A Palermo un’intera famiglia non vaccinata ha vissuto l’incubo di una malattia che l’Italia non vedeva da decenni: la difterite. Una bambina di 4 anni, Anna Rosa, è morta il 20 agosto dopo giorni di ricovero. I genitori sono ora indagati per omicidio colposo. Il 27 agosto l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato che anche il cuginetto, ricoverato con gli stessi sintomi, è risultato positivo al batterio Corynebacterium diphtheriae. Per lui, vaccinato, la malattia ha avuto un decorso lieve: un dettaglio che riporta al centro dell’attenzione l’importanza della vaccinazione.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Una bambina di 4 anni è morta a Palermo il 20 agosto 2026 per difterite: non era vaccinata.
- Il 27 agosto l’ISS ha confermato che anche il cugino della piccola, vaccinato, è positivo al batterio ma con forma lieve.
- La difterite è causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, che produce una tossina pericolosa per cuore e sistema nervoso.
- In Italia, grazie alla vaccinazione obbligatoria, non si registravano casi dal 1996: prima di allora la malattia era quasi scomparsa.
- Il vaccino esavalente, offerto gratuitamente a tutti i nuovi nati, previene la forma grave della malattia con un ciclo di tre dosi più richiami.
Difterite: che cos’è e come si trasmette
La difterite è una malattia infettiva acuta causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Una volta entrato nell’organismo, il batterio produce una tossina che danneggia i tessuti locali. Se non trattata, la tossina può diffondersi nel sangue fino a raggiungere organi vitali. Nella forma più comune colpisce naso, gola e tonsille: sulla loro superficie si forma una membrana grigiastra che può ostruire le vie respiratorie. I primi sintomi assomigliano a quelli di una banale tonsillite: mal di gola, febbre lieve, difficoltà ad alimentarsi. Proprio questa somiglianza rende la diagnosi difficile nelle prime ore, come è accaduto anche nel caso della bambina di Palermo.
Il batterio si trasmette per via aerea, attraverso goccioline di saliva emesse tossendo o starnutendo, oppure per contatto diretto con le secrezioni di una persona infetta. Il periodo di incubazione dura in genere da due a cinque giorni. Nei casi più gravi la tossina difterica può causare miocardite, aritmie e insufficienza cardiaca, oltre a danni neurologici. Prima dell’introduzione del vaccino, in Italia si contavano circa 30mila casi l’anno e 1.500 morti, quasi tutti bambini.
Esistono anche forme meno comuni della malattia, come la difterite cutanea, più diffusa nelle aree tropicali e nei contesti di povertà, che si manifesta con ulcere della pelle. Nei paesi industrializzati la difterite è oggi rara, ma non è scomparsa a livello globale: resta endemica in diverse aree del mondo. Casi sporadici possono comparire ovunque le coperture vaccinali si abbassino. Per questo gli esperti sottolineano che il batterio può ancora circolare silenziosamente, anche tra persone che non mostrano sintomi evidenti.
Il caso di Palermo: cosa è successo e perché fa discutere
Anna Rosa, quattro anni, era stata portata al pronto soccorso del Cervello di Palermo il 13 agosto con febbre alta e difficoltà ad alimentarsi. I medici, in un primo momento, avevano diagnosticato una tonsillite essudativa e l’avevano dimessa. Due giorni dopo le sue condizioni erano peggiorate: intubata per insufficienza respiratoria, è stata trasferita in terapia intensiva pediatrica all’ospedale dei Bambini Di Cristina. È morta la notte del 20 agosto. Gli esami hanno accertato che la causa era la difterite: la bambina non era vaccinata, per scelta dei genitori.
Il 27 agosto l’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto un secondo dato rilevante: anche il cugino della piccola, ricoverato con sintomi simili, è risultato positivo allo stesso batterio. A differenza della cugina, il bambino era vaccinato e ha sviluppato una forma non grave della malattia. Le indagini molecolari hanno mostrato che i due ceppi isolati condividono lo stesso profilo di resistenza agli antibiotici. La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e indagato i genitori di Anna Rosa per omicidio colposo. Secondo quanto riportato, la famiglia non aveva vaccinato nessuno dei figli temendo un legame, mai dimostrato scientificamente, tra vaccini e autismo.
Dopo la morte di Anna Rosa, l’Asp di Palermo ha disposto la vaccinazione immediata dei tre fratelli della bambina, fino ad allora anch’essi non immunizzati. Il direttore sanitario dell’ospedale Civico ha ricordato che da anni non si registravano casi simili, sottolineando la gravità della vicenda. Al momento delle ultime verifiche, l’Istituto Superiore di Sanità non ha segnalato ulteriori contagi legati al focolaio.
Perché la vaccinazione resta la difesa più efficace
Il vaccino antidifterico è disponibile dal 1920 ed è tra i più efficaci mai sviluppati. Dopo un ciclo completo, protegge in modo pressoché totale dalla forma grave della malattia. In Italia è obbligatorio per legge dal 1939 e viene somministrato gratuitamente all’interno dell’esavalente, insieme ai vaccini contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae B. Il ciclo di base prevede tre dosi nel primo anno di vita, seguite da richiami in età scolare e in adolescenza. Proprio grazie a questa copertura, l’Italia non registrava casi di difterite dal 1996.
Il caso di Palermo dimostra due cose complementari. Da un lato, la vaccinazione non elimina il rischio di contagio, ma riduce drasticamente la gravità della malattia: il cugino vaccinato di Anna Rosa ne è la prova diretta. Dall’altro, la mancata vaccinazione lascia esposti a un’infezione che, senza cure tempestive, può essere letale. Gli esperti ricordano che il batterio della difterite può ancora circolare silenziosamente, anche in aree dove la malattia sembra scomparsa. Per questo motivo, mantenere alte le coperture vaccinali resta essenziale, non solo per la propria salute ma anche per quella della comunità.
Il timore che avrebbe portato i genitori di Anna Rosa a non vaccinare i figli, cioè un presunto legame tra vaccini e autismo, non trova alcun riscontro nella letteratura scientifica. Si tratta di una convinzione ampiamente smentita da decine di studi condotti su milioni di bambini in tutto il mondo. Anche gli adulti, spesso, non ricordano se e quando hanno effettuato l’ultimo richiamo. Verificarlo con il proprio medico di famiglia è un gesto semplice, che può fare la differenza in caso di esposizione al batterio.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
La difterite è una malattia infettiva acuta causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, che produce una tossina capace di danneggiare gravemente cuore, nervi e vie respiratorie. Fa paura perché, se non curata rapidamente, può essere letale, come dimostra il recente caso di Palermo.
Si trasmette principalmente per via aerea, attraverso le goccioline emesse tossendo o starnutendo, oppure per contatto diretto con le secrezioni di una persona infetta o con oggetti contaminati.
All’inizio la difterite può somigliare a una tonsillite, con mal di gola e febbre lieve. Nei casi più gravi si forma una membrana grigiastra in gola che può ostruire le vie respiratorie, con rischio di soffocamento.
Sì, la vaccinazione è obbligatoria per legge dal 1939 ed è inclusa, gratuitamente, nel vaccino esavalente somministrato nel primo anno di vita, con richiami successivi in età scolare e in adolescenza.
Sì, come mostra il caso del cuginetto di Anna Rosa, ma il vaccino riduce drasticamente la gravità della malattia: nei vaccinati la forma è generalmente lieve e non mette a rischio la vita.
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