Perimplantiti: la soluzione più efficace è la prevenzione

l'esperto risponde

Prof. Simion, cosa si intende per perimplantite?

La Perimplantite è un’infezione del tessuto osseo che porta, come conseguenza, alla perdita degli impianti dentali.

È una problematica di difficile gestione e, purtroppo, sottovalutata al momento dell’impianto; la maggior parte delle infezioni può infatti svilupparsi anche diversi anni dopo l’impianto, se il paziente non si sottopone a frequenti visite specifiche di controllo.

Gestire la perimplantite dopo la sua insorgenza è difficile e la soluzione migliore resta la prevenzione.

Ci sono categorie di pazienti più esposte all’insorgenza della perimplantite?

L’insorgere dell’infezione è legata a due fattori: il materiale usato per gli impianti e le caratteristiche proprie del paziente.

Per quanto concerne il primo caso, se il materiale delle superfici dell’impianto è ruvido o poroso favorisce l’accumulo di biofilm batterico, difficile da eliminare anche con la cura e l’igiene approfondita quotidiana; questo accade soprattutto quando l’impianto non è perfettamente immerso nell’osso, risultando esposto.

Per quanto riguarda il secondo caso, se il paziente sottovaluta l’igiene quotidiana o presenta una forte predisposizione individuale o è un fumatore ecco che può favorire l’insorgere della perimplantite.

Come bisogna comportarsi per evitare di contrarre l’infezione?

Il comportamento deve essere professionale, per quanto riguarda l’implantologo, e diligente per quanto riguarda il paziente.

Ovvero:

L’implantologo deve innanzitutto scegliere materiali di altissima qualità prediligendo impianti con superfici lisce o ibride e non ruvide.

Inoltre, il professionista deve seguire il proprio paziente con visite di controllo, anche trimestrali, per poter diagnosticare per tempo un eventuale focolaio di infezione.

Il paziente, dal canto suo, deve curare l’igiene orale scrupolosamente.

Come accennato, la perimplantite si manifesta anche dopo anni dall’avvenuto impianto; questo significa che con l’andar del tempo l’impianto può non essere più nella condizione perfetta delle origini, oppure può significare che, con l’andar del tempo, il paziente abbia pian piano trascurato l’igiene orale.

Spesso si tende a pensare che, se deve insorgere un problema legato all’impianto, esso si manifesti nell’arco del primo anno, ma non è così.

Come si interviene in caso di perimplantite diagnosticata?

Innanzitutto, è bene ribadire che la diagnosi migliore viene fatta in forma preventiva durante i controlli periodici, con il sondaggio perimplantare che constata la presenza di tasche di infiammazione o di secrezione purulenta dal solco perimplantare.

La certezza, poi, della diagnosi si ha con radiografie endorali che dimostrano presenza e progressione della perdita di supporto osseo.

Una volta accertata la diagnosi di perimplantite, il trattamento migliore resta l’intervento chirurgico con la rimozione meccanica del biofilm batterico; inoltre, in presenza di impianto con materiali ruvidi, si procede alla levigatura della superficie rendendola, di fatto, liscia.

In alcuni casi si procede anche alla ricostruzione ossea.

E’ importante sottolineare che in ogni caso solo il 50% circa dei pazienti trattati risolve definitivamente l’infiammazione, ma vanno comunque inseriti in una terapia di mantenimento.

Terapie non chirurgiche, quindi antibiotici, tecniche ad ultrasuoni o courettes possono in molti casi essere sufficienti.

La prevenzione resta la miglior arma contro la perimplantite.

Lavinia Giganti

 

Prof. Massimo Simion