Dossier Salute

Vaccino contro l’herpes zoster: lo studio di Oxford lo collega a meno infarti, ictus e demenza

Ricercatori analizzano immagini cardiovascolari e cerebrali accanto a un vaccino contro l’herpes zoster.

Un vaccino pensato per prevenire il fuoco di Sant’Antonio potrebbe rivelarsi molto più di questo. Un nuovo studio di Oxford, pubblicato il 26 agosto 2026 su Nature Medicine, collega Shingrix a un rischio più basso di infarto, ictus e scompenso cardiaco. Gli stessi ricercatori avevano già mostrato un legame tra questo vaccino e un rischio di demenza più basso. La nuova ricerca ha seguito per sette anni oltre 72.000 persone, sfruttando un cambio di vaccino avvenuto negli Stati Uniti nel 2017 come “esperimento naturale”. Se confermati da trial randomizzati, i risultati suggerirebbero che un solo vaccino protegga insieme cuore e cervello.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Il nuovo studio di Oxford, pubblicato su Nature Medicine il 26 agosto 2026, ha seguito per sette anni oltre 72.000 persone over 60. Chi ha ricevuto Shingrix ha un carico di malattie cardiovascolari inferiore del 9% rispetto a chi ha ricevuto il vecchio vaccino Zostavax.
  • Il rischio di malattia coronarica scende del 10% e quello di scompenso cardiaco del 12%. Negli uomini l’ictus si riduce del 12%, ma nelle donne il dato non è risultato significativo.
  • Lo stesso gruppo di ricerca aveva già collegato Shingrix, rispetto ai vaccini più vecchi, a un rischio di demenza inferiore fino al 17-27%.
  • Un secondo studio statunitense, su oltre 500.000 persone, conferma un rischio di demenza più basso del 24% tra i vaccinati, in quattro anni di osservazione.
  • Sono dati osservazionali, non una prova definitiva. Un trial randomizzato in Danimarca, lo studio DAN ZOSTER, darà risposte più solide dal 2027. In Italia il vaccino è già gratuito per chi compie 65 anni.

Il vaccino Shingrix e il cuore: cosa dice il nuovo studio di Oxford

L’herpes zoster, il fuoco di Sant’Antonio, compare quando il virus della varicella si riattiva in età adulta. Il virus resta dormiente nell’organismo fin dall’infanzia, per poi risvegliarsi anni dopo. Dal 2017 negli Stati Uniti il vecchio vaccino Zostavax, a virus vivo attenuato, è stato sostituito da Shingrix, un vaccino ricombinante con adiuvante. Alcuni studi avevano già suggerito un possibile beneficio cardiovascolare di Shingrix. Ma il confronto tra vaccinati e non vaccinati rischiava di essere distorto. Chi sceglie di vaccinarsi, infatti, tende a essere già più in salute.

Per aggirare questo problema, il gruppo di Oxford guidato da Maxime Taquet ha sfruttato il passaggio tra i due vaccini come un “esperimento naturale”. Gli autori hanno usato il database sanitario statunitense TriNetX, che raccoglie le cartelle cliniche di decine di sistemi sanitari. Hanno confrontato oltre 72.000 persone over 60, divise in due gruppi. Il primo gruppo era stato vaccinato nei sei mesi precedenti l’approvazione di Shingrix, quindi con Zostavax. Il secondo gruppo era stato vaccinato nei sei mesi successivi, con Shingrix. Entrambi i gruppi sono stati seguiti per sette anni.

I risultati mostrano che chi ha ricevuto Shingrix ha accumulato meno tempo vissuto con una diagnosi cardiovascolare. In media, il carico di malattia è stato inferiore del 9% rispetto a chi aveva ricevuto Zostavax. La malattia coronarica è scesa del 10% e lo scompenso cardiaco del 12%. Negli uomini l’ictus si è ridotto del 12%, mentre nelle donne la differenza non è risultata significativa. La fibrillazione atriale è calata del 7% in entrambi i sessi. Va precisato che si tratta di riduzioni relative. In termini assoluti, la differenza equivale a circa l’1% di eventi cardiovascolari in meno dopo sette anni: un beneficio individuale piccolo, ma potenzialmente rilevante su scala di popolazione.

Il legame tra herpes zoster e demenza si fa più solido

Il nuovo studio cardiovascolare si aggiunge a un filone di ricerca avviato dallo stesso gruppo di Oxford nel 2024. Quel lavoro, pubblicato anch’esso su Nature Medicine, aveva collegato Shingrix a un rischio di demenza inferiore del 17% rispetto a Zostavax. Il follow-up era di sei anni, su oltre 200.000 persone. Rispetto ad altri vaccini più datati, la riduzione arrivava fino al 23-27%. Il beneficio è risultato leggermente maggiore nelle donne.

