Dossier Salute

Digossina a basso dosaggio: riduce del 25% i ricoveri per scompenso cardiaco

Cardiologo mostra una compressa a un paziente anziano durante la valutazione ecocardiografica dello scompenso cardiaco.

Un farmaco vecchio di due secoli e dal costo di pochi centesimi al giorno torna al centro della cardiologia moderna. Tre nuovi studi olandesi, pubblicati su Nature Medicine e su JAMA, mostrano che basse dosi di digossina possono ridurre i ricoveri per scompenso cardiaco. La riduzione media è del 25%. La scoperta interessa da vicino anche l’Italia, dove lo scompenso cardiaco colpisce già 800mila persone. Per i cardiologi, i risultati potrebbero cambiare le linee guida internazionali e rendere questa terapia economica accessibile a molti più pazienti.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Tre studi dell’Università di Groningen (UMCG), pubblicati su Nature Medicine e JAMA, rivalutano il ruolo della digossina a basso dosaggio nello scompenso cardiaco.
  • Nel trial DECISION, su 1.001 pazienti, la digossina aggiunta alla terapia standard non ha ridotto in modo significativo l’endpoint principale da sola.
  • Una meta-analisi che unisce tre studi ha però mostrato un beneficio chiaro: i ricoveri per scompenso cardiaco sono scesi in media del 25%.
  • La meta-analisi su 9.013 pazienti, pubblicata su JAMA, ha rilevato anche una riduzione del 15% del rischio di morte cardiovascolare o primo peggioramento clinico.
  • Il farmaco costa meno di dieci centesimi al giorno, ma oggi viene usato solo da circa il 15% dei pazienti con scompenso cardiaco.

Tre studi olandesi riportano la digossina sotto i riflettori

Il gruppo di cardiologi dell’Università Medica di Groningen (UMCG) ha condotto tre studi paralleli sulla digossina a basso dosaggio. La ricerca è stata guidata da Dirk Jan van Veldhuisen, Kevin Damman e Peter van der Meer. I risultati sono stati pubblicati su Nature Medicine e su JAMA. Sono stati presentati anche al congresso Heart Failure 2026 della Società Europea di Cardiologia, a Barcellona.

Il primo studio si chiama DECISION. Ha coinvolto 1.001 pazienti con scompenso cardiaco sintomatico. Tutti avevano una frazione di eiezione pari o inferiore al 50%. Sono stati seguiti in 43 centri olandesi. Metà dei partecipanti ha ricevuto una bassa dose di digossina, in aggiunta alla terapia standard. L’altra metà ha ricevuto un placebo. Il follow-up è durato in media oltre tre anni.

Da solo, lo studio DECISION non ha raggiunto la significatività statistica. L’endpoint combinato includeva mortalità cardiovascolare e peggioramento dello scompenso. La riduzione osservata è stata comunque del 19%. I ricercatori hanno poi unito questi dati a quelli di due studi precedenti, DIGIT-HF e DIG. Ne è nata una meta-analisi più ampia, pubblicata su JAMA. Ha coinvolto complessivamente 9.013 pazienti, con un’età media di 64,5 anni. Circa il 22% erano donne.

La digossina, o digitale, è il farmaco più antico della cardiologia. Deriva dalla pianta Digitalis purpurea ed è usata da oltre due secoli. In passato veniva prescritta a dosi più alte, oggi considerate meno sicure ed efficaci.

Ricoveri ridotti del 25%, ma cautela nella sospensione

Il dato più significativo riguarda i ricoveri ospedalieri. Nella meta-analisi, i pazienti trattati con basse dosi di digossina hanno avuto in media il 25% di ricoveri in meno per scompenso cardiaco. Il confronto è con il gruppo che ha ricevuto placebo. Secondo lo studio pubblicato su JAMA, il rischio combinato di morte cardiovascolare o primo peggioramento clinico si è ridotto del 15%. Il beneficio è legato soprattutto alla minore frequenza di episodi di aggravamento, non tanto alla mortalità generale.

Un terzo studio ha coinvolto circa 600 dei 1.001 partecipanti originari. I ricercatori hanno analizzato cosa succede quando la digossina viene sospesa. Alcuni pazienti avevano interrotto il farmaco al termine della sperimentazione. Nelle prime sei settimane dopo la sospensione, questi pazienti hanno avuto più eventi avversi. Il confronto è con chi non aveva mai assunto digossina. Nel gruppo che ha sospeso il farmaco si sono registrati 14 casi tra ricoveri e decessi, su 288 pazienti. Nel gruppo placebo i casi sono stati appena 2.

