Per la prima volta i CDC statunitensi documentano una possibile trasmissione dell’influenza aviaria H5N1 da un gatto domestico a una persona. Lo rivela un’indagine su un focolaio californiano: un veterinario asintomatico e risultato positivo agli anticorpi del virus.
di Lavinia Giganti | Giornalista | redazione DossierSalute
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IN SINTESI • L’influenza aviaria H5N1 è un virus influenzale che colpisce gli uccelli e, di rado, i mammiferi. • I CDC documentano il primo caso di possibile trasmissione da gatto domestico a uomo. • Nel focolaio californiano 139 persone sono state esposte a 19 gatti infetti. • Un veterinario asintomatico è risultato positivo agli anticorpi anti-H5N1. • I gatti si erano infettati consumando latte e carne crudi contaminati. |
Influenza aviaria H5N1: cosa hanno scoperto i CDC
L’influenza aviaria H5N1 è un’influenza ad alta patogenicità che circola soprattutto tra uccelli selvatici e pollame, con sporadici passaggi (spillover) ad altri mammiferi. Per la prima volta, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno documentato una possibile trasmissione del virus da un gatto domestico a un essere umano. La scoperta arriva da uno studio, pubblicato sul Morbidity and Mortality Weekly Report dei CDC, che ha analizzato un focolaio verificatosi nella contea di Los Angeles tra novembre 2024 e gennaio 2025.
L’indagine, condotta dal Dipartimento di Sanità Pubblica della contea insieme ai CDC, ha esaminato 139 persone esposte a 19 gatti infetti. Tra queste, un veterinario asintomatico è risultato positivo agli anticorpi specifici contro il virus, pur avendo avuto un tampone nasofaringeo negativo una settimana dopo l’esposizione. Il virus identificato appartiene al clade 2.3.4.4b, genotipo B3.13, lo stesso diffuso dal 2021 tra uccelli e pollame negli Stati Uniti. Finora la trasmissione da gatto domestico a uomo non era mai stata documentata.
Il dato va inquadrato in un contesto più ampio. Dal 2021 il clade 2.3.4.4b si è diffuso ampiamente tra gli uccelli selvatici e il pollame, con episodi sempre più frequenti di passaggio ai mammiferi, inclusi i bovini da latte. Ogni nuovo ospite rappresenta, per i virologi, un’occasione in cui il virus può adattarsi. Per questo la prima documentazione di un possibile contagio a partire da un animale domestico che vive a stretto contatto con le persone, come il gatto, viene considerata un tassello importante per capire come l’H5N1 si muove tra le specie.
Come avviene il contagio: il ruolo degli alimenti crudi
All’origine dell’infezione nei gatti c’è l’alimentazione cruda. Tutti i 19 felini coinvolti avevano consumato, nelle settimane precedenti, latte crudo, carne cruda o cibo crudo per animali acquistato in negozio; alcuni di questi prodotti sono risultati positivi al virus. Gli animali hanno sviluppato sintomi respiratori, epatici e neurologici gravi e 14 di loro sono morti o sono stati soppressi. Quattordici gatti su 19 erano stati visitati in dieci diverse strutture veterinarie, esponendo numerosi professionisti del settore.
Il caso del veterinario sieropositivo è emerso solo grazie alla sierologia, ossia la ricerca degli anticorpi nel sangue. Su 139 esposti, 25 hanno accettato il test e uno, il veterinario, è risultato positivo agli anticorpi neutralizzanti, a 120 giorni dall’esposizione a un gatto malato. Non aveva usato protezioni per occhi e vie respiratorie, né riferito altri fattori di rischio noti come il contatto con pollame o bovini. Il dato dimostra che la sola sorveglianza con tamponi può non intercettare le infezioni asintomatiche o lievi, rilevabili invece con gli esami del sangue.
Anche il monitoraggio delle persone esposte aiuta a capire la portata reale del fenomeno. Trenta dei 139 contatti, circa il 22 per cento, avevano riferito sintomi simil-influenzali come naso che cola, tosse, mal di gola e affaticamento. I tamponi disponibili, però, non hanno mai rilevato l’H5N1: hanno invece individuato altri virus respiratori, soprattutto l’influenza stagionale. È un quadro che spiega perché distinguere i casi richieda indagini di laboratorio mirate e perché molti contagi possano sfuggire alla sorveglianza ordinaria.
