Dossier Salute

Tumore della vescica non muscolo-invasivo: l’87% sopravvive a 5 anni con il nuovo trattamento

Tumore della vescica

di Lavinia Giganti | Giornalista  | redazione DossierSalute

Quasi 9 pazienti su 10 sono vivi cinque anni dopo la diagnosi. È il risultato dello studio internazionale POTOMAC, presentato al Congresso ASCO 2026 di Chicago, che segna un salto importante nella cura del tumore della vescica non muscolo-invasivo. Una forma che colpisce ogni anno circa 29.000 italiani e per cui, fino a oggi, non si registravano progressi terapeutici significativi da oltre un decennio.

 

IN SINTESI

• Il tumore della vescica non muscolo-invasivo è una forma tumorale che non ha ancora invaso la parete muscolare della vescica: circa il 70% delle diagnosi di cancro alla vescica riguarda questo stadio.

• Lo studio POTOMAC ha testato l’aggiunta di durvalumab (farmaco immunoterapico) alla terapia standard con BCG.

• L’87,6% dei pazienti trattati con la terapia combinata è vivo a 5 anni dalla diagnosi.

• Il trattamento non ha compromesso in modo significativo la qualità di vita dei pazienti.

• Ogni anno in Italia sono stimati circa 29.100 nuovi casi di tumore della vescica; il 70% viene scoperto in forma non muscolo-invasiva.

Cosa succede nel corpo quando compare questo tumore

Immaginate la vescica come una sacca con pareti a strati: c’è uno strato interno molto delicato, fatto di cellule che a contatto con l’urina si espandono e si contraggono, e poi, andando verso l’esterno, uno strato muscolare che dà forza e struttura all’organo. Quando si parla di tumore “non muscolo-invasivo”, si intende che la malattia è ancora confinata allo strato superficiale interno: non ha attraversato il muscolo, non si è diffusa ad altri organi. È una distinzione fondamentale, perché cambia tutto: le possibilità di cura, le terapie disponibili, le prospettive di vita.

In Italia ogni anno quasi 29.000 persone ricevono una diagnosi di tumore alla vescica. È il quarto tumore più frequente negli uomini, molto più raro nelle donne . anche se nelle donne spesso viene diagnosticato in ritardo, perché il sintomo principale, la presenza di sangue nelle urine, viene erroneamente attribuito ad altre cause. Il 70% circa dei casi viene scoperto proprio in questa fase iniziale, quella non muscolo-invasiva: una notizia che può sembrare rassicurante, ma che non va sottovalutata. Senza trattamento adeguato, la malattia può tornare . si chiama recidiva . oppure progredire verso stadi più avanzati e difficili da trattare.

Il principale fattore di rischio è il fumo di sigaretta, che secondo i dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) è responsabile di circa la metà dei casi. Il fumo veicola sostanze cancerogene che, filtrate dal rene e accumulate nell’urina, restano a lungo a contatto con la parete interna della vescica. Altri fattori di rischio includono l’esposizione professionale ad alcune sostanze chimiche (nelle industrie della gomma, dei coloranti, dei metalli) e alcune malattie croniche della vescica.

Come funziona la cura attuale e cos’ha dimostrato lo studio POTOMAC

La terapia standard prevede due passaggi. Il primo è un intervento chirurgico chiamato TURBT . resezione transuretrale della vescica . che consiste nel rimuovere il tumore attraverso l’uretra, senza aprire l’addome: si tratta di una procedura minimamente invasiva, spesso eseguita in day surgery, che non lascia cicatrici esterne. Il secondo passaggio è una serie di instillazioni intravescicali di BCG, cioè il Bacillus Calmette-Guérin. Questo batterio indebolito . lo stesso usato nel vaccino antitubercolare . viene iniettato direttamente in vescica dopo l’intervento e “attiva” le difese immunitarie locali contro le eventuali cellule tumorali rimaste. È una terapia consolidata, usata da decenni, ma con un limite importante: molti pazienti vanno incontro a recidiva, e in alcuni casi la malattia progredisce verso stadi che richiedono la rimozione dell’intera vescica . la cistectomia, un intervento che cambia radicalmente la vita della persona.

Qui entra in scena lo studio POTOMAC, presentato al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO 2026) a Chicago. I ricercatori hanno aggiunto alla terapia standard con BCG un farmaco immunoterapico di nuova generazione chiamato durvalumab . un anticorpo monoclonale che appartiene alla famiglia degli “inibitori del checkpoint immunitario”. In parole semplici: molti tumori sviluppano un sistema per nascondersi al sistema immunitario, come se indossassero un mantello dell’invisibilità. Durvalumab rimuove questo mantello, permettendo alle cellule difensive del corpo di vedere il tumore e attaccarlo.

I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori. L’87,6% dei pazienti trattati con la terapia combinata (BCG + durvalumab) era ancora in vita a cinque anni dalla diagnosi. Più della metà aveva raggiunto contemporaneamente un controllo ottimale della malattia e una buona qualità di vita. La fatigue . la stanchezza cronica legata all’immunoterapia . è stata il principale effetto collaterale segnalato, ma senza compromettere in modo rilevante le attività quotidiane. «Da oltre 10 anni non vi erano evidenti progressi per questi pazienti», ha commentato Patrizia Giannatempo, oncologa della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Questo studio rappresenta un punto di svolta concreto.»

