Dossier Salute

Ebola in Italia 2026: cosa sta succedendo davvero, sintomi e rischio reale

Operatore sanitario in dispositivi di protezione in reparto malattie infettive, riferimento per Ebola in Italia 2026

In sintesi: a fine maggio 2026 in Italia sono stati segnalati due casi sospetti di Ebola in provincia di Como, in due cooperanti rientrati dall’Uganda, ricoverati all’Ospedale Sacco di Milano. Il 27 maggio è rientrata anche una chirurga italiana di Medici Senza Frontiere dal Congo, trasferita allo Spallanzani di Roma in quarantena precauzionale. Il Ministero della Salute conferma che non ci sono casi accertati in Italia e che il rischio per la popolazione resta molto basso. L’epidemia in corso in Africa è causata dal virus Bundibugyo, una variante di Ebola per cui non esiste ancora un vaccino approvato.

Cosa è successo in Italia tra fine aprile e fine maggio 2026

Negli ultimi giorni di maggio l’attenzione si è concentrata sulla Lombardia. Due cittadini italiani rientrati dall’Uganda con febbre sono stati trasferiti precauzionalmente all’Ospedale Sacco di Milano, centro nazionale di riferimento per le malattie infettive ad alto rischio. Le autorità sanitarie hanno attivato il protocollo previsto: isolamento dei pazienti, sorveglianza sui familiari, monitoraggio dei contatti.

Pochi giorni dopo, il 27 maggio, è rientrata in Italia una chirurga italiana di Medici Senza Frontiere che operava in un centro sanitario di Bunia, nella provincia di Ituri (Repubblica Democratica del Congo). La professionista era entrata in contatto con pazienti poi risultati positivi al virus. Non presenta sintomi ed è stata accompagnata all’Istituto Spallanzani di Roma per la quarantena di 21 giorni e la sorveglianza attiva.

Il Ministero della Salute ha ribadito in più note ufficiali che il sistema nazionale di preparazione è pienamente operativo e che il rischio per i cittadini italiani rimane molto basso.

Che cos’è il virus Ebola e perché si parla di “variante Bundibugyo”

Il virus Ebola è un virus a RNA della famiglia Filoviridae. Esistono diverse specie del virus, ma tre causano grandi epidemie nell’uomo: il virus Ebola classico (EBOV), il virus del Sudan (SUDV) e il virus Bundibugyo (BDBV).

L’epidemia in corso, partita a maggio 2026 nella zona di Mongbwalu (Congo) e poi estesa all’Uganda, è causata proprio dal virus Bundibugyo. È una variante più rara, identificata per la prima volta nel 2007. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità ha già provocato due epidemie in passato e si presenta con caratteristiche simili alle altre forme di Ebola, ma con un dato critico: per il ceppo Bundibugyo non sono disponibili vaccini approvati né terapie specifiche. Il vaccino rVSV-ZEBOV, efficace contro il ceppo Zaire, non protegge da questa variante.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale”. I casi sospetti hanno superato i 500, con oltre 130 decessi registrati nei Paesi colpiti.

Quali sono i sintomi dell’Ebola

I sintomi dell’Ebola compaiono in genere dopo un periodo di incubazione che va da 2 a 21 giorni dal contagio. La fase iniziale è spesso confondibile con altre malattie infettive, e questo può rallentare la diagnosi.

I primi segni sono:

  • febbre, anche elevata
  • forte stanchezza e debolezza
  • dolori muscolari e articolari
  • mal di testa
  • mal di gola

Con il passare dei giorni la malattia può evolvere con vomito, diarrea, dolori addominali, eruzioni cutanee, insufficienza renale ed epatica. Nelle forme più gravi compaiono emorragie interne ed esterne. Il tasso di mortalità del virus Bundibugyo, secondo i dati storici raccolti da ISS ed ECDC, si colloca tra il 30% e il 50%.

Un punto importante per i cittadini: una persona infetta non è contagiosa prima della comparsa dei sintomi. Questo è un dato chiave per capire perché il rischio in Italia resta basso.

Come si trasmette il virus Ebola (e come non si trasmette)

L’Ebola non si trasmette per via aerea, a differenza di influenza o Covid-19. Il contagio avviene per contatto diretto con:

  • sangue, vomito, feci, urine, saliva, sudore, sperma o altri fluidi corporei di persone infette sintomatiche
  • oggetti o superfici contaminate (aghi, lenzuola, indumenti)
  • corpi di persone decedute (motivo per cui le pratiche funerarie tradizionali nei Paesi africani amplificano il contagio)
  • animali infetti, in particolare pipistrelli della frutta e primati

Non ci si contagia respirando la stessa aria di una persona malata, né camminando per strada accanto a qualcuno. La trasmissione richiede un contatto stretto e prolungato con un soggetto già sintomatico o con i suoi fluidi. È questa la ragione per cui, anche in presenza di casi importati, la diffusione in Paesi con sistemi sanitari avanzati come l’Italia è storicamente contenuta.

Esiste un vaccino o una cura per l’Ebola?

