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Apnee notturne e russamento: quando serve una diagnosi? – Intervista alla Dr.ssa Lorena Karanxha

Uomo sottoposto a polisonnografia mentre una specialista monitora respirazione, ossigenazione e qualità del sonno.

Intervista alla dott.ssa Lorena Karanxha, odontoiatra – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista.

Russare ogni tanto non significa necessariamente avere una malattia. Ma quando il russamento diventa abituale, si associa a pause respiratorie, risvegli con fame d’aria o sonnolenza durante il giorno, può essere il segnale di un disturbo respiratorio del sonno che merita una valutazione. La forma più importante è la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, nella quale le vie aeree superiori si restringono o collassano ripetutamente durante la notte.

La dott.ssa Lorena Karanxha chiarisce perché il partner è spesso il primo a notare le pause respiratorie, quali sintomi possono comparire di giorno, come si arriva alla diagnosi attraverso polisonnografia o monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare e perché il dentista può svolgere un ruolo di sentinella. Al centro dell’intervista ci sono anche i dispositivi di avanzamento mandibolare, i cosiddetti MAD, che possono essere indicati in pazienti selezionati ma devono essere prescritti e verificati dopo una diagnosi.

Risposta rapida

Il russamento occasionale è comune e non è di per sé una diagnosi. Il russamento abituale associato a pause respiratorie, risvegli con mancanza d’aria, stanchezza, cefalea mattutina o sonnolenza diurna deve invece spingere a una valutazione. L’apnea ostruttiva del sonno si diagnostica con un esame del sonno: la polisonnografia resta il riferimento, mentre il monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare è una possibilità valida in adulti selezionati. Il trattamento dipende dalla gravità e dal profilo del paziente: tra le opzioni ci sono CPAP, cambiamenti dello stile di vita, chirurgia e MAD, dispositivi personalizzati che avanzano la mandibola. Smettere di russare non basta a dimostrare che l’apnea sia risolta: servono controlli oggettivi.

In breve

  • Il russamento occasionale è frequente; quello abituale non va automaticamente definito patologico, ma merita attenzione se persiste o crea disagio.
  • Le pause respiratorie osservate dal partner, i risvegli con fame d’aria, la stanchezza e la sonnolenza diurna sono segnali da riferire al medico.
  • L’AHI indica il numero medio di apnee e ipopnee per ora di sonno: in genere sotto 5 è nella norma, mentre valori più alti aiutano a graduare la severità.
  • Il dentista può intercettare fattori anatomici e indirizzare il paziente, ma la diagnosi richiede un percorso di medicina del sonno.
  • Il MAD è costruito su misura e può essere efficace in pazienti selezionati; il suo risultato va verificato con un nuovo esame del sonno.

Chi riguarda davvero il problema delle apnee notturne?

L’apnea ostruttiva del sonno può riguardare persone con caratteristiche molto diverse. Il rischio non dipende soltanto dal peso corporeo: contano anche la conformazione delle vie aeree, il rapporto tra mascella e mandibola, la congestione nasale, l’età, la familiarità, l’uso di alcol o sedativi e la presenza di altre condizioni cliniche. Nei bambini, inoltre, russamento abituale, respirazione orale, sonno agitato o stanchezza diurna richiedono un percorso dedicato e non devono essere liquidati come semplici abitudini.

Il consenso internazionale sull’apnea ostruttiva del sonno descrive una condizione complessa, con fattori anatomici, respiratori, metabolici e comportamentali, e sottolinea la necessità di una gestione multidisciplinare. Il russamento è un segnale possibile, ma non è sufficiente né per confermare né per escludere la diagnosi: la valutazione deve integrare sintomi, fattori di rischio, esame clinico e test del sonno.

Chi russa tutte le notti ha sempre un problema di apnea notturna?

«Non sempre il russamento è patologico. Esiste il russamento occasionale, che può succedere una, due, massimo tre notti a settimana e succede quasi a tutte le persone: non è assolutamente preoccupante.

Poi c’è un altro tipo di russamento, che si chiama abituale, ed è quello che succede quasi tutte le notti, sei o sette notti a settimana, dura quasi tutta la notte, dal momento in cui ci addormentiamo al momento in cui ci svegliamo, ed è presente per almeno sei mesi. Questo è il russamento che ha bisogno di un po’ più di attenzione.

