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Obesità dopo i 40 anni: cosa cambia con lo studio Lancet

Donna dopo i 40 anni alle prese con aumento di peso e accumulo di grasso addominale

Una vasta ricerca internazionale pubblicata su The Lancet indica che l’obesità dopo i 40 anni comporta oggi un rischio cardiovascolare più contenuto rispetto al passato. Lo hanno scoperto gli epidemiologi dell’Imperial College di Londra, analizzando quasi un milione di persone in sette Paesi. Il merito, spiegano gli autori, è soprattutto dei farmaci per la pressione e per il colesterolo.

di Lavinia Giganti | Giornalista  | Dossier Salute

In breve

  • L’obesità è un eccesso di massa grassa corporea che aumenta il rischio cardiovascolare e metabolico.
  • Lo studio Lancet ha analizzato quasi un milione di persone in sette Paesi dal 1990 al 2024.
  • Negli over 40 con obesità, pressione e colesterolo si sono avvicinati ai valori dei normopeso.
  • Il merito è soprattutto delle statine e degli antipertensivi, usati più spesso da chi ha obesità.
  • Sotto i 40 anni il divario di rischio cardiovascolare resta invece invariato.

Cos’è l’obesità e cosa ha scoperto lo studio pubblicato su The Lancet

L’obesità è una condizione clinica caratterizzata da un eccesso di massa grassa corporea, tale da comportare un rischio concreto per la salute. Non riguarda soltanto l’aspetto estetico. Comporta infatti conseguenze dirette su cuore, arterie, reni e metabolismo. È una delle patologie croniche più diffuse al mondo e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce oggi centinaia di milioni di adulti.

Il nuovo studio su obesità dopo i 40 anni è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet e condotto dal professor Majid Ezzati, insieme al suo gruppo della School of Public Health dell’Imperial College di Londra. I ricercatori hanno esaminato 110 raccolte di dati sanitari, per un totale di quasi un milione di adulti. Il periodo analizzato copre oltre trent’anni, dal 1990 al 2024. I Paesi coinvolti sono sette: Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Thailandia e Finlandia.

L’obiettivo dello studio era confrontare due parametri: la pressione arteriosa e il colesterolo non-HDL, la componente definita “cattiva” perché legata alla formazione di placche nelle arterie. Il confronto ha riguardato persone con peso normale, sovrappeso e obesità. Negli anni Novanta, chi aveva obesità presentava valori nettamente più alti di entrambi i parametri rispetto alle persone normopeso. Con il passare del tempo, però, questo divario si è ridotto in modo significativo in gran parte dei Paesi analizzati. Le uniche eccezioni sono Taiwan e Thailandia, dove la convergenza è stata meno marcata rispetto agli altri contesti.

Il cambiamento più evidente riguarda le persone tra 60 e 79 anni. In Inghilterra e negli Stati Uniti, gli anziani con obesità severa mostravano, alla fine del periodo osservato, valori di pressione e di colesterolo simili o persino più bassi rispetto ai coetanei normopeso. Un risultato che ribalta, almeno in parte, l’idea diffusa secondo cui l’obesità comporti sempre e comunque un rischio cardiovascolare nettamente superiore.

Perché il rischio si riduce: il ruolo dei farmaci per pressione e colesterolo

Le statine sono farmaci che abbassano il colesterolo LDL, la frazione più legata alla formazione di placche nelle arterie. Gli antipertensivi, invece, riducono la pressione del sangue e il carico di lavoro del cuore. Secondo lo studio sull’obesità dopo i 40 anni, l’uso più diffuso di queste due classi di farmaci tra le persone con obesità spiega gran parte della riduzione del rischio cardiovascolare osservata negli over 40.

I dati raccolti dai ricercatori sono espliciti. In Inghilterra e negli Stati Uniti, tra il 70 e il 72% degli uomini anziani con obesità severa assumeva farmaci per il colesterolo nei primi anni Duemilaventi. Tra i coetanei con peso normale, la percentuale scendeva al 40-48%. Una differenza ampia, che riflette probabilmente una maggiore attenzione clinica riservata ai pazienti considerati a rischio più elevato fin dalla mezza età.

Lakshya Jain, dottorando alla School of Public Health dell’Imperial College e coautore dello studio, ha sottolineato che la convergenza osservata è dovuta in gran parte alle statine e ad altri farmaci ampiamente accessibili per ridurre il rischio cardiovascolare. Si tratta, ha aggiunto, di un successo di sanità pubblica da non sottovalutare, proprio mentre stanno arrivando i nuovi farmaci per la perdita di peso. Il ricercatore ha invitato a non perdere di vista questo risultato positivo, che riguarda in particolare le persone più anziane con obesità severa.

