Dossier Salute

Microbiota intestinale: cibo ultra-processato e additivi dietro le malattie croniche, lo studio del Gemelli

Ricercatrice pesa un campione alimentare, con snack ultra-processati sul banco e immagini del microbiota intestinale sul monitor.

Il cibo ultra-processato e i suoi additivi industriali non forniscono solo calorie vuote: possono alterare silenziosamente il microbiota intestinale, l’ecosistema di trilioni di microrganismi che protegge la nostra salute. Lo sostengono tre generazioni di gastroenterologi del Policlinico Gemelli di Roma, in uno studio pubblicato su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. Per gli autori, la disgregazione del microbiota può anticipare di anni, o persino decenni, la comparsa di diabete, malattie cardiovascolari e tumori. Le malattie croniche uccidono 43 milioni di persone ogni anno nel mondo, e le regole attuali sugli additivi non misurano ancora questo rischio. La notizia, ripresa da diverse testate italiane, riaccende il dibattito su emulsionanti e conservanti nei cibi confezionati.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Uno studio pubblicato su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology accusa il cibo ultra-processato e i suoi additivi di alterare il microbiota intestinale.
  • La ricerca è firmata da Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini, del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica di Roma.
  • Il microbiota alterato innescherebbe una “metainfiammazione” silenziosa, rilevabile anni prima della diagnosi di una malattia cronica.
  • Emulsionanti, dolcificanti, conservanti e coloranti sono stati approvati da EFSA e FDA senza valutarne l’impatto sull’ecosistema intestinale.
  • Gli autori propongono cinque riforme, tra cui una tassa sugli additivi con documentato potenziale disbiotico.

Il microbiota come specchio anticipatore delle malattie croniche

Il microbiota intestinale è l’ecosistema di circa 38mila miliardi di microrganismi che convive con il nostro corpo fin dalla nascita. Secondo la ricerca del Policlinico Gemelli, pubblicata a fine agosto 2026, questo ecosistema non si limita a essere associato alle malattie croniche: le anticipa. Gli autori parlano di metainfiammazione, uno stato infiammatorio di basso grado che gli esami del sangue standard non riescono a rilevare.

Questo processo silenzioso erode progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso, anni prima che compaiano i sintomi clinici. “Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti”, ha spiegato Antonio Gasbarrini, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli. Per gli autori, questo apre la strada a una medicina anticipatoria: non aspettare la malattia, ma intercettarla prima che si sviluppi.

Quando un paziente riceve una diagnosi di diabete, infarto o tumore, il danno biologico sottostante era spesso già in corso da tempo. È qui che si inserisce, secondo i ricercatori, la possibilità di usare il microbiota come strumento diagnostico precoce, e non solo come fattore associato alla malattia già conclamata.

Su scala globale, le malattie non trasmissibili come le cardiovascolari, i tumori, il diabete e le patologie respiratorie croniche causano oggi 43 milioni di morti l’anno, pari a tre morti su quattro nel mondo, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per gli autori dello studio, comprendere il ruolo del microbiota in questo bilancio significa poter intervenire prima, con costi sanitari e sociali molto più contenuti.

Additivi industriali: cosa sappiamo (e cosa no) sulla sicurezza per l’intestino

Gli alimenti ultra-processati rappresentano già più della metà delle calorie quotidiane in molti Paesi occidentali. Secondo lo studio, non danneggerebbero la salute solo per il loro contenuto di zuccheri, sale e grassi. Il problema riguarderebbe anche gli additivi industriali: emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti, capaci di alterare la composizione del microbiota attraverso meccanismi molecolari oggi documentati dalla ricerca scientifica.

Il paradosso denunciato dagli autori è di natura regolatoria. Questi additivi sono stati approvati dagli enti di sicurezza alimentare, l’EFSA in Europa e la FDA negli Stati Uniti, senza che venisse mai misurato il loro effetto specifico sull’ecosistema intestinale umano. I protocolli di valutazione, spiegano i ricercatori, sono stati scritti prima che la scienza del microbiota esistesse come disciplina, e da allora non sono stati aggiornati per includere questo tipo di analisi.

“Il loro impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale non è un effetto collaterale trascurabile”, ha dichiarato Gianluca Ianiro, dirigente medico della Fondazione Policlinico Gemelli. Per il ricercatore si tratta di un meccanismo patogenetico primario, cioè una delle cause dirette con cui si sviluppano le malattie croniche, e non un semplice fattore di contorno legato all’alimentazione scorretta.

Va precisato che si tratta di un position paper firmato da un gruppo di specialisti, non di un nuovo trial clinico randomizzato. La pubblicazione riassume e sistematizza evidenze scientifiche già esistenti, invitando la comunità medica e i regolatori a trarne conseguenze operative concrete.

Le cinque proposte degli scienziati per riformare le regole

Lo studio non si limita alla denuncia, ma propone una roadmap in cinque punti per aggiornare le politiche sanitarie e alimentari alla luce della scienza del microbioma. Il primo pilastro riguarda l’educazione: gli autori chiedono di integrare la scienza del microbioma nell’alfabetizzazione nutrizionale, a partire dalle scuole primarie.

Il secondo punto tocca l’agricoltura, con la richiesta di ristrutturare i sussidi per incentivare la produzione di alimenti freschi e minimamente processati. Sul fronte sanitario, i ricercatori propongono di introdurre criteri di protezione del microbioma nell’uso degli antibiotici. Chiedono inoltre di avviare percorsi strutturati per ridurre l’uso prolungato degli inibitori di pompa protonica, farmaci molto diffusi contro il reflusso.

Il quarto pilastro è economico: gli autori suggeriscono una tassa sugli additivi alimentari con documentato potenziale disbiotico, cioè capaci di alterare l’equilibrio del microbiota. Propongono anche il rimborso dei percorsi di prevenzione basati sull’analisi del microbioma. Infine, sul piano della ricerca, chiedono l’istituzione di linee di finanziamento pubblico dedicate, con studi di popolazione a lungo termine.

“Non si può dichiarare sicuro un alimento guardando solo i macronutrienti e ignorando quello che fa all’ecosistema intestinale”, ha sintetizzato Antonio Gasbarrini. Per gli autori, superare la separazione tra regolamentazione nutrizionale e sicurezza alimentare è ormai una priorità di salute pubblica, non solo un tema di ricerca accademica.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

È l’insieme di trilioni di microrganismi, tra cui batteri, virus e funghi, che vive nel nostro intestino e che partecipa a digestione, sistema immunitario e regolazione dell’infiammazione.

È uno stato infiammatorio cronico di basso grado, silenzioso e non rilevabile con gli esami del sangue standard, che secondo lo studio può precedere le malattie croniche anche di decenni.

Lo studio cita in particolare emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti, comuni negli alimenti ultra-processati e già approvati dai regolatori europei e statunitensi.

Gli autori invitano a ridurne il consumo e a privilegiare alimenti freschi e minimamente processati, ma non parlano di eliminazione totale: serve gradualità e consapevolezza nelle scelte quotidiane.

No. Si tratta di un position paper che sistematizza le evidenze scientifiche esistenti e chiede più ricerca dedicata: non è una dimostrazione di causalità diretta tra un singolo additivo e una malattia.

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