Non sempre il russamento abituale è patologico: può essere un russamento e basta, che merita di essere valutato nel tempo perché col tempo può diventare patologico, oppure merita di essere trattato se il paziente lo richiede perché gli causa disagi sociali o incide sulla qualità della vita con il partner.

Quello che ci preoccupa è il russamento abituale patologico, che è patologico quando viene associato ad altri sintomi. Il sintomo più preoccupante, assieme al russamento abituale, sono le pause respiratorie: vere e proprie pause durante il respiro del paziente durante la notte. Il primo ad accorgersene è il partner.

Se il partner dice: “Guarda che stai russando e durante la notte, quando russi, ci sono dei momenti in cui ti fermi proprio, non respiri”, quella è la pausa respiratoria. È molto importante capire che esiste questa pausa respiratoria, perché può essere il sintomo di una patologia molto più grave del solo russamento.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

La distinzione proposta dalla dottoressa è clinicamente utile: il russamento è un rumore prodotto dalla vibrazione dei tessuti, mentre l’apnea ostruttiva è una ripetuta limitazione o interruzione del flusso d’aria durante il sonno. Le due condizioni possono coesistere, ma non sono sinonimi. Anche il riferimento a sei mesi e alla frequenza settimanale va letto come descrizione di un russamento persistente, non come un criterio diagnostico autonomo. La diagnosi richiede infatti un esame del sonno e una valutazione clinica. La qualità di vita del partner è inoltre un motivo legittimo per chiedere aiuto anche quando non viene dimostrata un’apnea: il trattamento del russamento primario e quello dell’apnea, però, non sono la stessa cosa..

Come può accorgersi delle apnee chi dorme da solo?

«Non è facile. I pazienti hanno grande difficoltà a capire che potrebbero avere questo problema e infatti passano anni prima che un paziente inizi a rendersene conto. Una volta che l’ha capito, ha anche difficoltà a capire dove andare e cosa deve fare. Quindi passano anni dal momento in cui il paziente capisce il problema al momento dell’inizio della terapia.

Se un paziente è da solo e non riesce a capire se russa o se fa pause notturne, esistono applicazioni sul cellulare, anche gratuite, che aiutano a registrare il sonno. Sono magari non precise nelle cifre esatte, ma affidabili nel far nascere il dubbio che ci sia qualcosa che non va nel nostro sonno.

Oltre a questo, il paziente deve fare attenzione ad altri sintomi. Il secondo sintomo, oltre alla pausa respiratoria, è il risveglio notturno: se capita di svegliarsi all’improvviso, spaventati, con la sensazione che manchi l’aria e con la necessità di respirare, questo è un sintomo molto importante.

Altri sintomi sono la stanchezza diurna: ci si sveglia la mattina già stanchi, magari con un po’ di mal di testa, e si affronta la giornata generalmente stanchi e con poca concentrazione. Un altro sintomo importante è la sonnolenza diurna: si ha la sensazione di voler dormire durante la giornata; magari si riesce a portare avanti il lavoro quotidiano, ma appena arriva un momento di passività si sente di poter dormire. Oppure si torna a casa, si accende la televisione, ci si appoggia sul divano e ci si addormenta subito.

Tutti questi segni, associati al russamento notturno, possono far pensare a un problema di apnee notturne, una patologia molto grave, potenzialmente mortale, che deve essere identificata e trattata tempestivamente.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

Le applicazioni che registrano i suoni possono aiutare a documentare il russamento o a far nascere un sospetto, ma non misurano in modo completo il flusso respiratorio, l’ossigenazione e la struttura del sonno. Non possono quindi sostituire la polisonnografia o un monitoraggio cardiorespiratorio validato. Risvegli con fame d’aria, cefalea mattutina, difficoltà di concentrazione e sonnolenza diurna sono segnali compatibili con un sonno frammentato, ma non sono specifici: possono avere anche altre cause. L’elemento importante è la combinazione dei sintomi con il russamento e con eventuali fattori di rischio. Chi si addormenta alla guida, durante una riunione o in altre situazioni passive deve parlarne rapidamente con un medico e non mettersi alla guida se si sente assonnato.

Quali conseguenze può avere l’apnea notturna sulla salute generale?

«Assolutamente sì, e la letteratura scientifica è molto chiara su questo. L’apnea notturna è un vero e proprio collasso delle vie aeree superiori. In quel momento non passa l’aria e quindi l’ossigeno nel sangue è molto più carente; questo ha ripercussioni sulla salute generale.

