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Cannabis medica contro gli incubi da PTSD: lo studio tedesco su dronabinol

Uomo monitorato durante il sonno in uno studio sul dronabinol per gli incubi associati al PTSD.

Un farmaco già usato contro il dolore cronico potrebbe cambiare le cose per chi soffre di PTSD. Gli incubi ricorrenti sono uno dei sintomi più devastanti di questo disturbo. Uno studio randomizzato condotto alla Charité di Berlino ha testato il dronabinol, una forma di THC ricavata dalla cannabis. La sperimentazione ha coinvolto oltre 170 pazienti con disturbo da stress post-traumatico. Dopo dieci settimane, più di un paziente su tre ha smesso completamente di avere incubi.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Un team della Charité di Berlino ha testato il dronabinol, una forma di THC, contro gli incubi legati al PTSD.
  • Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, ha coinvolto 171 pazienti trattati per dieci settimane con dronabinol o placebo.
  • Oltre un paziente su tre trattato con dronabinol ha smesso completamente di avere incubi.
  • Un ulteriore 21% dei pazienti ha visto il disturbo dimezzarsi rispetto al gruppo placebo.
  • Gli effetti collaterali sono stati lievi o moderati, senza segni di dipendenza al termine del trattamento.

Perché gli incubi da PTSD sono così difficili da curare

Il disturbo da stress post-traumatico può svilupparsi dopo eventi come incidenti gravi, violenze o esperienze di guerra. Uno dei sintomi più logoranti è il ritorno notturno del trauma sotto forma di incubi vividi e ricorrenti. Chi ne soffre rivive la scena come se stesse accadendo di nuovo. Spesso si risveglia in preda al panico, nel cuore della notte. Questo meccanismo produce una privazione di sonno cronica. In molti casi, si sviluppa anche una vera paura di addormentarsi.

Le terapie oggi disponibili offrono solo un sollievo parziale. Antidepressivi e farmaci per la pressione alta, come la prazosina, vengono talvolta usati per attenuare gli incubi legati al trauma. La loro efficacia resta però limitata e incostante da paziente a paziente. In Germania, come in molti altri paesi, non esiste ancora un farmaco approvato specificamente per questo sintomo. È in questo vuoto terapeutico che si inserisce la ricerca guidata dal professor Stefan Röpke, psichiatra della Charité specializzato in disturbi legati al trauma.

Gli incubi da trauma non riguardano solo i reduci di guerra. Possono colpire anche chi ha subito un incidente stradale, un’aggressione o una calamità naturale. Si stima che una parte consistente delle persone con PTSD conviva con incubi ricorrenti per anni. Per queste persone, andare a dormire diventa un momento di ansia anticipatoria, non di riposo. Anche chi ha già intrapreso un percorso di psicoterapia può continuare a soffrirne. Per questo la ricerca di una terapia farmacologica mirata è considerata prioritaria dagli specialisti.

Lo studio tedesco: come è stato condotto e cosa ha scoperto

La sperimentazione ha coinvolto 171 persone con PTSD e incubi frequenti e gravi. I pazienti sono stati seguiti in diversi centri tedeschi, tra cui la Charité di Berlino, l’ospedale di Amburgo-Eppendorf e l’istituto di salute mentale di Mannheim. Per dieci settimane, ogni sera prima di dormire, metà dei partecipanti ha assunto gocce di dronabinol. L’altra metà ha ricevuto un placebo dal sapore identico, aromatizzato alla cannabis. Né i pazienti né il personale sanitario sapevano chi stesse ricevendo il farmaco vero. È il cosiddetto disegno in doppio cieco, lo standard più rigoroso per testare un trattamento.

I risultati sono stati misurati su una scala da zero a otto punti. Il carico di incubi si è ridotto in media di 3,7 punti nel gruppo dronabinol. Nel gruppo placebo, invece, la riduzione media è stata di 2,2 punti. Per i pazienti, la differenza è stata chiaramente percepibile. Più di un terzo di chi ha assunto il farmaco non ha più avuto alcun incubo dopo dieci settimane. Un ulteriore 21% ha visto il disturbo ridursi almeno della metà. Circa cinque pazienti su sei nel gruppo dronabinol hanno riferito un netto miglioramento generale del proprio stato di salute.

