Una foto su Instagram. Un filtro che leviga, illumina, ridisegna. E poi un appuntamento dal medico estetico con quella foto in mano: voglio così. Il Dott. Dennis Zeppo, odontoiatra e specialista in medicina estetica con studi a Pavia e Piacenza, conosce bene questa scena. La vive quasi ogni giorno in prima visita.
Le aspettative irrealistiche alimentate dai social sono oggi uno dei problemi più concreti nella medicina estetica. Non perché i trattamenti non funzionino: perché quello che si vede online non è reale. È ritoccato, filtrato, costruito. Dietro a un trattamento estetico ci sono studi anatomici, geometrie da rispettare, proporzioni individuali. E due persone con lo stesso trattamento possono avere risultati diversi, perché ogni base è diversa.
In questa intervista il Dott. Zeppo ha spiegato come riconoscere un approccio professionale serio, cosa chiedere al medico prima di iniziare, perché saper dire no è il segno del vero professionista, e come un percorso di medicina estetica funziona davvero nel tempo.
Le aspettative dei social e la realtà della medicina estetica: perché non basta una punturina
“Le aspettative irrealistiche sono molto più comuni di quanto pensiamo. Il paziente si presenta solitamente con delle aspettative che noi distruggiamo in prima seduta. Perché le foto viste sui social, su TikTok, su Instagram, sono ritoccate o modificate. E dietro a un trattamento estetico c’è molto più di una semplice punturina: ci sono studi anatomici, piani di iniezione, geometrie da rispettare, proporzioni. Lo stesso trattamento in due pazienti diversi può dare risultati diversi, perché la base è diversa.”
I filtri delle app modificano in tempo reale le proporzioni facciali, il volume delle labbra, la simmetria, la texture della pelle. Quello che producono non esiste nell’anatomia reale. Ma il problema non è solo estetico: chi arriva in studio con queste aspettative può sviluppare un disagio psicologico reale quando i risultati – per quanto ottimi dal punto di vista clinico – non corrispondono all’immagine filtrata a cui si era abituato.
La medicina estetica responsabile fa i conti con questa distanza. Il Dott. Zeppo non smonta le aspettative per scoraggiare i pazienti: lo fa per costruire un piano di trattamento realistico, basato sull’anatomia individuale. Ogni viso ha le sue geometrie, le sue proporzioni, le sue possibilità. Il risultato ottimale non è replicare un’altra persona: è valorizzare se stessi.
Approfondimento scientifico: Social media, BDD e aspettative irrealistiche nella medicina estetica
La revisione su Aesthetic Plastic Surgery (febbraio 2026, PubMed 2014-2025): il fenomeno delle aspettative irrealistiche legate ai social media è documentato in letteratura come fattore crescente di insoddisfazione post-trattamento. I chirurghi e i medici estetici riportano un aumento delle richieste basate su immagini filtrate. La prevalenza del Disturbo da Dismorfismo Corporeo (BDD) tra i candidati alla chirurgia estetica si avvicina al 18,6%. Il BDD è una condizione in cui la persona percepisce difetti fisici minimi come gravi: il trattamento estetico non risolve il disturbo e spesso lo amplifica.
La revisione su Healthcare MDPI (Hostiuc et al., 2022, BDD e chirurgia estetica): il consenso informato di un paziente con BDD è strutturalmente compromesso dalla scarsa consapevolezza del proprio stato. Operare senza aver escluso attivamente il BDD viola il principio di non maleficenza. Lo screening con strumenti validati come il BDDQ dovrebbe far parte della valutazione pre-trattamento. Questo è il fondamento scientifico del colloquio approfondito che il Dott. Zeppo descrive come primo passo irrinunciabile.
Sul tema dei filtri: la revisione su JAMA Facial Plastic Surgery (2020, aggiornamento 2024) ha coniato il termine ‘Snapchat Dysmorphia’ per descrivere i pazienti che portano in studio foto del proprio viso filtrato chiedendo di assomigliarci. Il fenomeno è aumentato del 300% tra il 2018 e il 2024. I medici estetici riferiscono un numero crescente di richieste anatomicamente impossibili o clinicamente inappropriate, alimentate da immagini costruite artificialmente.
Come riconoscere un professionista serio: anamnesi, trasparenza e il coraggio del no
“Se vengono proposte punturine molto veloci e senza rischi né complicanze, non sei davanti a un professionista serio. Dietro a un professionista ci deve essere un’anamnesi dettagliata, uno studio clinico del paziente a 360 gradi. E delle volte da questo studio deriva il dover dire dei no. Lì si vede il vero professionista: saper dire no a un paziente. In prima visita vengono spiegate le complicanze, le controindicazioni e i limiti della tecnica. Perché a volte ci sono visi che pensano di poter essere trattati con la medicina estetica, ma in realtà c’è una chirurgia estetica che si occupa appositamente di quello.”
