Intervista alla Dr.ssa Federica Grangia, odontoiatra – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista
L’igiene orale dei bambini non comincia quando compare il primo mal di denti. Comincia molto prima, con le abitudini quotidiane, con il controllo degli zuccheri e con un rapporto sereno con il dentista. La prima visita, infatti, non serve soltanto a cercare una carie: permette di osservare lo sviluppo della bocca, intercettare precocemente eventuali problemi e accompagnare genitori e bambino nella costruzione di una routine sostenibile.
Nell’intervista la dottoressa Federica Grangia affronta tre domande molto concrete: quando portare il bambino dal dentista anche se non ha dolore, perché un dente da latte cariato non va semplicemente aspettato e quali errori alimentari o di spazzolamento aumentano il rischio di carie. Le sue risposte sono riportate in forma ampia e fedele, con i soli interventi necessari a rendere il parlato corretto e fluido; dopo ogni risposta, un approfondimento scientifico chiarisce indicazioni, limiti e differenze tra raccomandazioni generali e percorso personalizzato.
Un punto guida tutto il percorso: la prevenzione non è un appuntamento accessorio. Nei bambini consente di intervenire quando il problema è piccolo, di ridurre la probabilità di dolore e di rendere la cura più semplice; soprattutto, insegna alla famiglia che la salute dei denti da latte e quella dei denti permanenti fanno parte dello stesso progetto.
Risposta rapida. Il bambino dovrebbe essere accompagnato dal dentista prima che compaia dolore: la dottoressa Grangia riferisce l’indicazione dei 24 mesi e, nella sua pratica, suggerisce circa 3 anni, mentre alcune raccomandazioni internazionali propongono un controllo ancora più precoce, già con il primo dente e comunque entro 12 mesi. I denti da latte cariati vanno valutati e, quando indicato, curati: possono fare male, mantenere lo spazio per i permanenti e sostenere masticazione, linguaggio e sviluppo della bocca. A casa servono due spazzolamenti al giorno con dentifricio al fluoro, eseguiti o supervisionati dall’adulto, e una particolare attenzione alla frequenza degli zuccheri fuori pasto. Antibiotici e antidolorifici non vanno mai somministrati di propria iniziativa: il farmaco, quando serve, deve essere scelto e dosato dal professionista.
In breve
- La prima visita va programmata prima del dolore: la dottoressa Grangia indica i 24 mesi come riferimento riportato dal Ministero e consiglia, nella sua pratica, intorno ai 3 anni; le raccomandazioni internazionali possono essere più precoci.
- Un dente da latte cariato non è un dente da aspettare: può fare male, infettarsi e contribuire alla perdita dello spazio destinato al dente permanente.
- Il rischio di carie dipende soprattutto dall’esposizione frequente agli zuccheri liberi, in particolare negli spuntini e nelle bevande consumate tra i pasti o prima di dormire.
- I denti vanno lavati due volte al giorno con dentifricio al fluoro; il genitore deve supervisionare e, finché la manualità non è sufficiente, completare la pulizia.
- Una merenda definita sana non deve trasformarsi in un continuo spiluccare: contano qualità, frequenza e durata del contatto tra zuccheri e denti.
- I controlli successivi non hanno la stessa frequenza per tutti: il dentista definisce il richiamo in base a carie, igiene, fluoro, abitudini e fattori di rischio.
Quando deve avvenire la prima visita dal dentista per un bambino che non ha dolore?
«In realtà sì. Il Ministero della Salute consiglia la prima visita dal dentista a partire dai 24 mesi, quindi, quando il bambino ha 2 anni, è consigliato portarlo dal dentista. Io consiglio sempre intorno ai 3 anni, perché comunque a 2 anni sono ancora tanto piccoli.»
«La prima visita è importante perché si fa prevenzione. Serve proprio a far familiarizzare il bambino con l’ambiente e, soprattutto, a cominciare a guardare lo sviluppo dei denti. Serve anche a dare consigli ai genitori riguardo all’igiene orale: quale spazzolino usare, se elettrico o manuale, quale dentifricio scegliere e quali piccoli accorgimenti adottare.»
«La prevenzione è importante. È meglio portare un bambino dal dentista quando non ha dolore e non ha nulla, perché ci vede un po’ come un dentista amico, piuttosto che portarlo quando sta già male. In quel caso il bambino associa il dentista al dolore e poi non vuole più venire: l’esperienza diventa brutta e non positiva.» – dott.ssa Federica Grangia
Approfondimento
La dottoressa Grangia mette al centro un principio condiviso dalla prevenzione odontoiatrica: la prima visita non deve essere una risposta a un’emergenza. Nella sua risposta riporta i 24 mesi come indicazione del Ministero della Salute e propone, nella pratica, una prima esperienza intorno ai 3 anni, quando molti bambini riescono a collaborare meglio. Le raccomandazioni non sono però identiche in tutti i Paesi e in tutti i sistemi sanitari: l’American Academy of Pediatric Dentistry invita a stabilire una relazione odontoiatrica già con l’eruzione del primo dente e comunque non oltre i 12 mesi. Il punto comune è arrivare prima del dolore, non aspettare che il bambino abbia già bisogno di una cura complessa.
