Un nuovo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Discovery. È stato condotto dal Wellcome Sanger Institute di Cambridge, che ha seguito per oltre 25 anni pazienti con tumori cronici del sangue. I ricercatori hanno individuato alterazioni genetiche capaci di anticipare di anni il peggioramento della malattia. La ricerca riguarda le neoplasie mieloproliferative, un gruppo di tumori rari del midollo osseo che in Gran Bretagna colpisce circa 40.000 persone. Grazie al sequenziamento del genoma e alla ricostruzione delle “genealogie” delle cellule del sangue, i ricercatori hanno distinto due gruppi di pazienti. Da una parte quelli destinati a una malattia stabile, dall’altra quelli il cui tumore si sarebbe aggravato, anni prima che i segnali clinici diventassero evidenti. Lo studio è stato presentato anche al congresso dell’American Association for Cancer Research di San Diego. È stato ripreso da testate scientifiche internazionali come ScienceDaily e SciTechDaily.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Uno studio del Wellcome Sanger Institute, pubblicato su Cancer Discovery, ha seguito pazienti con tumori cronici del sangue fino a 25 anni. Ha individuato differenze genetiche chiave tra le forme stabili e quelle destinate ad aggravarsi.
- La ricerca si concentra sulle neoplasie mieloproliferative (MPN), tumori rari del midollo osseo. Sono legati, in circa il 90% dei casi, a mutazioni nei geni JAK2, CALR o MPL.
- Nei pazienti il cui tumore è peggiorato nel tempo, i ricercatori hanno osservato un progressivo accumulo di nuove mutazioni genetiche. Nei casi rimasti stabili, questo accumulo era assente.
- Circa il 10% dei pazienti senza le mutazioni tipiche mostrava, all’analisi genetica, un profilo diverso. Era più compatibile con il normale invecchiamento cellulare che con un vero tumore.
- Gli autori propongono un futuro monitoraggio genomico di routine, per identificare precocemente i pazienti a rischio. La proposta è in linea con le nuove linee guida della British Society for Haematology.
Cosa sono le neoplasie mieloproliferative
Le neoplasie mieloproliferative, note con l’acronimo MPN, sono un gruppo di tumori rari. Hanno origine nel midollo osseo, la sede dove il corpo produce le cellule del sangue. In chi ne è colpito, il midollo osseo produce in eccesso alcuni tipi di cellule ematiche, come i globuli rossi o le piastrine. La produzione avviene senza controllo. Nel Regno Unito, secondo i dati citati dai ricercatori, ne soffrono circa 40.000 persone. Ogni anno si registrano 4.000 nuove diagnosi.
Si tratta di malattie che, nella maggior parte dei casi, progrediscono lentamente. Le mutazioni genetiche che le innescano possono comparire già in età precoce e accumularsi nell’arco di decenni, prima di manifestarsi clinicamente. Circa il 90% dei pazienti presenta mutazioni in uno dei tre geni JAK2, CALR o MPL. I medici le usano come base per la diagnosi.
Il restante 10% dei pazienti, però, non presenta nessuna di queste alterazioni genetiche note. In questi casi la diagnosi si basa soprattutto sull’aspetto delle cellule del midollo osseo al microscopio, un criterio meno preciso. Questo significa che alcune persone potrebbero ricevere trattamenti come la chemioterapia senza una prova genetica definitiva di avere un vero tumore del sangue.
Lo studio: 25 anni di analisi genetica
Il decorso delle neoplasie mieloproliferative varia molto da paziente a paziente. Alcune persone restano stabili per anni e necessitano solo di terapie lievi. In altre, la malattia evolve verso forme più gravi, come la leucemia o la mielofibrosi, una condizione che provoca cicatrici nel midollo osseo. Fino ad oggi, i medici non avevano strumenti affidabili per prevedere in anticipo il decorso di ciascun paziente.
Per colmare questa lacuna, il team del Wellcome Sanger Institute ha seguito 30 pazienti con tumori cronici del sangue. Ha combinato il sequenziamento dell’intero genoma con informazioni cliniche dettagliate: quasi 8.000 esami del sangue, oltre alle storie di trattamento e agli esiti della malattia. In totale sono stati analizzati più di 450 campioni. Alcuni pazienti sono stati seguiti nella pratica clinica di routine per un periodo record di 25 anni.
