Dossier Salute

Fumo passivo: nel mondo un terzo della popolazione esposto, 767 milioni sono bambini

Fumo di sigaretta entra dal balcone in una stanza con zaino, giocattoli e disegni appartenenti a un bambino.

Un nuovo studio pubblicato su The Lancet Public Health quantifica per la prima volta l’esposizione mondiale al fumo passivo. Nel 2023 sono state colpite 2,71 miliardi di persone, quasi un terzo della popolazione globale, tra cui 767 milioni di bambini sotto i 15 anni. L’esposizione ha contribuito a 1,66 milioni di decessi e alla perdita di 44,8 milioni di anni di vita in buona salute in un solo anno. Nonostante i progressi in alcuni Paesi, il 70% della popolazione mondiale non è ancora protetto da leggi antifumo complete.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Nel 2023, 2,71 miliardi di persone nel mondo sono state esposte al fumo passivo: quasi un terzo della popolazione globale. Lo rivela il Global Burden of Disease 2023, pubblicato su The Lancet Public Health.
  • Tra gli esposti figurano 767 milioni di bambini sotto i 15 anni e circa 1,49 miliardi di donne.
  • L’esposizione ha contribuito a 1,66 milioni di decessi e alla perdita di 44,8 milioni di anni di vita in buona salute nel solo 2023.
  • La cardiopatia ischemica è la principale causa di malattia legata al fumo passivo in tutte le età, mentre nei bambini prevalgono le infezioni respiratorie basse.
  • Circa il 70% della popolazione mondiale non è ancora protetto da leggi antifumo complete. La copertura è comunque salita dal 3% del 2007 al 33% del 2024.

Uno studio su 204 Paesi: i numeri del fumo passivo nel 2023

I nuovi dati arrivano dal progetto Global Burden of Disease (GBD) 2023. Lo coordina l’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, con ricercatori di Stati Uniti, Canada, Nigeria e Giappone. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista The Lancet Public Health. Ha analizzato l’esposizione al fumo passivo e il suo impatto sulla salute in 204 Paesi e territori, dal 1990 al 2023. Si tratta della fotografia più completa realizzata finora su questo fenomeno, pensata per orientare le politiche sanitarie dei prossimi anni.

Secondo le stime, nel 2023 circa 2,71 miliardi di persone sono state esposte al fumo passivo. Tra loro ci sono 767 milioni di bambini sotto i 15 anni e 1,49 miliardi di donne. Questa esposizione avrebbe contribuito a 1,66 milioni di morti in un solo anno. Ha causato anche la perdita di 44,8 milioni di anni di vita in buona salute. I ricercatori segnalano che la prevalenza standardizzata per età è diminuita del 22% a livello globale tra il 1990 e il 2023. A causa della crescita demografica, però, il numero assoluto di persone coinvolte è rimasto stabile. Il dato conferma il fumo passivo come uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute pubblica a livello mondiale.

Gli effetti sulla salute, dai bambini agli adulti

Chi non fuma inala soprattutto il cosiddetto sidestream smoke, il fumo che si sprigiona dalla combustione della sigaretta senza passare attraverso un filtro. A differenza del fumo inalato direttamente dal fumatore, questo fumo laterale contiene concentrazioni più elevate, per unità, di sostanze tossiche e cancerogene. È per questo che anche chi non ha mai fumato può subire danni seri semplicemente stando vicino a chi fuma. Anche un’esposizione breve, se ripetuta nel tempo, può avere conseguenze reali sulla salute respiratoria e cardiovascolare.

Lo studio collega l’esposizione al fumo passivo a diverse patologie: ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e diabete di tipo 2. Vi rientrano anche i tumori di trachea, polmone e mammella. Per la prima volta nella storia del progetto GBD, i ricercatori hanno misurato anche l’impatto del fumo passivo sull’asma. L’asma rappresenta oltre il 3% del carico di malattia complessivo legato al fumo passivo. Tra i bambini, questa quota sale a circa il 6%.

