Quando si parla di obesità, il pensiero corre quasi sempre all’estetica. Ma il grasso in eccesso – soprattutto quello viscerale, quello che non si vede – è uno dei più potenti fattori di rischio cardiovascolare che esistano.
Colesterolo alto, ipertensione, diabete, apnee notturne: spesso sono conseguenze dirette dell’eccesso di peso e si presentano insieme, formando un cluster di problematiche che il cardiologo deve affrontare nella sua interezza.
Ne abbiamo parlato con il Dott. Luigi Gianturco, cardiologo, che ci ha guidato dalla prevenzione primaria ai nuovi farmaci GLP-1, passando per i segnali di allarme che non vanno mai ignorati.
Obesità e rischio cardiovascolare: un legame che va oltre l’estetica
“L’obesità racchiude spesso un cluster di problematiche cardiovascolari: può essere solo l’epifenomeno di problemi coronarici, colesterolo alto e altre condizioni che conosciamo bene. Noi cardiologi oggi siamo sempre più attenti a curarla non solo per la parte estetica, ma proprio per impedire che ci siano eventi cardiovascolari, quali infarto o similari.”
Il girovita che cresce, un aumento di peso non giustificato, la comparsa di apnee ostruttive nel sonno: sono tutti segnali che il cardiologo legge come spie di un sistema che comincia a perdere equilibrio. Aspettare che compaia il danno non è più accettabile.
Chi ha già patologie respiratorie come le apnee ostruttive è considerato dal Dott. Gianturco un paziente a rischio cardiovascolare aumentato, anche in assenza di un’obesità conclamata. Il rischio si stratifica molto prima che la bilancia segni numeri critici.
Approfondimento scientifico: Obesità e rischio MACE: i dati più recenti
La meta-analisi pubblicata su European Heart Journal – Cardiovascular Pharmacotherapy (settembre 2025, Oxford Academic, ricerca sistematica su PubMed, EMBASE e Cochrane fino a novembre 2024, trial cardiovascolari su pazienti con diabete tipo 2) ha confermato che l’obesità è un amplificatore indipendente del rischio di eventi cardiovascolari avversi maggiori (MACE), inclusi infarto del miocardio, ictus e morte cardiovascolare. Il cluster metabolico – obesità, insulinoresistenza e diabete – aumenta significativamente la morbilità e mortalità cardiovascolare rispetto ai singoli fattori di rischio isolati.
I dati del trial SELECT (semaglutide su 94.547 pazienti con sovrappeso/obesità e malattia cardiovascolare aterosclerotica, senza diabete) hanno dimostrato una riduzione del 20% del rischio relativo di MACE rispetto al placebo. Questo ha confermato che il rischio cardiovascolare legato all’eccesso ponderale esiste e è trattabile indipendentemente dalla presenza di diabete.
Come sottolinea il Dott. Gianturco, non si tratta di un problema estetico: l’obesità viscerale genera infiammazione cronica, disfunzione endoteliale e progressione dell’aterosclerosi, meccanismi che precedono di anni qualsiasi evento clinico acuto.
Quando fare i controlli cardiologici e chi è più a rischio?
“Banalmente, un soggetto sovrappeso – ma anche chiunque in prevenzione generale – può sottoporsi a un elettrocardiogramma, una visita cardiologica, uno screening di base completo. Chi svolge attività sportive già riesce a fare un controllo all’anno per avere la certificazione: quello è già un buon metodo di screening. Diciamo dopo i 40 anni. Le donne si racconta che dopo la menopausa tendano a rischiare un po’ di più, ma non c’è un vero sex gender con differenze grosse. È importante fare prevenzione per entrambi i sessi.”
L’attività fisica regolare – commisurata all’età e al livello di allenamento – resta il pilastro della prevenzione cardiovascolare. Non va intesa come sport agonistico: anche una camminata quotidiana sostenuta modifica in modo significativo il profilo di rischio nel tempo.
Il girovita è uno degli indicatori più pratici che il paziente può monitorare autonomamente a casa. Un aumento non giustificato, o un rapporto vita-fianchi sfavorevole, sono segnali sufficienti per prenotare una visita specialistica senza aspettare sintomi.
Screening cardiologico e stratificazione del rischio cardiovascolare nell’obesità
Le linee guida ACC/AHA 2023 raccomandano la stratificazione del rischio cardiovascolare a 10 anni (score ASCVD) in tutti gli adulti dai 40 anni in su. L’obesità – definita come BMI ≥ 30 kg/m² – entra direttamente nel calcolo come fattore aggravante, insieme a ipertensione, dislipidemia, diabete e storia familiare.