Sotto i 40 anni, però, il quadro cambia radicalmente. Lo studio non ha rilevato lo stesso avvicinamento tra i valori di chi ha obesità e chi ha un peso normale in questa fascia d’età. La ragione più probabile è che i più giovani ricevono raramente farmaci per la pressione o per il colesterolo. Questo accade indipendentemente dal loro peso corporeo, perché il rischio cardiovascolare percepito in giovane età resta generalmente basso agli occhi dei medici di famiglia.

Cosa cambia per chi convive con l’obesità e quali cautele restano

Il rischio cardiovascolare non è l’unico aspetto legato all’obesità dopo i 40 anni. Restano infatti invariati altri pericoli per la salute legati all’eccesso di peso. Tra questi figurano il diabete di tipo 2, le malattie renali croniche, la steatosi epatica e alcuni tipi di tumore, come quelli dell’endometrio e del colon.

Gli autori dello studio invitano quindi a non interpretare i risultati come un via libera generale sull’obesità. Ysé d’Ailhaud de Brisis, ricercatrice del gruppo dell’Imperial College, ha spiegato che i rischi cardiovascolari restano più alti negli adulti under 40 con obesità rispetto ai coetanei normopeso. Per questo motivo raccomanda controlli precoci e screening regolari. Consiglia inoltre, quando indicato dal medico curante, un trattamento farmacologico mirato già in giovane età. Lo scopo è prevenire complicanze cardiovascolari a lungo termine legate al peso corporeo in eccesso.

Un altro elemento riguarda i limiti dello studio riconosciuti dagli stessi autori. L’analisi ha incluso soltanto Paesi ad alto reddito, dove l’accesso a statine e antipertensivi è generalmente ampio. I risultati potrebbero quindi non essere applicabili a contesti dove l’accesso a questi farmaci resta più limitato, come segnalano gli autori stessi nella pubblicazione. Inoltre i ricercatori non hanno potuto valutare l’effetto delle diverse dosi di farmaco, un dato che richiederebbe l’accesso alle prescrizioni mediche individuali di ciascun partecipante allo studio.

Per chi convive con l’obesità dopo i 40 anni, il messaggio principale resta quindi duplice. Da un lato, i progressi nella cura di pressione e colesterolo hanno ridotto concretamente un rischio importante per il cuore. Dall’altro, la gestione del peso corporeo rimane centrale per prevenire le altre complicanze metaboliche e oncologiche legate all’eccesso di massa grassa. Il prossimo passo della ricerca, secondo gli autori, sarà valutare come si inseriranno in questo quadro i nuovi farmaci per la perdita di peso, sempre più diffusi anche in Italia. Solo il tempo dirà se accompagneranno o sostituiranno il ruolo finora svolto da statine e antipertensivi.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo

Domande frequenti (FAQ)

Significa che, secondo lo studio Lancet, pressione e colesterolo delle persone con obesità over 40 si sono avvicinati ai valori dei normopeso, soprattutto grazie ai farmaci.

Lo studio ha analizzato quasi un milione di adulti in sette Paesi, tra cui Inghilterra, Stati Uniti e Giappone, dal 1990 al 2024.

Sì. Restano invariati i rischi legati a diabete di tipo 2, malattie renali, steatosi epatica e alcuni tumori, indipendentemente dall’età.

Perché i più giovani con obesità ricevono più raramente farmaci per pressione e colesterolo, anche quando ne avrebbero bisogno.

Suggeriscono controlli regolari e, quando indicato dal medico, una valutazione precoce del rischio cardiovascolare, soprattutto per gli adulti under 40.

Per approfondire

Il farmaco sperimentale retatrutide ha raggiunto il 28,3% di perdita di peso nel trial TRIUMPH-1, un record per i farmaci anti-obesità. Leggi l’articolo

Il cardiologo Luigi Gianturco spiega come l’obesità influisca silenziosamente sulla salute cardiovascolare. Leggi l’articolo

Un approfondimento sui meccanismi che legano l’eccesso di peso corporeo al rischio di malattie cardiovascolari. Leggi l’articolo

Fonti

Studio originale sulla convergenza dei valori metabolici tra obesità e peso normale in sette Paesi industrializzati. Leggi l’articolo

Comunicato ufficiale dell’Imperial College di Londra con dichiarazioni degli autori e dettagli metodologici dello studio. Leggi l’articolo

Rapporto della Lancet Commission sulla nuova definizione clinica di obesità, diagnosi e cura. Leggi l’articolo

Approfondimento su tumori, obesità e proposta di studio sui farmaci dimagranti per la prevenzione oncologica. Leggi l’articolo

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