Un’onda silenziosa sta risalendo le curve demografiche: il tumore del colon-retto, una volta considerato una malattia dell’età matura, colpisce sempre più spesso persone under 50. Negli ultimi trent’anni l’incidenza in questa fascia d’età è più che raddoppiata, e si stima che entro il 2030 rappresenterà l‑11% dei carcinomi del colon e il 23% di quelli del retto a livello mondiale.
Il Dott. Mauro Totis, responsabile della struttura di chirurgia colorettale del San Gerardo di Monza, non vuole creare allarmismo. Ma vuole creare attenzione. Perché la differenza tra un tumore scoperto presto e uno scoperto tardi è spesso la differenza tra un intervento mini-invasivo e un percorso molto più lungo. E quella differenza si chiama screening.
In questa intervista ha spiegato quali sintomi non vanno ignorati, come funziona lo screening di Regione Lombardia, cosa significa “presa in carico” del paziente in un centro specializzato, e perché la chirurgia robotica è diventata lo strumento principale in questa chirurgia.
L’aumento dei tumori del colon-retto nei giovani: segnali da non sottovalutare
“C’è un alert nella letteratura scientifica che pone l’attenzione sui pazienti sotto i 50 anni: c’è un aumento effettivo dell’incidenza di questi tumori. Questo non deve creare particolari allarmismi, ma certamente una migliore attenzione su alcuni sintomi. Classicamente l’emissione di sangue, anche transitoria, dalle feci può essere un segno clinico che deve destare attenzione, così come dolori addominali insoliti o un esame del sangue che mostra un livello di emoglobina un po’ più basso della norma. Il chirurgo che si occupa di questa patologia sa intercettare la familiarità e i problemi che possono far pensare alla necessità di una diagnosi di secondo livello.”
I numeri sono chiari. Dai 4,5 casi per 100.000 abitanti del 1987, l’incidenza del carcinoma colorettale nei giovani adulti ha superato i 9,4 per 100.000 nel 2022. Tra i 15 e i 39 anni la crescita è stata del 47,5% nello stesso arco temporale, con un aumento annuo del 2%. Quello che stava diminuendo negli over 50 grazie allo screening ha iniziato a salire nei più giovani.
Il ritardo diagnostico è il problema più serio per i giovani: mediamente passano sei mesi tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi. In quel lasso di tempo un tumore può cambiare stadio. Per questo il Dott. Totis è diretto: sangue nelle feci, anche una volta sola, anemia inspiegata, dolore addominale ricorrente o cambiamenti delle abitudini intestinali sono segnali da portare all’attenzione del medico, non da attendere che passino.
Approfondimento scientifico: Early-onset CRC: la crescita globale e i fattori di rischio emergenti
L’analisi del Lancet Oncology (Sung et al., American Cancer Society/IARC, gennaio 2025, dati di 50 paesi, diagnosi fino al 2017): l’incidenza del carcinoma colorettale early-onset (EO-CRC, diagnosi prima dei 50 anni) è aumentata in 27 dei 50 paesi analizzati. In Inghilterra la proporzione di tumori del retto nei pazienti sotto i 50 anni è passata dal 5,2% del 1993 al 19,4% nel 2014. Paesi con trend in crescita includono Nuova Zelanda, Cile, Puerto Rico, Inghilterra. Paradossalmente, l’incidenza negli over 50 è stabile o in calo grazie allo screening.
La revisione sistematica pubblicata su PMC (Hellenic Society of Gastroenterology, 2025, PubMed/MEDLINE, 2004-2024, 29 studi inclusi): l’EO-CRC ha caratteristiche biologiche distinte rispetto al CRC dell’età matura, con maggiore prevalenza di localizzazione al retto sinistro e di istologie mucinose. I giovani pazienti tendono a presentarsi in stadio più avanzato a causa del ritardo diagnostico. Nei millennial l’incidenza è in crescita generazione dopo generazione, il cosiddetto ‘birth cohort effect’.
La revisione narrativa su PMC (2025, Early-onset CRC as metabolic dysregulation): i fattori di rischio emergenti più documentati includono la dieta ultra-processata (UPF), l’obesità, il diabete tipo 2 e la disbiosi del microbioma intestinale. I giovani adulti che consumano più di 9 porzioni di UPF al giorno hanno un rischio aumentato del 40% di sviluppare adenomi colorettali precoci. L’insulino-resistenza e l’infiammazione cronica sono i meccanismi patogenetici più studiati.