Per i ricercatori, questo dato da solo non dimostra l’efficacia del farmaco. Suggerisce però prudenza nell’interrompere una terapia cronica con digossina. Questo vale soprattutto per i pazienti già stabilizzati. Gli autori sottolineano un altro aspetto importante. Il farmaco si è confermato sicuro anche a basso dosaggio. È risultato inoltre relativamente facile da gestire nella pratica clinica quotidiana.

Un farmaco economico che potrebbe tornare tra le terapie raccomandate

A basso dosaggio, la digossina agisce in modo diverso rispetto al passato. Riduce alcune risposte ormonali dannose che si attivano quando il cuore fatica a pompare sangue. In particolare, il farmaco abbassa i livelli di adrenalina nel sangue. Le dosi più alte, usate in passato, aumentavano invece la forza di contrazione del cuore. Quell’effetto si è rivelato meno utile per un muscolo cardiaco già indebolito.

Oggi la terapia standard dello scompenso cardiaco si basa su quattro classi di farmaci. I cardiologi le chiamano informalmente i “Fantastici Quattro”. Comprendono ACE-inibitori o sacubitril/valsartan, beta-bloccanti, antagonisti dei recettori mineralcorticoidi e inibitori SGLT2. Negli ultimi decenni l’uso della digossina è diminuito progressivamente. Oggi la assume solo circa il 15% dei pazienti con scompenso cardiaco.

A rendere interessanti i nuovi risultati è anche il costo. La digossina costa meno di dieci centesimi al giorno. Le terapie più moderne, invece, costano diversi euro al giorno. Secondo i ricercatori olandesi, i tre studi potrebbero contribuire ad aggiornare le linee guida internazionali. Il farmaco potrebbe diventare disponibile per una platea più ampia di pazienti, specialmente per chi resta a rischio di ricovero nonostante la terapia standard.

Il tema riguarda da vicino anche l’Italia. Secondo l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, i casi di scompenso cardiaco nel nostro Paese sono circa 800mila. La prevalenza sale al 20% tra gli ultraottantenni. Resta un punto fermo: la digossina ha una finestra terapeutica stretta. Richiede il monitoraggio dei livelli nel sangue, perché dosi troppo elevate possono causare aritmie e altri effetti tossici.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

La digossina, o digitale, è un farmaco cardiovascolare ricavato dalla pianta Digitalis purpurea. È utilizzata in medicina da oltre due secoli ed è il farmaco più antico ancora impiegato nella cura dello scompenso cardiaco.

A basse dosi, la digossina riduce alcune risposte ormonali dannose, come l’eccesso di adrenalina. Le dosi più alte usate in passato forzavano invece il cuore a contrarsi con più forza, un effetto oggi ritenuto meno vantaggioso per un muscolo cardiaco indebolito.

No. Gli studi suggeriscono che possa essere aggiunta alla terapia standard dei quattro farmaci raccomandati dalle linee guida, non che debba sostituirli. Il beneficio maggiore osservato riguarda la riduzione dei ricoveri ospedalieri.

Il farmaco ha una finestra terapeutica stretta: dosi troppo elevate possono causare aritmie e altri effetti tossici. Per questo il trattamento richiede il monitoraggio dei livelli nel sangue e va sempre gestito da un medico.

Non ancora. I ricercatori ritengono che i nuovi dati possano contribuire ad aggiornare le linee guida internazionali, ma servirà tempo prima che le società scientifiche modifichino le raccomandazioni ufficiali.

Per approfondire

Un approfondimento su come stile di vita e terapie farmacologiche debbano lavorare insieme nella prevenzione cardiovascolare. Leggi l’articolo

Le nuove linee guida sulla sindrome cardio-reno-metabolica, che riguarda milioni di persone in Italia. Leggi l’articolo

Una guida per capire quando un’aritmia cardiaca richiede attenzione medica. Leggi l’articolo

Fonti

Il comunicato scientifico che presenta i risultati dei tre studi UMCG sulla digossina a basso dosaggio. Leggi la fonte

Lo studio randomizzato controllato originale sulla digossina a basso dosaggio nello scompenso cardiaco. Leggi la fonte

La sintesi ufficiale della meta-analisi su 9.013 pazienti pubblicata su JAMA. Leggi la fonte

L’approfondimento della testata medico-scientifica italiana Pharmastar sui nuovi dati sulla digitale. Leggi la fonte

I dati sulla prevalenza dello scompenso cardiaco in Italia, secondo l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri. Leggi la fonte

Richiedi informazioni o contatta il Medico

Compilando e inviando il modulo ecconsenti al trattamento dei tuoi dati personali ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Telegram

LA MAPPA DELLA SALUTE