di Lavinia Giganti | Giornalista | redazione DossierSalute
Non tutti i cervelli con autismo si assomigliano – e non si tratta di una differenza di grado o di gravità. Ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Rovereto, in collaborazione con il Child Mind Institute di New York e l’Università di Trento, hanno dimostrato per la prima volta che esistono almeno due sottotipi biologici distinti di autismo, identificabili analizzando le connessioni tra aree diverse del cervello. La scoperta, basata su oltre 1.900 scansioni cerebrali, potrebbe cambiare profondamente il modo in cui si diagnostica e si tratta questo disturbo.
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IN SINTESI • Il disturbo dello spettro autistico (DSA) interessa circa 1 bambino su 36 nel mondo (dati CDC) e 1 su 77 in Italia secondo l’ISS. • Lo studio ha analizzato le scansioni cerebrali di 940 ragazzi con autismo e di oltre 1.000 bambini neurotipici, più 20 modelli animali. • I due sottotipi biologici hanno “firme cerebrali” diverse, legate a meccanismi molecolari distinti. • La scoperta apre la strada a diagnosi più precise e, in futuro, a terapie personalizzate per ciascun sottotipo. • Per le famiglie non cambiano ancora i trattamenti disponibili oggi, ma la ricerca fa un passo concreto verso la medicina di precisione nell’autismo. |
Cos’è l’autismo e perché il termine “spettro” è fondamentale capirlo
Quando si parla di autismo, la parola “spettro” fa una differenza enorme. Non si tratta di una malattia unica con una sola manifestazione, ma di una costellazione molto ampia di condizioni diverse che hanno in comune alcune caratteristiche: differenze nel modo di comunicare e interagire socialmente, interessi molto specifici e intensi, e a volte pattern di comportamento ripetitivi. Un bambino con autismo può avere un quoziente intellettivo nella norma o molto alto e vivere in modo completamente autonomo da adulto. Un altro può avere bisogno di supporto intensivo per tutta la vita. Sono entrambi “nello spettro”, ma le loro esperienze e i loro bisogni sono profondamente diversi.
In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità stima una prevalenza di circa 1 caso ogni 77 bambini. Nel mondo, il dato più recente dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani parla di 1 su 36. La diagnosi arriva in media tra i 3 e i 5 anni, ma può essere ritardata – soprattutto nelle bambine, in cui l’autismo si manifesta spesso con caratteristiche diverse da quelle classicamente riconosciute nei maschi. La diagnosi è ancora oggi esclusivamente clinica: si basa sull’osservazione del comportamento, su test standardizzati e su colloqui approfonditi con la famiglia. Non esiste un esame del sangue o una radiografia che la confermi.
Questa eterogeneità – la grandissima varietà di come l’autismo si manifesta – è anche la principale ragione per cui è così difficile sviluppare terapie che funzionino per tutti. Un approccio che aiuta molto un bambino può non avere alcun effetto su un altro con la stessa diagnosi. I ricercatori di tutto il mondo cercano da anni marcatori biologici affidabili – qualcosa che si possa misurare oggettivamente – per uscire da questa impasse. Ed è esattamente qui che si inserisce la scoperta dell’IIT.
Come è stato condotto lo studio e cosa ha trovato
I ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Rovereto, guidati dal team che collabora con il Child Mind Institute di New York, hanno utilizzato una tecnica chiamata risonanza magnetica funzionale – fMRI. Non è la risonanza che si usa per guardare le ossa o i tessuti, ma una variante che misura, in tempo reale, i flussi di sangue nelle diverse aree del cervello: dove arriva più sangue, c’è più attività. Così è possibile “vedere” non solo com’è fatto il cervello, ma come funziona – quali aree si attivano insieme, quali comunicano tra loro, quali rimangono silenziose.
Su 940 bambini e giovani adulti con diagnosi di autismo, confrontati con oltre 1.000 individui senza autismo (i cosiddetti “neurotipici”), è emerso qualcosa di inatteso: i partecipanti con autismo non formano un gruppo omogeneo. Si dividono nettamente in due sottogruppi distinti, in base ai loro pattern di connettività cerebrale – cioè in base a quante e quali connessioni esistono tra le diverse aree del cervello. Un sottogruppo ha un numero ridotto di connessioni, l’altro ne ha di più rispetto alla media neurotipica, ma organizzate diversamente. In parallelo, analizzando 20 modelli animali di autismo, i ricercatori hanno trovato che ciascuno dei due pattern cerebrali corrisponde a meccanismi molecolari diversi – processi biochimici diversi che avvengono all’interno delle cellule nervose.
