Un nuovo studio internazionale ha scoperto come alcune cellule dei tumori del rene e del fegato riescono a resistere ai farmaci oncologici. Il segreto è un cambiamento nel loro metabolismo interno. La ricerca, coordinata da un team italo-danese, è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications. Al centro della scoperta c’è la perdita di una proteina chiamata AKR1A1, che rende le cellule tumorali più resistenti alle terapie. Questo stesso adattamento crea però una dipendenza che può diventare un punto debole da colpire con nuovi farmaci.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Uno studio internazionale coordinato da Giuseppe Filomeni, dell’Università di Roma Tor Vergata e del Danish Cancer Institute di Copenaghen, ha individuato un meccanismo di resistenza ai farmaci nei tumori del rene e del fegato.
- Al centro della scoperta c’è la perdita della proteina AKR1A1, che altera il metabolismo delle cellule tumorali.
- Il cambiamento metabolico porta all’accumulo di metilgliossale, una molecola che aiuta le cellule tumorali a sopravvivere allo stress e a resistere ai farmaci.
- Lo stesso adattamento crea una nuova vulnerabilità: le cellule diventano dipendenti dal sistema che neutralizza il metilgliossale.
- Bloccare questo sistema in laboratorio ha reso di nuovo sensibili ai farmaci le cellule tumorali resistenti, aprendo la strada a terapie combinate future.
Come le cellule tumorali imparano a resistere ai farmaci
Uno dei problemi più difficili nella cura dei tumori è la capacità delle cellule malate di adattarsi ai farmaci. Un trattamento può funzionare all’inizio, poi alcune cellule sopravvivono. Con il tempo diventano sempre più difficili da eliminare. Succede spesso nel tumore del rene e in quello del fegato. Sono due patologie che oggi dispongono di terapie mirate. Troppo spesso, però, queste terapie smettono di funzionare dopo mesi o anni. Capire come nasce questa resistenza è quindi una priorità per oncologi e ricercatori di tutto il mondo.
Un team di ricerca internazionale ha individuato uno dei meccanismi alla base di questo fenomeno. Lo studio è coordinato da Giuseppe Filomeni, docente di Biochimica all’Università di Roma Tor Vergata. Filomeni è anche direttore di ricerca al Danish Cancer Institute di Copenaghen. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications. Tra i principali autori figura Chiara Pecorari, laureata in Biologia a Tor Vergata. Pecorari ha condotto parte del lavoro proprio a Copenaghen, dove ha conseguito il dottorato. Al centro della scoperta c’è la perdita di una proteina chiamata AKR1A1. Questa perdita riguarda le cellule di tumore del rene e del fegato. L’evento cambia radicalmente il modo in cui queste cellule producono energia.
Quando le cellule tumorali perdono questa proteina, devono trovare vie metaboliche alternative per sopravvivere. Questo cambiamento non è privo di conseguenze, spiegano i ricercatori. Altera l’equilibrio chimico interno della cellula. Apre così la strada a una serie di effetti a catena. Paradossalmente, questi effetti possono aiutare il tumore a resistere ai farmaci. Ma possono anche renderlo più vulnerabile. Per questo la scoperta rappresenta un passo avanti importante nella comprensione della biologia del cancro.
Metilgliossale: un’arma a doppio taglio per le cellule tumorali
Uno degli effetti principali della perdita di AKR1A1 è l’accumulo di metilgliossale. Si tratta di una molecola altamente reattiva prodotta naturalmente dal metabolismo degli zuccheri. In piccole quantità il metilgliossale viene normalmente smaltito senza problemi. Nelle cellule di tumore del rene e del fegato analizzate dai ricercatori la situazione cambia. La sua concentrazione aumenta in modo significativo. Questo accumulo rafforza i meccanismi di risposta allo stress della cellula. Le cellule diventano così più efficaci nel proteggersi dai danni causati dalle terapie oncologiche.
È qui che la scoperta diventa interessante dal punto di vista terapeutico. Lo stesso adattamento che aiuta la cellula tumorale a sopravvivere ha infatti un costo. In quantità elevate il metilgliossale è tossico anche per le cellule tumorali stesse. Per questo motivo le cellule diventano fortemente dipendenti dal sistema che neutralizza questa molecola. È come se il tumore si legasse a un’unica via di salvezza per resistere ai farmaci. Se quella via viene bloccata, l’intero sistema di difesa rischia di collassare.
