Un nuovo studio pubblicato su Nature Health ribalta una convinzione diffusa. L’inquinamento atmosferico non minaccia solo i polmoni. È collegato a milioni di casi di tumore in tutto il corpo. La ricerca ha analizzato 109 milioni di casi di cancro in 34 Paesi, misurando l’impatto di polveri sottili, biossido di azoto e ozono su oltre venti tipi di tumore, dal seno alla prostata, dal colon al pancreas. Il dato più sorprendente riguarda le donne, esposte a un rischio più alto per diversi tumori legati allo smog.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Un nuovo studio su Nature Health ha analizzato 109 milioni di casi di tumore in 952 località di 34 Paesi, tra il 2000 e il 2020.
- L’esposizione a PM2,5, biossido di azoto (NO2) e ozono (O3) è risultata collegata a un rischio di tumore che va oltre i polmoni.
- Ogni aumento di 10 microgrammi/m³ di PM2,5 è associato a un rischio di cancro superiore del 16%. Per l’NO2 l’aumento è dell’11,7%, per l’ozono del 4,23%.
- I tumori coinvolti includono seno, prostata, colon-retto, tiroide, rene, vescica, pancreas, ovaio e, per l’NO2, anche linfomi e mieloma multiplo.
- Le donne mostrano un rischio più alto degli uomini, soprattutto per il tumore al seno legato all’esposizione a NO2.
Lo studio: 109 milioni di casi analizzati in tutto il mondo
La ricerca è stata condotta da un gruppo internazionale guidato dall’Accademia cinese delle scienze. Hanno collaborato Fudan University e Boston University. Lo studio è stato pubblicato il 24 agosto 2026 su Nature Health. Gli autori hanno analizzato dati su 109 milioni di casi di cancro. I dati arrivano da 952 località in 34 Paesi, raccolti tra il 2000 e il 2020. È uno dei più ampi tentativi mai realizzati di misurare l’impatto dell’inquinamento sui tumori a livello globale.
I ricercatori si sono concentrati su tre inquinanti comuni. Le polveri sottili PM2,5, il biossido di azoto (NO2), tipico del traffico veicolare, e l’ozono troposferico (O3). Hanno usato modelli statistici avanzati per confrontare l’esposizione a lungo termine con l’andamento dei tumori. Hanno tenuto conto anche del tempo necessario perché un tumore si sviluppi. Il risultato: ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo di PM2,5 è legato a un rischio di cancro superiore del 16%. Per l’NO2 l’aumento è dell’11,7%, per l’ozono del 4,23%. Su scala globale, queste esposizioni sono collegate a circa 8,82 milioni, 6,67 milioni e 2,59 milioni di nuovi casi di tumore nel periodo osservato.
Non solo polmoni: quali tumori sono coinvolti
Il legame tra smog e tumore al polmone è noto da tempo. Già nel 2013 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) aveva classificato l’inquinamento atmosferico come cancerogeno di gruppo 1. È lo stesso livello di certezza scientifica attribuito al fumo di sigaretta. La novità di questo studio è l’ampiezza dei tumori coinvolti. Oltre ai polmoni, i ricercatori hanno trovato associazioni con i tumori di tiroide, seno, prostata, colon-retto, ovaio, testicolo, rene, vescica e pancreas. L’esposizione a NO2 è risultata collegata anche a linfomi e mieloma multiplo, un tumore delle plasmacellule del sangue.
Gli autori ipotizzano diversi meccanismi biologici alla base di queste associazioni. Tra questi, infiammazione cronica, stress ossidativo e alterazioni della risposta immunitaria. Le sostanze inquinanti, attraverso i polmoni, raggiungono il circolo sanguigno e altri organi.
Un dato ha colpito in particolare i ricercatori. Le donne mostrano rischi più elevati degli uomini per la maggior parte dei tumori legati a PM2,5 e NO2. Il divario è più marcato per i tumori del sistema digestivo, respiratorio e per quelli ormono-dipendenti come il seno. Per il tumore al seno, un aumento di 10 microgrammi/m³ di NO2 è stato associato a un rischio più alto di circa il 20%. È una cifra molto superiore alle stime precedenti, ferme intorno al 2%. Gli autori indicano come possibile spiegazione l’interazione tra estrogeni, infiammazione da inquinamento e stress ossidativo. Sottolineano però che servono altri studi per confermarlo.
