Dossier Salute

Runner’s high: lo studio che misura gli endocannabinoidi durante maratone e ultramaratone

Ricercatori raccolgono campioni biologici e monitorano alcuni atleti durante una maratona in montagna.

Un nuovo studio tedesco ha misurato per la prima volta, chilometro dopo chilometro, cosa succede nel sangue di chi corre una maratona o un’ultramaratona fino a 230 chilometri. La scoperta è che il corpo produce sempre più sostanze simili alla cannabis, chiamate endocannabinoidi, man mano che la corsa prosegue, e che questi livelli restano alti anche dopo il traguardo. È la ricostruzione più dettagliata mai realizzata del cosiddetto «runner’s high», l’euforia che molti runner raccontano di provare nelle corse più lunghe. Ma i ricercatori hanno scoperto anche un paradosso sorprendente: avere più endocannabinoidi nel sangue non garantisce affatto di sentirsi più euforici.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Un team dell’Università di Duisburg-Essen, in Germania, ha misurato per la prima volta in dettaglio gli endocannabinoidi nel sangue durante un’intera maratona e durante un’ultramaratona fino a 230 km.
  • L’anandamide, la sostanza principale coinvolta, aumenta in modo progressivo durante la corsa e resta elevata per almeno 45 minuti dopo il traguardo.
  • Camminare per lo stesso tempo impiegato a correre non produce lo stesso effetto: l’aumento osservato è nettamente più debole rispetto alla corsa.
  • Nello studio sull’ultramaratona, solo 12 atleti su 36 hanno riferito di aver provato davvero il «runner’s high», nonostante l’aumento delle sostanze nel sangue.
  • La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica BMC Medicine, dimostra che più endocannabinoidi non equivalgono automaticamente a più euforia.

Cosa sono gli endocannabinoidi e cosa c’entrano con la corsa

Gli endocannabinoidi sono molecole che il corpo produce da sé e che agiscono sugli stessi recettori attivati dai composti della cannabis, come il THC. Non derivano dalla pianta e non hanno nulla a che vedere con l’assunzione di droghe: sono sostanze naturali, prodotte quotidianamente dal nostro organismo, coinvolte nella regolazione del dolore, dello stress, dell’umore, dell’uso di energia e del recupero muscolare. Le due più studiate sono l’anandamide (AEA), il cui nome deriva dal sanscrito ananda, che significa beatitudine, e il 2-arachidonoilglicerolo (2-AG), legato soprattutto ai processi infiammatori e al recupero dei tessuti.

Per decenni il merito dell’euforia post-corsa è stato attribuito alle endorfine. Oggi si sa che queste ultime attraversano con difficoltà la barriera che separa il sangue dal cervello, e per questo la comunità scientifica guarda sempre più agli endocannabinoidi come possibile spiegazione del fenomeno. Lo stesso gruppo di ricerca tedesco, guidato dal professor Johannes Fuß, aveva già mostrato nel 2015 che gli effetti ansiolitici e antidolorifici della corsa dipendono dai recettori dei cannabinoidi, e nel 2021 aveva osservato che il runner’s high compare anche quando l’azione delle endorfine viene bloccata farmacologicamente, mentre i livelli di endocannabinoidi continuano comunque a salire.

Lo studio: dalla maratona di Essen ai 230 km dell’ultramaratona

La maratona intorno al lago Baldeney

La prima parte della ricerca ha coinvolto 19 runner esperti, che hanno corso una maratona intorno al lago Baldeney, a Essen. I ricercatori hanno prelevato campioni di sangue prima della partenza, dopo 14 e 28 chilometri, al traguardo e ancora dopo 45 minuti di recupero. Ai partecipanti è stato chiesto di evitare caffeina e nicotina e di non allenarsi nelle 24 ore precedenti; le prove sono state programmate nel weekend, quando i livelli di cortisolo sono più bassi. Uno o due mesi dopo, le stesse persone hanno percorso lo stesso tragitto camminando, impiegando lo stesso tempo che avevano usato per correrlo, così da confrontare corsa e camminata a parità di durata.

Durante la maratona l’anandamide è aumentata in modo progressivo, restando elevata anche 45 minuti dopo l’arrivo; il 2-AG è salito più tardi, nella seconda parte del percorso. Entrambi gli aumenti sono risultati molto più marcati nella corsa che nella camminata. Chi correva ha riferito più euforia e meno ansia rispetto a chi camminava, ma anche più dolore dopo il ventottesimo chilometro. Nonostante questo, solo 3 dei 19 maratoneti hanno dichiarato di aver provato un vero runner’s high durante la gara.

