Due milioni di italiani potrebbero convivere con una malattia del fegato senza saperlo. Si tratta del fegato grasso, oggi chiamato MASLD, che riguarda da vicino chi ha il diabete di tipo 2. La notizia è stata ripresa da ANSA e da molte altre testate dopo il 31° congresso nazionale della Società italiana di diabetologia, a Rimini. Il messaggio degli esperti è semplice: il fegato può accumulare grasso in silenzio per anni, quindi serve cercarlo prima che arrivino fibrosi e cirrosi.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Due milioni di italiani potrebbero avere il fegato grasso senza saperlo, secondo gli esperti riuniti al congresso SID.
- La MASLD può interessare fino al 70% delle persone con diabete mellito.
- Nelle fasi iniziali non dà sintomi: il test FIB-4 e il FibroScan servono a valutare il rischio di fibrosi.
- Dieta mediterranea, meno zuccheri aggiunti e attività fisica restano il primo pilastro della cura.
- Resmetirom e semaglutide hanno indicazioni europee per la MASH, ma in Italia non sono ancora disponibili per questi pazienti.
Che cos’è la MASLD e perché riguarda il diabete
Il fegato grasso è una condizione nota da tempo, ma negli ultimi anni è cambiato il modo di chiamarla e di capirla. Dal 2023 il vecchio termine NAFLD è stato sostituito da MASLD, cioè malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica. L’acronimo indica un accumulo di grasso nel fegato in presenza di almeno un fattore di rischio cardiometabolico. Tra questi ci sono il diabete di tipo 2, l’eccesso di peso, l’ipertensione e le alterazioni dei grassi nel sangue.
La MASLD non è una malattia uguale per tutti. Nella forma più semplice c’è una steatosi isolata: il grasso si accumula, ma senza segni significativi di infiammazione o di danno alle cellule del fegato. In una parte dei pazienti, però, la malattia evolve in MASH, la steatoepatite associata a disfunzione metabolica. Qui il grasso si accompagna a infiammazione e a sofferenza delle cellule epatiche.
Con il tempo può comparire la fibrosi, cioè la formazione di tessuto cicatriziale che altera la struttura dell’organo. Nei casi più avanzati si arriva alla cirrosi, con complicanze come l’insufficienza epatica e il tumore del fegato. Non tutte le persone con MASLD seguiranno questo percorso. Il punto, spiegano gli specialisti, è riconoscere in tempo chi corre il rischio maggiore.
Il legame con il diabete è stretto. Secondo Riccardo Bonadonna, presidente eletto della Società italiana di diabetologia (SID), il problema MASLD/MASH può interessare fino al 70% dei pazienti con diabete mellito. Il rapporto è bidirezionale, come ricorda Amalia Gastaldelli del Cnr di Pisa: la resistenza all’insulina può favorire l’accumulo di grasso nel fegato, mentre il danno metabolico può rendere più difficile il controllo della glicemia.
Come si scopre: dal test FIB-4 al FibroScan
Il pericolo principale è il silenzio. Nelle fasi iniziali la malattia non dà sintomi e può restare invisibile per anni. «Sentirsi bene non basta a escluderla», avverte Gastaldelli. Anche con glicemia e colesterolo sotto controllo, il fegato può continuare ad accumulare grasso.
Per questo gli specialisti insistono su un punto: chi ha il diabete di tipo 2, l’obesità, l’ipertensione o i grassi nel sangue alterati dovrebbe parlare del fegato con il proprio medico, anche in assenza di disturbi. Parlarne non significa allarmarsi. Vuol dire inserire il controllo epatico tra gli esami di routine di chi ha un rischio metabolico.
Il primo passo è il test FIB-4. È un indice che combina età, valori delle transaminasi e conta delle piastrine, dati che di solito sono già nei normali esami del sangue. Può essere calcolato anche dal medico di famiglia, senza ricorrere subito allo specialista.
Se il risultato indica un rischio elevato, si passa all’elastografia epatica, eseguita con strumenti come il FibroScan. Questo esame misura la rigidità del fegato, un parametro legato alla fibrosi. La biopsia resta riservata ai casi dubbi, quando gli altri accertamenti non chiariscono il quadro. Non è quindi necessaria per tutti.
