Dossier Salute

Diabete tipo 2: vivere vicino al verde riduce il rischio del 44%

Donna di mezza età cammina in un parco alberato vicino a un quartiere residenziale.

Chi abita vicino ad un parco o ad una strada alberata potrebbe avere un’arma in più contro il diabete di tipo 2. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Life Metabolism. I ricercatori hanno seguito quasi 8.000 adulti cinesi per quattro anni, misurando il verde intorno a ogni abitazione con immagini satellitari. Chi viveva nei quartieri più verdi ha mostrato un rischio di sviluppare la malattia inferiore del 44%. L’effetto è risultato ancora più marcato in chi ha già una familiarità genetica con il diabete. La scoperta, ripresa nei giorni scorsi dalla stampa scientifica internazionale, apre una prospettiva nuova sulla prevenzione, che passa anche dall’ambiente in cui viviamo.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Uno studio su quasi 8.000 adulti cinesi, pubblicato su Life Metabolism, ha misurato il verde intorno alle abitazioni con dati satellitari.
  • Ogni aumento della vegetazione residenziale è stato associato a un rischio di diabete di tipo 2 inferiore fino al 44%.
  • Chi viveva nei quartieri più verdi ha mostrato anche una migliore sensibilità all’insulina.
  • L’effetto protettivo del verde è risultato più forte in chi ha una maggiore predisposizione genetica al diabete.
  • Lo studio è osservazionale: non dimostra un nesso di causa-effetto, ma indica un fattore ambientale da considerare nella prevenzione.

Lo studio: come è stato misurato il verde intorno casa

La ricerca è stata condotta dal gruppo 4C Study Group e pubblicata sulla rivista Life Metabolism. Gli autori hanno seguito 7.861 adulti sopra i 40 anni. Tutti residenti nella contea di Jiashan, nella provincia cinese dello Zhejiang, e senza diabete all’inizio dello studio. Il livello di verde intorno a ogni abitazione è stato calcolato con l’indice NDVI (Normalized Difference Vegetation Index). Il dato arriva da immagini satellitari, aggiornate ogni anno tra il 2011 e il 2016, entro un raggio di 500 metri dalla casa. La diagnosi di diabete non si basava solo sulle dichiarazioni dei partecipanti. Sono stati usati criteri standard come glicemia a digiuno, curva da carico di glucosio ed emoglobina glicata.

Durante l’osservazione, durata quasi quattro anni, sono stati registrati 499 nuovi casi di diabete di tipo 2. I ricercatori hanno tenuto conto di età, sesso, istruzione, fumo, alcol, attività fisica, dieta, peso corporeo, pressione e colesterolo. Anche dopo questi aggiustamenti, ogni aumento di 0,1 punti dell’indice NDVI è risultato associato a un rischio di diabete inferiore del 44%. Chi viveva nel terzo di popolazione con più verde ha mostrato un rischio più basso del 51%, rispetto a chi viveva nel terzo meno verde. Il risultato è stato confermato anche cambiando il raggio di analisi attorno alle abitazioni, da 250 a 1.250 metri.

Il verde residenziale è risultato legato anche a una migliore sensibilità all’insulina, misurata con l’indice HOMA-IR. La relazione con la funzione delle cellule beta del pancreas, che producono insulina, è apparsa meno lineare. Migliora fino a un certo livello di verde, poi si stabilizza. Secondo gli autori, mancavano finora dati prospettici di questo tipo sulle popolazioni cinesi, dove l’urbanizzazione rapida rende il tema particolarmente rilevante per la sanità pubblica.

Perché il verde potrebbe proteggere dal diabete

Lo studio è di tipo osservazionale. Non può quindi dimostrare che aumentare gli spazi verdi prevenga da solo il diabete di tipo 2. I ricercatori indicano però alcuni meccanismi plausibili. Correggere i dati per attività fisica e indice di massa corporea ha cambiato poco l’associazione tra verde e rischio. Tenere conto dell’esposizione variabile allo smog (PM2.5), invece, l’ha resa ancora più forte. Questo suggerisce che la minore esposizione all’inquinamento atmosferico nei quartieri verdi giochi un ruolo importante, forse più della sola possibilità di fare più movimento.

