Dossier Salute

Ebola in Italia, come si stanno attivando gli ospedali: la guida pratica per il cittadino

Operatore sanitario in dispositivi di protezione in un ospedale italiano, rete biocontenimento per Ebola 2026

In sintesi: in Italia non ci sono casi di Ebola, e il rischio per chi vive nel nostro Paese resta molto basso. Però, dopo l’ordinanza del Ministro della Salute del 29 maggio 2026, la sanità italiana ha attivato la sua rete di prevenzione: controlli in aeroporto, dichiarazione obbligatoria entro 24 ore per chi rientra da Congo o Uganda, ospedali di riferimento in ogni Regione. Una macchina che esiste da anni e che si sta semplicemente “accendendo” in modalità pronta. In questa guida ti spieghiamo, con parole semplici, come funziona e cosa devi fare tu se rientri da uno di quei Paesi o se hai bisogno di sapere a chi rivolgerti.

Se cerchi prima informazioni di base – cos’è il virus, come si trasmette, quali sono i sintomi – abbiamo dedicato a questi temi un articolo specifico: Ebola in Italia 2026: sintomi, rischi e cosa sapere. Questa guida si concentra invece sul lato pratico: come funzionano gli ospedali e cosa cambia per te.

Cosa è successo a fine maggio 2026 (in due righe)

Tra il 25 e il 31 maggio in Italia sono stati segnalati alcuni casi sospetti, tutti risultati negativi: due cooperanti rientrati dall’Uganda al Sacco di Milano, una chirurga di Medici Senza Frontiere allo Spallanzani di Roma in osservazione precauzionale, un cittadino congolese al Santissima Trinità di Cagliari.

Nessuno aveva Ebola. Ma proprio queste situazioni hanno mostrato che il sistema italiano funziona: i sospetti vengono presi sul serio, isolati subito, testati in tempi rapidi. Dopodiché, se è tutto a posto, si torna alla normalità.

A monte di tutto c’è un’epidemia di virus Bundibugyo (una variante dell’Ebola) in Repubblica Democratica del Congo e Uganda. È lontano da noi, ma quando il mondo è connesso conviene preparare i protocolli prima, non dopo.

L’ordinanza del 29 maggio: cosa cambia per chi viaggia

Se rientri in Italia dalla Repubblica Democratica del Congo o dall’Uganda – direttamente o con scalo, in aereo, nave, treno o auto – ora hai un obbligo nuovo:

  • entro 24 ore dall’arrivo, devi inviare una dichiarazione al Dipartimento di prevenzione della tua ASL, indicando da dove vieni.
  • la regola vale anche se sei stato in quei Paesi nei 21 giorni precedenti (è il tempo in cui, eventualmente, il virus potrebbe “incubare”).
  • per 21 giorni resti in sorveglianza sanitaria: niente quarantena, niente restrizioni alla vita di tutti i giorni se stai bene. Solo un contatto attivo con l’ASL, che ti chiamerà o ti chiederà di segnalare eventuali sintomi.

Le compagnie aeree e marittime sono tenute a informare i passeggeri. Le Regioni stanno pubblicando il modulo sui propri siti. La regola è in vigore per 120 giorni.

In sostanza: lo Stato non aspetta di vederti arrivare in ospedale con la febbre. Ti coinvolge prima, mentre stai bene, così se qualcosa dovesse cambiare si è già pronti.

I cinque livelli di rischio: ti vengono assegnati dal medico

La circolare prevede cinque livelli di rischio (dal “molto basso” al “molto alto”). Non te li attribuisci tu, lo fa il medico del Dipartimento di prevenzione guardando il tuo viaggio, dove sei stato e se hai avuto contatti con malati.

Per darti un’idea concreta:

  • Molto basso e basso: hai viaggiato in quei Paesi ma non hai avuto contatti né sei stato in zone con focolai. Sorveglianza tranquilla, nessun blocco.
  • Medio: contatti indiretti o aree più “calde”. Vieni seguito più da vicino.
  • Alto: contatti diretti con persone malate. Sorveglianza stretta e valutazione clinica.
  • Molto alto: è il caso, per esempio, di un operatore sanitario che ha curato pazienti positivi. Qui scatta subito il trasporto protetto allo Spallanzani di Roma.

