Dossier Salute

Antibiotici ai bambini: 1 genitore su 4 esagera i sintomi dal medico

Padre parla con una pediatra mentre il figlio è seduto sul lettino con un coniglio di peluche.

Il bambino tossisce da giorni, ha qualche linea di febbre e i genitori vogliono solo vederlo stare meglio. Così, davanti al medico, la tosse si allunga di una settimana e la febbre compare anche quando non c’è. Secondo uno studio su JAMA Network Open, negli Stati Uniti è successo almeno una volta a più di un genitore su quattro. Il tema degli antibiotici ai bambini, però, riguarda tutti: ogni prescrizione inutile aiuta i batteri a diventare resistenti.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Su 236 genitori e caregiver statunitensi, 63 (26,7%) hanno ammesso di aver alterato almeno una volta i sintomi di un bambino per ottenere antibiotici.
  • Il 19,1% del campione ha sia esagerato sintomi reali sia inventato sintomi assenti.
  • L’87,3% di chi ha mentito ritiene di aver ottenuto l’antibiotico almeno una volta.
  • I motivi più citati sono il bambino molto malato e l’idea che solo l’antibiotico potesse aiutarlo, entrambi al 71,4%.
  • In uno studio parallelo su 959 adulti, il 27,9% ha alterato i propri sintomi per lo stesso scopo.

Antibiotici ai bambini: cosa ha scoperto lo studio

La ricerca porta la firma di Alistair Thorpe, ricercatore della University of Utah Health, insieme ad Andrea Gurmankin Levy e ad Angela Fagerlin, autrice senior. Si tratta di una research letter uscita il 30 ottobre 2026 su JAMA Network Open. Il sondaggio online, nazionale ma non probabilistico, si è svolto tra l’8 gennaio e il 13 febbraio 2026.

Dei 1.371 partecipanti invitati, 236 erano genitori o caregiver di un minore e sono entrati nell’analisi. La loro età media era di 41,7 anni e il 51,7% si identificava come donna. A tutti è stato chiesto se avessero mai descritto al medico sintomi diversi dalla realtà per ottenere un antibiotico per il bambino.

Come riporta ANSA, gli esempi erano concreti. Per esempio, dire che il piccolo aveva la febbre quando non era vero, oppure che la tosse durava da due settimane invece che da una. In tutto, 173 genitori hanno risposto di non averlo mai fatto. Invece 63, pari al 26,7%, hanno ammesso di averlo fatto almeno una volta.

Nel dettaglio, 57 genitori (24,2%) hanno esagerato sintomi reali. Inoltre 45 persone, il 19,1% del campione, hanno sia esagerato sia inventato. Poi c’è l’esito, che fa riflettere. Infatti 55 dei 63 genitori, cioè l’87,3%, pensano di aver ottenuto l’antibiotico almeno una volta. Per 31 è successo una volta sola, per 24 più di una volta, mentre 8 non l’hanno mai ricevuto.

Perché i genitori esagerano i sintomi

Dietro le risposte si legge soprattutto paura. Il 71,4% di chi ha alterato i sintomi dice che il figlio stava davvero male. La stessa quota era convinta che l’antibiotico fosse l’unica cosa in grado di aiutarlo. Il 66,7%, invece, voleva che il bambino tornasse presto a scuola, ai compiti o alle attività extrascolastiche. Infine il 63,5% sostiene di conoscere il corpo e la storia clinica del figlio meglio del medico.

Sono ragioni umane, e chiunque abbia passato una notte accanto a un bambino con la febbre le capisce. Tuttavia partono spesso da un equivoco. Gli antibiotici agiscono sui batteri, mentre non hanno alcun effetto sui virus, che causano gran parte di raffreddori e mal di gola. Anche nello studio sugli adulti, del resto, i sintomi più alterati erano quelli simili al raffreddore, citati dal 65,7% di chi aveva mentito.

Thorpe non punta il dito contro le famiglie. «È una situazione difficile», ha commentato nel comunicato della University of Utah Health. E ha aggiunto che sentirsi dire di riposare e aspettare «è una cosa dura da fare». Anche Levy va nella stessa direzione. Secondo la ricercatrice, la lezione pratica «non è che i medici debbano diventare più sospettosi verso i pazienti». Piuttosto, servono visite in cui genitori e pazienti si sentano ascoltati abbastanza da non avere bisogno di esagerare.

Il problema della resistenza agli antibiotici

Il fenomeno non riguarda solo l’ambulatorio pediatrico. Nello studio gemello, uscito lo stesso giorno sulla stessa rivista, gli autori hanno analizzato le risposte di 959 adulti. Di questi, 268 (27,9%) hanno ammesso di aver alterato i propri sintomi per ottenere antibiotici. In particolare, il 52,6% di loro aveva sia esagerato sia inventato.

Da dove arrivano le idee su cosa dire al medico? Il 43,1% cita l’esperienza personale e il 34,5% amici o familiari. Secondo i dati riportati da Contagion Live, il 21,7% indica i social media e l’11,6% i chatbot di intelligenza artificiale. C’è anche un dato che preoccupa: chi considera una bufala la resistenza antimicrobica aveva quasi il doppio delle probabilità di aver mentito (odds ratio 1,98).

Levy ricorda che l’uso di antibiotici contribuisce alla crescita della resistenza antimicrobica, che definisce «un problema di salute pubblica più ampio». Una prescrizione non necessaria espone il bambino a possibili effetti collaterali senza alcun beneficio. Inoltre favorisce la selezione di batteri resistenti, e così le infezioni future diventano più difficili da curare. Non a caso il commento di Jeffrey Linder, della Northwestern University, ha un titolo eloquente: «Le esternalità negative della menzogna e della prescrizione inappropriata di antibiotici».

Gli autori riconoscono anche i limiti del lavoro. Il campione non è del tutto rappresentativo, quindi le stime servono soprattutto a generare ipotesi. Inoltre i dati si basano su ciò che i genitori ricordano e scelgono di raccontare. Lo studio, poi, è statunitense e non descrive la situazione italiana. Resta comunque una fotografia utile: quando il pediatra propone di aspettare, chiedere il perché è più efficace che forzare la mano.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

La ricerca, uscita il 30 ottobre 2026 su JAMA Network Open, ha coinvolto 236 genitori e caregiver statunitensi. Di questi, 63 (26,7%) hanno ammesso di aver alterato almeno una volta i sintomi di un bambino per ottenere un antibiotico dal medico.

Il 71,4% dice che il bambino stava molto male e la stessa quota pensava che l’antibiotico fosse l’unico aiuto possibile. Il 66,7% voleva un rientro rapido a scuola o alle attività, mentre il 63,5% sostiene di conoscere il figlio meglio del medico.

Secondo le risposte, sì: 55 genitori su 63, cioè l’87,3%, ritengono di aver ottenuto l’antibiotico almeno una volta. Per 31 è successo una sola volta, per 24 più di una volta.

Gli antibiotici non agiscono sui virus, quindi in molte infezioni respiratorie non servono. Inoltre ogni uso non necessario favorisce la resistenza antimicrobica, che i ricercatori definiscono un problema di salute pubblica più ampio.

Non direttamente. Il sondaggio è stato condotto negli Stati Uniti su un campione non del tutto rappresentativo, perciò gli autori considerano le stime utili soprattutto a generare ipotesi. In ogni caso, per dubbi sulla terapia di un bambino il riferimento resta il pediatra.

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