Cosa significa per la salute pubblica e per i cittadini
Lo studio non indica un rischio immediato per la popolazione generale, ma porta tre messaggi di sanità pubblica. Fornisce la prima prova sierologica di una possibile trasmissione di H5N1 da gatto domestico a uomo; mostra i limiti della sola sorveglianza con tamponi; e richiama la necessità di rafforzare il controllo delle infezioni negli studi veterinari, con un uso sistematico dei dispositivi di protezione individuale. La ricostruzione del focolaio ha infatti evidenziato come la scarsa consapevolezza del rischio abbia favorito l’esposizione di molti operatori.
Un elemento di attenzione riguarda la possibile co-infezione tra H5N1 e l’influenza stagionale, circostanza che in teoria potrebbe favorire un riassortimento genetico e l’emergere di nuovi ceppi capaci di trasmettersi più facilmente tra le persone. Per questo i CDC insistono su un approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale, e su una individuazione tempestiva dei casi. È la strategia ritenuta più efficace per ridurre ulteriori trasmissioni e contenere il rischio pandemico.
Per chi convive con animali domestici, la prospettiva concreta è semplice. I CDC raccomandano di non nutrire i gatti con latte o prodotti animali crudi e invitano i veterinari a considerare l’H5N1 nei gatti con malattia respiratoria o neurologica acuta. Informarsi presso il proprio medico veterinario sulle modalità di alimentazione più sicure e seguire gli aggiornamenti delle autorità sanitarie resta il modo migliore per gestire con serenità un rischio che, allo stato attuale, rimane molto contenuto per la popolazione generale
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
FAQ
È un virus influenzale ad alta patogenicità che colpisce soprattutto uccelli selvatici e pollame e, in rari casi, può infettare i mammiferi, incluso l’uomo.
I CDC hanno documentato per la prima volta una possibile trasmissione da gatto domestico a uomo, ma si tratta di un singolo caso e non di una trasmissione diffusa tra persone.
Tutti i 19 gatti avevano consumato latte crudo, carne cruda o cibo crudo per animali; alcuni di questi prodotti sono risultati positivi al virus H5N1.
Lo studio non indica un rischio immediato per la popolazione generale; la principale precauzione segnalata dai CDC è non somministrare ai gatti latte o prodotti animali crudi.
Non nutrire i gatti con alimenti crudi e, per i veterinari, considerare l’H5N1 nei gatti con sintomi respiratori o neurologici e usare dispositivi di protezione individuale.
Per approfondire
Fonti
Negli ultimi mesi l’influenza aviaria è tornata a occupare le prime pagine dei giornali europei. https://www.dossiersalute.com/aviaria-perche-oggi-leuropa-guarda-con-attenzione-al-rischio-salto-di-specie/
A fine maggio 2026 in Italia sono stati segnalati due casi sospetti di Ebola in provincia di Como, in due cooperanti rientrati dall’Uganda, ricoverati all’Ospedale Sacco di Milano. https://www.dossiersalute.com/ebola-in-italia-2026-sintomi-rischi/
Una nave da crociera ferma a Tenerife, passeggeri evacuati con voli speciali, reparti di isolamento pronti in più Paesi e un virus dal nome che molti avevano sentito solo nei manuali di infettivologia: hantavirus. https://www.dossiersalute.com/hantavirus-nave-mv-hondius-andes-virus/
studio originale dei CDC con i dati del focolaio – CDC, MMWR vol. 75 n. 17, 2026. https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/75/wr/mm7517a1.htm
pagina ufficiale dei CDC con aggiornamenti su casi e livello di rischio – CDC, 2026. https://www.cdc.gov/bird-flu/
Analisi divulgativa dello studio CDC – Quotidiano Sanità, 14 maggio 2026. https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/aviaria-h5n1-primo-caso-di-trasmissione-da-gatto-domestico-a-uomo-lo-studio-dei-cdc-veterinario-asintomatico-ma-con-anticorpi/
scheda informativa con epidemiologia globale e rischio – OMS, 2026. https://www.who.int/health-topics/influenza-avian-and-other-zoonotic





