Dossier Salute

Tumore al polmone nei giovani non fumatori: lo studio USC che indaga sui pesticidi in frutta e verdura

Ricercatrice analizza campioni di frutta e verdura accanto a una rappresentazione dei polmoni con lesioni tumorali, simbolo dello studio sui pesticidi e sul tumore polmonare nei giovani non fumatori.

Un nuovo studio dell’USC Norris Comprehensive Cancer Center, presentato al congresso dell’American Association for Cancer Research, ha acceso un dibattito globale nelle ultime 48 ore: i giovani non fumatori che seguono le diete più sane, ricche di frutta, verdura e cereali integrali, sviluppano il tumore al polmone più spesso della media. I ricercatori non accusano frutta e verdura in sé, ma ipotizzano un colpevole nascosto, i residui di pesticidi presenti sui prodotti coltivati in modo convenzionale. Lo studio, ancora preliminare, riguarda 187 pazienti diagnosticati prima dei 50 anni e apre un fronte di ricerca del tutto nuovo sulle cause ambientali del tumore al polmone nei non fumatori. Ecco cosa dicono davvero i dati, e perché non è il caso di smettere di mangiare sano.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

IN SINTESI

  • Lo studio USC Norris, presentato all’AACR 2026, ha analizzato 187 pazienti con tumore al polmone diagnosticato prima dei 50 anni, quasi tutti non fumatori.
  • I pazienti avevano un punteggio di qualità della dieta (Healthy Eating Index) di 65 su 100, superiore alla media statunitense di 57.
  • I ricercatori ipotizzano che i residui di pesticidi su frutta, verdura e cereali non biologici possano essere un fattore di rischio ambientale finora sottovalutato.
  • Le donne under 50 non fumatrici si ammalano di tumore al polmone più spesso degli uomini, e nello studio avevano diete ancora più ricche di vegetali.
  • I risultati sono preliminari: i benefici di frutta e verdura restano nettamente superiori ai rischi ipotizzati, servono altri studi con misurazioni dirette dei pesticidi.

Lo studio che ha sorpreso gli oncologi

Il progetto si chiama Epidemiology of Young Lung Cancer Project e nasce per capire un fenomeno che ha lasciato perplessi gli oncologi statunitensi: il tumore al polmone, tradizionalmente legato a pazienti anziani e fumatori, colpisce un numero crescente di under 50 che non hanno mai fumato, soprattutto donne. Il team dell’USC Norris Comprehensive Cancer Center, parte di Keck Medicine of USC, ha raccolto dati su 187 pazienti diagnosticati prima dei 50 anni, con informazioni su alimentazione, storia di fumo e caratteristiche demografiche.

Per valutare la qualità della dieta, i ricercatori hanno usato l’Healthy Eating Index (HEI), un punteggio da 1 a 100 basato sul consumo di frutta, verdura, cereali integrali e altri gruppi alimentari. Il risultato ha sorpreso gli stessi autori: i pazienti avevano un punteggio medio di 65, superiore alla media nazionale statunitense di 57. In pratica mangiavano più sano della popolazione generale, con 4,3 porzioni al giorno di verdure a foglia verde scura e legumi contro una media USA di 3,6, e 3,9 porzioni di cereali integrali contro 2,6.

«Il nostro studio mostra che i giovani non fumatori che consumano una quantità maggiore di cibi salutari rispetto alla popolazione generale hanno più probabilità di sviluppare un tumore al polmone», ha dichiarato Jorge Nieva, oncologo medico dell’USC Norris e autore principale della ricerca. «Questi risultati controintuitivi sollevano interrogativi importanti su un fattore di rischio ambientale finora sconosciuto, legato ad alimenti considerati benefici.»

Lo studio ha anche rilevato che le donne non fumatrici under 50 sviluppano il tumore al polmone più spesso degli uomini coetanei, e che nel campione avevano diete ancora più ricche di frutta, verdura e cereali integrali: un dettaglio che rafforza l’ipotesi di un fattore ambientale legato all’alimentazione.

Perché si sospettano i pesticidi

I ricercatori non mettono sotto accusa frutta, verdura e cereali in sé, ma un possibile fattore nascosto: i residui di pesticidi utilizzati nell’agricoltura convenzionale. Secondo Nieva, i prodotti non biologici tendono ad avere livelli di residui più alti rispetto a carne, latticini e molti alimenti trasformati. A rafforzare l’ipotesi c’è un dato già noto alla letteratura scientifica: i lavoratori agricoli esposti a lungo termine ai pesticidi presentano tassi di tumore al polmone più elevati della popolazione generale.

Va precisato che lo studio non ha misurato direttamente i livelli di pesticidi nei pazienti né negli alimenti che consumavano. I ricercatori hanno stimato l’esposizione incrociando le abitudini alimentari riportate dai pazienti con dati pubblicati sui residui medi di pesticidi per categoria di alimento, come frutta, verdura e cereali. Si tratta quindi di una correlazione statistica, non di una prova diretta di causalità: un limite che gli stessi autori riconoscono apertamente e che impedisce, al momento, di parlare di nesso causale accertato.

