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Fibrillazione atriale: la retina la svela quattro anni prima della diagnosi

Paziente sottoposto a esame della retina mentre oculista e cardiologo analizzano immagini retiniche e ritmo cardiaco.

Un semplice controllo agli occhi potrebbe un giorno avvisarci di un problema al cuore ancora invisibile. Un nuovo studio guidato da University College London e dal Moorfields Eye Hospital ha scoperto che la fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca più diffusa al mondo, lascia un’impronta nella retina fino a quattro anni prima che venga diagnosticata. Analizzando le scansioni oculari di oltre 90.000 persone, i ricercatori hanno individuato un assottigliamento di uno strato di cellule nervose dell’occhio, collegato al rischio di sviluppare la patologia. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS Digital Health, apre la strada a un possibile utilizzo dell’esame della retina, già effettuato di routine da molti oculisti e optometristi, come strumento complementare per intercettare il rischio cardiovascolare prima che sfoci in un ictus.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Uno studio di University College London (UCL) e Moorfields Eye Hospital, pubblicato su PLOS Digital Health, ha analizzato le retine di oltre 90.000 persone.
  • Chi soffre di fibrillazione atriale ha uno strato retinico più sottile della norma, chiamato mGCIPL (cellule ganglionari maculari e strato plessiforme interno).
  • Nei pazienti che hanno sviluppato la patologia, l’assottigliamento era già visibile in media quattro anni prima della diagnosi clinica.
  • La fibrillazione atriale è l’aritmia più comune al mondo e aumenta in modo significativo il rischio di ictus, scompenso cardiaco e morte prematura.
  • I ricercatori propongono la scansione della retina come esame complementare, non sostitutivo, dell’elettrocardiogramma, per individuare precocemente i soggetti a rischio.

Fibrillazione atriale: un’aritmia comune che spesso passa inosservata

La fibrillazione atriale è il disturbo del ritmo cardiaco più diffuso al mondo: soltanto nel Regno Unito riguarda oltre 1,5 milioni di persone, e le stime la indicano in costante crescita anche in Italia, complice l’invecchiamento della popolazione. Si manifesta quando gli atri del cuore battono in modo caotico, senza sincronizzarsi con i ventricoli, riducendo l’efficienza della pompa cardiaca. Le conseguenze possono essere serie. La fibrillazione atriale aumenta in modo sostanziale il rischio di ictus, scompenso cardiaco e mortalità precoce, perché favorisce la formazione di piccoli coaguli di sangue negli atri, che possono poi migrare verso il cervello.

Il problema è che questa aritmia si presenta spesso in modo intermittente, con episodi che durano minuti o ore e poi si risolvono da soli. Per questo motivo può sfuggire a un elettrocardiogramma eseguito in un singolo momento, che fotografa il ritmo cardiaco solo per pochi secondi. Molte persone scoprono di avere la fibrillazione atriale solo dopo un ictus o un altro evento cardiovascolare grave, quando il danno è ormai avvenuto. Trovare un modo semplice ed economico per intercettare il rischio prima delle complicanze è quindi una priorità della cardiologia moderna.

Lo studio di Londra: la retina custodisce i segnali dell’aritmia

Il gruppo di ricerca di UCL e Moorfields Eye Hospital ha analizzato le immagini della retina raccolte in due grandi banche dati: la coorte AlzEye del Moorfields Eye Hospital, che comprende oltre 50.000 pazienti, di cui 5.735 con fibrillazione atriale, e la UK Biobank, con circa 40.000 partecipanti, 526 dei quali con la patologia. Attraverso la tomografia a coerenza ottica (OCT) e le fotografie a colori del fondo oculare, i ricercatori hanno confrontato lo spessore di uno strato retinico chiamato mGCIPL, composto dalle cellule ganglionari maculari e dallo strato plessiforme interno: un insieme di cellule nervose che collegano l’occhio al cervello. In entrambe le coorti, le persone con fibrillazione atriale avevano uno strato mGCIPL sistematicamente più sottile rispetto a chi non ne soffriva.