Lo screening colorettale: come funziona, perché farlo e cosa succede in caso di positività
“Sopra i 50 anni abbiamo un ottimo strumento: lo screening di Regione Lombardia. Regione Lombardia invia a tutti i cittadini over 50 una lettera. Viene analizzato a livello microscopico se ci sono nelle feci delle piccole tracce di sangue impercettibili a occhio nudo. Qualora fosse positivo, si prenota in automatico una colonscopia in tempi brevi: è l’esame gold standard per la diagnosi precoce. Purtroppo il cittadino non aderisce ancora benissimo a questo screening, che è molto utile, molto efficace, ed è gratuito. Sotto i 50 anni, in caso di sintomi o familiarità, farei riferimento al chirurgo specialista che valuta il paziente e decide se è il caso di approfondire.”
La ricerca di sangue occulto fecale (SOF) con metodo immunochimico è il test di screening più usato in Italia e in Europa. È non invasivo, si fa a casa raccogliendo un piccolo campione di feci, e ha una sensibilità molto elevata per le lesioni significative. La positivià non significa tumore: significa che c’è qualcosa che merita approfondimento. Circa il 5-10% dei test risulta positivo, e di questi solo una minoranza ha un carcinoma. Molti hanno polipi, che rimosse tramite colonscopia diventano prevenzione secondaria.
Il dato sull’aderenza è importante: in molte regioni italiane meno del 50% delle persone invitate aderisce al programma di screening. Eppure la colonscopia fatta dopo un SOF positivo riduce la mortalità per questo tumore in modo significativo. La semplicita’ del test – un campione fecale, nessun preparazione, nessun prelievo di sangue – non dovrebbe lasciare spazio a resistenze.
Approfondimento scientifico: Screening colorettale: evidenze di efficacia e nuove soglie di età
La revisione internazionale pubblicata su Gut e citata dal Lancet Oncology (2025): l’American Cancer Society ha abbassato l’età raccomandata per lo screening da 50 a 45 anni nel 2018, seguita dal US Preventive Services Task Force nel 2021 e dall’Australia nel 2024. La motivazione è l’aumento documentato dell’EO-CRC nella fascia 45-50 anni, dove lo screening precoce può intercettare lesioni prima della progressione a carcinoma invasivo.
La meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open (2024, revisione sistematica di 81 studi, 25 milioni di pazienti EO-CRC): il segnale d’allarme più comune nei pazienti under 50 con carcinoma colorettale è il sangue nelle feci. Dolore addominale, anemia e alterazioni delle abitudini intestinali sono altri segnali frequenti. Il ritardo diagnostico medio era di circa 6 mesi dalla prima comparsa dei sintomi, il che spiega la tendenza a presentarsi in stadio più avanzato in questa fascia d’età.
Il dato sull’efficacia dello screening organizzato è solido: una coorte urbana diversificata seguita con colonscopia ha mostrato una riduzione significativa dell’incidenza e della mortalità per CRC (Brown et al., BMC Public Health, 2021). In Lombardia il programma regionale – con invito attivo e colonscopia garantita entro tempi certi per i casi positivi – è uno dei modelli più strutturati in Italia per efficienza e copertura.
La presa in carico del paziente e la chirurgia robotica: dal sospetto alla guarigione
“Noi quando vediamo il paziente, se ha il sospetto di avere un tumore del colon-retto, ci facciamo incarico di lui e lo accompagniamo in tutto il percorso: la stadiazione, le prenotazioni di TAC e risonanza nel nostro ospedale, la valutazione multidisciplinare. L’intervento poi è sempre mini-invasivo, con un tempo di degenza molto limitato. La chirurgia robotica è uno strumento fondamentale: una console ci permette di vedere ad altissima definizione con una moltiplicazione dell’immagine di 10x-15x rispetto all’occhio umano. E questi strumenti hanno 17 gradi di libertà di movimento all’interno del corpo, mentre la laparoscopia ne ha 4: è una capacità di manipolazione notevolmente superiore, con un rispetto delle strutture anatomiche e una radicalità oncologica migliore.”