I ricercatori hanno collegato il follow-up clinico di lungo periodo, condotto presso il Cambridge University Hospitals NHS Foundation Trust, con l’analisi genomica del Sanger Institute. In questo modo hanno potuto osservare come le popolazioni di cellule del sangue cambiassero nel tempo. Usando il DNA, hanno costruito vere e proprie “genealogie” cellulari. Sono risaliti così all’origine dei cloni tumorali, cioè dei gruppi di cellule geneticamente identiche che in seguito avrebbero contribuito alla progressione della malattia.
L’analisi ha rivelato due schemi evolutivi ben distinti. Nei pazienti la cui malattia è rimasta stabile, le cellule del sangue sono rimaste geneticamente “ferme”, senza accumulare nuove mutazioni significative. Nei pazienti il cui tumore è invece peggiorato, i ricercatori hanno osservato un accumulo progressivo di nuovi cambiamenti nel DNA. Questi cambiamenti sono comparsi molto prima che la malattia si aggravasse dal punto di vista clinico.
Cosa cambia per pazienti e medici
I risultati suggeriscono che il destino di una neoplasia mieloproliferativa sia, in un certo senso, già scritto nel DNA delle cellule tumorali, anni prima che compaiano i sintomi. Questo apre la possibilità di individuare, tramite test genetici, i pazienti a maggior rischio di peggioramento molto prima che i normali esami clinici rilevino un cambiamento importante.
Un secondo filone dello studio ha riguardato proprio il 10% di pazienti privi delle mutazioni tipiche di JAK2, CALR o MPL. I ricercatori hanno analizzato circa 200 genomi di cellule del sangue di queste persone. Hanno osservato pattern genetici più simili al normale invecchiamento cellulare che a un vero processo tumorale. Questo mette in discussione l’idea che tutti i pazienti con certe caratteristiche del midollo osseo abbiano automaticamente un tumore del sangue reale.
Il risultato è in linea con le nuove linee guida della British Society for Haematology. Raccomandano di descrivere alcuni di questi pazienti come affetti da “trombocitosi senza mutazioni di JAK2, CALR o MPL”. Meglio questo che diagnosticare subito un tumore del sangue. Si tratta di una distinzione importante, perché può evitare trattamenti oncologici non necessari a persone che, in realtà, non hanno un tumore in corso.
Per i ricercatori, lo studio apre la strada a un futuro diverso. Il test genomico potrebbe diventare parte della sorveglianza di routine per chi convive con queste malattie croniche del sangue. La dottoressa Jyoti Nangalia, autrice senior dello studio, è anche ematologa consulente a Cambridge. Come ha spiegato, l’obiettivo è affinare le strategie di monitoraggio e la diagnosi, per migliorare gli esiti a lungo termine dei pazienti.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Sono un gruppo di tumori rari che hanno origine nel midollo osseo, dove il corpo produce le cellule del sangue. Nei pazienti con MPN, il midollo produce in modo incontrollato alcuni tipi di cellule ematiche, come globuli rossi o piastrine.
Seguendo pazienti fino a 25 anni, i ricercatori hanno scoperto che i tumori del sangue destinati a peggiorare accumulano nuove mutazioni genetiche anni prima che la malattia si aggravi clinicamente, mentre i casi stabili restano geneticamente “fermi”.
Circa il 90% dei pazienti presenta mutazioni nei geni JAK2, CALR o MPL. Il restante 10% non ha queste alterazioni e, secondo lo studio, in alcuni casi mostra pattern genetici più simili al normale invecchiamento che a un vero tumore.
Le nuove linee guida della British Society for Haematology raccomandano di descrivere alcuni di questi pazienti come affetti da trombocitosi senza mutazioni di JAK2, CALR o MPL, evitando così diagnosi di tumore e trattamenti oncologici non necessari.
I ricercatori propongono di introdurre il monitoraggio genomico nella sorveglianza clinica di routine, per identificare i pazienti a rischio di peggioramento anni prima che compaiano i sintomi, ma servono ulteriori conferme prima di un uso clinico diffuso.
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Fonti
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Blood cancer’s genetic warning signs may appear years early. Leggi la fonte
25-Year Study Uncovers Hidden Paths and Early Warning Signs of Blood Cancer. Leggi la fonte
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