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Scabbia, boom di casi in Italia ed Europa dopo il COVID: perché aumenta, chi è a rischio e come prevenirla

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MILANO/TORINO – Prurito notturno insopportabile, lesioni tra le dita, focolai in scuole e ospedali. La scabbia sta tornando in Italia e in Europa: dopo due anni di calo durante il lockdown, i casi aumentano. L’ospedale di Settimo Torinese ha registrato un focolaio nel 025, così come diverse RSA in Lombardia e Piemonte. L’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) conferma la tendenza, ma rassicura: non è un’epidemia, ma una riemergenza ciclica legata al ritorno alla mobilità post-COVID. Gli esperti invitano alla prudenza e alla diagnosi precoce.

In breve

  • La scabbia è causata da un acaro che scava nella pelle e provoca prurito intenso, soprattutto notturno
    • Si trasmette per contatto prolungato pelle-a-pelle, non per scarsa igiene personale
    • Italia, Francia e Regno Unito segnalano un aumento dei casi del 20-40% rispetto al periodo pre-pandemico
    • L’incremento è legato a mobilità, affollamento in RSA e scuole, e maggiore sensibilità diagnostica
    • Non si tratta di un’epidemia, ma di una riemergenza ciclica che richiede attenzione clinica e igiene mirata

Cos’è la scabbia e come si riconosce

La scabbia è una parassitosi cutanea causata dall’acaro Sarcoptes scabiei var. hominis, invisibile a occhio nudo, che scava cunicoli nello strato superficiale della pelle (strato corneo) per deporre le uova. Il sintomo principale è il prurito intenso, che peggiora di notte e dopo il contatto con acqua calda, causato da una reazione allergica ai prodotti dell’acaro.

Le lesioni tipiche includono cunicoli (sottili linee serpiginose visibili sulla pelle), papule eritematose, vescicole e, nei casi cronici non trattati, croste. Le sedi più colpite negli adulti sono gli spazi interdigitali delle mani, i polsi, i gomiti, le ascelle, l’area periombelicale, i genitali e le natiche. Nei bambini piccoli, anche il viso e il cuoio capelluto possono essere coinvolti.

La trasmissione avviene principalmente per contatto cutaneo prolungato e diretto con una persona infestata (almeno 15-20 minuti). Il contagio attraverso biancheria, indumenti o asciugamani condivisi è meno frequente, perché l’acaro sopravvive solo 24-36 ore lontano dall’ospite umano. È fondamentale sfatare un mito: la scabbia non è legata a scarsa igiene personale. Il lavaggio frequente non previene l’infestazione, che dipende esclusivamente dal contatto con una persona infestata.

Chi riguarda davvero

La scabbia può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso o dal contesto socioeconomico. Tuttavia, alcune categorie sono maggiormente esposte al rischio di contagio o a forme cliniche più complesse.

Bambini e adolescenti in comunità scolastiche, asili nido o centri sportivi possono essere coinvolti in piccoli focolai, soprattutto se vi è condivisione di spazi ristretti, dormitori o attività di contatto fisico (sport di squadra, giochi). Gli anziani in residenze sanitarie assistenziali (RSA) sono particolarmente vulnerabili: la vicinanza fisica con altri ospiti, la fragilità immunitaria e la possibilità di sviluppare forme più severe come la scabbia crostosa (o norvegese) – caratterizzata da una carica parassitaria elevatissima e maggiore contagiosità – rendono queste strutture ad alto rischio.

Operatori sanitari e socio-assistenziali sono esposti durante l’assistenza diretta a pazienti infestati, soprattutto in assenza di dispositivi di protezione individuale (guanti, camici monouso). Anche persone che vivono in condizioni di sovraffollamento – centri di accoglienza per migranti, dormitori, strutture comunitarie, istituti penitenziari – presentano un rischio aumentato per la difficoltà di mantenere il distanziamento fisico.

Persone immunodepresse (in terapia con corticosteroidi, chemioterapia, HIV/AIDS, trapiantati) possono sviluppare la scabbia crostosa anche senza vivere in comunità chiuse, rendendo fondamentale la diagnosi precoce e il trattamento aggressivo.

È importante ribadire: la scabbia non è un indicatore di scarsa igiene. La diagnosi tempestiva, il trattamento simultaneo di tutti i contatti stretti e l’isolamento dei casi confermati sono gli strumenti più efficaci per contenere la diffusione.

