Il trapianto di rene con cizutamig, un anticorpo bispecifico usato in via compassionevole, ha dato i primi risultati al Policlinico di Sant’Orsola di Bologna. Due pazienti iperimmuni, in lista d’attesa da 13 anni, hanno ricevuto un nuovo rene. Il centro parla di un primato mondiale, ma i dati restano preliminari.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Il cizutamig è un anticorpo bispecifico che colpisce le cellule produttrici degli anticorpi responsabili del rigetto.
- I pazienti iperimmuni hanno anticorpi che rendono quasi impossibile trovare un donatore di rene compatibile.
- A Bologna due pazienti in attesa da 13 anni sono stati trapiantati dopo il trattamento.
- Si tratta di uso compassionevole, cioè fuori da uno studio registrato: i dati sono ancora preliminari.
Trapianto di rene con cizutamig: cosa è successo al Sant’Orsola
Il trapianto di rene con cizutamig è una procedura sperimentale eseguita per la prima volta con successo a Bologna, secondo l’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola. Il cizutamig è un anticorpo bispecifico, cioè una proteina di laboratorio capace di legare due bersagli diversi nello stesso momento. L’annuncio è arrivato il 4 novembre 2026 ed è stato ripreso da molte testate italiane.
I protagonisti sono due pazienti: un uomo di 54 anni di Ravenna e una donna di 51 anni del territorio bolognese. Entrambi erano in lista d’attesa da circa tredici anni. Il loro profilo immunologico rendeva quasi impossibile individuare un donatore compatibile. Per questo vengono definiti pazienti iperimmuni.
Il contesto aiuta a capire la portata della notizia. Il centro bolognese ha alle spalle quasi sessant’anni di attività, dopo il primo trapianto di rene in città nel 1967. Ha superato i 3.000 interventi complessivi. Nel 2026, a fine ottobre, ne aveva eseguiti 108, di cui 77 da donatore deceduto e 31 da donatore vivente.
Il Centro trapianti di rene è diretto dal professor Gaetano La Manna. Il farmaco è stato sviluppato dalla start-up statunitense Candid Therapeutics. Secondo le cronache, il Sant’Orsola è tra i primi tre centri europei coinvolti, insieme al Vall d’Hebron di Barcellona e alla Charité di Berlino.
Il trattamento è stato somministrato in regime di uso compassionevole. In altre parole, il farmaco è stato impiegato fuori da una sperimentazione formale, per pazienti senza alternative valide. Inoltre, gli articoli consultati non riportano un codice di registro clinico né le date esatte degli interventi.
Il primato mondiale è un’affermazione del centro e della Regione Emilia-Romagna. Non è stato verificato da fonti indipendenti. La Manna stesso ha spiegato che esistono altri casi: il secondo paziente al mondo, ha detto, è stato trattato a Barcellona.
Come funziona il cizutamig contro il rigetto
Il rigetto è la reazione con cui il sistema immunitario attacca un organo trapiantato. Lo provocano gli anticorpi, proteine prodotte dalle plasmacellule, un tipo di globuli bianchi. Nei pazienti iperimmuni queste cellule hanno già imparato a riconoscere molti antigeni HLA, le molecole che identificano ogni organismo. Di conseguenza quasi ogni rene offerto viene percepito come estraneo.
Le terapie tradizionali, in genere, riducono gli anticorpi già presenti nel sangue. Tuttavia le plasmacellule continuano a produrne di nuovi. Il risultato è un effetto temporaneo, spesso insufficiente per rendere possibile l’intervento.
Il cizutamig segue un’altra strada. Secondo il Sant’Orsola, l’anticorpo bispecifico funziona da ponte biologico tra le cellule T e le plasmacellule. Le cellule T sono globuli bianchi capaci di distruggere altre cellule. In questo modo il sistema immunitario elimina le plasmacellule che producono gli anticorpi dannosi.
La Manna lo ha riassunto così: il problema è affrontato alla sua origine biologica e non solo nelle conseguenze. Il farmaco era già stato impiegato nel mieloma multiplo, un tumore delle plasmacellule, come riferito dal Resto del Carlino. Questo spiega perché sia stato scelto come bersaglio.