Il passo successivo della ricerca, spiega Nieva, sarà misurare i livelli di pesticidi direttamente nel sangue o nelle urine dei pazienti, per capire se l’esposizione sia realmente più alta in chi si ammala e se alcune sostanze specifiche siano più pericolose di altre rispetto al resto. Solo così sarà possibile trasformare un’ipotesi plausibile, ma ancora indiretta, in un dato clinicamente solido su cui basare eventuali raccomandazioni di sanità pubblica.

Va inoltre ricordato che lo studio è stato presentato come abstract al congresso AACR e non è ancora pubblicato su una rivista scientifica con revisione paritaria. È finanziato da enti no profit, da aziende oncologiche e dal National Institutes of Health: fondi che non coinvolgono l’industria agrochimica, un dettaglio utile per valutare l’affidabilità dei dati preliminari.

Il quadro più ampio: il tumore al polmone nei giovani non fumatori

Il tumore al polmone resta, in generale, una malattia dell’età avanzata: l’età media alla diagnosi è di 71 anni e riguarda soprattutto persone che hanno fumato per anni. Dagli anni Ottanta il calo del tabagismo ha fatto diminuire i casi complessivi negli Stati Uniti, ma con un’eccezione significativa: tra i non fumatori under 50, e in particolare tra le donne, i casi sono in aumento, al punto che in questa fascia d’età le donne si ammalano oggi più spesso degli uomini.

Un precedente studio del 2021, il Genomics of Young Lung Cancer Project, aveva già mostrato che i tumori polmonari diagnosticati sotto i 40 anni hanno caratteristiche biologiche distinte rispetto a quelli degli adulti più anziani legati al fumo. Questo suggerisce che alla base ci siano meccanismi diversi, ancora poco compresi, in cui fattori ambientali e genetici potrebbero intrecciarsi tra loro.

Gli autori dello studio sono i primi a invitare alla cautela: i benefici di una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali restano ampiamente documentati e superiori a qualsiasi rischio ipotizzato dai nuovi dati. Il messaggio non è smettere di mangiare sano, ma continuare a indagare su un possibile fattore ambientale finora trascurato, lavando accuratamente i prodotti freschi e variando le fonti di approvvigionamento, in vista di raccomandazioni di sanità pubblica più mirate in futuro.

Nel frattempo, le linee guida di prevenzione oncologica restano invariate: non fumare, evitare il fumo passivo e l’esposizione al radon, mantenere un peso sano e seguire un’alimentazione equilibrata. Gli esperti che non hanno partecipato allo studio invitano comunque alla prudenza nell’interpretare i titoli sui media, ricordando che una correlazione osservata su 187 pazienti non equivale a una dimostrazione scientifica definitiva.

Domande frequenti

No, assolutamente no. Gli stessi ricercatori sottolineano che i benefici di una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali restano di gran lunga superiori a qualsiasi rischio ipotizzato. Lo studio è preliminare e mostra una correlazione statistica, non una prova diretta di causalità tra pesticidi e tumore al polmone: servono ulteriori verifiche, comprese misurazioni dirette dei livelli di pesticidi nel sangue o nelle urine dei pazienti.

È un punteggio da 1 a 100 che misura la qualità complessiva della dieta in base al consumo di frutta, verdura, cereali integrali, proteine magre e grassi sani. Nello studio, i pazienti con tumore al polmone avevano un punteggio medio di 65, contro una media nazionale statunitense di 57.

Lo studio non ha testato specificamente i prodotti biologici, ma i ricercatori segnalano che i prodotti coltivati in modo convenzionale tendono ad avere residui di pesticidi più elevati rispetto a carne, latticini e molti alimenti trasformati. L’esposizione ai pesticidi è stata stimata con dati pubblicati per categoria di alimento, non misurata direttamente sui pazienti.

Le cause non sono ancora del tutto chiare. L’età media di diagnosi resta 71 anni e riguarda soprattutto fumatori, ma i casi tra i non fumatori under 50, in particolare donne, sono in crescita mentre il tabagismo generale è in calo dagli anni Ottanta. Un precedente studio del 2021 ha mostrato che i tumori polmonari under 40 hanno caratteristiche biologiche diverse da quelli legati al fumo negli adulti più anziani.

Continuare a seguire una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali, associata a numerosi benefici per la salute cardiovascolare e oncologica. Lavare accuratamente i prodotti freschi, variare frutta e verdura di stagione e provenienza diversa, e valutare il biologico quando possibile sono accorgimenti ragionevoli in attesa di studi più conclusivi.

Per approfondire

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Fonti

Il comunicato ufficiale di Keck Medicine of USC con i dettagli dello studio e le dichiarazioni del ricercatore capo Jorge Nieva. Leggi l’articolo

La sintesi della ricerca pubblicata su EurekAlert!, il servizio dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS). Leggi l’articolo

L’approfondimento di ScienceDaily sullo studio e sul contesto dell’aumento del tumore al polmone tra i giovani non fumatori. Leggi l’articolo

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