In poco più di due settimane la Toscana ha registrato almeno quattro casi di dengue, tutti legati a viaggi all’estero: da Livorno a Pisa, da Firenze a Prato, i sindaci hanno firmato ordinanze di disinfestazione straordinaria contro la zanzara tigre. Non si tratta di un focolaio locale, perché nessun paziente ha contratto il virus in Italia, ma la vicinanza temporale dei casi ha acceso i riflettori su una malattia in aumento anche nel nostro Paese. Ecco che cosa sta succedendo davvero, perché la rapidità degli interventi conta e che cosa può fare chi torna da un viaggio o vive nelle zone interessate.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Tra il 14 e il 29 agosto 2026 in Toscana sono stati segnalati almeno quattro casi di dengue: Livorno, San Giuliano Terme/Pisa, Montespertoli-Empoli (Firenze) e un sospetto a Prato.
- Tutti i casi confermati sono “importati”: i pazienti hanno contratto il virus durante viaggi in Paesi dove la dengue è endemica, non risultano contagi avvenuti in Italia.
- I sindaci coinvolti hanno ordinato disinfestazioni adulticide e larvicide contro la zanzara tigre nelle aree frequentate dai pazienti, per prevenire un eventuale contagio locale.
- Dal 1° gennaio al 31 luglio 2026 l’ISS ha registrato 192 casi confermati di dengue in Italia, tutti legati a viaggi, nessun decesso.
- Nel 2024 l’Italia aveva già affrontato il più esteso focolaio di dengue autoctona mai osservato nell’Europa continentale, quasi 300 casi: da lì la lezione sulla rapidità d’intervento.
Cosa sta succedendo in Toscana
Tutto comincia il 14 agosto, quando l’Asl Toscana Nord Ovest segnala un caso di dengue a Livorno: un uomo di circa 40 anni, di ritorno da un soggiorno di lavoro in un Paese africano. Scatta la prima disinfestazione della stagione contro la zanzara tigre, con lo stesso protocollo che verrà poi replicato nelle settimane successive: individuazione dell’area frequentata dal paziente, trattamenti mirati e indicazioni precise ai residenti.
Il 28 agosto arrivano altre due segnalazioni nello stesso giorno. A San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, un residente ricoverato nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Cisanello risulta positivo dopo un viaggio in un Paese tropicale: il sindaco di Pisa Michele Conti dispone trattamenti in un raggio di 200 metri attorno a via Paradisa. Lo stesso giorno, a Montespertoli (Firenze), l’Usl Toscana Centro segnala un altro caso importato: il paziente, che lavora a Empoli, non è grave e non è stato ricoverato. Scattano così due ordinanze di disinfestazione, una a Montespertoli e una a Empoli, perché l’inchiesta epidemiologica ha ricostruito gli spostamenti dell’uomo tra i due comuni.
Il 29 agosto si aggiunge un possibile terzo caso in area fiorentina, questa volta a Prato, ancora al vaglio delle autorità sanitarie. In tutte le situazioni le ordinanze comunali seguono lo stesso schema: trattamenti adulticidi e larvicidi, ispezioni porta a porta per eliminare i focolai larvali e indicazioni ai residenti su come comportarsi durante l’intervento, dal tenere chiuse le finestre alla protezione di animali domestici e orti.
Perché si parla di casi “importati” e cosa significa per il rischio reale
La distinzione tra caso “importato” e caso “autoctono” è la chiave per capire la situazione. Un caso importato significa che la persona ha contratto il virus all’estero, in un Paese dove la dengue circola stabilmente, e non in Italia. La dengue non si trasmette mai direttamente da persona a persona: serve sempre la puntura di una zanzara infetta, in Italia soprattutto la zanzara tigre (Aedes albopictus).
Il rischio, per quanto definito “remoto” dalle stesse autorità sanitarie, esiste comunque: se una zanzara tigre punge una persona infetta nei primi giorni di malattia, quando il virus circola nel sangue, può a sua volta infettare altre persone pungendole in seguito. È esattamente per interrompere questa catena che, appena arriva una segnalazione, i Comuni intervengono con disinfestazioni mirate nelle aree frequentate dal paziente, spesso entro 24-48 ore dalla notifica.