Tradotto: la sola provenienza non ti rende automaticamente un caso sospetto. Lo dice esplicitamente la circolare. Si valuta la situazione nel suo insieme.

Spallanzani e Sacco: gli ospedali “specialisti”

L’Italia ha due ospedali con il livello più alto di biocontenimento esistente:

  • Spallanzani – Roma: centro nazionale di riferimento e laboratorio nazionale per le febbri emorragiche.
  • Sacco – Milano: secondo centro nazionale, con reparti dedicati alle malattie infettive emergenti.

Cosa significa in pratica? Hanno stanze speciali in cui l’aria non esce mai verso l’esterno (i tecnici la chiamano “pressione negativa”), filtri ad alta efficienza che trattengono virus e particelle, percorsi protetti per il personale, laboratori sicuri per fare la diagnosi. È un’infrastruttura che esiste già da anni e che è stata usata in molte occasioni, anche per casi singoli importati dall’estero.

Per il cittadino la traduzione è semplice: se un giorno servisse un letto attrezzato per una malattia molto contagiosa, l’Italia ce l’ha pronto. Non bisogna improvvisare nulla.

La mappa: in quale ospedale andresti tu, Regione per Regione

L’ordinanza chiede a ogni Regione di indicare un proprio ospedale di riferimento, così da non doversi muovere per forza fino a Roma o Milano. Ecco dove sono stati individuati i centri (la lista si sta completando in questi giorni):

  • Lazio: Spallanzani – Roma
  • Lombardia: Ospedale Luigi Sacco – Milano
  • Campania: Ospedale Cotugno (Ospedale dei Colli) – Napoli
  • Sicilia: Policlinico universitario – Palermo
  • Puglia: Policlinico di Bari e Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII – Bari
  • Liguria: Ospedale San Martino – Genova
  • Trentino-Alto Adige: Ospedale centrale di Bolzano e Ospedale Santa Chiara di Trento
  • Basilicata: Ospedale San Carlo di Potenza e Madonna delle Grazie di Matera
  • Molise: Ospedale Cardarelli – Campobasso
  • Sardegna: Ospedale Santissima Trinità – Cagliari
  • Toscana: 11 centri di supporto distribuiti sul territorio

Le altre Regioni stanno completando le designazioni. Se vivi in un’area non ancora indicata, in caso di bisogno verrai comunque indirizzato al centro più vicino dal 112 o dal 118, che hanno tutte le informazioni aggiornate.

Per le situazioni più delicate, l’ultima tappa è sempre lo Spallanzani. Gli ospedali regionali fanno la prima valutazione e l’isolamento iniziale.

Come ti trasportano in ospedale (senza scenari da film)

Se davvero scattasse un protocollo serio, non saliresti su un’ambulanza qualsiasi. Esistono barelle speciali “a bolla”: sigillate, con un sistema di filtraggio dell’aria, dentro cui il paziente è protetto e protegge anche chi lo trasporta.

Hanno nomi tecnici: STI per il trasporto su strada, ATI per quello aereo (in dotazione all’Aeronautica Militare italiana dal 2005). Il coordinamento coinvolge ASL, Croce Rossa Italiana e, per i voli, l’Aeronautica. Non è una novità: questi sistemi sono già stati usati in passato per riportare in Italia cooperanti contagiati durante missioni in Africa, ed è andato sempre tutto bene.

Cosa puoi tenere a mente: anche se ti trovassi in un paesino lontano dai grandi centri, esiste già un modo collaudato per portarti in sicurezza dove serve.

Fiumicino, l’aeroporto “porta d’ingresso” controllato

L’ordinanza ha designato l’aeroporto di Fiumicino come hub sanitario nazionale. I voli con passeggeri provenienti dalle aree a rischio devono atterrare lì, perché Fiumicino ha gli USMAF (gli uffici del Ministero che si occupano della salute alle frontiere) e procedure pronte per i controlli.