Cosa significa per chi ha questa diagnosi oggi e cosa fare

Se avete ricevuto una diagnosi di tumore della vescica non muscolo-invasivo in questo periodo, la prima cosa da sapere è che questo nuovo trattamento non è ancora disponibile nella pratica clinica italiana: deve completare l’iter di approvazione presso l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e successivamente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Un percorso che richiede normalmente alcuni anni. Tuttavia, è possibile che durvalumab sia già accessibile nell’ambito di studi clinici aperti: il vostro oncologo urologo è il riferimento per verificarlo.

Nel frattempo, è importante sapere che la terapia standard con BCG . se seguita correttamente e con i controlli periodici previsti . offre già buone possibilità di controllo della malattia. Le visite di follow-up con cistoscopia (una piccola telecamera che visualizza l’interno della vescica) sono fondamentali: non è raro che pazienti che si sentono bene saltino i controlli, ma il tumore alla vescica ha un’alta tendenza a recidivare, spesso in modo silenzioso. I controlli regolari sono la migliore difesa.

Un consiglio per chi fuma: smettere di fumare dopo la diagnosi riduce significativamente il rischio di recidiva. Non è mai troppo tardi. E per chi non ha ancora avuto sintomi ma rientra nelle categorie a rischio (fumatori over 50, ex lavoratori in settori chimici o gomma), l’ematuria . anche una sola volta, anche senza dolore . deve spingere immediatamente a fare una visita urologica. Non aspettate.

 

 

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

FAQ

È un tumore che colpisce lo strato interno della vescica senza aver ancora penetrato il muscolo sottostante. Rappresenta circa il 70% di tutte le diagnosi di cancro alla vescica. Ha prognosi migliore rispetto ai tumori muscolo-invasivi, ma richiede trattamento e controlli regolari perché tende a recidivare.

Il BCG (Bacillus Calmette-Guérin) è lo stesso batterio indebolito usato nel vaccino contro la tubercolosi. Instillato in vescica dopo la chirurgia, stimola le difese immunitarie locali ad attaccare le cellule tumorali residue, riducendo il rischio di recidiva. Non è un chemioterapico e non entra in circolo.

No. È un farmaco immunoterapico . un anticorpo monoclonale . che non attacca direttamente le cellule tumorali ma “riattiva” il sistema immunitario del paziente, rimuovendo il meccanismo che il tumore usa per nascondersi. Ha un profilo di effetti collaterali diverso dalla chemioterapia: i più comuni sono stanchezza e reazioni immunologiche, non nausea o caduta dei capelli.

No. I risultati sono stati presentati al congresso ASCO 2026 come dati di fase 3. Prima della prescrizione nella pratica clinica è necessaria l’autorizzazione dell’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali) e poi dell’AIFA. Questo iter richiede normalmente 2–3 anni, ma è possibile accedere al farmaco attraverso studi clinici aperti: chiedete al vostro oncologo urologo.

Sì. La presenza di sangue nelle urine (ematuria) . anche una sola volta, anche indolore . è il principale segnale d’allarme del tumore alla vescica. Deve sempre essere segnalata al medico immediatamente e non attribuita ad altre cause senza una valutazione urologica. Nelle donne viene spesso sottovalutata o confusa con cause ginecologiche: non aspettate.

Per approfondire

Fonti

Da anni la scienza osserva una relazione chiara: l’esercizio fisico e il cancro sono collegati da un meccanismo biologico preciso.  https://www.dossiersalute.com/lesercizio-fisico-combatte-il-cancro-ecco-perche-la-scienza-ora-lo-conferma/

Il cancro al seno è una delle neoplasie più comuni nelle donne a livello mondiale e rappresenta una delle principali cause di morte per tumore.  https://www.dossiersalute.com/limportanza-dellesercizio-fisico-per-ridurre-il-rischio-di-cancro-al-seno-2/

Il cancro del colon-retto è una delle forme di tumore più comuni e rappresenta una delle cause più frequenti di decesso.  https://www.dossiersalute.com/quali-sono-i-segnali-dallarme-per-patologie-come-il-cancro-del-colon-retto-2/

Fumare è la principale causa prevenibile di cancro al polmone, responsabile di circa l’85% dei casi diagnosticati.  https://www.dossiersalute.com/fumare-meno-sigarette-diminuisce-il-rischio-di-cancro-al-polmone/

Studio POTOMAC (Fase III) . ASCO Annual Meeting 2026, Chicago, 29 maggio–2 giugno 2026 . meetings.asco.org . abstract ufficiale dello studio POTOMAC

 Tumore della vescica . informazioni per i pazienti, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano . istitutotumori.mi.it . centro oncologico di riferimento nazionale

Scheda tecnica durvalumab (Imfinzi) . Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) . ema.europa.eu . scheda EMA ufficiale di durvalumab

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