Perché è importante? Perché significa che “autismo” non è una sola condizione biologica, ma almeno due, con origini diverse. E se le origini sono diverse, probabilmente risponderanno anche in modo diverso alle terapie. Al progetto ha contribuito anche GEMMA (Genome, Environment, Microbiome and Metabolome in Autism), un progetto europeo coordinato dalla Fondazione EBRIS di Salerno, che ha identificato i primi potenziali biomarcatori biologici dell’autismo su oltre 21.000 campioni analizzati da 344 famiglie.
Cosa cambia per le famiglie e per il futuro della ricerca
Per una famiglia con un figlio con diagnosi di autismo, questa notizia non cambia nulla nell’immediato: i trattamenti disponibili oggi restano gli stessi di ieri. Non ci sono nuove terapie pronte, non esistono esami nuovi da fare. Ma il valore di questa scoperta sta nel medio-lungo termine: sapere che esistono almeno due sottotipi biologici distinti è il punto di partenza per smettere di trattare “l’autismo in generale” e cominciare a sviluppare interventi mirati, come avviene già in oncologia con i tumori. Si chiama medicina di precisione, e l’autismo ne aveva urgente bisogno.
Il passo successivo, spiegano i ricercatori, è sviluppare strumenti diagnostici accessibili – possibilmente non invasivi e non costosi – che permettano di identificare il sottotipo di appartenza sin dalla diagnosi. Se si riuscirà a capire quale dei due profili cerebrali ha un bambino, i clinici potranno scegliere l’intervento terapeutico più adatto fin dall’inizio, invece di procedere per tentativi. È un obiettivo realistico, anche se ancora lontano dalla pratica clinica quotidiana. Per ora, la scoperta italiana è un passo avanti concreto, solido e pubblicato su una rivista scientifica di altissimo livello internazionale.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
FAQ
È una condizione del neurosviluppo che riguarda il modo in cui il cervello si sviluppa e funziona, con differenze nel comportamento sociale, nella comunicazione e nei pattern di interessi. “Spettro” indica che si manifesta in forme molto diverse: dalla persona autonoma a chi ha bisogno di supporto intensivo per tutta la vita.
Indica che esistono gruppi distinti di persone con autismo che hanno caratteristiche biologiche misurabili diverse – in questo caso pattern diversi di connessione tra aree del cervello. Non sono identificabili dalla sola osservazione del comportamento. Trovare sottotipi biologici è il primo passo verso terapie personalizzate.
No, non nell’immediato. Si tratta di ricerca che identifica differenze biologiche, non che introduce nuovi trattamenti clinici. Il valore è di medio-lungo termine: guidare lo sviluppo di interventi più mirati e personalizzati.
In Italia i riferimenti principali sono la Fondazione Autism Italia, le associazioni locali affiliate a FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e il sito ISS. A livello europeo, Autism Europe coordina le associazioni nazionali.
In Italia i riferimenti principali sono la Fondazione Autism Italia, le associazioni locali affiliate a FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e il sito ISS. A livello europeo, Autism Europe coordina le associazioni nazionali.
Per approfondire
Fonti
Oggi, 2 aprile 2025, celebriamo la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, un’occasione fondamentale per promuovere la conoscenza e sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi dello spettro autistico. https://www.dossiersalute.com/giornata-mondiale-della-consapevolezza-sullautismo-comprensione-storia-e-prospettive-dei-disturbi-dello-spettro-autistico/
I disturbi dello spettro autistico chiamati più semplicemente anche solo autismo, rappresentano una condizione eterogenea e possono manifestarsi in modo diverso tra le persone e in diverse fasi della vita di ciascuno. https://www.dossiersalute.com/autismo-e-problemi-visivi-nei-bambini-sintomi-stimming-visivo-e-riabilitazione-ortottica/
La correlazione tra vaccini e autismo è una delle questioni più discusse e controverse della medicina moderna. https://www.dossiersalute.com/i-vaccini-provocano-lautismo-sfatiamo-un-mito/
Studio sulla connettività cerebrale nell’autismo – IIT Rovereto, Child Mind Institute New York, Università di Trento, maggio 2026 – iit.it – Istituto Italiano di Tecnologia, sito istituzionale
Progetto europeo GEMMA (Genome, Environment, Microbiome and Metabolome in Autism) – Fondazione EBRIS, aprile 2026 – gemma-project.eu – sito ufficiale del progetto GEMMA
Disturbo dello spettro autistico – Istituto Superiore di Sanità (ISS) – iss.it – scheda ISS sull’autismo, aggiornata
Community Report on Autism 2023 – Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – cdc.gov – dati epidemiologici CDC, rete ADDM
Autismo, individuati due sottotipi distinti in base alla connettività cerebrale – InSalute News, maggio 2026 – insalutenews.it – approfondimento per pazienti e famiglie