Il dato più interessante riguarda però le persone che, al momento della scansione, non avevano ancora ricevuto la diagnosi. Tra queste, chi avrebbe sviluppato la fibrillazione atriale negli anni successivi presentava già uno strato mGCIPL più sottile, in media quattro anni prima di arrivare in ospedale con la patologia conclamata, anche tenendo conto di età, sesso, etnia, ipertensione, diabete, fumo e consumo di alcol. Secondo gli autori, questo assottigliamento potrebbe essere il segno di piccoli ictus silenti, provocati dalla fibrillazione atriale non ancora diagnosticata, che riducono il flusso di sangue alle cellule nervose della retina.

Oculomica: quando un esame degli occhi diventa una spia per il cuore

Il fenomeno rientra in un campo di ricerca crescente chiamato oculomica, che studia come le immagini ad alta risoluzione della retina possano rivelare informazioni su malattie che riguardano tutto il corpo, non solo gli occhi. Lo stesso gruppo di UCL e Moorfields ha già usato questo approccio per individuare segnali precoci di degenerazione maculare, glaucoma e retinopatia diabetica, oltre a marcatori legati a Parkinson, Alzheimer, schizofrenia, malattie cardiovascolari e ictus. Il punto di forza di questi esami è la loro natura non invasiva: la scansione della retina è rapida, indolore, ed è già disponibile in molti studi di optometria e negli ambulatori oculistici, ben prima che un paziente arrivi da un cardiologo.

Gli autori restano comunque cauti: la scansione della retina non è pensata per sostituire l’elettrocardiogramma, che resta lo strumento diagnostico di riferimento, ma potrebbe diventare un esame complementare in grado di segnalare chi merita approfondimenti cardiologici più tempestivi. Il dottor Siegfried Wagner, tra gli autori senior dello studio, ha sottolineato che l’obiettivo è intercettare i pazienti più a rischio prima che la fibrillazione atriale causi danni reali, come un ictus o uno scompenso cardiaco. Servirà altra ricerca prima che questo controllo entri nella pratica clinica quotidiana, ma i risultati aprono una prospettiva concreta verso una diagnosi precoce più semplice e accessibile.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

È l’aritmia cardiaca più comune, causata da un’attivazione elettrica caotica degli atri del cuore che non si sincronizza più con i ventricoli. Aumenta il rischio di ictus, scompenso cardiaco e mortalità precoce.

I ricercatori hanno utilizzato la tomografia a coerenza ottica (OCT) e fotografie a colori del fondo oculare, esami non invasivi già disponibili in molti studi di optometria e ambulatori oculistici.

No. Gli autori dello studio sottolineano che la scansione della retina non sostituisce l’elettrocardiogramma, ma potrebbe diventare in futuro un esame complementare per individuare i pazienti a maggior rischio.

Palpitazioni, battito irregolare, affaticamento improvviso, respiro corto e vertigini possono essere segnali di fibrillazione atriale e meritano una valutazione medica, soprattutto se ricorrenti.

Non ancora: gli autori parlano di risultati preliminari che richiedono ulteriori conferme scientifiche prima di poter essere introdotti come screening di routine.

Per approfondire

Una guida per riconoscere i sintomi delle aritmie cardiache e capire quando è il momento di rivolgersi al cardiologo. Leggi l’articolo

Lo studio di Oxford collega la vaccinazione contro l’herpes zoster a un minor rischio di infarto, ictus e demenza negli anziani. Leggi l’articolo

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Fonti

Huemer J. et al., “Atrial fibrillation and retinal imaging-based oculomics: A cross-sectional and longitudinal analysis of two large cohorts”, PLOS Digital Health, 2026. Leggi lo studio

Il comunicato stampa di UCL e Moorfields Eye Hospital sui risultati dello studio. Leggi il comunicato

Un approfondimento su metodologia e implicazioni cliniche della ricerca. Leggi l’articolo

Una sintesi scientifica dei risultati della ricerca su retina e fibrillazione atriale. Leggi l’articolo

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