Le conseguenze cambiano a seconda dell’età. Nei bambini, le infezioni delle vie respiratorie basse sono la principale causa di danno legata al fumo passivo. Il dato riflette la maggiore vulnerabilità del sistema respiratorio, ancora in sviluppo in questa fascia d’età. Considerando tutte le età insieme, invece, è la cardiopatia ischemica a pesare di più sul carico di malattia complessivo.

Disuguaglianze regionali e politiche ancora insufficienti

Il quadro globale nasconde forti differenze territoriali. L’aumento più marcato del numero di esposti si registra nell’Africa subsahariana, in Nord Africa e in Medio Oriente. Gli autori attribuiscono questa tendenza soprattutto alla crescita demografica di queste aree. Nella regione che comprende Europa centrale, Europa orientale e Asia centrale, la prevalenza raggiunge il 37,7%, contro una media globale del 33,9%. Sono 146 milioni le persone coinvolte in quest’area. Le donne di Sud-est asiatico, Asia orientale e Oceania risultano invece esposte con una probabilità superiore del 59% rispetto agli uomini della stessa area.

Non mancano però segnali positivi. I Paesi ad alto reddito dell’Europa occidentale hanno ottenuto alcuni dei progressi più significativi al mondo. Danimarca e Norvegia hanno ridotto l’esposizione al fumo passivo, rispettivamente, del 48,8% e del 44,3% dal 1990. Resta però ancora molta strada da fare. Circa il 70% della popolazione mondiale non è protetto da leggi antifumo complete. Nel 2024, solo 79 Paesi hanno raggiunto gli standard più elevati previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Circa il 70% di questi Paesi si trova nelle Americhe.

La quota di popolazione mondiale coperta da leggi antifumo complete è comunque cresciuta. È passata dal 3% del 2007 al 33% del 2024, pari a circa 2,6 miliardi di persone. Gli autori dello studio invitano i governi ad accelerare l’attuazione dell’Articolo 8 della Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco. Chiedono anche misure aggiuntive: tasse più elevate sul tabacco, restrizioni al marketing e confezioni neutre. Servono infine programmi di supporto per chi vuole smettere di fumare.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Il fumo passivo, o fumo di seconda mano, è la combinazione del fumo che si sprigiona dalla combustione della sigaretta (sidestream smoke) e di quello espirato dal fumatore. Chi lo respira lo inala involontariamente. Il fumo laterale non è filtrato e contiene concentrazioni più elevate di sostanze tossiche rispetto a quello inalato direttamente dal fumatore.

Secondo lo studio Global Burden of Disease 2023 pubblicato su The Lancet Public Health, circa 2,71 miliardi di persone nel mondo, quasi un terzo della popolazione globale, sono state esposte al fumo passivo nel 2023. Tra loro ci sono 767 milioni di bambini sotto i 15 anni.

Nei bambini, le infezioni delle vie respiratorie basse sono la principale conseguenza del fumo passivo. Lo studio ha inoltre rilevato che l’asma rappresenta circa il 6% del carico di malattia legato al fumo passivo tra i più piccoli, una quota più alta rispetto alla media di tutte le età.

Negli adulti il fumo passivo è associato a cardiopatia ischemica, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva, diabete di tipo 2 e tumori di trachea, polmone e mammella. La cardiopatia ischemica è la singola causa che pesa di più sul carico di malattia complessivo.

Gli esperti raccomandano di rafforzare le leggi sugli ambienti senza fumo, insieme a tasse più alte sul tabacco, divieti di marketing, confezioni neutre e programmi per smettere di fumare. Nel 2024 solo il 33% della popolazione mondiale era coperto da una legislazione antifumo completa.

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Fonti

La sintesi in italiano dei dati dello studio. Leggi la fonte

Il comunicato ufficiale sullo studio, diffuso dalla rivista The Lancet tramite Scimex. Leggi la fonte

L’approfondimento di Gizmodo sui dati dello studio Global Burden of Disease. Leggi la fonte

La copertura internazionale della notizia da parte dell’agenzia Asia-Plus. Leggi la fonte

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