Altri fattori non misurati direttamente nello studio sono comunque coerenti con la letteratura scientifica sugli spazi verdi urbani. Tra questi, la riduzione dello stress cronico, la qualità del sonno e la minore esposizione al rumore. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha analizzato le prove disponibili in Europa su questo tema. Il rapporto collega la presenza di parchi e aree verdi residenziali a una minore mortalità e a un miglior benessere mentale. Segnala anche una riduzione dell’esposizione a inquinanti, rumore e calore eccessivo nelle città, oltre a un ruolo nel favorire la coesione sociale.

Il verde residenziale, in altre parole, agirebbe come un fattore ambientale che si somma alle abitudini quotidiane. Non sarebbe un sostituto di una dieta equilibrata o dell’attività fisica regolare.

Cosa significa per chi ha familiarità con il diabete, anche in Italia

Per un sottogruppo di quasi 5.400 partecipanti, i ricercatori hanno calcolato anche un punteggio di rischio genetico per il diabete. Il punteggio si basa su 89 varianti del DNA individuate in popolazioni dell’Asia orientale. Nei gruppi con rischio genetico medio o alto, chi viveva nei quartieri più verdi ha mostrato un rischio di diabete più basso, rispettivamente del 57% e del 61%. Il confronto è con chi viveva in zone meno verdi, a parità di rischio genetico. Tra le persone con basso rischio genetico, invece, il verde non ha mostrato un effetto significativo. L’interazione statistica tra verde e rischio genetico è comunque risultata significativa.

Questo dato è importante. Suggerisce che l’ambiente residenziale possa contare di più proprio per chi parte da una predisposizione familiare più marcata, un gruppo che in genere si sente meno libero di modificare il proprio destino. In Italia il diabete riguarda oltre 3,5 milioni di persone, circa il 5,9% della popolazione secondo l’Istituto Superiore di Sanità. La prevalenza cresce con l’età ed è più alta al Sud e nelle Isole. Tra le persone con diabete, quasi la metà dichiara una vita sedentaria, contro poco più di un terzo di chi non ha la malattia.

Gli autori suggeriscono di considerare il verde residenziale come parte delle strategie di prevenzione a livello di popolazione, insieme all’urbanistica delle città. Restano necessari studi più lunghi e su popolazioni diverse per confermare i risultati. Nell’attesa, valgono le raccomandazioni di base: una passeggiata quotidiana in un parco, qualche pianta in casa o in ufficio, pause pranzo all’aperto quando possibile.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Lo studio, di tipo osservazionale, mostra un’associazione tra maggiore verde residenziale, misurato con l’indice satellitare NDVI, e un rischio più basso di sviluppare diabete di tipo 2. Il dato arriva da quasi 8.000 adulti cinesi seguiti per circa quattro anni. Non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto.

È un indice calcolato da immagini satellitari che misura la quantità di vegetazione presente in un’area. Nello studio è stato applicato entro un raggio di 500 metri intorno all’abitazione di ogni partecipante.

Sì. L’effetto protettivo è risultato più marcato proprio in chi ha un rischio genetico medio o alto, con una riduzione del rischio fino al 61% nei quartieri più verdi rispetto a quelli meno verdi.

No. Il verde residenziale sembra un fattore protettivo aggiuntivo. La prevenzione del diabete di tipo 2 resta legata soprattutto a un’alimentazione equilibrata, all’attività fisica regolare, a un peso corporeo sano e ai controlli periodici.

Sete eccessiva, bocca secca, bisogno frequente di urinare, stanchezza persistente, ferite che guariscono lentamente, infezioni cutanee ricorrenti e vista offuscata. In presenza di questi segnali è importante parlarne con il proprio medico.

Per approfondire

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Fonti

Il comunicato stampa scientifico sullo studio pubblicato su Life Metabolism. Vai alla fonte

L’approfondimento giornalistico internazionale sullo studio, con il dettaglio dei risultati. Vai alla fonte

Il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui benefici degli spazi verdi urbani per la salute. Vai alla fonte

La scheda della Federazione Internazionale del Diabete su sintomi, fattori di rischio e gestione del diabete di tipo 2. Vai alla fonte

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità sulla diffusione del diabete in Italia. Vai alla fonte

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