Bere caffè ogni giorno potrebbe proteggere il fegato più di quanto si pensasse. Lo suggerisce uno studio su quasi 355mila persone della UK Biobank. La ricerca, condotta dal Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, è pubblicata sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology. I ricercatori hanno seguito i partecipanti per una media di 13 anni, incrociando dati clinici, risonanze magnetiche e analisi del sangue. Il dato più interessante è che i benefici emergono anche con il caffè decaffeinato: segno che non è solo la caffeina a fare la differenza.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Lo studio ha coinvolto 354.957 adulti della UK Biobank, seguiti per una media di 13 anni.
- Chi beve più caffè presenta un rischio più basso di cirrosi, tumore al fegato e mortalità per malattie epatiche.
- Con 5 o più tazze al giorno il rischio di cirrosi scende del 32% e quello di tumore epatico del 47%.
- I benefici si osservano sia con il caffè normale sia con quello decaffeinato.
- È uno studio osservazionale: non dimostra un rapporto di causa-effetto e va inserito in uno stile di vita sano.
Lo studio: quasi 355mila persone seguite per 13 anni
I ricercatori del Cedars-Sinai Health Sciences University hanno analizzato i dati di 354.957 partecipanti della UK Biobank. Nessuno di loro aveva cirrosi o tumore del fegato all’inizio dello studio. Per un periodo mediano di 13 anni, attraverso le cartelle cliniche, hanno tracciato le nuove diagnosi di cirrosi e tumore epatico. Hanno registrato anche i decessi legati a malattie del fegato. Ai partecipanti era stato chiesto quanto caffè bevessero abitualmente, distinguendo tra caffè con caffeina e decaffeinato. Veniva chiesto anche se aggiungessero zucchero o dolcificanti.
Dal confronto con chi non beveva caffè è emersa una chiara relazione dose-risposta. Chi ne beveva una o due tazze al giorno aveva un rischio di cirrosi inferiore del 20%. Il rischio di tumore epatico era inferiore del 24% e quello di morte per cause epatiche del 31%. Con tre o quattro tazze al giorno i benefici si rafforzavano ulteriormente. Chi beveva cinque o più tazze al giorno registrava una riduzione del 32% per la cirrosi. Per il tumore del fegato la riduzione arrivava al 47%, per la mortalità epatica al 42%.
Secondo l’epatologo Hyunseok Kim, autore principale dello studio, questa ricerca si distingue dalle precedenti. Gli studi passati sul legame tra caffè e fegato erano spesso più piccoli. Molti si concentravano su un solo aspetto del problema. Qui i ricercatori hanno seguito centinaia di migliaia di persone per oltre un decennio. Hanno incrociato gli esiti clinici con risonanze magnetiche e analisi del sangue. Questo approccio combinato, secondo gli autori, aiuta a spiegare i meccanismi biologici dietro l’associazione tra caffè e fegato più sano.
Cosa succede nel fegato: risonanze e analisi del sangue
Lo studio non si è fermato ai soli dati clinici. Su un sottogruppo di quasi 29mila partecipanti sottoposti a risonanza magnetica, chi beveva più caffè mostrava una minore quantità di grasso nel fegato. Aveva anche un accumulo più basso di ferro e livelli inferiori di fibrosi e infiammazione epatica. Sono tutti indicatori che i medici usano per valutare la salute di questo organo.
I ricercatori hanno analizzato circa 2.900 proteine circolanti nel sangue di oltre 44mila partecipanti. Chi beveva più caffè presentava livelli più alti di proteine associate a una buona funzionalità epatica. Aveva invece livelli più bassi di proteine legate a infiammazione e cicatrizzazione del tessuto. Secondo gli autori, questo profilo biologico rafforza un’ipotesi precisa. Il legame tra caffè e salute del fegato non dipenderebbe solo da abitudini di vita più sane, ma coinvolgerebbe meccanismi biologici specifici.
Un altro dato rilevante riguarda il tipo di caffè. Le associazioni protettive sono risultate simili sia per il caffè con caffeina sia per quello decaffeinato. Questo suggerisce che la caffeina non sia l’unica responsabile dei benefici osservati. Altri composti naturalmente presenti nel caffè, come gli antiossidanti, potrebbero avere un ruolo importante. Tra questi rientrano l’acido clorogenico, l’acido caffeico e l’acido ferulico. Sono sostanze note per la loro capacità di ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione nell’organismo.
Quanto caffè bere, e per chi è sconsigliato
Gli autori dello studio sono stati chiari su un punto. I risultati non vanno letti come un invito a iniziare a bere caffè solo per proteggere il fegato. Il consumo moderato può essere mantenuto da chi già lo beve e lo tollera bene. Resta comunque un’abitudine da affiancare, non da sostituire, alle strategie di prevenzione già note. Mantenere un peso corporeo sano e limitare l’alcol restano le basi della prevenzione. Anche l’attività fisica regolare e il controllo di glicemia, pressione e colesterolo sono fondamentali.
Va inoltre ricordato che il caffè non è indicato per tutti. Le persone con ipertensione non controllata dovrebbero prestare attenzione. Lo stesso vale per chi soffre di alcuni disturbi del ritmo cardiaco, ansia grave o insonnia: meglio parlare prima con il proprio medico. Anche l’aggiunta di zucchero o dolcificanti merita qualche attenzione in più. Nello studio i benefici si mantenevano anche in questo gruppo di persone. È stato però osservato un lieve aumento di un indicatore di infiammazione epatica.
Infine, si tratta di uno studio osservazionale. Dimostra un’associazione, non un rapporto di causa-effetto diretto. I prossimi passi della ricerca, secondo gli autori, saranno diversi. Il primo sarà identificare quali composti specifici del caffè siano responsabili di questi effetti protettivi. L’obiettivo è capire meglio chi possa trarne il maggiore beneficio.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Nello studio i benefici comparivano già con una o due tazze al giorno, mentre l’effetto più forte si osservava tra le tre e le quattro tazze quotidiane. I ricercatori non consigliano comunque di aumentare il consumo solo per questo motivo.
Sì. Nello studio le associazioni protettive erano simili per caffè con caffeina e decaffeinato, un segnale che anche altri composti del caffè, oltre alla caffeina, potrebbero contribuire ai benefici osservati.
No. Gli autori dello studio sottolineano che il caffè può affiancare, ma non sostituire, le strategie di prevenzione già note: peso corporeo sano, attività fisica regolare, consumo limitato di alcol e controllo di glicemia, pressione e colesterolo.
Le persone con ipertensione non controllata, alcuni disturbi del ritmo cardiaco, ansia grave o insonnia dovrebbero parlare con il proprio medico prima di aumentare il consumo di caffè, per l’effetto della caffeina su questi disturbi.
Non in senso stretto. Si tratta di uno studio osservazionale, che dimostra un’associazione tra consumo di caffè e minor rischio di malattie epatiche, ma non può stabilire un rapporto di causa-effetto diretto.
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