Postura, Diaframma e Cervicalgia: quale correlazione

l'esperto risponde

Dott. Beretta, cosa si intende con il termine “Postura”?

Il termine postura in questi ultimi tempi è diventata una parola di uso comune; essa indica un modo di essere e di vivere, un atteggiamento, un modo di stare in piedi, di camminare, di respirare.

Essa è il frutto di un insieme di esperienze, traumi, dolori, ipocinesie, ipercinesie, tensioni, stress, che si è andata strutturando ed adattando giorno dopo giorno fino a farci assumere l’aspetto che abbiamo oggi. Per questo ciascuno di noi ha una propria postura specifica, che è il risultato del nostro vissuto e di tutte le nostre esperienze.

In questo lungo processo, grande attore protagonista è il diaframma, muscolo principale della respirazione, situato fra torace e addome, a forma di grande cupola asimmetrica essendo costituito da tessuto muscolare, è soggetto alle stesse leggi di qualsiasi altro muscolo. Nel corso del tempo a causa di stress, tensioni prolungate, un’attività fisica inadeguata, ansie ed angosce, anche il diaframma diventa “retratto” e può quindi diventare responsabile di dolore (algie).

 

Perché e come avviene la retrazione del diaframma?

 Ciò avviene perchè ogni muscolo è capace, nelle sue funzioni quotidiane, unicamente di contrarsi e decontrarsi. Cioè non è assolutamente in grado di “riallungarsi”, di riportarsi in modo autonomo nella posizione originale, se non per mezzo del muscolo antagonista.

Quando un muscolo è rimasto troppo a lungo contratto, come ad esempio un braccio ingessato o una parte del corpo immobilizzata per una frattura, passa alla condizione di “retratto”, cioè definitivamente accorciato, per cui non riuscirà più a “riallungarsi” per mezzo del muscolo antagonista, ma solo ed unicamente con particolari tecniche specifiche

A questa legge non sfugge neppure il diaframma; se le sue fibre sono diventate retratte, significa che i suoi estremi si sono dovuti ravvicinare, così che ne risulterà inevitabilmente anche una modificazione delle sue funzioni. La cupola si ritroverà più bassa e tesa rispetto alla posizione ideale e la sua capacità ventilatoria verrà inevitabilmente modificata; quindi la sua funzione risulterà compromessa e il torace stesso potrà deformarsi.

Come e cosa può influenzare un diaframma retratto?

Per rispondere a questa domanda vanno fatte tre considerazioni fondameltali:

  1. Un diaframma teso e retratto, oltre al fatto primario di perdere una parte della sua “corsa”, comprimerà costantemente lo stomaco, andando a disturbare le sue funzioni. Un punto limite per tale disturbo potrebbe essere l’ernia iatale creando compressioni su tutto l’apparato digerente.
  2. Anche il sistema linfatico ne risentirà negativamente, mancando di quella compressione e depressione sulla cisterna di Piquè.
  3. Il diaframma, essendo intimamente connesso al cuore attraverso il legamento freno-pericardico, quando è teso traziona tale legamento più in basso del dovuto, creando sgradevoli sensazioni nella zona cardiaca (disagi e dolori).

Come un diaframma retratto può modificare la postura?

Il diaframma, inserendosi con i suoi potenti pilastri sulla colonna vertebrale lombare, può trazionarla, comprimerla, accentuare la lordosi lombare e, se le tensioni tra i pilastri non risultassero omogenee, arrivare a creare anche una scoliosi alterando così l’intero assetto del corpo.

Come con un diaframma retratto si può soffrire di cervicalgia?

 Una scarsa funzione del diaframma, che significa in primo luogo scarsa respirazione, obbligherà i muscoli respiratori accessori del collo e delle spalle ad agire al posto del diaframma stesso.

Questo sovraccarico di lavoro e di tensione per i muscoli accessori, che in realtà è previsto solo in particolari casi (corsa, sforzo fisico, etc.), provocherà inevitabilmente la compressione e lo schiacciamento di tutto il tratto cervicale con seri problemi alle spalle ed al collo quali: cervicalgie, protrusioni, cervicobrachialgie, spalle dolorose, epicondiliti.

Risulta con evidenza, quindi, come una corretta respirazione sia davvero fondamentale per godere di buona salute.

Cosa bisogna fare in caso di diaframma alterato?

Quando ci si trova di fronte ad un diaframma alterato bisogna trattarlo in modo particolare, ricorrendo, se necessario, a manovre specifiche, che devono venir eseguite in postura corretta. Il metodo da me utilizzato è “l’allungamento muscolare globale decompensato metodo Raggi®” con Pancafit®” per agire su tutto il corpo ed evitare che il problema si sposti da una parte all’altra, senza giungere ad una soluzione.

Dott. Paolo Beretta