Perché si registra un aumento dei casi

L’incremento delle segnalazioni di scabbia osservato in Europa tra il 2024 e il 2026 non è spiegabile con un’unica causa. Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), si tratta di un fenomeno multifattoriale che include il ritorno alla mobilità post-pandemica, la ripresa delle attività comunitarie, il sovraffollamento in alcune strutture e una maggiore attenzione diagnostica da parte dei medici.

Durante i lockdown del 2020-2021, molte infezioni trasmesse per contatto diretto – inclusa la scabbia – hanno subito una riduzione temporanea documentata in diversi studi europei. La riapertura di scuole, università, centri sportivi, RSA e dormitori ha favorito la ripresa dei contatti ravvicinati, creando le condizioni ideali per la ricomparsa di focolai. In alcuni casi, la diagnosi è stata ritardata a causa della ridotta accessibilità ai servizi dermatologici durante la fase pandemica, permettendo al parassita di diffondersi in modo silenzioso prima di essere individuato.

Un altro fattore rilevante è la sensibilità diagnostica. L’aumento delle segnalazioni può riflettere una maggiore capacità dei medici di medicina generale, pediatri di famiglia e dermatologi di riconoscere la scabbia, anche grazie a campagne informative e aggiornamenti clinici promossi da enti come l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), le società scientifiche di dermatologia e le ASL locali. Non è quindi escluso che parte dell’incremento sia legato a un miglioramento della sorveglianza e della notifica volontaria, piuttosto che a un reale aumento dell’incidenza assoluta.

Le condizioni strutturali di alcune comunità chiuse rappresentano un ulteriore elemento critico. RSA con elevata densità di ospiti per stanza, centri di accoglienza per migranti con servizi igienici condivisi, istituti penitenziari con celle sovraffollate favoriscono la trasmissione. La scabbia crostosa, forma grave che può svilupparsi in persone immunodepresse o anziane con ridotta mobilità, rappresenta un rischio elevato di diffusione: un singolo paziente con scabbia crostosa può ospitare milioni di acari (contro i 10-15 della forma comune) e contagiare decine di persone in pochi giorni se non diagnosticato rapidamente.

Infine, alcuni esperti ipotizzano che cambiamenti nei comportamenti sociali post-COVID – come il ritorno a viaggi internazionali, eventi sportivi, festival, turismo di massa – abbiano contribuito alla circolazione del parassita tra Paesi e regioni precedentemente isolate.

Come si riconosce la scabbia

La diagnosi di scabbia è principalmente clinica, basata su anamnesi accurata, sintomi riferiti dal paziente e osservazione diretta delle lesioni cutanee. Il segno più caratteristico è il prurito intenso, che peggiora di notte e dopo il contatto con acqua calda (doccia, bagno). Questo sintomo è causato da una reazione allergica di tipo ritardato ai prodotti dell’acaro (saliva, feci, uova), che si manifesta 2-6 settimane dopo il primo contatto (periodo di incubazione).

Le lesioni tipiche includono:

  • Cunicoli: sottili linee serpiginose grigio-biancastre, lunghe 5-10 mm, visibili soprattutto tra le dita, sui polsi e sui genitali
  • Papule eritematose: piccoli rilievi rossi, spesso escoriati per il grattamento
  • Vescicole: piccole bolle piene di liquido chiaro
  • Croste: nelle forme croniche o nella scabbia crostosa
  • Noduli scabbiosi: lesioni persistenti su genitali, ascelle, areole mammarie, che possono durare settimane anche dopo il trattamento

Nei bambini piccoli (<2 anni), la distribuzione è diversa: palme, piante dei piedi, viso e cuoio capelluto sono spesso coinvolti, mentre negli adulti queste aree sono generalmente risparmiate.

La conferma diagnostica può essere ottenuta tramite:

  1. Dermatoscopia: visualizzazione diretta dell’acaro o delle uova nei cunicoli (aspetto “a deltaplano”)
  2. Esame microscopico: prelievo di materiale cutaneo con bisturi o curette e osservazione al microscopio
  3. Videodermatoscopia: tecnica più recente che permette di documentare la presenza dell’acaro

Tuttavia, la negatività dell’esame non esclude la diagnosi, soprattutto nelle fasi iniziali (bassa carica parassitaria) o dopo tentativi di automedicazione con creme cortisoniche (che mascherano i sintomi senza eliminare l’acaro).