Gli anticorpi sono una difesa preziosa in condizioni normali. Proteggono da virus e batteri. Nel trapianto, invece, diventano un ostacolo. Per questo la sfida degli specialisti è colpire soltanto la quota dannosa, senza lasciare il paziente privo di protezione. Il controllo nel tempo servirà proprio a verificare questo equilibrio.
Dopo il trattamento gli anticorpi anti-HLA sono diminuiti in modo progressivo. Il calo è proseguito anche dopo l’intervento. Il direttore del centro ha riferito che, a cinque e otto mesi dai due trapianti, gli anticorpi non si sono ripresentati. Entrambi i pazienti hanno una buona funzione del rene e ottime condizioni cliniche.
Questi numeri vanno letti con cautela. Riguardano soltanto due persone e un periodo di pochi mesi. Per questo il centro parla di prova di fattibilità e non di terapia consolidata.
Pazienti iperimmuni: cosa cambia e quali cautele restano
Un paziente iperimmune è una persona con una quota molto alta di anticorpi contro gli antigeni HLA di potenziali donatori. Questa condizione può nascere da trapianti precedenti, da gravidanze o da trasfusioni. Come conseguenza, l’attesa può durare molti anni.
Secondo i dati citati da La Manna, in Italia circa 6.100 persone attendono un trapianto. Una parte di loro è iperimmune. Le cifre sulla quota esatta variano tra le cronache, quindi conviene attendere i dati ufficiali dei centri e del Centro nazionale trapianti.
Per i due pazienti di Bologna il cambiamento è concreto. Roberto Mazzotti, il primo trattato, ha raccontato di aver vissuto tredici anni di dialisi. Ha descritto il ritorno a una vita senza dialisi come una svolta. La seconda paziente ha parlato di una qualità di vita non paragonabile a quella precedente.
Le testimonianze dei pazienti aiutano a misurare l’impatto umano della notizia. La dialisi occupa molte ore della settimana. Per la paziente di Bologna significava tre giorni a settimana, dal primo pomeriggio a sera. Di conseguenza viaggi e vacanze erano di fatto preclusi. Anche questi aspetti entrano nella valutazione di una terapia.
Restano però molte domande aperte. Gli articoli non indicano valori di cPRA, l’indice che misura la quota di donatori incompatibili. Non chiariscono nemmeno la durata dell’effetto del farmaco. Inoltre indebolire una parte delle difese immunitarie può aumentare la vulnerabilità alle infezioni, un aspetto che richiederà un monitoraggio attento.
I prossimi passi dipenderanno dalla pubblicazione dei dati e da studi più ampi. Servirà un confronto con le terapie di desensibilizzazione già in uso. Solo allora si potrà valutare se il cizutamig diventerà un’opzione per più pazienti.
Nel frattempo il messaggio per i lettori è prudente. La notizia apre una prospettiva per i casi oggi quasi non trapiantabili. Non è una cura disponibile in tutti gli ospedali, e ogni decisione clinica resta affidata ai centri trapianto e ai medici curanti.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Il cizutamig è un anticorpo bispecifico sviluppato da Candid Therapeutics. Lega le cellule T e le plasmacellule, così che le prime eliminino le seconde. Era già stato usato nel mieloma multiplo.
Sono due: un uomo di 54 anni e una donna di 51 anni. Entrambi erano in lista d’attesa da circa 13 anni. Il centro cita altri casi nel mondo, tra cui uno a Barcellona.
Sono persone con molti anticorpi contro gli antigeni HLA, le molecole che distinguono i tessuti di ciascuno. Trovare un donatore compatibile è molto difficile e l’attesa può superare i dieci anni.
No. È stato usato in via compassionevole, fuori da uno studio registrato, e i dati sono preliminari. Serviranno ricerche più ampie prima di valutarne un impiego più esteso.
Le cronache non riportano raccomandazioni specifiche. I pazienti in lista d’attesa devono rivolgersi al proprio nefrologo e al centro trapianti di riferimento per valutare ogni opzione.
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Fonti
Articolo con dichiarazioni del professor La Manna, dati del centro e testimonianze dei pazienti. Apri la fonte
Resoconto dell’annuncio del Sant’Orsola con meccanismo del farmaco, uso compassionevole e profili dei pazienti. Apri la fonte
Notizia con le dichiarazioni di La Manna sui casi nel mondo e sui pazienti in lista d’attesa in Italia. Apri la fonte




