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Dolore articolare cronico e infiammazione: perché ritornano e come intervenire?- intervista alla dr.ssa Elizaveta kon

Una specialista esamina il ginocchio di un uomo seduto sul lettino, con un modello anatomico dell’articolazione sullo sfondo.

Intervista alla dottoressa Elizaveta Kon, medico esperto in ambito articolare – approfondimenti a cura di Rachele Scoditti, giornalista.

Un dolore articolare che sembra scomparire e poi si ripresenta può essere il segnale di condizioni molto diverse tra loro. In alcuni casi è legato all’artrosi, una patologia che coinvolge l’intera articolazione; in altri può dipendere da una malattia reumatica infiammatoria, come l’artrite reumatoide o l’artrite psoriasica. Distinguere queste situazioni è fondamentale, perché le cause, gli accertamenti e i trattamenti possono essere differenti.

Anche lo stile di vita ha un ruolo importante: muoversi poco, perdere forza muscolare e sottoporre le articolazioni a carichi non adeguati può contribuire a mantenere il dolore e a ridurre la mobilità. Allo stesso tempo, non tutti i dolori articolari possono essere affrontati allo stesso modo e non basta intervenire sul sintomo per risolvere il problema.

Ne parliamo con la prof.ssa Elizaveta Kon, medico specialista in ortopedia, per capire perché alcune infiammazioni tendono a cronicizzarsi, quanto incidono sedentarietà e sovraccarico e quali possibilità terapeutiche esistono oggi per le malattie articolari.

In breve

  • Il dolore articolare ricorrente può avere cause differenti: artrosi e malattie reumatiche infiammatorie non sono la stessa condizione.
  • L’artrite reumatoide e l’artrite psoriasica possono coinvolgere più articolazioni e richiedono una diagnosi e una terapia specifiche.
  • Nelle patologie artrosiche, attività fisica adeguata, mantenimento della forza muscolare e gestione dei carichi sono elementi importanti.
  • Per alcune malattie infiammatorie esistono farmaci in grado di modificare l’attività della malattia, non soltanto di alleviare il dolore.
  • Un dolore che ritorna non dovrebbe essere trattato automaticamente con un’infiltrazione senza averne prima chiarito la causa.

Perché alcune infiammazioni articolari tendono a diventare croniche?

«Purtroppo, la maggior parte delle malattie degenerative, infiammatorie e articolari ha un andamento cronico. Una volta insorte, tendono a persistere e a cronicizzarsi, seguendo il naturale decorso della malattia.

La prima cosa da fare, in queste situazioni, è capire se si tratta di una vera e propria malattia infiammatoria, come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica o la polimialgia reumatica. Sono patologie reumatiche che possono coinvolgere l’intero organismo, non soltanto una singola articolazione: possono interessare più articolazioni e provocare dolori diffusi.

Per queste malattie esistono terapie specifiche, che possono prevedere farmaci in compresse o iniezioni. Dopo un’adeguata valutazione reumatologica, questi trattamenti possono contribuire a controllare l’infiammazione e a migliorare le condizioni generali del paziente. È quindi fondamentale distinguere queste patologie dall’artrosi, che è una condizione degenerativa generalmente più localizzata».

Approfondimento scientifico

Il dolore articolare che si ripresenta nel tempo non ha una sola spiegazione. Può essere associato a una malattia cronica, a episodi di riacutizzazione oppure a un problema meccanico che continua a sollecitare l’articolazione. Per capire quale sia la causa, è essenziale distinguere l’artrosi dalle artriti infiammatorie.

L’artrosi è una malattia che coinvolge l’intera articolazione, compresi cartilagine, osso, membrana sinoviale e tessuti circostanti. Può provocare dolore durante il movimento, rigidità, gonfiore e una progressiva riduzione della funzionalità. Il suo andamento non è necessariamente lineare: periodi relativamente tranquilli possono alternarsi a fasi in cui il dolore aumenta.

Le artriti infiammatorie, invece, comprendono condizioni nelle quali il processo infiammatorio ha un ruolo centrale. Nell’artrite reumatoide, per esempio, il sistema immunitario contribuisce a mantenere l’infiammazione della membrana sinoviale, con possibili danni articolari se la malattia non viene controllata. L’artrite psoriasica può interessare le articolazioni e altre strutture, come le inserzioni dei tendini; può presentarsi in persone con psoriasi, ma le manifestazioni cutanee e articolari non compaiono necessariamente nello stesso momento.

La polimialgia reumatica, citata dalla professoressa, è una condizione infiammatoria che interessa soprattutto persone sopra i 50 anni e si manifesta tipicamente con dolore e rigidità a livello delle spalle e dei fianchi. Non è semplicemente una forma di artrosi e richiede una valutazione medica specifica.

Queste patologie non devono essere confuse perché hanno meccanismi e percorsi terapeutici differenti. Anche la presenza di dolore in più articolazioni, da sola, non permette di formulare una diagnosi: è necessario considerare la durata dei sintomi, la rigidità mattutina, eventuali gonfiori, la storia clinica e i risultati degli accertamenti.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’artrosi è una delle principali cause di dolore e limitazione funzionale a livello globale. La scheda informativa dell’OMS, aggiornata nel 2023, sottolinea che la malattia non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento e che attività fisica, gestione del peso quando necessaria e diagnosi tempestiva possono contribuire a ridurre i sintomi e preservare la funzionalità. È possibile consultare la fonte Osteoarthritis, World Health Organization.