A rafforzare il quadro è arrivato, il 25 agosto 2026, un secondo studio indipendente dell’Università Brown, pubblicato su Annals of Internal Medicine. I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche Medicare di oltre 500.000 persone over 66 anni. Tutti erano stati ricoverati in strutture di assistenza infermieristica tra il 2017 e il 2022. Tra chi aveva ricevuto almeno una dose di Shingrix, la demenza è comparsa nel 18,8% dei casi. Tra i non vaccinati, invece, la quota è salita al 24,6%. Si tratta di una riduzione del rischio del 24%, pari a circa un caso di demenza evitato ogni 17 persone vaccinate.

Entrambi gli studi restano osservazionali. I ricercatori hanno usato tecniche statistiche pensate per ridurre le distorsioni legate allo stato di salute di partenza. Non possono però dimostrare con certezza che sia il vaccino, e non altri fattori, a spiegare tutta la differenza. Per questo gli stessi autori invitano alla cautela nell’interpretare i dati come prova di causalità.

Come potrebbe funzionare, e cosa manca ancora per esserne certi

Il meccanismo alla base di questi effetti resta ipotetico. Una possibile spiegazione riguarda l’adiuvante AS01, presente in Shingrix ma non nel vecchio Zostavax. Questo componente potrebbe indurre una forma di “immunità addestrata”, che modula la risposta infiammatoria dell’organismo. L’infezione da herpes zoster è di per sé associata a infiammazione vascolare e formazione di coaguli. Una protezione più efficace contro il virus potrebbe quindi ridurre indirettamente anche il rischio cardiovascolare e neurologico legato a queste complicanze.

Per confermare un nesso di causa-effetto serve però un trial randomizzato. È già in corso in Danimarca lo studio DAN ZOSTER, che coinvolge circa 162.000 persone. I primi risultati sono attesi nel 2027. Fino ad allora, gli autori sottolineano che i benefici osservati vanno considerati promettenti, non definitivi.

In Italia la vaccinazione anti-herpes zoster è già raccomandata e gratuita per chi compie 65 anni. Lo stesso vale per le persone a rischio, a partire dai 50 anni, secondo il Piano nazionale di prevenzione vaccinale. I nuovi dati su cuore e cervello, se confermati, sarebbero un argomento in più a favore della vaccinazione. Resta comunque una scelta da valutare con il proprio medico, in base alla storia clinica individuale.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Il virus della varicella-zoster, dopo l’infezione avuta da bambini, resta silente nei gangli nervosi. Con l’età, o con un sistema immunitario indebolito, può riattivarsi e causare l’herpes zoster, il fuoco di Sant’Antonio: un’eruzione dolorosa che può lasciare dolore cronico. Per questo la vaccinazione è raccomandata soprattutto dopo i 50-65 anni.

Zostavax era un vaccino a virus vivo attenuato, oggi non più disponibile negli Stati Uniti. Shingrix è un vaccino ricombinante, composto da una proteina del virus e da un adiuvante che potenzia la risposta immunitaria. È risultato più efficace anche solo contro lo zoster, oltre agli effetti su cuore e cervello descritti in questo articolo.

I dati mostrano un’associazione, non una prova certa di causa-effetto. Le riduzioni relative del rischio, tra il 9 e il 12% a seconda dell’evento, derivano da uno studio osservazionale, per quanto ben disegnato. Solo un trial randomizzato, come il DAN ZOSTER in corso in Danimarca, potrà confermare se il beneficio è reale e quanto sia ampio.

In Italia il vaccino anti-herpes zoster è gratuito per chi compie 65 anni e per le persone a rischio dai 50 anni in su, secondo il Piano nazionale di prevenzione vaccinale. È disponibile anche per altri adulti maggiorenni, a pagamento, previa valutazione con il proprio medico.

Lo studio non risponde direttamente a questa domanda, perché confronta due gruppi che hanno ricevuto un solo tipo di vaccino ciascuno. Chi ha ricevuto Zostavax in passato può comunque parlarne con il proprio medico, per valutare se e quando completare la protezione con Shingrix.

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Fonti

L’articolo di STAT News che racconta il nuovo studio di Oxford su Shingrix, cuore e demenza. Leggi la fonte

L’analisi di Nature sullo studio pubblicato su Nature Medicine, con i dettagli del disegno sperimentale. Leggi la fonte

La sintesi del secondo studio, condotto dall’Università Brown, sulla riduzione del rischio di demenza nei vaccinati. Leggi la fonte

La pagina ufficiale del Ministero della Salute con le indicazioni sulla vaccinazione anti-herpes zoster in Italia. Leggi la fonte

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