Dossier Salute

West Nile in Europa, record storico nel 2026: 1.855 casi e 141 morti, Italia in testa

Operatrice con guanti raccoglie un campione da una trappola per zanzare vicino a un canale, mentre un collega prende appunti.

L’Europa vive la peggiore stagione di West Nile mai registrata. Secondo il rapporto di ECDC ed EFSA pubblicato il 15 ottobre 2026, 18 paesi hanno segnalato 1.855 infezioni umane e 141 decessi. Nell’Unione europea i casi autoctoni sono 1.715, più del doppio della media decennale. L’Italia è il paese più colpito, con 748 casi. Le autorità però non vedono segnali di una maggiore gravità del virus.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • 18 paesi europei hanno segnalato 1.855 casi umani di West Nile e 141 morti nel 2026, dati aggiornati al 7 ottobre.
  • Nell’Ue e nello Spazio economico europeo i casi sono 1.715, contro una media di 693 negli ultimi dieci anni.
  • L’Italia guida la classifica con 748 casi, seguita da Grecia (445), Francia (144) e Spagna (139).
  • Il Belgio ha registrato i suoi primi casi autoctoni e il virus avanza verso nord.
  • ECDC non rileva un aumento della gravità: ricoveri, forme neurologiche e decessi restano sotto la media decennale.

I numeri del record europeo

Il rapporto congiunto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) fotografa la situazione al 7 ottobre. Diciotto paesi europei hanno notificato 1.855 infezioni umane da virus West Nile, con 141 decessi. Rispetto al report di settembre i casi sono cresciuti di 769 unità.

Se si guarda solo all’Unione europea e allo Spazio economico europeo, i casi autoctoni sono 1.715 in 13 paesi, con 130 morti. È il numero più alto mai segnalato in una stagione di trasmissione. La media degli ultimi dieci anni, nello stesso periodo, è di 693 casi: il dato del 2026 la supera di oltre il doppio.

Il virus è stato rilevato in 187 regioni europee, secondo la classificazione statistica NUTS 3. Fuori dall’Ue hanno segnalato casi anche la Serbia, con 57 infezioni, e la Macedonia del Nord, con 70. Un caso di origine non nota è stato notificato in Moldavia.

Non riguarda solo gli esseri umani. Quindici paesi hanno comunicato 511 focolai tra equidi, cioè cavalli e animali affini, e 595 tra gli uccelli. Giusi Amore, ufficiale scientifico dell’EFSA, ha riassunto così il quadro: il West Nile ha raggiunto livelli record in Europa.

Nel confronto con gli anni scorsi il salto è evidente. Nel 2025 la Romania aveva chiuso la stagione con appena 49 casi. Il dato romeno del 2026 è provvisorio, ma resta ben superiore a quello dell’anno precedente.

Italia, Grecia e il virus che risale verso nord

L’Italia resta il paese più colpito dell’intero continente. Con 748 casi e 56 decessi, supera di poco la Grecia, che ne conta 445 e 46 morti. Per entrambi i paesi il bilancio è tra i più pesanti degli ultimi anni.

La Francia, con 144 casi, e la Grecia hanno registrato i numeri più alti nella storia della loro sorveglianza nazionale. La Spagna segue con 139 casi, mentre la Romania ne ha 117 e sette decessi. A settembre erano 56, con due morti.

Il dato più osservato dagli esperti riguarda però la geografia. I Paesi Bassi hanno contato 59 casi e 10 decessi. Il Belgio ha registrato 15 infezioni contratte sul posto, le prime della sua storia. ECDC segnala che il virus circola sempre più a nord e si aspetta che la tendenza continui.

Anche i dati italiani di settembre mostravano una diffusione molto ampia. Il quotidiano Il Sole 24 Ore riportava 590 casi in 64 aree del paese, con Padova, Milano e Roma tra le province più colpite. Sul sito abbiamo già seguito il tema con il bollettino ISS di fine agosto.

Per l’Italia il quadro resta quindi di forte attenzione. Le segnalazioni arrivano da molte aree diverse del paese e non da un solo focolaio. Per questo i servizi sanitari regionali continuano a monitorare sia i casi umani sia la presenza del virus nelle zanzare e negli animali.

Quanto è pericoloso e come proteggersi

Il punto più rassicurante del rapporto riguarda la gravità. ECDC afferma che nel 2026 non ci sono segnali di infezioni più severe. Le quote di ricoveri, di forme neurologiche e di decessi restano sotto i livelli medi dell’ultimo decennio.

Il West Nile si trasmette attraverso la puntura di zanzare infette, che si contagiano pungendo gli uccelli. Gli anziani e le persone con difese immunitarie ridotte hanno un rischio maggiore di sviluppare sintomi gravi. Per la maggior parte delle persone l’infezione passa senza che ci si accorga di nulla.

La stagione di trasmissione sta finendo, perché con l’arrivo dell’autunno le condizioni diventano meno favorevoli alle zanzare. L’attività del virus è già calata rispetto al picco di agosto e settembre. Nelle prossime settimane potranno però arrivare ancora segnalazioni di casi, legate a infezioni contratte in precedenza.

Le raccomandazioni restano quelle di sempre. Conviene usare repellenti, indossare abiti lunghi e larghi la sera e la notte e proteggere le finestre con zanzariere. Le autorità locali devono ridurre i ristagni d’acqua e monitorare le zanzare. Per le donazioni di sangue, le regole europee prevedono 28 giorni di sospensione per chi rientra da aree colpite, oppure test su ogni donazione.

Il rapporto invita infine a un coordinamento tra sanità pubblica, servizi veterinari e autorità ambientali. Il virus passa tra uccelli, zanzare, cavalli e persone, quindi nessun settore può gestirlo da solo. Su questo punto ricordiamo anche l’approccio matematico dell’università Federico II per prevedere le ondate.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Al 7 ottobre 2026 diciotto paesi europei hanno segnalato 1.855 casi umani e 141 decessi. Nell’Ue e nello Spazio economico europeo i casi autoctoni sono 1.715, con 130 morti.

Il numero di casi supera più del doppio la media decennale di 693 infezioni. Inoltre Grecia e Francia hanno registrato i valori più alti della loro storia e il Belgio ha avuto i primi casi autoctoni.

No. ECDC non vede segnali di maggiore gravità: ricoveri, forme neurologiche e decessi restano sotto i livelli medi dell’ultimo decennio.

L’Italia, con 748 casi e 56 decessi, seguita dalla Grecia con 445 casi e 46 morti.

Con repellenti, abiti lunghi la sera e la notte, zanzariere alle finestre e riduzione dei ristagni d’acqua. Le persone anziane o fragili devono prestare particolare attenzione.

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