La visita precoce non significa sottoporre automaticamente il bambino a radiografie o trattamenti. In genere comprende la raccolta della storia clinica e alimentare, la valutazione del rischio di carie, l’osservazione dell’eruzione e dello sviluppo dei denti, il controllo delle mucose e dell’igiene e indicazioni personalizzate su fluoro, spazzolino, dentifricio e abitudini. Gli esami radiografici vengono richiesti quando l’età, il rischio o il sospetto clinico li rendono utili: non sono un passaggio obbligatorio per ogni prima visita.
Creare familiarità riduce anche la probabilità che il primo contatto avvenga in un contesto di urgenza. Un bambino con dolore, gonfiore o sonno disturbato può vivere la visita come un evento minaccioso; al contrario, un incontro breve e non invasivo permette al professionista di spiegare, osservare e costruire fiducia. Il comportamento dell’adulto conta: è preferibile usare parole semplici e concrete, senza raccontare in anticipo esperienze dolorose o promettere che non succederà mai nulla. Il dentista può invece descrivere la visita in modo positivo e realistico.
Dopo la prima valutazione, il richiamo non è uguale per tutti. Il rischio cresce, per esempio, in presenza di carie attive o pregresse, placca persistente, esposizione frequente agli zuccheri, uso insufficiente del fluoro, smalto più vulnerabile, alcune condizioni mediche o difficoltà familiari nel mantenere la routine. Per questo la dott.ssa Grangia parla di prevenzione e di consigli ai genitori: l’appuntamento serve anche a trasformare le informazioni in comportamenti pratici, non soltanto a cercare una lesione già visibile.
Un dente da latte cariato va curato oppure si può aspettare che cada?
«I denti da latte vanno curati, innanzitutto perché fanno male tanto quanto i denti permanenti. Se pensiamo al mal di denti che può avere un adulto, lo stesso dolore può averlo anche un bambino.»
«Quando il bambino comincia a non dormire di notte, ad avere dolore e, soprattutto, a dover continuare a prendere farmaci perché sta male, non è una condizione ideale. Forse una volta si faceva di più, ma oggi è cambiato. Non date antibiotici e non date antidolorifici ai vostri figli, perché questo non è corretto: bisogna curare i denti da latte.»
«Al di là del dolore del bambino, i denti da latte vanno curati soprattutto perché mantengono lo spazio per i denti permanenti, e questo è importantissimo. Se perdiamo un dente da latte, i denti vicini possono spostarsi e unirsi tra loro, creando difficoltà al dente permanente quando deve uscire. Quindi, assolutamente, i denti da latte vanno curati.» — dott.ssa Federica Grangia
Approfondimento
La risposta richiama due motivi distinti per non rimandare: il dolore e la funzione. Un dente deciduo può sviluppare una carie che progredisce verso la polpa e i tessuti circostanti; nel bambino il dolore può tradursi in difficoltà a dormire, mangiare, concentrarsi o frequentare la scuola. Anche quando il dente è destinato a cadere, resta in bocca per un periodo in cui deve contribuire alla masticazione, alla fonazione e al mantenimento dell’arcata.
La perdita precoce può favorire lo spostamento dei denti vicini e ridurre lo spazio disponibile per il permanente. Una revisione sistematica con meta-analisi del 2023 ha osservato un’associazione tra perdita prematura dei denti decidui e maggiore prevalenza di malocclusione nella dentizione permanente, ma con elevata eterogeneità tra gli studi: non significa che ogni dente perso precocemente causerà un problema, né che ogni dente da latte debba essere conservato a qualunque costo. Significa che la decisione va presa valutando dente, età, tempo atteso prima della permuta, posizione e sviluppo del permanente.
Se il dente non è recuperabile o deve essere estratto, il dentista pediatrico può valutare se sia necessario un mantenitore di spazio o un monitoraggio più ravvicinato. Se invece la lesione è iniziale o gestibile, il trattamento può comprendere misure non invasive, controllo della placca e del fluoro, sigillature quando indicate, otturazioni o altre soluzioni conservative. L’American Academy of Pediatric Dentistry sottolinea che il trattamento deve essere individualizzato: una restaurazione non elimina da sola la malattia cariosa e deve essere accompagnata dalla correzione dei fattori di rischio.
