrocardiogramma delle 24 ore (Holter). Quando l’aritmia è confermata, la cura parte dallo stile di vita e può arrivare a farmaci specifici o anticoagulanti, soprattutto nella fibrillazione atriale, più comune con l’avanzare dell’età.
Quando una palpitazione è un fenomeno innocuo, e quando invece è necessaria una visita cardiologica?
«Globalmente noi abbiamo il cuore che va, e non lo sentiamo: lo ascoltiamo quando la regolarità del battito non c’è. Quell’irregolarità viene percepita perché, altrimenti, l’automatismo del battito, quindi eccitabilità, conduzione, tutto il sistema elettrico del cuore, non lo sentiamo.
È chiaro che il più delle volte le banali extrasistoli, quindi queste palpitazioni, contrazioni del cuore che sono extra, nel senso che hanno una tempistica diversa come ciclo cardiaco, vengono percepite, ma sono, direi, benigne. È opportuno, se questo fastidio non è sporadico ma è un po’ più frequente, rivolgersi allo specialista, in modo tale che si possano fare i vari accertamenti del caso.
Magari quando uno è proprio rilassato, e in effetti lì non ci sta, il cuore dovrebbe essere tranquillo: non è come quando vedi l’amato o l’amata e il cuore batte forte, e quindi in quei momenti dire ‘forse c’è qualcosa che non va’.»
Approfondimento scientifico
La distinzione che il dott. Gianturco traccia tra percezione occasionale e sintomo ricorrente è centrale anche nelle linee guida internazionali. Le extrasistoli isolate, atriali o ventricolari, sono estremamente comuni nella popolazione generale e nella grande maggioranza dei casi non indicano una cardiopatia sottostante, specialmente in assenza di altri sintomi come dolore toracico, svenimento o affanno.
Quando invece le palpitazioni diventano frequenti, prolungate o si associano ad altri sintomi, le linee guida raccomandano una valutazione cardiologica mirata a escludere aritmie più significative, come la fibrillazione atriale, che può restare a lungo asintomatica o manifestarsi in modo intermittente.
Come possono aiutare oggi la tecnologia e dispositivi come smartwatch e Holter nella diagnosi delle aritmie?
«La cosa che oggi noi abbiamo, e che va utilizzata in maniera opportuna in ogni caso, sono anche dei device, come possono essere gli smartwatch, che possono darci delle indicazioni molto interessanti sulla regolarità o meno del battito. Poi esiste il cosiddetto ECG delle 24 ore, o esame Holter, che registrando sulle 24 ore l’elettrocardiogramma ci fa proprio capire quando insorgono queste eventuali aritmie.
A volte sono dovute a elementi secondari, per dire, problematiche di reflusso gastroesofageo, quello è un trigger, uno scatenante, o problemi tiroidei, un altro trigger. Quindi anche capire le modalità, e diciamo i periodi della giornata in cui intervengono, ci può essere utile.»
Approfondimento scientifico
L’utilità degli smartwatch indicata dal dott. Gianturco è confermata da una revisione sistematica con meta-analisi del 2023, che ha valutato l’accuratezza diagnostica di questi dispositivi nell’individuare la fibrillazione atriale, riscontrando una sensibilità e una specificità elevate rispetto all’elettrocardiogramma standard, pur raccomandando sempre una conferma clinica in caso di segnalazione positiva (Diagnostic accuracy of smartwatch in detecting atrial fibrillation, 2023).
Un ulteriore studio di validazione clinica, pubblicato nel 2022, ha confrontato cinque dispositivi indossabili di uso comune proprio nella rilevazione della fibrillazione atriale, confermando la loro utilità come strumento di screening di primo livello, da affiancare e non da sostituire agli esami strumentali prescritti dal cardiologo, come l’Holter citato dal dott. Gianturco (Clinical Validation of 5 Direct-to-Consumer Wearable Smart Devices, BASEL Wearable Study, 2022).
Quando viene diagnosticata un’aritmia, quali sono le cure? Serve modificare lo stile di vita o a volte è necessario qualcosa di più invasivo?