La risposta dipende dal ceppo. Per il virus Ebola Zaire esiste un vaccino approvato (Ervebo, rVSV-ZEBOV) usato in Africa nelle epidemie recenti, con buona efficacia. Per il virus Bundibugyo, responsabile dell’attuale epidemia, non esiste un vaccino approvato né una terapia antivirale specifica validata.

Il trattamento, oggi, è di tipo “di supporto”: reidratazione con liquidi e sali per via orale o endovenosa, controllo della pressione, gestione dei sintomi (vomito, diarrea, infezioni associate). Una terapia di supporto tempestiva, in centri specializzati, aumenta in modo significativo le probabilità di sopravvivenza. Sono in studio anticorpi monoclonali e nuovi vaccini per coprire anche i ceppi non-Zaire.

Perché in Italia il rischio resta basso

L’Italia dispone di una rete di sorveglianza e di centri ospedalieri ad altissimo livello di biocontenimento. I principali sono l’Istituto Spallanzani di Roma (laboratorio nazionale di riferimento) e l’Ospedale Sacco di Milano. Le procedure di triage prevedono che ogni paziente con febbre rientrato negli ultimi 21 giorni da un’area a rischio venga immediatamente valutato secondo i protocolli.

A questo si aggiungono: sorveglianza nei punti di ingresso (aeroporti), tracciamento dei contatti, coordinamento con Istituto Superiore di Sanità, Regioni, ECDC e Commissione europea. È esattamente quello che si è visto in Lombardia nei giorni scorsi: due febbri di rientro hanno fatto scattare subito l’intera macchina, in via precauzionale.

Se vuoi capire nel dettaglio come si stanno organizzando gli ospedali italiani Regione per Regione, leggi anche la nostra guida pratica: Ebola in Italia, come si stanno attivando gli ospedali.

Cosa fare se torni da un Paese a rischio

Se nei 21 giorni precedenti hai soggiornato in un’area con epidemia di Ebola in corso (oggi alcune zone di Congo e Uganda) e sviluppi febbre o sintomi simil-influenzali:

  1. Non recarti in pronto soccorso senza preavviso. Chiama il 1500 (numero del Ministero della Salute) o il tuo medico, segnalando il viaggio recente.
  2. Resta a casa, evita contatti stretti, copri tosse e starnuti.
  3. Segui le indicazioni che riceverai: ti verrà spiegato come essere valutato in sicurezza.

Per chi non rientra da queste aree, non sono necessarie misure particolari oltre alla normale igiene quotidiana.

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

Lavinia Giganti – La redazione 

FAQ

No. A fine maggio 2026 non ci sono casi confermati in Italia. Sono in corso accertamenti su casi sospetti ricoverati in via precauzionale. Il Ministero della Salute valuta il rischio per la popolazione come molto basso.

No. Il virus si trasmette solo per contatto diretto con i fluidi corporei di una persona infetta e già sintomatica, o con superfici contaminate. Non si prende respirando la stessa aria.

No. Il vaccino approvato (Ervebo) protegge solo dal ceppo Zaire. Per la variante Bundibugyo, responsabile dell’attuale epidemia, non esiste ancora un vaccino approvato né un farmaco specifico.

Da 2 a 21 giorni. Durante l’incubazione la persona non è contagiosa: lo diventa solo dopo la comparsa dei primi sintomi (in genere febbre).

Nei due centri nazionali ad alto biocontenimento: Istituto Spallanzani di Roma e Ospedale Sacco di Milano. Esistono inoltre altre strutture regionali di riferimento per le malattie infettive ad alto rischio.

Per approfondire

Fonti

Come e perché l’influenza aviaria potrebbe adattarsi all’uomo secondo i dati scientifici.

Casi in aumento, come si trasmette e quali misure riducono il rischio reale.

Perché questo fungo resistente preoccupa i sistemi sanitari europei.

Una malattia rara ma grave che mostra come piccoli focolai abbiano grande impatto.

Aumento dei casi, coperture vaccinali e ruolo delle fake news.

https://www.salute.gov.it/new/it/scheda-malattia/ebola/ – Pagina ufficiale del Ministero italiano, aggiornata al 22 maggio 2026, con informazioni su trasmissione, sintomi, diagnosi, prevenzione e centri di riferimento in Italia.

https://www.epicentro.iss.it/ebola/ – Portale di epidemiologia dell’ISS dedicato alle malattie infettive, con dossier specifico su Ebola, gestione clinica e aggiornamenti scientifici per operatori e cittadini.

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/e/ebola – Portale di informazione divulgativa dell’Istituto Superiore di Sanità rivolto ai cittadini, con linguaggio accessibile e contenuti verificati.

https://www.who.int/health-topics/ebola – Sezione dedicata di WHO con dati globali, bollettini epidemici aggiornati, raccomandazioni per viaggiatori e dossier sui diversi ceppi del virus.

.

https://www.ecdc.europa.eu/en/ebola-virus-disease – Agenzia europea che pubblica valutazioni del rischio per l’UE/SEE, aggiornamenti settimanali sulle epidemie in corso e linee guida per gli Stati membri.

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