Il percorso multidisciplinare – team oncologico, radiologi, anatomo-patologi, oncologi medici e chirurghi che si confrontano su ogni caso – è oggi lo standard raccomandato da tutte le linee guida internazionali. Non è una formalità burocratica: è il modo in cui si evitano decisioni terapeutiche prese in isolamento, che possono portare a trattamenti non ottimali.
La degenza dopo un intervento di chirurgia colorettale robotica si misura ormai in giorni, non in settimane. Il paziente torna a casa prima, riprende l’attività più in fretta, con meno dolore post-operatorio e con cicatrici minime. I vantaggi rispetto alla chirurgia aperta tradizionale sono ormai solidamente documentati. E rispetto alla laparoscopia convenzionale, il robot aggiunge la precisione in spazi anatomici ristretti (come la pelvi maschile) dove la laparoscopia ha limiti oggettivi.
Approfondimento scientifico: Chirurgia robotica vs laparoscopia nel carcinoma colorettale: la evidenza più recente
La meta-analisi di RCT pubblicata su Journal of Robotic Surgery (Mirza et al., agosto 2025, PROSPERO CRD420251036097, 7 RCT, 1.731 pazienti): la chirurgia robotica ha ridotto significativamente il tempo al ripristino della funzione intestinale (-0,62 giorni), le complicanze maggiori (OR 0,70), il tasso di conversione a chirurgia aperta (OR 0,27) e il coinvolgimento del margine di resezione circonferenziale (CRM, OR 0,62). Il tempo operatorio è risultato più lungo (+22,7 minuti). Nessuna differenza significativa in TME completeness, resezione R0 e anastomosi.
La revisione sistematica su Techniques in Coloproctology (Gahunia et al., PubMed/Embase/Cochrane, fino a dicembre 2024, aprile 2025): nei pazienti ad alto rischio – obesità, genere maschile, tumore basso rettale, radioterapia neoadiuvante, chirurgia addominale pregressa – la chirurgia robotica mostra tassi di conversione significativamente inferiori. Questo è il contesto in cui il vantaggio del robot rispetto alla laparoscopia emerge con maggiore chiarezza: le situazioni anatomicamente più difficili, dove il controllo fine degli strumenti fa la differenza.
La meta-analisi su Cancers MDPI (Negrut et al., 2024, studi 2020-2024): per il carcinoma del colon, la chirurgia robotica mostra outcome equivalenti o superiori alla laparoscopia per degenza ospedaliera, tasso di conversione e complicanze. I 17 gradi di libertà citati dal Dott. Totis si riferiscono ai gradi di libertà del polso endoscopico robotico, che supera le limitazioni fisiche dello strumento laparoscopico (4 gradi) permettendo movimenti che imitano il polso umano anche in spazi confinati.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
Intervista al Dott. Mauro Totis, responsabile chirurgia colorettale, ASST San Gerardo di Monza, con approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista di redazione
FAQ
La risposta dipende dal profilo di rischio. Chi ha una familiarità di primo grado (genitore o fratello/sorella con CRC), o chi ha già avuto polipi colonici, dovrebbe iniziare i controlli colonoscopici a 40 anni o 10 anni prima dell’età della diagnosi del familiare. Per la popolazione generale senza fattori di rischio, lo screening inizia a 45-50 anni a seconda delle linee guida nazionali.
Sotto i 50 anni, come chiarisce il Dott. Totis, qualsiasi sintomo sospetto – sangue nelle feci, anemia, dolore addominale persistente, cambiamenti delle abitudini intestinali – merita una valutazione specialistica senza attendere lo screening di routine.
No, e questa è una distinzione importante. Il sangue nelle feci ha cause molto più frequenti del tumore: emorroidi, ragadi anali, diverticoli, gastrite o ulcera. Ma questo non significa che vada ignorato: è sempre un segnale che richiede una valutazione medica.
Il punto critico è il contesto. Sangue rutilante (rosso vivo) su carta igienica, in un giovane senza altri sintomi, è quasi sempre da emorroidi. Sangue misto alle feci, scuro, associato ad alterazioni intestinali o anemia, è un segnale ben diverso. Il medico o lo specialista distinguono: non aspettare che passi da solo.
In un centro specializzato come il San Gerardo di Monza, il paziente non viene lasciato a gestire da solo il percorso diagnostico. Una volta stabilito il sospetto, il team si occupa di prenotare e coordinare tutti gli esami di stadiazione – TAC, risonanza magnetica della pelvi, ecografia – all’interno della struttura, con tempi certi.