La revisione su MDPI Journal of Clinical Medicine (agosto 2024, PMC) ha confermato che l’indice vita-fianchi e la circonferenza addominale sono predittori indipendenti di eventi cardiovascolari, anche in assenza di obesità generale definita dal BMI. In particolare, una circonferenza vita superiore a 88 cm nelle donne e a 102 cm negli uomini identifica un rischio metabolico e cardiovascolare elevato.
Quanto alla differenza di genere, i dati più recenti confermano quanto dice il Dott. Gianturco: il rischio cardiovascolare nelle donne aumenta significativamente dopo la menopausa per il venir meno della protezione estrogenica, ma prima di quella fase il gap con i maschi si assottiglia molto quando sono presenti sovrappeso e sedentarietà.
I farmaci GLP-1 e la chirurgia bariatrica: quando e perché funzionano
“Dal punto di vista del sovrappeso e dell’eccesso ponderale, i farmaci sono dei protettori e abbiamo una serie di studi che l’hanno dimostrato. La classe GLP-1 di questi farmaci, nata nella sfera del diabete, ci ha dato sicuramente una carta e un jolly in più. Va unito a stile di vita, alimentazione sana e attività fisica regolare. La chirurgia bariatrica, nel tipo di obesità che la richiede, va seguita in maniera olistica a 360° con nutrizionisti, psicologi e quant’altro.”
Il punto cruciale che il Dott. Gianturco sottolinea è che la motivazione estetica è spesso il motore che spinge il paziente ad agire. Non va sminuita: se è quella la leva che fa iniziare un percorso di cura, va valorizzata. Ciò che conta è che il percorso sia poi guidato in modo corretto e completo.
GLP-1, chirurgia bariatrica e stile di vita non sono alternative: sono livelli di intervento su una stessa condizione con diversa gravità. La scelta tra l’uno e l’altro dipende dal grado di obesità, dalle comorbidità e dal profilo di rischio cardiovascolare del singolo paziente.
Farmaci GLP-1 e protezione cardiovascolare: le evidenze del 2024-2025
La revisione pubblicata su J Clin Med MDPI (agosto 2024, PMC11355214) ha validato i GLP-1 agonisti come agenti con effetti cardioprotettivi documentati, indipendentemente dalla riduzione del peso corporeo. I meccanismi includono riduzione dell’infiammazione, miglioramento della funzione endoteliale, effetti diretti sul miocardio e riduzione della progressione delle placche aterosclerotiche.
La meta-analisi su Clinical Cardiology (Hosseinpour et al., 94.547 pazienti, 24 RCT, follow-up 1-5,4 anni, aggiornata aprile 2024) ha dimostrato che i GLP-1 agonisti riducono significativamente il rischio di MACE sia nei pazienti diabetici (RR 0,88) che nei soggetti con sovrappeso/obesità senza diabete (RR 0,81). La protezione cardiovascolare non dipende quindi dalla presenza del diabete.
Per le forme di obesità severa, la revisione su J Clin Med (2024) conferma che la chirurgia bariatrica supera i GLP-1 per entità della perdita di peso (differenza media -22,68 kg). Studi retrospettivi suggeriscono una superiorità anche nella riduzione dei MACE, soprattutto con i dispositivi di seconda generazione. L’approccio multidisciplinare citato dal Dott. Gianturco – cardiologo, nutrizionista, psicologo – è quello raccomandato da tutte le linee guida internazionali per la gestione dell’obesità grave.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
Intervista al Dott. Luigi Gianturco, cardiologo specializzato in cardiologia preventiva e rischio cardiovascolare – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista
FAQ
Il Dott. Gianturco indica i 40 anni come soglia orientativa per iniziare uno screening cardiologico attivo. Prima di quell’età, l’ECG e la visita cardiologica annuale già previsti per la certificazione sportiva – agonistica o non agonistica – rappresentano un valido punto di partenza.
Chi ha fattori di rischio presenti – sovrappeso, familiarità per malattie cardiovascolari, ipertensione, fumo o diabete – è opportuno si sottoponga a valutazione cardiologica anche prima dei 40 anni, senza aspettare che compaiano sintomi.
Sì, ed è uno dei più pratici da monitorare autonomamente. La letteratura scientifica conferma che la circonferenza addominale superiore a 102 cm negli uomini e a 88 cm nelle donne identifica un rischio metabolico e cardiovascolare elevato, indipendentemente dal peso corporeo totale.
Il grasso viscerale – quello che si accumula intorno agli organi addominali – è metabolicamente attivo: produce citochine infiammatorie, favorisce l’insulinoresistenza e accelera la progressione dell’aterosclerosi. Un girovita che cresce nel tempo è un segnale sufficiente per richiedere una valutazione specialistica.
Prima della menopausa, gli estrogeni esercitano una protezione cardiovascolare reale che riduce l’incidenza di eventi rispetto ai maschi della stessa età. Dopo la menopausa, questa protezione viene meno e il rischio cardiovascolare nelle donne sale rapidamente.