La prova estrema: la TorTour de Ruhr

La seconda parte dello studio ha seguito 36 atleti impegnati nella TorTour de Ruhr del 2024, su distanze di 100, 160 o 230 chilometri, con prelievi di sangue prima e dopo la gara. Anche in questo caso anandamide e 2-AG sono aumentati rispetto ai valori di partenza, ma non sempre in proporzione alla distanza: in alcuni casi i livelli registrati dopo la sola maratona sono risultati più alti di quelli osservati dopo le ultramaratone più lunghe.

Più sostanze non sempre significano più euforia: cosa resta da capire

Il paradosso dell’ultramaratona

Il dato più sorprendente riguarda proprio l’ultramaratona: l’ansia degli atleti è diminuita dopo la gara, ma la sensazione di euforia non è cambiata in modo significativo, mentre il dolore percepito è aumentato in modo sostanziale con l’aumentare della distanza. Solo 12 dei 36 partecipanti hanno riferito di aver provato il runner’s high, mentre 19 hanno detto di non averlo sperimentato affatto. Ai partecipanti, però, non era stata fornita una definizione precisa e condivisa di che cosa fosse esattamente questa sensazione, un limite che rende più difficile interpretare con certezza le risposte raccolte.

Gli autori sottolineano inoltre alcuni limiti importanti: le sostanze sono state misurate nel sangue e non direttamente nel cervello, quindi lo studio non può dimostrare un rapporto di causa-effetto tra gli endocannabinoidi e le sensazioni provate. I gruppi analizzati erano piccoli, e fattori come sonno, alimentazione e livello di stress dei singoli partecipanti non sono stati controllati fino in fondo. Il team, guidato dallo psichiatra Michael Siebers insieme al professor Fuß, ha annunciato nuove ricerche per capire con maggiore precisione quale ruolo giochino davvero questi messaggeri chimici nell’euforia, nella riduzione dell’ansia e nella percezione del dolore durante la corsa.

Cosa significa per chi corre tutti i giorni

Per chi corre abitualmente, il messaggio pratico è che il runner’s high resta un’esperienza soggettiva e tutt’altro che garantita, anche per chi affronta distanze estreme come le ultramaratone. Non va quindi considerato una sorta di premio automatico che arriva semplicemente allenandosi di più o correndo più a lungo: la chimica del corpo cambia in modo misurabile, ma il modo in cui questi cambiamenti si traducono in un’emozione resta, almeno per ora, in gran parte da scoprire.

 

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

È la sensazione di euforia, calma e minore percezione del dolore che alcuni corridori descrivono durante le corse più lunghe. Per anni è stata attribuita alle endorfine, ma oggi gli studi indicano un ruolo più importante degli endocannabinoidi, sostanze naturali prodotte dal corpo.

Agiscono sugli stessi recettori del corpo attivati dal THC, ma sono molecole completamente naturali prodotte dall’organismo: non derivano dalla pianta di cannabis e non comportano gli stessi rischi legati al suo consumo.

Secondo lo studio, l’anandamide comincia ad aumentare già nei primi chilometri, ma la sensazione soggettiva di euforia resta rara: solo 3 maratoneti su 19 e 12 ultramaratoneti su 36 hanno riferito di averla provata davvero.

I ricercatori ipotizzano che la fatica estrema e il dolore prolungato possano attenuare o mascherare la sensazione di euforia, anche quando i livelli di endocannabinoidi nel sangue restano elevati.

No. Gli endocannabinoidi non producono un effetto psicoattivo paragonabile a quello della cannabis, e lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto diretto tra queste sostanze e le emozioni provate durante la corsa.

Articoli correlati

Un approfondimento su quando il dolore durante l’attività fisica è normale e quando invece è un campanello d’allarme da non ignorare. Leggi l’articolo

Un altro studio tedesco che analizza il ruolo del sistema degli endocannabinoidi, questa volta nel trattamento degli incubi legati al disturbo da stress post-traumatico. Leggi l’articolo

Una guida per riconoscere i segnali di ansia e stress e affrontarli con un approccio integrato, dall’attività fisica al supporto professionale. Leggi l’articolo

Fonti

Il resoconto completo dello studio, con l’intervista all’autore principale Michael Siebers. Leggi la fonte

Il comunicato stampa dell’università tedesca che ha condotto la ricerca, con le dichiarazioni dei ricercatori. Leggi la fonte

Un approfondimento sui dettagli metodologici dello studio, incluse le condizioni sperimentali dei due gruppi di atleti. Leggi la fonte

La scheda bibliografica dello studio originale, pubblicato sulla rivista scientifica BMC Medicine. Leggi la fonte

Richiedi informazioni o contatta il Medico

Compilando e inviando il modulo ecconsenti al trattamento dei tuoi dati personali ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Telegram

LA MAPPA DELLA SALUTE