Cosa cambia per la prevenzione e la salute pubblica
Lo studio ha confrontato i livelli di inquinamento osservati con le linee guida dell’OMS. Dal 2021 l’Organizzazione raccomanda una media annuale di PM2,5 non superiore a 5 microgrammi/m³. Il valore mediano registrato nelle località analizzate era di 17,6 microgrammi/m³. È più di tre volte il limite raccomandato. Il dato indica quante persone nel mondo vivano in condizioni di esposizione cronica elevata.
Gli stessi autori invitano alla cautela. Si tratta di uno studio osservazionale. Dimostra un’associazione statistica su larga scala, ma non può provare che l’inquinamento abbia causato il tumore in ogni singolo caso. Fattori come fumo, dieta, occupazione e condizioni socioeconomiche non sono stati controllati in modo completo, e possono aver influenzato i risultati.
Restano comunque due elementi difficili da ignorare. La coerenza con decenni di letteratura scientifica che collega lo smog al cancro. E la scala del fenomeno, che riguarda miliardi di persone esposte ogni giorno a un fattore di rischio in gran parte fuori dal loro controllo individuale. Per questo i ricercatori sottolineano che ridurre l’inquinamento resta soprattutto una responsabilità delle politiche pubbliche su trasporti, energia e industria, più che delle scelte del singolo cittadino.
Anche in Italia il tema resta attuale. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’inquinamento atmosferico è all’origine di oltre il 10% dei casi di cancro registrati in Europa. Diverse città italiane superano ancora oggi, per molti giorni l’anno, le soglie di PM2,5 e PM10 fissate dalle norme europee. In attesa di politiche più incisive, gli esperti ricordano che la prevenzione individuale resta comunque utile per ridurre il rischio complessivo di tumore.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
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Domande frequenti (FAQ)
Lo studio dimostra un’associazione statistica su larga scala tra esposizione a lungo termine a PM2,5, NO2 e ozono e un rischio più alto di tumore. Non può però dimostrare che l’inquinamento abbia causato il cancro in un singolo individuo: si tratta di uno studio osservazionale, non di un esperimento controllato. La coerenza con altri studi precedenti, però, rafforza l’ipotesi di un nesso causale.
Oltre al tumore del polmone, già classificato come collegato allo smog dal 2013, lo studio ha trovato associazioni con i tumori di tiroide, seno, prostata, colon-retto, ovaio, testicolo, rene, vescica e pancreas. L’esposizione a biossido di azoto è risultata collegata anche a linfomi e mieloma multiplo.
Lo studio ha osservato rischi più elevati nelle donne per la maggior parte dei tumori legati a PM2,5 e NO2, in particolare per il tumore al seno. Gli autori ipotizzano un’interazione tra estrogeni, infiammazione cronica da inquinamento e stress ossidativo, ma sottolineano che sono necessarie altre ricerche per confermare questo meccanismo.
Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’inquinamento atmosferico è all’origine di oltre il 10% dei casi di cancro in Europa. Molte città italiane superano ancora, per diversi giorni l’anno, le soglie di PM2,5 e PM10 fissate dalle norme europee, valori comunque più alti di quelli raccomandati dall’OMS dal 2021.
La riduzione dell’inquinamento dipende soprattutto da politiche pubbliche su trasporti, energia e industria. A livello individuale, evitare il fumo di sigaretta, mantenere un’alimentazione equilibrata e un’attività fisica regolare restano le strategie di prevenzione più efficaci contro il rischio complessivo di tumore.
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Fonti
Zhang G. et al., “Global cancer burden associated with long-term exposure to ambient air pollution”, pubblicato il 24 agosto 2026. Leggi lo studio
Scheda informativa sull’inquinamento atmosferico ambientale e i suoi effetti sulla salute. Leggi la scheda OMS
Comunicato stampa del 2013 sulla classificazione dell’inquinamento atmosferico come cancerogeno di gruppo 1. Leggi il comunicato IARC
Approfondimento sul legame tra inquinamento atmosferico e rischio di cancro, con una rassegna della letteratura scientifica. Leggi l’approfondimento AIRC
Copertura giornalistica dello studio, con il commento di oncologi indiani sull’impatto oltre i polmoni. Leggi l’articolo