È importante distinguere la scabbia da altre condizioni pruriginose come dermatite atopica, eczema, reazioni allergiche, pediculosi, lichen planus, orticaria cronica. Una diagnosi corretta e tempestiva è fondamentale per avviare il trattamento e limitare la trasmissione ai contatti stretti (conviventi, partner sessuali, compagni di classe).

Quali sono i trattamenti disponibili

Il trattamento della scabbia si basa sull’uso di farmaci scabicidi, applicati per via topica (creme, lozioni) o, in alcuni casi, assunti per via orale. Il farmaco di prima scelta in Italia è la permetrina al 5% in crema, approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e raccomandata dalle linee guida internazionali.

Protocollo permetrina:

  • Applicare su tutto il corpo dalla testa ai piedi (nei bambini <2 anni anche su viso e cuoio capelluto)
  • Lasciare in posa 8-12 ore (generalmente applicazione serale prima di coricarsi)
  • Rimuovere con doccia accurata al mattino
  • Ripetere il trattamento dopo 7-14 giorni per eliminare eventuali forme larvali nate da uova sopravvissute alla prima applicazione
  • Prestare particolare attenzione a spazi interdigitali, unghie, ombelico, genitali, pieghe cutanee

In alternativa, può essere utilizzato il benzoato di benzile al 10-25%, soprattutto in contesti ospedalieri, RSA o quando la permetrina non è disponibile. Ha un’efficacia simile ma è meno tollerato (può causare irritazione cutanea).

Per i casi resistenti o per la scabbia crostosa, è disponibile l’ivermectina orale (200 μg/kg di peso corporeo), somministrata in due dosi a distanza di 7-14 giorni. L’ivermectina è particolarmente utile in:

  • Contesti di focolaio (scuole, RSA, caserme) per il trattamento simultaneo di molte persone
  • Pazienti che non possono applicare creme (anziani con demenza, disabili, allettati)
  • Scabbia crostosa (spesso si combina ivermectina orale + permetrina topica)
  • Fallimenti terapeutici con permetrina

Trattamento dei contatti: È fondamentale trattare contemporaneamente tutti i conviventi e i contatti stretti, anche se asintomatici, per evitare il “ping-pong” di reinfezioni. Il trattamento va eseguito lo stesso giorno per tutti i membri della famiglia o del gruppo esposto.

Gestione dell’ambiente:

  • Lavare biancheria da letto, indumenti, asciugamani a ≥60°C in lavatrice
  • Oggetti non lavabili (peluche, cuscini) vanno isolati in sacchi di plastica chiusi per 72 ore (periodo oltre il quale l’acaro muore per mancanza di ospite)
  • Non servono disinfestazioni ambientali o fumigazioni: l’acaro non sopravvive nell’ambiente
  • Aspirare materassi, divani, tappeti è utile ma non indispensabile

Gestione del prurito residuo: Il prurito può persistere per 2-4 settimane dopo il trattamento efficace, anche in assenza di acari vivi, a causa della reazione infiammatoria residua. In questi casi possono essere utili:

  • Antistaminici orali (cetirizina, loratadina) per il prurito notturno
  • Corticosteroidi topici a bassa potenza (idrocortisone 1%) per le lesioni residue
  • Emollienti e creme lenitive per ripristinare la barriera cutanea

Attenzione: il persistere del prurito NON significa sempre fallimento terapeutico. Va valutato dal medico per escludere reinfezione o resistenza.

Cosa dicono le linee guida internazionali

Le principali società scientifiche europee e internazionali hanno aggiornato le raccomandazioni sulla gestione della scabbia negli ultimi anni, alla luce dell’aumento delle segnalazioni post-pandemiche e dell’emergenza di forme resistenti ai trattamenti standard.

