Dossier Salute

Crisi psichiatriche negli adolescenti: quasi un caso su cinque è legato a smartphone e social

Adolescente e madre parlano con una psicologa del rapporto tra salute mentale, smartphone e utilizzo dei social.

Quasi un ricovero psichiatrico su cinque tra bambini e adolescenti è in qualche modo legato allo smartphone o ai social media. Lo rivela un nuovo studio su oltre 3.700 accessi ospedalieri per crisi psichiatriche negli Stati Uniti, pubblicato sulla rivista scientifica JAACAP Open. I ricercatori del Boston Children’s Hospital e dell’Università di Rochester hanno scoperto che cyberbullismo, uso eccessivo dei dispositivi e comportamenti online ad alto rischio non sono un dettaglio marginale, ma un elemento clinicamente rilevante nelle emergenze di salute mentale giovanile. Un dato che arriva mentre cresce ovunque la preoccupazione di genitori e pediatri per l’impatto del mondo digitale sulla mente dei più giovani.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Uno studio su 3.710 accessi ospedalieri per crisi psichiatriche pediatriche (2021-2022) ha rilevato un problema legato al digitale nel 19,2% dei casi.
  • Cyberbullismo, uso eccessivo dei dispositivi e comportamenti online ad alto rischio sono le criticità più frequenti individuate dai ricercatori.
  • I casi con una componente digitale sono associati più spesso a un disturbo dell’umore e a un rischio più alto di ricovero in reparto psichiatrico.
  • Le ragazze sono più coinvolte in rischi online di natura sessuale, i ragazzi nell’uso eccessivo o nei conflitti legati all’accesso ai dispositivi.
  • Lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma raccomanda di includere sempre la valutazione del digitale nelle visite psichiatriche d’urgenza.

Lo studio: come il digitale entra nelle emergenze psichiatriche

La ricerca, condotta da un team del Boston Children’s Hospital insieme a University of Rochester Medical Center e Cambridge Health Alliance, ha analizzato in modo retrospettivo le cartelle cliniche di 3.710 accessi ospedalieri per crisi psichiatriche, relativi a 2.889 ragazzi tra 6 e 17 anni, con un’età media di 13,5 anni. I dati coprono gli anni 2021 e 2022 in un grande ospedale pediatrico terziario.

In 711 accessi, pari al 19,2% del totale, i medici hanno rilevato quello che gli autori definiscono un “problema legato ai media digitali o ai dispositivi”: una categoria che include cyberbullismo, esposizione a contenuti online dannosi, uso eccessivo dei dispositivi tale da interferire con la vita quotidiana, e comportamenti o relazioni sessuali online ad alto rischio.

L’obiettivo dei ricercatori non era stabilire se il digitale fosse la causa scatenante della crisi, ma fotografare quanto spesso questo elemento fosse presente nel momento in cui il ragazzo arrivava in pronto soccorso. Un dato che, secondo gli autori, mancava finora nella letteratura scientifica e che restituisce al fenomeno una dimensione tutt’altro che marginale.

Il fenomeno non è nuovo, ma finora mancavano dati così ampi sulla sua reale frequenza nei pronto soccorso pediatrici. Secondo gli autori, comprendere quanto spesso il digitale compaia in queste emergenze è un primo passo per costruire protocolli di valutazione più accurati e mirati.

Chi sono i ragazzi più coinvolti: età, genere e diagnosi

Gli adolescenti coinvolti in crisi con una componente digitale erano mediamente più grandi rispetto agli altri pazienti, e ricevevano più spesso una diagnosi di disturbo dell’umore: l’unica categoria diagnostica associata in modo significativo a questo tipo di problematica. Chi aveva un disturbo dell’umore aveva quasi il doppio delle probabilità di presentare anche un problema digitale, rispetto ai coetanei senza quella diagnosi.

Lo studio evidenzia differenze nette tra i sessi. Le ragazze risultavano più frequentemente coinvolte in episodi di comportamenti o relazioni sessuali online ad alto rischio, mentre i ragazzi comparivano più spesso in crisi legate all’uso eccessivo dei dispositivi o a conflitti sull’accesso agli stessi, ad esempio dopo che i genitori li avevano confiscati.