La valutazione multidisciplinare – riunione tra chirurghi, oncologi, radiologi e anatomo-patologi – definisce il piano terapeutico individuale. Questo garantisce che ogni decisione sia condivisa tra specialisti diversi, riducendo il rischio di trattamenti non ottimali.
I tempi di degenza con la chirurgia mini-invasiva robotica sono notevolmente più brevi rispetto alla chirurgia aperta tradizionale. In molti centri, per interventi di resezione colica, si parla di 3-5 giorni di degenza media. Per interventi al retto, leggermente di più.
Il recupero post-operatorio è altrettanto accelerato: meno dolore post-operatorio, ripresa dell’alimentazione più precoce, cicatrici minime e ritorno alla vita normale in poche settimane. Questi benefici sono particolarmente rilevanti per i pazienti più giovani, che hanno spesso esigenze lavorative e familiari da riprendere rapidamente.
La diffusione della chirurgia robotica in Italia sta crescendo rapidamente, ma è ancora concentrata nei centri di riferimento regionali e nelle strutture con volumi chirurgici elevati. Questo non è un caso: la tecnologia robotica richiede un team formato e un volume di casi sufficiente per mantenere l’expertise.
Il volume chirurgico del centro è uno dei fattori più documentati come predittivo dei risultati in chirurgia oncologica: i centri ad alto volume hanno complicanze meno frequenti, tassi di conversione più bassi e migliori outcome oncologici. Quando si sceglie dove operarsi, chiedere quanti interventi all’anno il centro esegue per quella specifica patologia non è indiscreto, è corretto.
Per approfondire
Fonti
Il cancro del colon-retto è una delle forme di tumore più comuni e rappresenta una delle cause più frequenti di decesso. https://www.dossiersalute.com/quali-sono-i-segnali-dallarme-per-patologie-come-il-cancro-del-colon-retto/
Se ti chiedi se i biscotti “sempre pronti”, le bibite dolci o i piatti ultra-comodi del supermercato possano davvero influenzare la salute dell’intestino, questo articolo è per te. https://www.dossiersalute.com/cibi-ultraprocessati-rischio-colon-retto/
e patologie infiammatorie croniche del colon (IBD, Inflammatory Bowel Diseases) comprendono malattie come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. https://www.dossiersalute.com/trattamento-delle-patologie-infiammatorie-croniche-del-colon-colite-ulcerosa-e-morbo-di-crohn/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39674189/
Analisi dati 50 paesi/territori (American Cancer Society/IARC, gennaio 2025): EO-CRC in aumento in 27 paesi. England: +3,59% AAPC. Contrasto con trend stabile/in calo negli over 50 grazie allo screening. Raccomandazioni verso screening a partire da 45 anni. Pubblicato gennaio 2025.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12277510/
Revisione sistematica (PubMed/MEDLINE, 2004-2024, 29 studi inclusi): EO-CRC più spesso localizzato al retto sinistro, istologia mucinosa più frequente. Birth cohort effect nei millennial. Ritardo diagnostico medio 6 mesi. Stadio più avanzato alla diagnosi nei giovani. Pubblicato 2025.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40770525/
Meta-analisi di RCT (PROSPERO CRD420251036097, 7 RCT, 1.731 pazienti, agosto 2025): robotica riduce tempo a ripristino funzione intestinale, complicanze maggiori (OR 0,70), conversione a open (OR 0,27), coinvolgimento CRM (OR 0,62). Tempo operatorio maggiore. Pubblicato agosto 2025.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11978707/
Revisione sistematica e meta-analisi (PubMed/Embase/Cochrane, fino a dicembre 2024, aprile 2025): robotica superiore alla laparoscopia nei pazienti ad alto rischio (obesità, maschi, tumore basso rettale, radioterapia neoadiuvante) per tassi di conversione. Non-inferiorità documentata per tutti gli altri outcome. Pubblicato aprile 2025.
https://www.mdpi.com/2072-6694/16/8/1552
Revisione sistematica e meta-analisi (Web of Science/SCOPUS/PubMed, studi 2020-2024): chirurgia robotica vs laparoscopia per carcinoma del colon. Outcome equivalenti o superiori per degenza, conversione e complicanze. Nessuna differenza significativa nei linfonodi asportati. Pubblicato aprile 2024.