I numeri nazionali aiutano a inquadrare il fenomeno. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, dal 1° gennaio al 31 luglio 2026 sono stati confermati 192 casi di dengue in Italia, tutti associati a viaggi all’estero e senza alcun decesso: un trend in crescita costante, da 113 casi a fine marzo a 169 a fine giugno. A livello nazionale, nella prima parte dell’anno circa sette contagiati su dieci avevano soggiornato alle Maldive. Numeri comunque contenuti su scala nazionale, ma che spiegano perché la sorveglianza resti alta proprio nelle settimane centrali dell’estate.
Sintomi, prevenzione e cosa fare davvero
La dengue si manifesta in genere tra i 4 e i 7 giorni dopo la puntura infetta, con febbre alta a esordio improvviso, forte mal di testa, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari intensi, nausea e talvolta un’eruzione cutanea. Nella grande maggioranza dei casi la malattia si risolve da sola in circa una settimana; le forme più gravi, con emorragie o cali importanti della pressione, restano rare.
Non esiste una terapia antivirale specifica: si tratta soprattutto di riposo, idratazione e farmaci sintomatici sotto controllo medico, evitando l’aspirina per il rischio di sanguinamento. Le forme più delicate riguardano soprattutto chi ha già avuto la dengue in passato, i bambini piccoli, le donne in gravidanza e le persone con altre patologie: per loro, in caso di febbre al rientro da un viaggio in area tropicale, è importante rivolgersi subito al medico segnalando la destinazione.
La prevenzione resta l’arma principale, sia per chi viaggia sia per chi resta in Italia: eliminare i ristagni d’acqua in vasi, sottovasi e grondaie, usare repellenti a base di DEET o picaridina, indossare abiti chiari e coprenti nelle ore di maggiore attività della zanzara tigre e installare zanzariere alle finestre. Un consiglio spesso trascurato riguarda chi rientra da un’area endemica: nei primi giorni di febbre conviene proteggersi con particolare attenzione dalle punture, per non diventare senza saperlo l’anello di partenza di un contagio locale.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
No. La dengue si trasmette esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette del genere Aedes, in Italia soprattutto la zanzara tigre. Non esiste contagio diretto tra persone, nemmeno per contatto stretto o condivisione di ambienti.
Significa che la persona ha contratto il virus durante un viaggio in un Paese dove la dengue è endemica, come alcune aree tropicali e subtropicali, e non in Italia. È diverso da un caso “autoctono”, cioè contratto sul territorio nazionale.
Di solito la febbre compare tra i 4 e i 7 giorni dopo la puntura infetta, insieme a mal di testa intenso, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari, nausea e talvolta eruzioni cutanee. Nella maggior parte dei casi la malattia si risolve da sola in circa una settimana.
Non esiste una terapia antivirale specifica: il trattamento è sintomatico, con riposo, idratazione e farmaci indicati dal medico, evitando l’aspirina. Un vaccino è disponibile ma raccomandato solo in situazioni specifiche, su indicazione medica, e non fa parte della vaccinazione di routine in Italia.
Eliminando i ristagni d’acqua in vasi, sottovasi, grondaie e altri contenitori, usando repellenti a base di DEET o picaridina, indossando abiti chiari e coprenti nelle ore di maggiore attività della zanzara e installando zanzariere alle finestre di casa.
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Fonti
Il caso di dengue non grave segnalato nel Fiorentino, con i dettagli sull’ordinanza di disinfestazione. Leggi la fonte
Il comunicato integrale sul caso di San Giuliano Terme e la disinfestazione disposta nell’area dell’ospedale di Cisanello. Leggi la fonte
Il caso di Montespertoli, il coinvolgimento del comune di Empoli e la spiegazione del meccanismo di trasmissione. Leggi la fonte
Gli aggiornamenti ufficiali sui casi di arbovirosi (dengue, chikungunya, Zika) in Italia nel 2026. Leggi la fonte