Gli accessi con una componente digitale erano inoltre associati a un quadro clinico più severo: più ideazione suicidaria e più raccomandazioni di ricovero in reparto psichiatrico. Alcuni sottotipi, come i conflitti online e l’esposizione a contenuti ad alto rischio, mostravano un legame particolarmente forte con i pensieri suicidari. Questi ragazzi avevano inoltre quasi il doppio delle probabilità di tornare in ospedale per crisi ripetute nello stesso periodo di osservazione.

Cosa cambia per genitori, medici e servizi di emergenza

Gli autori sono cauti: si tratta di una revisione retrospettiva di cartelle cliniche, che descrive associazioni e non può dimostrare un rapporto di causa-effetto. Il messaggio principale non è che lo smartphone provochi le crisi psichiatriche, ma che rappresenta un elemento del quadro clinico che merita di essere indagato in modo sistematico.

Per i servizi di emergenza e la neuropsichiatria infantile, questo si traduce in domande più mirate durante il colloquio clinico, capaci di far emergere episodi di cyberbullismo, uso problematico dei dispositivi o esperienze online rilevanti. Gli autori suggeriscono di sviluppare strumenti di screening specifici, dato che le problematiche digitali non si presentano allo stesso modo in tutti i pazienti.

Per genitori e famiglie, lo studio offre un’indicazione pratica: prestare attenzione non solo al tempo trascorso online, ma anche a episodi di conflitto, isolamento improvviso o comportamenti a rischio legati ai dispositivi. La dottoressa Meredith Gansner, coautrice della ricerca, sottolinea che per alcuni ragazzi lo smartphone può essere uno strumento di coping, mentre per altri le interazioni online possono intensificare il disagio: riconoscere questa differenza apre la strada a un supporto più personalizzato.

Il tema si inserisce in un dibattito più ampio: diversi Paesi hanno introdotto limiti all’uso dello smartphone a scuola o restrizioni sui social media per i minori, nel tentativo di arginare gli effetti sulla salute mentale delle nuove generazioni.

 

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Gli autori dello studio usano questa definizione per indicare cyberbullismo, esposizione a contenuti online dannosi, uso eccessivo dei dispositivi e comportamenti o relazioni sessuali online ad alto rischio, rilevati durante la valutazione clinica in pronto soccorso.

No. Lo studio è una revisione retrospettiva che descrive associazioni, non un rapporto di causa-effetto. Il digitale va considerato un elemento del quadro clinico da indagare, non necessariamente la causa scatenante della crisi.

Oltre al tempo trascorso online, gli esperti suggeriscono di osservare conflitti frequenti legati ai dispositivi, isolamento improvviso, cambi d’umore dopo l’uso dei social e comportamenti a rischio online, come conversazioni con sconosciuti o richieste sessuali.

Sì. Le ragazze risultano più coinvolte in comportamenti o relazioni sessuali online ad alto rischio, mentre nei ragazzi prevalgono l’uso eccessivo dei dispositivi e i conflitti legati al loro accesso.

Gli autori raccomandano di includere domande specifiche sul digitale nella valutazione psichiatrica d’urgenza e di sviluppare strumenti di screening mirati, utili a identificare più precocemente i ragazzi a rischio.

Articoli correlati

Un approfondimento su una delle problematiche digitali più frequenti individuate dallo studio, con consigli su come riconoscere e contrastare il fenomeno. Leggi l’articolo

Come affrontare le sfide della crescita con l’aiuto di uno specialista, un tema centrale per intercettare precocemente il disagio giovanile. Leggi l’articolo

Un’indagine scientifica sugli effetti del gaming e dei tempi di gioco sulla qualità della vita, un altro tassello del rapporto tra ragazzi e dispositivi digitali. Leggi l’articolo

Fonti

Il comunicato stampa originale dello studio, con le dichiarazioni della dottoressa Meredith Gansner. Leggi la fonte

La pubblicazione scientifica completa, con dati e metodologia della ricerca. Leggi la fonte

L’approfondimento della testata italiana Sanità Informazione sullo studio. Leggi la fonte

Richiedi informazioni o contatta il Medico

Compilando e inviando il modulo ecconsenti al trattamento dei tuoi dati personali ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Telegram

LA MAPPA DELLA SALUTE