In un paziente generalmente sano, la presenza di apnee notturne può essere il motivo per iniziare ad avere patologie cardiovascolari importanti, ipertensione e patologie metaboliche, ma anche patologie gravi come ictus o infarto.

Invece, nei pazienti che hanno già patologie cardiovascolari, la presenza delle apnee notturne può aggravare la patologia in modo molto più veloce rispetto a un percorso naturale dell’invecchiamento. Un altro rischio importante dell’apnea sono gli incidenti stradali, anche gravi, a causa della sonnolenza diurna che può causare.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

Durante un’ostruzione delle vie aeree si alternano riduzione dell’ossigenazione, ripresa forzata della respirazione e micro-risvegli che spesso il paziente non ricorda. Questi eventi possono attivare il sistema nervoso simpatico e aumentare il carico cardiovascolare. Una meta-analisi del 2022, che ha incluso 24 studi di coorte, ha rilevato nei pazienti con apnea ostruttiva associazioni con malattia cardiovascolare, ictus e mortalità; gli autori la considerano un fattore di rischio cardiovascolare, pur ricordando che gli studi osservazionali non dimostrano da soli un rapporto causale per ogni singolo paziente. La sonnolenza è inoltre un problema di sicurezza: il rischio non riguarda solo il benessere, ma anche la guida e il lavoro che richiedono attenzione. La gravità, le comorbilità e la risposta alle cure devono essere valutate individualmente.

Qual è il ruolo dell’odontoiatra nell’identificare e trattare le apnee?

«Al paziente non viene da pensare all’odontoiatra se inizia ad avere dubbi su una potenziale problematica di apnee notturne. L’odontoiatra, invece, è uno dei professionisti che si occupano del problema del russamento e delle apnee notturne e interviene in due momenti molto importanti.

Il primo è identificare i pazienti potenzialmente a rischio. Questo riesce a farlo molto bene perché una delle cause principali delle apnee notturne è proprio anatomica: riguarda i tessuti molli delle vie aeree superiori e la conformazione del viso, delle ossa, della mandibola e del mascellare.

Questa valutazione l’odontoiatra la fa tutti i giorni; inoltre vede molti pazienti e con tanti di loro crea un rapporto di fiducia che dura nel tempo. Questo gli dà la possibilità di monitorare i pazienti a lungo termine. Questo è il ruolo sentinella diagnostico dell’odontoiatra.

Un secondo momento in cui interviene l’odontoiatra è la terapia. L’odontoiatra offre infatti una delle terapie oggi disponibili per il trattamento del russamento e delle apnee notturne.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

La bocca e il volto possono fornire indizi utili: conformazione mandibolare, palato, posizione della lingua, respirazione orale, usura dentale e alcuni segni di disfunzione possono orientare il colloquio. Ma il ruolo di sentinella non equivale a fare diagnosi solo guardando la bocca. Il percorso corretto mette in relazione odontoiatra esperto in medicina del sonno, medico di base, pneumologo o neurologo, otorinolaringoiatra e, quando necessario, altri specialisti. L’odontoiatra può inviare il paziente a un esame del sonno e, dopo la diagnosi, valutare se una terapia intraorale sia compatibile con denti, gengive, articolazioni e occlusione. È proprio la collaborazione tra competenze diverse a ridurre il rischio di trattare il solo rumore senza affrontare la malattia respiratoria.

Come si diagnostica l’apnea notturna e che cosa misura l’AHI?

«Ci sono diverse modalità di terapia, ma il paziente deve essere inquadrato molto bene e soprattutto deve avere una diagnosi. Fino a questo momento abbiamo parlato dei dubbi che possono portare un paziente a pensare di avere un’apnea notturna, però dobbiamo fare la diagnosi e lo strumento per eccellenza è la polisonnografia.

È un esame che si svolge in una struttura ospedaliera, dove il paziente rimane tutta la notte, e misura diversi parametri importanti per valutare l’apnea notturna.

Oltre alla polisonnografia, negli ultimi anni abbiamo alternative per la diagnosi, come il monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare. Sono dispositivi semplici che vengono consegnati a casa del paziente, spiegando come utilizzarli, e ritirati il giorno successivo. La letteratura scientifica ci dà conforto anche su questo: sono strumenti molto affidabili. Nei casi dubbi si richiede una polisonnografia in struttura ospedaliera, ma il monitoraggio domiciliare è un presidio assolutamente valido per lo screening dei pazienti con apnea notturna.