Come precisa il Dott. Gianturco, le differenze tra i sessi non sono così marcate da giustificare un approccio diverso alla prevenzione. Sovrappeso, sedentarietà e abitudini alimentari scorrette aumentano il rischio in entrambi i sessi. La prevenzione è una priorità universale.
No, e è uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni. I farmaci GLP-1 – come semaglutide e tirzepatide – sono nati come antidiabetici, ma le evidenze hanno dimostrato che riducono il rischio di eventi cardiovascolari maggiori anche nelle persone con obesità senza diabete.
Il trial SELECT, su oltre 17.000 pazienti obesi senza diabete, ha dimostrato una riduzione del 20% del rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare con semaglutide rispetto al placebo. Questo ha cambiato il modo in cui i cardiologi guardano a questa classe di farmaci.
La chirurgia bariatrica è indicata principalmente nelle forme di obesità grave (BMI ≥ 40, oppure BMI ≥ 35 con comorbidità significative come diabete o ipertensione) in cui le altre terapie non hanno dato risultati adeguati. Non è una scelta estetica, ma una scelta terapeutica con impatto documentato sulla mortalità cardiovascolare a lungo termine.
Come sottolinea il Dott. Gianturco, l’approccio corretto prevede sempre un percorso multidisciplinare: cardiologo, nutrizionista, psicologo e chirurgo bariatrico lavorano insieme per valutare il paziente nella sua interezza. Nessuna tecnica, farmacologica o chirurgica, funziona davvero senza un cambiamento dello stile di vita.
Per approfondire
Fonti
La fotografia scattata dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la sorveglianza PASSI 2023-2024 è brutale: 4 italiani su 10 presentano almeno tre fattori di rischio cardiovascolare-tra sedentarietà, fumo, eccesso ponderale, scarso consumo di frutta e verdura, diabete, ipertensione e ipercolesterolemia-e soltanto il 2% è completamente libero da fattori noti. https://www.dossiersalute.com/rischio-cardiovascolare-italiani-4-su-10/
Viviamo in un’epoca in cui lo stress non è più un evento eccezionale, ma una condizione quasi continua. https://www.dossiersalute.com/coenzima-q10-e-salute-cardiovascolare-un-alleato-prezioso-per-energia-cellulare-e-benessere-del-cuore/
Eur Heart J Cardiovasc Pharmacother – Kalayci A et al. Clinical features modifying the cardiovascular benefits of GLP-1 receptor agonists: a systematic review and meta-analysis. Eur Heart J Cardiovasc Pharmacother 11(6):552-561 (settembre 2025). – https://academic.oup.com/ehjcvp/article/11/6/552/8172530
Revisione sistematica e meta-analisi (Oxford Academic, PubMed/EMBASE/Cochrane fino a novembre 2024): caratteristiche cliniche che modificano i benefici cardiovascolari dei GLP-1 nei trial CVOT su pazienti con T2D. Obesità come amplificatore indipendente del rischio MACE. Pubblicato settembre 2025.
Cardiovascular Protective Properties of GLP-1 Receptor Agonists: More than Just Diabetic and Weight Loss Drugs. J Clin Med 13(16):4674 (agosto 2024). PMC11355214. – https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11355214/
Revisione (PMC, agosto 2024): effetti cardioprotettivi diretti dei GLP-1 indipendenti dalla perdita di peso: riduzione infiammazione, funzione endoteliale, effetti sul miocardio e placche aterosclerotiche. Dati da bench a trial RCT di larga scala. Pubblicato agosto 2024.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38850001/
Meta-analisi (24 RCT, 94.547 pazienti, follow-up 1-5,4 anni, aggiornata aprile 2024): GLP-1 agonisti riducono il rischio MACE nei pazienti diabetici (RR 0,88) e nei soggetti con sovrappeso/obesità senza diabete (RR 0,81). La protezione cardiovascolare non dipende dalla presenza del diabete. Pubblicato
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40937512/
Meta-analisi (Columbia University/Mount Sinai, dicembre 2025, 3 RCT, 1.876 pazienti, follow-up medio 69,3 settimane): GLP-1 agonisti in pazienti obesi con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione preservata (HFpEF). Riduzione significativa degli eventi da scompenso (RR 0,40), miglioramento della qualità di vita. Pubblicato dicembre 2025.
Revisione sistematica (PubMed/Embase/Cochrane/Web of Science, 18 studi, >22.000 partecipanti, 2015-2024): semaglutide e tirzepatide riducono peso, infiammazione (PCR) e stress miocardico (NT-proBNP) nei pazienti obesi con HFpEF, migliorano la capacità funzionale e la QoL. Pubblicato dicembre 2025.





