Dossier Salute

Fibromi e adenomiosi: embolizzazione vs trattamento chirurgico

Fibromi e adenomiosi

Con il supporto del Dr. Tommaso Lupattelli, radiologo interventista e punto di riferimento internazionale per l’embolizzazione uterina, facciamo chiarezza su quando scegliere l’embolizzazione delle arterie uterine (UAE/UFE) rispetto al trattamento chirurgico (miomectomia, isterectomia) in caso di fibromi uterini e adenomiosi; quali risultati aspettarsi e come orientarsi tra le evidenze scientifiche più aggiornate.

Perché parlare oggi di embolizzazione come alternativa alla chirurgia

I fibromi uterini (leiomiomi) sono tra le più comuni patologie benigne dell’utero e possono causare sanguinamenti abbondanti, dolore pelvico, compressione su vescica/retto e anemia. L’adenomiosi provoca dolori mestruali intensi e metrorragie, incidendo sulla qualità di vita. La UAE/UFE – procedura mininvasiva di radiologia interventistica – è oggi una opzione consolidata per molte donne che desiderano evitare la chirurgia o preservare l’utero.

Come evidenzia il Dr. Lupattelli, la decisione non è “pro-o-contro” la chirurgia: è personalizzazione. L’obiettivo è scegliere l’opzione con miglior rapporto beneficio/rischio per ogni donna, dopo diagnosi precisa e counseling condiviso.

Diagnosi corretta e selezione: la base di ogni decisione

  • Ecografia transvaginale (1ª linea) per mappare numero, sede e dimensioni dei fibromi; nei casi complessi, RM pelvica.
  • In sospetta adenomiosi, la RM aumenta l’accuratezza (ispessimento giunzione, aree iperintense T2, ecc.).
  • Anamnesi e obiettivi della paziente: desiderio riproduttivo, gestione della anemia, priorità su recupero e assenza di cicatrici.

Che cos’è l’embolizzazione delle arterie uterine (UAE/UFE)

La UAE consiste nel chiudere in modo mirato le arterie uterine che nutrono fibromi/adenomiosi, utilizzando microsfere calibrate (o altri materiali embolizzanti) erogate tramite catetere introdotto da un accesso radiale (polso) o femorale (inguine). Si esegue in anestesia spinale e breve ricovero.

Vantaggi: approccio organ-sparing, assenza di incisioni addominali, recupero rapido, possibilità di trattare più miomi contemporaneamente. Possibilità di avere una gravidanza a termine.


Limiti: possibile dolore nelle 24-48 ore (sindrome post-embolizzazione), rare infezioni, necessità di follow-up radiologico (RM a 3–6 mesi).

Chirurgia: quando rimane la scelta migliore

Miomectomia (isteroscopica/laparoscopica/laparotomica) se pochi miomi accessibili, in donne con desiderio di gravidanza quando ritenuta più appropriata.

  • Isterectomia quando i sintomi sono severi, l’utero è molto voluminoso o quando la donna non desidera preservare l’organo.

 

  • Adenomiosi: chirurgia conservativa/ istmoplastica o isterectomia nei casi refrattari.

Nei PDTA moderni, UAE e chirurgia coesistono: non sono rivali ma strumenti complementari.

Embolizzazione vs Chirurgia: confronto su esiti e recupero

Controllo dei sintomi e qualità di vita

Meta-analisi recenti mostrano che UAE e miomectomia ottengono miglioramenti comparabili su sintomi e qualità di vita, con vantaggio della UAE in termini di complicanze precoci, degenza e rientro alle attività. I benefici sono confermati anche per molte pazienti con adenomiosi (pure o mista).

Reinterventi e durata dell’effetto

Rispetto alla chirurgia, la UAE può richiedere meno reinterventi nel lungo periodo, e riduce ospedalizzazione e complicanze immediate. La scelta dipende da età, numero/sede dei miomi.

Fertilità e gravidanza

Tema delicato: la UAE non è una tecnica di PMA. Nelle donne con desiderio di gravidanza, la decisione è multidisciplinare (ginecologo + radiologo interventista), valutando età, riserve ovariche, pattern miomatoso e alternative chirurgiche.