Gli esperimenti condotti dal gruppo di Filomeni hanno confermato questa ipotesi. I ricercatori hanno interferito con i sistemi che neutralizzano il metilgliossale. Le cellule tumorali resistenti sono tornate sensibili ai farmaci normalmente usati per trattarle. L’effetto è stato osservato sia nei modelli derivati da tumori umani sia nei modelli preclinici di laboratorio. Un risultato che rafforza l’ipotesi di poter colpire selettivamente le cellule diventate resistenti.
Cosa significa per i pazienti: dalla ricerca di laboratorio alle terapie future
I risultati pubblicati su Nature Communications non significano che una nuova cura sia già disponibile. Lo sottolineano gli stessi autori dello studio. Per ora si tratta di una scoperta di base, da validare con ulteriori ricerche cliniche. Sarà necessario capire quali tipi di tumore del rene e del fegato possano beneficiarne di più. Lo stesso vale per l’individuazione dei pazienti più adatti a un futuro trattamento di questo tipo.
Lo studio indica comunque una possibile strada per nuove terapie combinate. I farmaci antitumorali già in uso potrebbero essere affiancati da nuovi composti. Questi composti colpirebbero proprio la dipendenza metabolica sviluppata dalle cellule resistenti. Un approccio così, se confermato dagli studi clinici, avrebbe un vantaggio concreto. Permetterebbe di prolungare l’efficacia delle terapie esistenti. Eviterebbe di doverle sostituire del tutto quando il tumore smette di rispondere.
La ricerca si inserisce in un filone di studi sempre più attivo. Riguarda il metabolismo delle cellule tumorali come possibile bersaglio terapeutico. Tumore del rene e tumore del fegato restano tra le neoplasie più complesse da trattare. Lo sono soprattutto quando la malattia si presenta in fase avanzata o metastatica. Ogni nuova pista sulla resistenza ai farmaci rappresenta quindi un tassello importante. Oggi questi pazienti hanno ancora poche alternative terapeutiche disponibili. Per questo la comunità scientifica guarda con interesse ai prossimi sviluppi di questa linea di ricerca.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
AKR1A1 è una proteina coinvolta nel metabolismo cellulare. Quando le cellule di tumore del rene e del fegato la perdono, cambiano il modo in cui producono energia: un adattamento che può renderle più resistenti ai farmaci oncologici.
Il metilgliossale è una molecola reattiva prodotta naturalmente dal metabolismo degli zuccheri. Nelle cellule tumorali analizzate dallo studio il suo accumulo rafforza le difese contro lo stress, ma in quantità elevate diventa tossico anche per il tumore stesso.
No. Lo studio descrive un meccanismo osservato in laboratorio, non una terapia pronta per i pazienti. Saranno necessarie ulteriori ricerche cliniche per capire come e su chi applicarla.
La ricerca è stata coordinata da Giuseppe Filomeni, dell’Università di Roma Tor Vergata e del Danish Cancer Institute di Copenaghen, con Chiara Pecorari tra le principali autrici.
Lo studio si è concentrato sul tumore del rene e sul tumore del fegato, due neoplasie in cui la resistenza alle terapie rappresenta una delle principali sfide cliniche.
Articoli correlati
Un altro fronte della ricerca sul tumore del rene riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale per stimare il rischio prima dell’intervento chirurgico. Leggi l’articolo
Uno studio su 350mila persone ha analizzato il legame tra alcune abitudini quotidiane e la salute del fegato, inclusa la prevenzione dei tumori. Leggi l’articolo
Anche nel melanoma i ricercatori hanno scoperto un meccanismo che aiuta le cellule tumorali a sfuggire alle terapie, un tema al centro di molti studi oncologici attuali. Leggi l’articolo
Fonti
Il lancio dell’agenzia Adnkronos Salute sullo studio internazionale coordinato da Giuseppe Filomeni, ripreso da numerose testate italiane. Leggi la fonte
Un’altra testata che ha ripreso il lancio Adnkronos Salute sullo studio, con i dettagli sul meccanismo scoperto dai ricercatori. Leggi la fonte
Ulteriore ripresa della notizia da parte della stampa locale italiana, a conferma della rilevanza dello studio. Leggi la fonte
Una rassegna scientifica peer-reviewed sul ruolo del metilgliossale e del sistema glyoxalasi nella tossicità cellulare e nella resistenza terapeutica dei tumori. Leggi lo studio