Per le artriti infiammatorie, invece, è importante arrivare a una diagnosi corretta il prima possibile. Il reumatologo può valutare i sintomi, l’esame obiettivo, gli esami del sangue e gli eventuali accertamenti strumentali. L’obiettivo è riconoscere la malattia, controllare l’infiammazione e ridurre il rischio di danni articolari nel tempo.

Quanto incidono lo stile di vita, il sovraccarico e la sedentarietà sul dolore articolare cronico?

«Lo stile di vita ha un ruolo fondamentale, soprattutto nelle patologie artrosiche. Le nostre abitudini quotidiane possono contribuire a prevenire l’osteoporosi. È importante esporsi al sole con un’adeguata protezione e praticare attività fisica, soprattutto nella terza età, quando si tende a diventare più sedentari e a ridurre progressivamente il movimento.

In caso contrario, si innesca quello che viene definito il circolo vizioso rigidità-dolore: più dolore proviamo, meno ci muoviamo; meno ci muoviamo, più le articolazioni tendono a irrigidirsi e possono peggiorare i sintomi. La mobilità diminuisce, il dolore aumenta e si crea un meccanismo progressivo, simile a una palla di neve che diventa sempre più grande e difficile da fermare».

Approfondimento scientifico

La sedentarietà può contribuire a mantenere il dolore articolare attraverso un meccanismo progressivo. Quando un movimento provoca fastidio, è naturale cercare di evitarlo. Se questa riduzione dell’attività diventa prolungata, però, i muscoli possono perdere forza, la resistenza fisica diminuisce e le articolazioni possono diventare meno efficienti durante le attività quotidiane.

Si può così instaurare un circolo vizioso: il dolore porta a muoversi meno, l’inattività riduce la capacità muscolare e funzionale e i movimenti quotidiani diventano più faticosi. Questo non significa che ogni dolore dipenda dalla sedentarietà o che tutte le persone debbano allenarsi allo stesso modo. Significa che il movimento, quando appropriato e adattato alla condizione clinica, è una parte importante della gestione dell’artrosi.

Le raccomandazioni dell’American College of Rheumatology e della Arthritis Foundation, pubblicate nel 2020, sostengono l’esercizio fisico come intervento centrale nella gestione dell’artrosi di ginocchio, anca e mano. I programmi possono includere attività aerobica, esercizi di rinforzo muscolare e attività in acqua, selezionati in base alle caratteristiche del paziente. Le indicazioni complete sono disponibili nella linea guida per la gestione dell’artrosi, pubblicata su PubMed.

Il movimento non deve necessariamente essere intenso per essere utile. Camminare, andare in bicicletta, svolgere esercizi di mobilità e rinforzare gradualmente i muscoli possono aiutare a mantenere la funzione articolare. Per chi soffre di dolore cronico, l’intensità e la progressione devono essere concordate in modo da evitare sovraccarichi eccessivi.

Anche il peso corporeo può avere un ruolo, soprattutto nell’artrosi di ginocchio e anca. Un peso elevato aumenta il carico meccanico sulle articolazioni portanti e può associarsi ad alterazioni metaboliche e infiammatorie. Quando è presente sovrappeso, un percorso personalizzato che integri alimentazione e attività fisica può contribuire a migliorare i sintomi.

La professoressa richiama anche l’importanza della salute ossea. È utile, tuttavia, distinguere artrosi e osteoporosi: sono condizioni diverse, anche se possono coesistere. L’attività fisica adeguata, l’alimentazione equilibrata e un apporto sufficiente di calcio e vitamina D, quando necessario, possono contribuire alla salute delle ossa. L’esposizione al sole non deve essere considerata una terapia autonoma e va gestita tenendo conto delle indicazioni di protezione cutanea.

La regola fondamentale è evitare sia l’inattività prolungata sia l’eccesso di carico. Un dolore che aumenta in modo persistente durante o dopo l’esercizio, un gonfiore nuovo o una riduzione importante della mobilità richiedono una rivalutazione. Il programma deve essere adattato alla diagnosi e alle condizioni della persona.

È possibile intervenire sui meccanismi biologici dell’infiammazione articolare, oltre che sui sintomi?

«Purtroppo, nel caso dell’artrosi, una malattia molto eterogenea le cui cause non sono ancora del tutto note, al di là del ruolo dell’invecchiamento, non riusciamo a intervenire direttamente sui meccanismi che la determinano.

Per quanto riguarda, invece, le vere e proprie malattie infiammatorie, disponiamo dei cosiddetti farmaci disease-modifying, cioè farmaci in grado di modificare il decorso della malattia, agendo sui meccanismi immunologici che ne sono alla base. Un esempio è rappresentato dai farmaci biologici utilizzati per il trattamento dell’artrite reumatoide.