La polisonnografia ci dice moltissime cose: se il paziente ha l’apnea oppure no e anche qual è la gravità. Uno degli indici più importanti è l’indice di apnea-ipopnea: se è sotto 5 il paziente non è patologico, se è sopra 5 significa che soffre di apnea notturna.

Se un paziente ha un indice di 10, vuol dire che in un’ora di sonno subisce 10 pause respiratorie. Se quella notte ha dormito 7 ore, significa che ha avuto 70 pause respiratorie. È importante capire che stiamo parlando di un’apnea notturna lieve. Nella quotidianità intercettiamo pazienti con un indice di 30 o 40, quindi con 200 o più pause respiratorie in una sola notte.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

La polisonnografia registra, tra gli altri parametri, attività cerebrale, movimenti oculari, tono muscolare, flusso respiratorio, sforzo toracico, saturazione dell’ossigeno e frequenza cardiaca. Il monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare è meno completo perché non misura la struttura del sonno allo stesso modo, ma può essere appropriato in adulti non complicati con alta probabilità clinica di apnea ostruttiva. Le raccomandazioni AASM indicano che un test domiciliare negativo, inconcludente o tecnicamente inadeguato va seguito da polisonnografia quando il sospetto resta. L’AHI è il numero medio di apnee e ipopnee per ora di sonno: in modo orientativo, 5–14,9 indica forma lieve, 15–29,9 moderata e almeno 30 severa. Non è però l’unico parametro: contano anche desaturazioni, sintomi, posizione nel sonno, comorbilità e impatto sulla vita quotidiana.

Quali sono le terapie disponibili e che cosa sono i dispositivi MAD?

«In base a questi dati indichiamo il paziente come affetto da una patologia lieve, moderata o severa. In base a tutti questi dati decidiamo anche la modalità di terapia, perché ce ne sono diverse e una di quelle viene offerta dall’odontoiatra.

L’odontoiatra interviene con una terapia che agisce sulla mandibola, utilizzando dispositivi che si chiamano MAD, cioè dispositivi di avanzamento mandibolare. Sono dispositivi intraorali costruiti su misura per il singolo paziente.

Il loro meccanismo consiste nel mantenere la mandibola in una posizione più anteriore, in modo che i muscoli e i tessuti molli collegati alla mandibola vengano anch’essi portati in avanti, liberando le vie aeree e facilitando il passaggio dell’aria.

È un dispositivo semplice da utilizzare, si usa solo durante la notte ed è molto efficace nei pazienti selezionati. Il MAD può essere una terapia valida per il russamento primario, cioè non patologico, che il paziente desidera trattare; può essere indicato nelle apnee notturne di lieve o moderata entità e può essere preso in considerazione anche nelle forme gravi quando il paziente non vuole o non può seguire altri tipi di terapia, oppure come co-terapia con altre modalità di trattamento.

Per esempio, un paziente operato delle vie aeree superiori dall’otorinolaringoiatra, per rimodellare i tessuti molli e liberare le vie aeree, può continuare la terapia con un MAD per potenziare il risultato chirurgico e mantenerlo nel tempo.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

Il MAD non è un semplice paradenti e non dovrebbe essere acquistato senza valutazione. È un dispositivo intraorale personalizzato, generalmente regolabile, che deve adattarsi alla dentatura e alla funzione mandibolare. La terapia con pressione positiva, in particolare la CPAP, riduce in media l’AHI più del MAD, soprattutto nelle forme moderate o severe; tuttavia, un dispositivo orale può essere una valida alternativa quando la CPAP non viene tollerata o non è accettata, e la maggiore praticità può favorire l’aderenza in pazienti selezionati. La scelta deve considerare denti, parodonto, articolazione temporomandibolare, quantità di avanzamento possibile e obiettivi del paziente. Nel tempo possono comparire modifiche dei contatti dentali o fastidi mandibolari: controlli odontoiatrici e verifica respiratoria permettono di bilanciare efficacia e tollerabilità.

Smettere di russare significa essere guariti dalle apnee?

«Smettere di russare è un risultato, ma come dicevamo dall’inizio il russamento è solo un indizio della patologia. La patologia vera e propria è l’apnea, quindi dobbiamo rimisurare gli indici che ci dicono se l’apnea è presente oppure no.