Il Dott. Zeppo ha un percorso formativo che attraversa due specializzazioni: la laurea in odontoiatria e protesi dentaria, seguita da una serie di master in medicina estetica. Questo background doppio – la conoscenza dell’anatomia facciale dalla prospettiva odontoiatrica e quella dei trattamenti iniettivi dalla prospettiva estetica – è esattamente il tipo di formazione integrata che le linee guida raccomandano per chi opera con filler e tossina botulinica sul volto.
L’anamnesi completa non è una formalità burocratica. Raccoglie patologie sistemiche (malattie autoimmunitarie, disturbi della coagulazione, allergie), terapie farmacologiche in corso (anticoagulanti, immunosoppressori, isotretinoina), procedure estetiche precedenti, storia di reazioni ai prodotti iniettabili. Ogni voce può cambiare la scelta del trattamento, la tecnica o addirittura controindicarlo.
La spiegazione delle complicanze è un obbligo deontologico, non una scelta del medico. Il consenso informato è valido solo se il paziente ha compreso realmente i rischi. Per i filler, questo include la possibilità di occlusione vascolare, la più grave delle complicanze rare, che richiede riconoscimento e trattamento immediato. Un medico che presenta il trattamento come privo di rischi non sta informando il paziente: lo sta privando della possibilità di scegliere in modo consapevole.
Approfondimento scientifico: Sicurezza in medicina estetica: formazione, consenso informato e gestione delle complicanze
La revisione su Aesthet Plast Surg (febbraio 2026, framework etico): le condizioni in cui rifiutare una richiesta estetica includono la mancanza di indicazione clinica, le controindicazioni mediche, il consenso informato fragile e la mancanza di follow-up garantito. Il medico ha un dovere di non maleficenza che non può essere subordinato alla domanda del paziente. La formazione specialistica documentata è prerequisito per qualsiasi pratica iniettiva sul volto.
Le complicanze dei filler con acido ialuronico includono: ematoma, infezione, granulomi, effetto Tyndall (colore bluastro), migrazione del prodotto e – la più grave – occlusione vascolare con rischio di necrosi cutanea o perdita della vista per embolia dell’arteria oftalmica. Una revisione su Dermatol Surg (2024) documenta che la maggioranza delle complicanze gravi si verificava in ambiti non medici o con prodotti non certificati. La formazione nella gestione delle emergenze con ialurodinasi è oggi considerata prerequisito indispensabile per chiunque inietti filler.
Sul percorso formativo del Dott. Zeppo: l’odontoiatria come base per la medicina estetica facciale ha un fondamento anatomico preciso. L’odontoiatra ha una formazione approfondita sull’anatomia delle strutture dento-maxillo-facciali, sui piani fasciali del volto e sulla vascolarizzazione perorbitale e perilabiale – le zone più a rischio nelle iniezioni estetiche. Questa base di conoscenza è riconosciuta come qualificante per la pratica della medicina estetica facciale in varie linee guida europee.
Il percorso nel tempo: protocolli personalizzati, follow-up e la logica del trattamento continuativo
“Non è un percorso dove si viene una volta in studio, si è trattati e si è a posto. È un percorso continuativo nel tempo dove si è seguiti costantemente dal medico. Partiamo da un protocollo base, rivediamo il paziente dopo un certo numero di mesi dal trattamento, e in base a come ha reagito il suo corpo – con un filler o con una tossina botulinica – decidiamo ogni quanto rivedere il paziente e ogni quanto fare un trattamento. Perché ogni corpo è a sé. Il medico deve anche verificare la qualità dei prodotti usati: il paziente ha il diritto di sapere che i prodotti iniettati sono tracciati e con garanzia farmaceutica.”
La variabilità individuale nella risposta ai trattamenti estetici è un fatto biologico, non un’incertezza del medico. Il metabolismo dell’acido ialuronico varia da persona a persona: in alcuni pazienti si degrada in 6 mesi, in altri dura oltre 12. La tossina botulinica agisce per 3-4 mesi in media, ma può persistere meno nei pazienti con alta attività muscolare e più in chi ha una muscolatura meno attiva. Queste differenze si capiscono solo osservando il paziente nel tempo.
Il follow-up ha anche un valore di sicurezza. Nel periodo post-trattamento il medico puø intercettare precocemente eventuali complicanze tardive: granulomi, noduli, infezioni sub-cliniche, migrazione del prodotto. Una complicanza vista a distanza di settimane è quasi sempre risolvibile. Una complicanza ignorata per mesi può diventare un problema significativamente più complesso.
La verifica della qualità dei prodotti è un diritto del paziente che pochi esercitano. Ogni prodotto iniettato deve avere un numero di lotto verificabile, una scheda tecnica disponibile e una registrazione come dispositivo medico o farmaco. Il paziente può chiedere il nome commerciale del prodotto e la sua marcatura CE o approvazione regolatoria.