L’obiettivo della nuova strategia diagnostica è intercettare la malattia quando si può ancora limitarne la progressione. Significa cercare attivamente i pazienti a rischio, a partire da chi ha il diabete di tipo 2, invece di aspettare la comparsa delle complicanze. Per i Servizi di Diabetologia, aggiunge Bonadonna, serve anche un maggiore sforzo organizzativo e di risorse.
Stile di vita e nuovi farmaci: cosa cambia
Il primo pilastro resta lo stile di vita. Gli esperti indicano un’alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di verdura, frutta e fibre. Vanno limitati i grassi saturi, gli zuccheri aggiunti, in particolare il fruttosio delle bevande zuccherate, e gli alimenti ultraprocessati. Si consiglia anche di ridurre la carne rossa.
Conta poi l’attività fisica regolare. L’obiettivo non è soltanto perdere chili, ma ridurre la massa grassa, soprattutto quella addominale, cercando di preservare i muscoli. Glicemia, peso, pressione, lipidi e salute del fegato vanno gestiti insieme, perché sono parti dello stesso problema.
Qualcosa si muove anche sul fronte dei farmaci. Il resmetirom è stato autorizzato nell’Unione Europea nell’agosto 2025 per gli adulti con MASH non cirrotica e fibrosi di grado moderato o avanzato (stadi F2-F3), insieme a dieta e attività fisica. Agisce sul recettore beta degli ormoni tiroidei presente nel fegato, favorendo il metabolismo dei grassi. Secondo i dati presentati al congresso, dopo 12 mesi la MASH si è risolta senza peggioramento della fibrosi nel 26-30% dei pazienti trattati, contro il 10% del placebo.
Anche la semaglutide, già usata per diabete e obesità, ha ottenuto nel 2026 un’indicazione europea per la MASH con fibrosi significativa. Ma l’autorizzazione europea non significa disponibilità in Italia: al momento del congresso SID entrambi i farmaci non sono ancora accessibili per questi pazienti nel nostro Paese. Inoltre non sono indicati a chiunque abbia il fegato grasso, perché la scelta dipende dallo stadio della malattia e dalle condizioni cliniche.
La sfida, concludono i diabetologi, è trasformare queste novità in percorsi di cura concreti. Servono più attenzione al fegato negli ambulatori e il coinvolgimento degli epatologi quando necessario. Intanto la prevenzione parte da gesti quotidiani, che costano poco e valgono per tutto il metabolismo.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Il fegato grasso è un accumulo di grasso nel fegato. Dal 2023 la forma legata al metabolismo si chiama MASLD, malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, e compare in presenza di fattori di rischio come diabete di tipo 2, eccesso di peso, ipertensione o alterazioni dei lipidi.
No. La MASLD comprende un ampio spettro di condizioni, dalla steatosi isolata fino alle forme più gravi. La MASH è la forma in cui, oltre al grasso, ci sono infiammazione e danno delle cellule del fegato, con il rischio di fibrosi e cirrosi.
Nelle fasi iniziali di solito no, e può restare silenzioso per anni. Per questo gli esperti ricordano che sentirsi bene non basta a escludere il problema e che, in presenza di fattori di rischio, conviene parlarne con il medico.
Si parte dal test FIB-4, che combina età, transaminasi e piastrine e può essere calcolato dal medico di famiglia. Se il rischio è elevato si passa all’elastografia epatica (FibroScan) e, nei casi dubbi, alla biopsia.
Hanno indicazioni europee per alcune forme di MASH con fibrosi, ma al momento del congresso SID non erano ancora disponibili per questi pazienti in Italia. Inoltre non sono indicati a tutti: la scelta spetta al medico in base allo stadio della malattia.
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Fonti
La notizia dell’agenzia sul congresso SID. Leggi la fonte
Le dichiarazioni di Gastaldelli e Bonadonna su diagnosi e farmaci. Leggi la fonte
Approfondimento su MASLD, MASH, diagnosi e nuove terapie. Leggi la fonte
La notizia ripresa dal quotidiano calabrese. Leggi la fonte