Infatti il paziente che inizia un percorso terapeutico per l’apnea viene seguito periodicamente con una polisonnografia o con un monitoraggio cardiorespiratorio, per verificare gli indici di apnea. Possiamo dire di aver tenuto sotto controllo l’apnea solo se questi indici sono nella norma: serve un monitoraggio costante.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

Il rumore può diminuire prima che la respirazione notturna sia davvero normalizzata. Per questo il miglioramento percepito dal paziente o dal partner è importante, ma non basta a certificare il successo. Le indicazioni AASM sul follow-up sottolineano il valore di ripetere PSG o HSAT quando il paziente è in trattamento e quando serve verificare la risposta, soprattutto se persistono sintomi, cambiano peso o condizioni cliniche, oppure se il trattamento viene modificato. Nel caso del MAD, la titolazione progressiva e la verifica oggettiva aiutano a trovare il miglior compromesso tra avanzamento mandibolare, efficacia respiratoria e tollerabilità. La terapia dell’apnea è quindi un percorso, non una singola consegna di un dispositivo.

Quale messaggio dare agli adulti e ai genitori?

«Il messaggio finale è rivolto a tutti i pazienti adulti: prestare più attenzione alla qualità del sonno, monitorare i segni di cui abbiamo parlato e, se c’è anche il minimo dubbio, contattare il medico di base e anche l’odontoiatra, che deve essere uno specialista in medicina del sonno.

Un messaggio finale anche ai genitori: le apnee notturne possono riguardare anche i bambini, quindi è importante osservare il sonno, intercettare problemi come la respirazione orale o una grande stanchezza durante la giornata e, se c’è il minimo dubbio, contattare anche l’odontoiatra, che può aiutare.»

– Dott.ssa Lorena Karanxha

Approfondimento scientifico

Il consiglio è di non aspettare che il problema diventi evidente durante il giorno o che compaiano complicanze. Negli adulti, russamento abituale, pause osservate, risvegli con soffocamento e sonnolenza meritano una valutazione; la guida va evitata quando si è assonnati. Nei bambini il quadro può manifestarsi con respirazione orale, russamento, sonno agitato, difficoltà di attenzione, irritabilità o stanchezza eccessiva, ma le cause e il percorso diagnostico non sono identici a quelli dell’adulto. È quindi importante rivolgersi a un pediatra o a un centro di medicina del sonno e coinvolgere, quando indicato, otorinolaringoiatra e odontoiatra esperto. L’obiettivo non è curare il rumore, ma proteggere respirazione, sonno, crescita e salute generale.

In sintesi

Il russamento non va interpretato tutto allo stesso modo: può essere occasionale, abituale ma non patologico oppure associato a vere pause respiratorie. La differenza non si stabilisce con un’app e non si risolve osservando soltanto il volume del rumore. Se compaiono fame d’aria notturna, stanchezza al risveglio, cefalea mattutina o sonnolenza diurna, il passo corretto è parlarne con il medico e programmare un esame del sonno.

L’odontoiatra può contribuire a intercettare il rischio e, dopo una diagnosi, proporre un MAD in casi selezionati. La terapia deve essere personalizzata, verificata con controlli oggettivi e inserita in una collaborazione tra professionisti. Smettere di russare è positivo, ma la domanda decisiva resta: le apnee sono davvero rientrate?

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

https://youtu.be/J2PTxQTaQCk

 

Domande frequenti (FAQ)

No. Il russamento è un possibile segnale, ma la diagnosi richiede la valutazione clinica e un esame del sonno. Le pause respiratorie osservate dal partner aumentano il sospetto.

No. Può registrare suoni e aiutare a notare un problema, ma non sostituisce polisonnografia o monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare validato.

Significa avere in media 10 eventi di apnea o ipopnea per ora di sonno. In genere rientra nella fascia lieve, ma il medico deve considerare anche sintomi, ossigenazione e comorbilità.

No. La CPAP è mediamente più efficace nel ridurre l’AHI, mentre il MAD può essere una valida alternativa in pazienti selezionati, soprattutto se la CPAP non è tollerata o non viene accettata.

Sì, il controllo serve a verificare che la riduzione del russamento corrisponda anche a una riduzione delle apnee e a una risposta respiratoria adeguata.

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