Approfondimento scientifico: Durata dei trattamenti, variabilità individuale e importanza del follow-up strutturato
La revisione su J Cosmet Dermatol (2024, PRISMA): la durata clinica dei filler HA varia significativamente in base alla densità di reticolazione, alla zona anatomica di iniezione, alla tecnica e alle caratteristiche individuali del paziente (metabolismo, idratazione, attività muscolare). Filler ad alta reticolazione in zone a bassa mobilità (zigomi, mento) durano mediamente 12-18 mesi. Filler in zone ad alta mobilità (labbra, glabella) si degradano più rapidamente, spesso in 6-9 mesi.
La revisione su Toxins MDPI (2024, tossina botulinica e variabilità della risposta): la durata dell’effetto della tossina botulinica è influenzata da massa muscolare, presenza di anticorpi neutralizzanti, intervallo tra le sedute e dose somministrata. La ‘resistenza’ alla tossina – riduzione progressiva della durata – si verifica in una minoranza di pazienti e può essere gestita modificando il protocollo. Questo spiega perché il Dott. Zeppo costruisce il piano di mantenimento dopo aver osservato la risposta individuale del paziente, non prima.
Sul tema della tracciabilità: la letteratura dermatologica documenta un aumento delle complicanze tardive (biofilm batterici, granulomi da corpo estraneo) associato all’uso di filler non certificati. Il numero di lotto è lo strumento che consente al medico di identificare il prodotto in caso di reazione avversa, attivare le procedure di farmacovigilanza e – nei casi gravi – segnalare all’AIFA per proteggere altri pazienti.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
Intervista al Dott. Dennis Zeppo – Odontoiatra, specialista in medicina estetica | Pavia – Piacenza con Approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista
FAQ
Il primo passo è verificare l’iscrizione all’Albo dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri sul sito FNOMCeO (portale.fnomceo.it): inserendo nome e cognome si vede immediatamente se il professionista è iscritto e quale specializzazione ha conseguita. Questo dovrebbe essere il minimo indispensabile prima di qualsiasi trattamento.
Il secondo passo è valutare la qualità della prima visita: un professionista serio dedica tempo all’anamnesi, esamina il viso, spiega cosa è possibile e cosa non lo è, illustra le complicanze e i limiti del trattamento proposto. Chi propone il trattamento prima di aver visitato, o chi garantisce risultati certi senza rischi, non sta operando secondo i criteri della medicina estetica responsabile.
Significa che lo stesso trattamento non produce lo stesso risultato in pazienti diversi. La posizione degli zigomi, lo spessore delle labbra, la profondità dei solchi, l’attività muscolare, lo spessore della cute: tutto questo è diverso da persona a persona. La tecnica iniettiva, la quantità di prodotto, il piano di iniezione e la distribuzione vengono calibrati sull’anatomia individuale.
Come spiega il Dott. Zeppo, lo stesso filler in due persone diverse dà risultati diversi perché la base è diversa. Questo è il motivo per cui la foto di un’altra persona non può mai essere l’obiettivo: il medico lavora sul viso che ha davanti, non su un modello esterno.
La medicina estetica comprende trattamenti non chirurgici: filler, tossina botulinica, laser, radiofrequenza, peeling, biorivitalizzazione. Agisce sulla cute e sui tessuti molli senza incisioni, e i risultati sono reversibili o modificabili nel tempo. Il rischio operatorio è inferiore rispetto alla chirurgia, ma le complicanze esistono e devono essere gestite da medici formati.
La chirurgia estetica comprende interventi chirurgici: rinoplastica, blefaroplastica, lifting facciale, mastoplastica. Richiede anestesia, incisioni, sala operatoria e un percorso di recupero. Come ricorda il Dott. Zeppo, ci sono condizioni – ptosi marcata, rimodellamento osseo, eccesso cutaneo significativo – che la medicina estetica non può trattare e che richiedono la chirurgia.
Il percorso inizia con una visita di valutazione approfondita, poi si esegue il primo trattamento. Dopo alcune settimane si rivaluta il risultato: come ha risposto il tessuto, per quanto tempo è durato l’effetto, se ci sono aree da correggere o ottimizzare. Sulla base di questa risposta individuale, il medico definisce la frequenza delle sedute successive.
Non esiste una cadenza universale: ogni paziente metabolizza diversamente i prodotti, reagisce diversamente ai trattamenti, ha esigenze diverse nel tempo. Il piano di mantenimento viene costruito su questa risposta individuale, non su un protocollo standard uguale per tutti.
Chiedere il nome commerciale del prodotto che verrà usato e la sua registrazione (marcatura CE, numero di lotto). Chiedere quali sono le complicanze possibili e come vengono gestite. Chiedere se il medico è formato per gestire l’occlusione vascolare da filler, che richiede ialurodinasi disponibile in studio. Chiedere qual è il piano di follow-up dopo il trattamento.
Un medico serio risponde a queste domande con chiarezza e trasparenza. Chi le minimizza o le evita sta privando il paziente delle informazioni necessarie per un consenso informato reale. Il Dott. Zeppo è esplicito su questo: chi promette tutto subito e senza rischi non è un professionista serio.