«Serve un po’ tutto. Lo stile di vita è sempre alla base, perché ci sono degli elementi che possono innescare aritmie e facilitarle: l’alcol è uno di questi induttori. È chiaro che ci sono poi aritmie comuni con l’età, ad esempio la fibrillazione atriale è molto comune nella persona anziana, che magari ha altre comorbilità, è iperteso, ha altre problematiche.
Ci sono delle terapie specifiche di protezione della fibrillazione atriale, anche l’utilizzo degli anticoagulanti, così come antiaritmici o farmaci che rallentano il battito, perché più ci avviciniamo a una frequenza che innesca poi un’aritmia, più siamo a rischio. È un po’ come il sistema dell’autovelox: più siamo vicini alla velocità del limite, più rischiamo di incorrere nella multa.»
Approfondimento scientifico
L’approccio terapeutico descritto dal dott. Gianturco, che unisce correzione dello stile di vita, farmaci antiaritmici e anticoagulanti, rispecchia quanto indicato dalle più recenti linee guida europee sulla gestione della fibrillazione atriale, che individuano proprio nel controllo dei fattori di rischio modificabili, come alcol, ipertensione e altre comorbilità, il primo pilastro della gestione a lungo termine (2024 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation).
Le stesse linee guida sottolineano come la terapia anticoagulante, nei pazienti a rischio, resti centrale per prevenire le complicanze più temute della fibrillazione atriale, in primis l’ictus cardioembolico, mentre antiaritmici e farmaci che rallentano la frequenza cardiaca vengono scelti e personalizzati in base al singolo paziente.
Dopo una certa età, è fondamentale fare una visita cardiologica, magari dopo i 40-50 anni?
«Sì, è opportuno farla, perché fortunatamente chi fa sport poi fa degli accertamenti, sia nella fase in cui lo fa magari per agonismo, sia per non agonismo. Chi invece non ha quella dinamica, e quindi la giurisprudenza che regola le certificazioni per lo sport non lo mette nella condizione di fare un elettrocardiogramma, quantomeno un elettrocardiogramma all’anno potrebbe essere opportuno, o laddove io abbia un fastidio ricorrere appunto al professionista.»
Approfondimento scientifico
L’indicazione del dott. Gianturco riguarda in particolare chi non svolge attività sportiva certificata, e quindi non effettua controlli cardiologici periodici per obbligo normativo. In questa fascia di popolazione, un elettrocardiogramma annuale a partire dai 40-50 anni rappresenta un controllo semplice ed economico, capace di intercettare precocemente alterazioni del ritmo altrimenti silenti.
Questo vale in particolare per la fibrillazione atriale, che può rimanere asintomatica per lungo tempo pur comportando un rischio concreto di ictus: una diagnosi precoce consente di avviare per tempo la terapia più appropriata, riducendo in modo significativo questo rischio.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Nella maggior parte dei casi no: sono battiti extra benigni. Se diventano frequenti, è comunque bene parlarne con il cardiologo.
No: è un valido strumento di screening per segnalare un’irregolarità del battito, ma una diagnosi va sempre confermata con esami clinici come l’elettrocardiogramma o l’Holter.
È un elettrocardiogramma registrato nell’arco di 24 ore, utile per individuare aritmie che non emergono durante una visita puntuale.
Sì: fattori come il consumo di alcol possono innescare o facilitare le aritmie, insieme ad altre comorbilità come l’ipertensione.
Dopo i 40-50 anni, soprattutto per chi non svolge controlli sportivi periodici, è opportuno farne almeno uno all’anno.
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Fonti
2024 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation, European Heart Journal — linee guida europee aggiornate su diagnosi, gestione e terapia della fibrillazione atriale. Leggi le linee guida
Diagnostic accuracy of smartwatch in detecting atrial fibrillation: a systematic review and meta-analysis, pubblicato su PMC — revisione sistematica sull’accuratezza diagnostica degli smartwatch nella rilevazione della fibrillazione atriale. Leggi la revisione
Clinical Validation of 5 Direct-to-Consumer Wearable Smart Devices to Detect Atrial Fibrillation: BASEL Wearable Study, JACC: Clinical Electrophysiology — studio di validazione clinica di diversi dispositivi indossabili per la rilevazione della fibrillazione atriale. Leggi lo studio
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