Adenomiosi: dove si colloca l’embolizzazione

La UAE è sempre più considerata un’opzione per l’adenomiosi sintomatica, specie quando la donna desidera preservare l’utero o evitare la chirurgia. Studi recenti riportano riduzione del dolore e del sanguinamento, con ottimo profilo di sicurezza Pattern diffuso e fo0cale possono entrambi essere embolizzati con successo.

Caso clinico 

Donna, 41 anni, adenomiosi diffusa con dismenorrea severa e anemia: dopo counseling, eseguita UAE con microsfere; dimissione in giornata e netto miglioramento dei sintomi a 6 mesi. RM di controllo: riduzione/ scomparsa delll’adenomiosi.

Come si svolge la UAE (step-by-step)

  1. Accesso radiale/femorale in anestesia locale con sedazione
  2. Cateterismo selettivo delle arterie uterine
  3. Rilascio di microsfere calibrate fino al end-point angiografico
  4. Controllo finale, compressione della puntura e osservazione breve

Dopo la procedura

  1. Possibile dolore crampiforme 24–48 ore (gestito con FANS/oppioidi blandi)
  2. Dimissione in giornata o il giorno dopo
  3. Ritorno alle attività leggere in 3–5 giorni
  4. RM a 3–6 mesi per monitoraggio volumetrico e vascolare

Rischi e come prevenirli

  1. Sindrome post-embolizzazione (febbricola, dolore, astenia): informare e gestire con terapia
  2. Infezione: rara; protocolli antibiotici in centri esperti
  3. Non-target embolization: minimizzata da selettività e imaging intra-procedurale
  4. Amenorrea/alterazioni cicliche: poco frequenti, più comuni verso i 50 anni

Cosa chiedere al centro prima della UAE

  1. Casistica annuale e tassi di successo/complicanze
  2. Organizzazione del follow-up clinico-radiologico
  3. Disponibilità di accesso radiale, protocolli low-dose e gestione del dolore

Miti da sfatare – UAE/UFE

“L’embolizzazione rende sterili.” → Falso. La fertilità va valutata caso per caso; esistono gravidanze dopo UAE in selezionate pazienti.

“È come un’isterectomia senza tagli.” → Falso. La UAE è organ-sparing e persegue controllo dei sintomi e riduzione volumetrica.

“I risultati sono immediati.” → Parziale. I sanguinamenti migliorano presto; la riduzione dei volumi prosegue in mesi.

“Non si può ripetere.” → Falso. La procedura è ripetibile quando indicato.

“Le radiazioni sono elevate.” → Falso se si seguono protocolli low-dose, l’operatore è molto esperto  e si applica l’ottimizzazione della dose.

“ogni radiologo interventista è in grado di eseguirla bene” → Falso i risultati sono strettamente correlati all’esperienza di chi la esegue. Fondamentale affidarsi ad operartori molto esperti nel campo!

Per approfondire

Se vuoi fugare dubbi, approfondire aspettative e tempi di recupero, su DossierSalute.com trovi altri contenuti collegati che aiutano a scegliere consapevolmente.

 

Fonti 

  • NICE – Uterine artery embolisation for fibroids (IPG367): pratica clinica e sicurezza. Sito
  • RCOG/RCR – Clinical Recommendations on UAE: raccomandazioni su selezione pazienti, tecnica e follow-up. PDF
  • Nature Sci Rep 2024 – Metanalisi UAE vs miomectomia: esiti e complicanze. Articolo
  • Insights Imaging 2019 / PMC 2022–2025 – UAE in adenomiosi: stato dell’arte e risultati clinici. ReviewUpdate
  • NICE – UAE per adenomiosi (IPG473): raccomandazioni e indicazioni. Sito

foto:freepik

La redazione in collaborazione con il Dott. Tommaso Lupattelli Chirurgo Interventista a Milano

FAQ

Per molte pazienti sì, in termini di sintomi e qualità di vita; la UAE comporta spesso meno complicanze precoci e recupero più rapido.

È possibile, ma il tema va discusso caso per caso con ginecologo e radiologo.

In molte pazienti sì, con riduzione del dolore e del sanguinamento

Il dolore post-procedura può in alcuni casi verificarsi  per 24–48 ore ed è controllabile con terapia; la dimissione avviene spesso in seconda giornata

Il miglioramento dei sanguinamenti può essere rapido; la riduzione volumetrica prosegue nei mesi successivi.

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