Il passaggio sui farmaci va interpretato come un invito a non curare il dolore in autonomia e a non usare medicine per rimandare la visita. Non bisogna dare antibiotici avanzati, prescritti ad altri o scelti senza valutazione: nelle infezioni odontogene l’antibiotico è indicato solo in situazioni cliniche selezionate, per esempio quando sono presenti segni di diffusione o coinvolgimento sistemico, e non sostituisce il trattamento della causa. Anche gli antidolorifici possono essere utilizzati in età pediatrica quando il professionista o le istruzioni ufficiali indicano il principio attivo e la dose corretti per età e peso; non vanno però improvvisati né protratti senza controllo. Febbre, gonfiore del volto, difficoltà a deglutire o respirare, abbattimento o impossibilità a bere richiedono una valutazione urgente.
Quali abitudini alimentari e di igiene orale proteggono i denti dei bambini?
«Il principale errore dei genitori sono gli zuccheri. Fino ai 24 mesi sono tutti bravissimi e, solitamente, non li danno; dopo i 24 mesi, con l’asilo, cominciano a dare qualche merendina e soprattutto caramelle. Quindi bisogna fare attenzione agli zuccheri.»
«Noi odontoiatri consigliamo di porre tantissima attenzione ai fuori pasto, quindi alle merende. Una colazione zuccherina, che in Italia comunque si utilizza, può andare bene: poi ci si lava i denti e questo, da solo, non è il problema. Il problema nasce nei fuori pasto, nelle merende, sia quelle a scuola sia quelle a casa, alle 4 e alle 11. Bisogna stare molto attenti agli zuccheri e proporre merende sane: una merenda salata o comunque una merenda che noi chiamiamo sana, senza introdurre zuccheri in continuazione.»
«Se devo dare tre consigli ai genitori, il primo è fare attenzione agli zuccheri, soprattutto ai nonni, perché spesso ne danno di più. Il secondo consiglio è lavare i denti sempre due volte al giorno, con la supervisione dei genitori. Le ultime linee guida consigliano di supervisionare il bambino almeno fino agli 8 anni, quando ha sviluppato una buona manualità. Non lasciate i vostri bambini da soli: state accanto a loro e, se non sono ancora abbastanza abili, fate voi l’ultima passata.»
«L’ultimo consiglio che do è assolutamente la prevenzione: visite dal dentista almeno un paio di volte all’anno. La prima visita, come abbiamo detto, intorno ai 3 anni e poi un paio di volte all’anno per una seduta di approccio, un’igiene dentale o comunque un controllino, così da evitare che in futuro ci siano grossi problemi e grosse problematiche.» – dott.ssa Federica Grangia
Approfondimento
La dottoressa individua correttamente la frequenza degli zuccheri come un punto decisivo. La carie nasce quando i batteri della placca trasformano gli zuccheri liberi in acidi: dopo un’esposizione il pH della placca scende e la superficie dentale attraversa una fase di perdita minerale. Se le occasioni si ripetono molte volte durante la giornata, il dente ha meno tempo per recuperare grazie alla saliva e al fluoro. Per questo una caramella o una bevanda zuccherata consumata occasionalmente durante un pasto non hanno lo stesso impatto di piccoli assaggi ripetuti per ore.
La revisione sistematica longitudinale di Mahboobi e colleghi ha rilevato, negli studi disponibili sui bambini, associazioni tra carie e alcune esposizioni come succhi di frutta quotidiani, caramelle consumate più volte alla settimana e bevande dolci assunte prima di dormire. Gli studi non sono tutti omogenei e non permettono di trasformare un singolo alimento in un divieto universale; sostengono però una regola pratica: ridurre gli zuccheri liberi, evitare il loro consumo frequente fuori pasto e preferire l’acqua come bevanda abituale. Una merenda «salata» non è automaticamente protettiva se è molto appiccicosa, ricca di amidi facilmente fermentabili o accompagnata da bevande zuccherate.
La colazione richiamata dalla dottoressa può essere inserita in una routine equilibrata, soprattutto se l’igiene viene eseguita dopo e non si continua a mangiare a piccoli intervalli per tutta la mattina. Vanno invece limitate le bevande zuccherate nel biberon o nel bicchiere usato a lungo, gli alimenti dolci prima di coricarsi e il lasciar addormentare il bambino con liquidi zuccherati a contatto con i denti. Nei primi anni è utile che genitori, scuola e nonni condividano poche regole semplici: acqua tra i pasti, dolci non usati come ricompensa continua e spuntini organizzati invece di un accesso costante al cibo.
Per l’igiene, il riferimento di base è lo spazzolamento due volte al giorno con dentifricio al fluoro. Secondo le indicazioni CDC, sotto i 3 anni si usa una quantità minima, simile a una strisciolina delle dimensioni di un chicco di riso; tra 3 e 6 anni una quantità pari a un pisello, sempre con supervisione per evitare che il dentifricio venga ingerito. La concentrazione di fluoro, la tecnica e l’eventuale necessità di prodotti aggiuntivi devono essere adattate all’età e al rischio di carie dal dentista. Dopo lo spazzolamento il bambino va incoraggiato a sputare; il genitore deve evitare che il risciacquo abbondante elimini subito il fluoro residuo.