Esistono farmaci biologici anche per la psoriasi, una malattia che in passato era considerata difficile da trattare e che non coinvolge soltanto la pelle, ma può interessare anche le articolazioni. Sono infatti numerosi i casi di artrite psoriasica.

Per questo è fondamentale arrivare a una diagnosi precisa. Non è corretto pensare che una persona con dolore al ginocchio possa sottoporsi a un’infiltrazione senza aver effettuato gli esami necessari e senza una visita specialistica, aspettandosi di risolvere il problema. Magari il dolore si attenua temporaneamente, ma poi ritorna. Dobbiamo sempre formulare una diagnosi accurata e comprendere quale sia la causa del dolore».

Approfondimento scientifico

Le possibilità terapeutiche per il dolore articolare dipendono in modo decisivo dalla diagnosi. Un trattamento che può essere appropriato in una determinata situazione non è necessariamente efficace in un’altra. Per questo la distinzione tra artrosi e artrite infiammatoria è importante anche quando il sintomo principale è sempre lo stesso: il dolore.

Nell’artrosi, il trattamento mira soprattutto a ridurre i sintomi e preservare la funzionalità. L’attività fisica adattata, il rinforzo muscolare e la gestione del peso, quando indicata, sono elementi centrali. In base alla situazione possono essere valutati anche farmaci per il dolore, trattamenti locali, fisioterapia e, nei casi più avanzati, opzioni chirurgiche. Non esiste però una terapia unica capace di risolvere tutte le forme di artrosi.

Nelle artriti infiammatorie, invece, possono essere indicati i farmaci antireumatici modificanti la malattia, noti con la sigla DMARD. Questi medicinali non si limitano ad alleviare il dolore: agiscono sui processi immunologici e infiammatori coinvolti nella patologia, con l’obiettivo di controllarne l’attività e prevenire o limitare il danno articolare.

Tra questi rientrano farmaci convenzionali, biologici e, per alcune patologie, farmaci sintetici mirati. La scelta dipende dalla diagnosi, dall’attività della malattia, dalle condizioni generali del paziente e dalla risposta alle terapie già utilizzate. I farmaci biologici agiscono su specifici bersagli del sistema immunitario e possono essere impiegati, secondo indicazione specialistica, in alcune forme di artrite reumatoide e artrite psoriasica.

Le raccomandazioni EULAR per l’artrite reumatoide, pubblicate nel 2020, descrivono strategie terapeutiche che comprendono farmaci convenzionali, biologici e sintetici mirati. Il trattamento viene adattato alla risposta del paziente e all’obiettivo di controllare l’attività della malattia. Le raccomandazioni sono consultabili su PubMed: EULAR recommendations for the management of rheumatoid arthritis.

È importante precisare che non tutte le persone con dolore articolare hanno bisogno di farmaci biologici. Questi trattamenti sono destinati a specifiche malattie e richiedono una valutazione specialistica, oltre a un monitoraggio clinico. Non sono farmaci generici contro il dolore e non devono essere utilizzati senza una diagnosi.

Anche le infiltrazioni articolari hanno indicazioni precise. In alcune situazioni possono offrire un sollievo temporaneo, ma non sostituiscono l’inquadramento della causa del dolore. Ripetere un trattamento sintomatico senza chiarire perché il disturbo si presenti può ritardare il riconoscimento di una patologia che necessita di un approccio diverso.

Per questo, in presenza di dolore persistente o ricorrente, il percorso dovrebbe partire dalla visita. In base ai sintomi e all’esame clinico, il medico può richiedere esami del sangue, radiografie, ecografie o altri accertamenti. Quando si sospetta una malattia reumatica infiammatoria, la valutazione del reumatologo è particolarmente importante; in altre situazioni può essere indicato un percorso ortopedico o riabilitativo.

La diagnosi consente di scegliere una terapia coerente con la causa, stabilire quali obiettivi siano realistici e monitorare l’evoluzione nel tempo. Il dolore che scompare dopo un trattamento non dimostra necessariamente che la malattia sottostante sia risolta: il controllo dei sintomi e il controllo della patologia non sono sempre la stessa cosa.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Può dipendere da una patologia cronica, da episodi di riacutizzazione o da un problema meccanico che continua a sollecitare l’articolazione. Se il dolore si ripresenta, è importante individuarne la causa.

L’artrosi è una malattia che coinvolge le strutture dell’articolazione e può provocare dolore, rigidità e limitazione funzionale. L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria autoimmune che può interessare più articolazioni e richiede terapie specifiche.

Sì, soprattutto nelle persone con artrosi. La riduzione del movimento può favorire perdita di forza muscolare e peggioramento della funzionalità. L’attività fisica deve comunque essere adattata alla diagnosi e alle condizioni individuali.

No. Sono utilizzati per specifiche malattie infiammatorie, secondo indicazione specialistica. Non sono una terapia generica per l’artrosi o per qualsiasi forma di dolore articolare.

È opportuno chiedere una valutazione quando il dolore persiste, ritorna frequentemente, limita i movimenti o si accompagna a gonfiore. Un’articolazione molto calda e gonfia, soprattutto in presenza di febbre, richiede una valutazione urgente.

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