Secondo Röpke, la spiegazione potrebbe risiedere nel sistema endocannabinoide. Questo sistema regola il sonno, lo stress e l’elaborazione dei ricordi emotivi. Durante il sonno REM, il cervello elabora le esperienze vissute della giornata. In questa fase, il THC sembrerebbe ridurre l’attività onirica. Di conseguenza, attenuerebbe anche la risposta di stress legata al trauma notturno.

Effetti collaterali, limiti dello studio e cosa aspettarsi ora

Sul fronte della sicurezza, i ricercatori non hanno registrato effetti collaterali gravi. Gli effetti più frequenti nel gruppo dronabinol sono stati lievi o moderati. Tra questi: vertigini, mal di testa e aumento dell’appetito. Al termine delle dieci settimane non sono emersi segni di dipendenza. Nessun paziente ha manifestato sintomi da sospensione dopo aver interrotto le gocce serali. Il vuoto terapeutico riguarda in particolare i veterani di guerra e i sopravvissuti a violenze gravi. Per queste persone, un trattamento mirato contro gli incubi potrebbe fare una differenza concreta nella qualità della vita quotidiana.

Lo studio ha comunque dei limiti importanti da considerare. Il dronabinol si è dimostrato efficace in modo specifico sugli incubi e sulla qualità del sonno. Non ha invece mostrato un miglioramento chiaro della gravità complessiva del PTSD. Lo stesso vale per la depressione, che spesso accompagna questo disturbo. Serviranno studi più lunghi per capire se il beneficio si mantiene nel tempo. Bisognerà anche verificare se i pazienti sviluppano tolleranza al farmaco con l’uso prolungato.

Anche in Italia esistono farmaci a base di cannabis, incluso il dronabinol. Sono prescrivibili in casi specifici e sotto stretto controllo medico. Questi risultati, però, non vanno letti come un invito all’automedicazione. L’uso di THC per gli incubi da trauma resta, per ora, un trattamento sperimentale. Va valutato solo con uno specialista, all’interno di un percorso terapeutico strutturato per il PTSD.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Il dronabinol è un farmaco a base di THC ricavato direttamente dalla pianta di cannabis, disponibile su prescrizione medica. A differenza della cannabis ricreativa, il dosaggio è standardizzato e controllato, e viene assunto sotto forma di gocce in un contesto clinico.

Sì, in Italia il dronabinol rientra tra i farmaci a base di cannabis prescrivibili per specifiche condizioni cliniche. Il suo utilizzo per gli incubi da PTSD, tuttavia, non è ancora una terapia approvata in modo specifico e resta sperimentale.

Nello studio, i pazienti hanno assunto il farmaco ogni sera per dieci settimane. Non è ancora chiaro se il beneficio si mantenga dopo la sospensione o se serva un trattamento continuativo: sono necessari studi più lunghi per rispondere a questa domanda.

Nel corso dello studio non sono stati osservati segni di dipendenza né sintomi da astinenza dopo l’interruzione del trattamento. Gli effetti collaterali più comuni sono stati lievi, come vertigini, mal di testa e aumento dell’appetito.

No. Il dronabinol ha agito in modo specifico sugli incubi, ma non ha migliorato in modo dimostrabile la gravità complessiva del PTSD o la depressione associata. Resta quindi un possibile complemento, non un sostituto, dei percorsi di psicoterapia.

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Fonti

Il comunicato stampa ufficiale della Charité sullo studio e sui suoi risultati. Leggi la fonte

Lo studio scientifico originale, pubblicato sulla rivista Nature Medicine. Leggi la fonte

Un approfondimento in inglese sui risultati dello studio e sul suo significato clinico. Leggi la fonte

Il comunicato scientifico internazionale sullo studio, distribuito da EurekAlert. Leggi la fonte

Un articolo di approfondimento sullo studio e sulle sue implicazioni per i pazienti con PTSD. Leggi la fonte

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