La supervisione fino a quando la manualità è adeguata è essenziale: un bambino può impugnare bene lo spazzolino ma non riuscire ancora a raggiungere tutte le superfici, soprattutto posteriori. L’adulto può lasciare una prima autonomia e poi completare la pulizia, come suggerisce la dottoressa. Lo spazzolino elettrico non è obbligatorio per tutti, ma può aiutare alcuni bambini e alcuni genitori a ottenere una pulizia più regolare; la scelta dipende da età, collaborazione, dimensione della testina e consiglio professionale.
Infine, il riferimento a due visite all’anno è un’indicazione pratica frequente, non una legge valida per ogni bambino. Le raccomandazioni pediatriche propongono intervalli basati sul rischio: un bambino con carie attive, smalto vulnerabile o difficoltà di igiene può avere bisogno di richiami più ravvicinati; un bambino a basso rischio può seguire un calendario diverso. L’obiettivo è che il controllo, l’eventuale seduta di igiene e il rinforzo delle abitudini arrivino prima che compaiano dolore o lesioni estese.
In sintesi
L’igiene orale del bambino è un percorso familiare, non una pratica da delegare interamente al bambino e nemmeno una visita da prenotare soltanto quando compare il dolore. La prima esperienza serve a osservare lo sviluppo della bocca, valutare il rischio di carie e insegnare agli adulti come organizzare spazzolamento, dentifricio, alimentazione e controlli. La dott.ssa Grangia indica i 24 mesi come riferimento riportato dal Ministero della Salute e consiglia, nella sua esperienza, intorno ai 3 anni; le raccomandazioni internazionali possono indicare un contatto ancora più precoce. Sarà il professionista a tradurre queste indicazioni nel percorso adatto al singolo bambino.
Un dente da latte cariato può fare male e può perdere la sua funzione prima del tempo. Curarlo non significa ignorare che cadrà: significa proteggere il bambino nel presente e valutare lo spazio e l’eruzione dei denti permanenti. Anche l’alimentazione richiede attenzione soprattutto alla frequenza degli zuccheri fuori pasto, mentre la routine domestica si fonda su due spazzolamenti al giorno con fluoro e sulla supervisione dell’adulto. Se compaiono dolore, gonfiore, febbre, difficoltà a mangiare o a dormire, non bisogna coprire il sintomo con farmaci scelti autonomamente: occorre contattare il dentista o il pediatra e affrontare la causa.
La prevenzione è quindi fatta di gesti semplici, ripetuti e verificati: acqua tra i pasti, spuntini non continuamente zuccherati, spazzolamento assistito e controlli programmati. L’obiettivo non è ottenere una perfezione irrealistica, ma costruire fin dall’infanzia abitudini che il bambino possa portare con sé anche da adulto.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
La dott.ssa Grangia indica i 24 mesi come riferimento riportato dal Ministero della Salute e consiglia, nella sua pratica, intorno ai 3 anni. Le raccomandazioni AAPD sono più precoci e invitano a stabilire una relazione odontoiatrica entro 12 mesi: il dentista può indicare il momento più adatto in base a eruzione, rischio e collaborazione del bambino.
Devono essere valutati dal dentista e, quando indicato, curati. Possono fare male, infettarsi, compromettere la funzione e contribuire alla perdita dello spazio per il dente permanente. La terapia dipende da lesione, età, posizione e tempo previsto prima della caduta.
I denti vicini possono spostarsi nello spazio lasciato libero e rendere più difficile l’eruzione del permanente. Non ogni perdita precoce causa una malocclusione, ma il dentista deve decidere se controllare lo spazio, monitorare l’eruzione o usare un mantenitore.
Almeno due volte al giorno con un dentifricio al fluoro adeguato all’età. Il genitore deve supervisionare e completare lo spazzolamento finché il bambino non possiede una manualità sufficiente, spesso almeno fino all’età scolare avanzata.
Soprattutto quelle ricche di zuccheri liberi e consumate frequentemente: caramelle, merendine dolci, succhi e bevande zuccherate. Conta anche il consumo prima di dormire e il continuo spiluccare. È preferibile organizzare gli spuntini e usare l’acqua come bevanda abituale.
Fonti
AAPD Early Childhood Caries preventive strategies Carie precoce, dieta, fluoro ed educazione familiare. Link diretto
About Fluoride Dentifricio al fluoro, quantità per età e supervisione. Link diretto
Pediatric Restorative Dentistry Gestione individualizzata delle lesioni e funzione dei denti decidui. Link diretto