Se sei rientrato con uno scalo (per esempio Cairo, Istanbul, Parigi), questo non ti esonera dall’obbligo di dichiarazione. Quello che conta è dove sei stato nei 21 giorni prima, non l’ultimo aereo che hai preso.

Cosa devi fare tu, in pratica

Se torni da Congo o Uganda e stai bene:

  1. Entro 24 ore invia la dichiarazione al Dipartimento di prevenzione della tua ASL (il modulo lo trovi sul sito della Regione o della ASL stessa).
  2. Per dubbi pratici chiama il 1500, numero del Ministero della Salute.
  3. Continua la tua vita normale, ma per 21 giorni controlla la temperatura una o due volte al giorno.

Se compaiono sintomi come febbre alta, mal di testa intenso, vomito, diarrea, dolori addominali:

  1. Resta a casa ed evita contatti stretti con familiari.
  2. Non andare da solo in pronto soccorso o dal medico: rischi di mettere in difficoltà chi non sa che arrivi.
  3. Chiama il 112 o il 118 e di’ chiaramente da dove sei tornato e quando.
  4. Da lì in poi se ne occupa il sistema: arriva personale attrezzato, ti visita, decide il da farsi.

Niente di tutto questo significa “ho Ebola”. Nella stragrande maggioranza dei casi, una febbre al rientro da un viaggio è semplicemente un’altra malattia. Ma proprio perché non puoi saperlo da solo, esiste un percorso protetto che vale per te e per chi ti sta intorno.

 

 

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

Lavinia Giganti – La redazione 

FAQ

Sì. Entro 24 ore devi inviare una dichiarazione alla tua ASL, anche se sei in perfetta salute. Non significa stare in quarantena: significa solo che la sanità sa che sei rientrato.

Dipende da dove vivi. I principali sono Spallanzani (Lazio), Sacco (Lombardia), Cotugno (Campania), Policlinico Palermo (Sicilia), Policlinico Bari (Puglia), San Martino (Liguria), Santissima Trinità (Sardegna), Cardarelli (Molise). In caso di dubbio, chiama il 112 o il 118.

No. Tutti i pronto soccorso italiani hanno protocolli per riconoscere un sospetto e attivare il percorso protetto. I trasferimenti verso i centri specializzati avvengono con barelle dedicate.

Per la variante in corso (virus Bundibugyo) non c’è ancora un vaccino approvato. Ne abbiamo parlato nel nostro articolo introduttivo su Ebola in Italia.

No. È in vigore per 120 giorni dal 29 maggio 2026. Verrà rivalutata in base all’andamento dell’epidemia nei Paesi colpiti.

Per approfondire

Fonti

A fine maggio 2026 in Italia sono stati segnalati due casi sospetti di Ebola in provincia di Como, in due cooperanti rientrati dall’Uganda, ricoverati all’Ospedale Sacco di Milano.  https://www.dossiersalute.com/ebola-in-italia-2026-sintomi-rischi/

Casi in aumento, come si trasmette e quali misure riducono il rischio reale.

Perché questo fungo resistente preoccupa i sistemi sanitari europei.

Una malattia rara ma grave che mostra come piccoli focolai abbiano grande impatto.

Aumento dei casi, coperture vaccinali e ruolo delle fake news.

https://www.salute.gov.it/new/it/scheda-malattia/ebola/ – Pagina ufficiale con ordinanza, circolari applicative, FAQ e indicazioni per i cittadini.

https://www.inmi.it/ – Sito dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive, centro nazionale di riferimento per le malattie infettive ad alto rischio.

.

https://www.asst-fbf-sacco.it/ – Secondo centro nazionale di alto biocontenimento, con reparti dedicati alle malattie infettive emergenti.

https://www.epicentro.iss.it/ebola/ – Portale di epidemiologia dell’ISS con sorveglianza e aggiornamenti scientifici.

https://www.quotidianosanita.it/ – Testata di settore di riferimento per atti normativi e circolari ministeriali in ambito sanitario.

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