International Alliance for the Control of Scabies (IACS)
Ha pubblicato nel 2020 criteri diagnostici standardizzati (IACS Consensus Criteria) per migliorare la sorveglianza globale e la ricerca clinica. Le linee guida IACS distinguono tre livelli diagnostici:

  • Confermata: presenza dell’acaro, uova o feci all’esame microscopico o dermatoscopico
  • Clinica: quadro clinico tipico (prurito + lesioni caratteristiche) in soggetto con contatto confermato
  • Sospetta: prurito senza conferma diagnostica ma con epidemiologia compatibile

Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – USA
Raccomanda il trattamento simultaneo di tutti i contatti stretti (definiti come persone con contatto cutaneo prolungato >15 minuti o condivisione di letto). Il CDC sottolinea:

  • Permetrina topica come prima linea per forme comuni
  • Ivermectina orale per scabbia crostosa, focolai istituzionali, fallimenti terapeutici
  • Importanza della formazione del personale sanitario per il riconoscimento precoce, soprattutto nelle RSA e strutture di lungodegenza

Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Italia
Ha diffuso nel 2024-2025 note informative per medici di medicina generale e pediatri di famiglia, evidenziando:

  • Necessità di segnalare i focolai (≥2 casi collegati) alle autorità sanitarie locali (ASL, Dipartimenti di Prevenzione)
  • Adozione di misure di controllo tempestive in comunità chiuse
  • Raccomandazione al trattamento profilattico dei contatti stretti anche asintomatici
  • Utilizzo preferenziale di permetrina, ivermectina solo in casi selezionati

Società Italiana di Dermatologia e Venereologia (SIDeMaST)
Fornisce indicazioni pratiche su:

  • Diagnosi differenziale (distinguere scabbia da eczema, dermatite atopica, orticaria)
  • Schemi terapeutici per adulti, bambini, donne in gravidanza/allattamento
  • Gestione della scabbia crostosa in pazienti immunodepressi
  • Follow-up post-trattamento e criteri di guarigione

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
Ha incluso la scabbia tra le malattie tropicali neglette (Neglected Tropical Diseases – NTD) nel 2017, riconoscendo il peso globale della malattia, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito (stimati 200 milioni di casi annui nel mondo). L’OMS promuove:

  • Strategie di controllo basate su mass drug administration (somministrazione di ivermectina orale a intere comunità endemiche)
  • Screening di massa in aree ad alta prevalenza (isole del Pacifico, Africa subsahariana, alcune aree rurali dell’Asia)
  • Miglioramento dell’accesso ai farmaci scabicidi a basso costo
  • Integrazione del controllo della scabbia con programmi per altre NTD (filariosi linfatica, oncocercosi)

European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC)
Ha invitato gli Stati membri a:

  • Potenziare la sorveglianza attiva, soprattutto in RSA, scuole, centri di accoglienza
  • Condividere dati sui focolai attraverso il sistema TESSy (The European Surveillance System)
  • Sviluppare protocolli nazionali standardizzati per la gestione dei cluster
  • Valutare l’efficacia delle misure di controllo tramite studi epidemiologici prospettici

La scabbia è una malattia da segnalare?

In Italia, la scabbia non è soggetta a notifica obbligatoria a livello nazionale secondo il D.M. 15 dicembre 1990 (che elenca le malattie infettive di classe I, II, III, IV, V). Tuttavia, alcune Regioni hanno istituito sistemi di sorveglianza volontaria o raccomandazioni specifiche per i focolai in strutture comunitarie.

Quando è raccomandata la segnalazione:

  • Cluster (≥2 casi epidemiologicamente collegati) in RSA, ospedali, scuole, asili nido, caserme, centri di accoglienza, istituti penitenziari
  • Scabbia crostosa (forma altamente contagiosa con >1000 acari per paziente)
  • Fallimenti terapeutici ripetuti (sospetta resistenza ai farmaci)
  • Casi in operatori sanitari che hanno assistito pazienti senza adeguate protezioni

Chi gestisce i focolai:
I Dipartimenti di Prevenzione delle ASL possono intervenire con:

  • Sopralluoghi nelle strutture coinvolte
  • Formazione del personale su riconoscimento, isolamento, DPI
  • Distribuzione di materiale informativo per pazienti/familiari
  • Coordinamento del trattamento simultaneo di tutti i casi e contatti
  • Verifica dell’efficacia delle misure di controllo (follow-up a 2-4 settimane)

Sorveglianza europea:
L’ECDC ha invitato gli Stati membri a potenziare la sorveglianza e a condividere dati sui focolai attraverso il sistema TESSy. Alcuni Paesi hanno introdotto la notifica obbligatoria:

  • Francia: non a dichiarazione obbligatoria; si raccomanda invece il signalement dei casi raggruppati in collettività.
  • Regno Unito (Inghilterra): raccomandazione di segnalazione volontaria per cluster in comunità
  • Germania: in Germania esistono obblighi di informazione/notifica in comunità/strutture in base all’IfSG (Infection Protection Act), descritti anche dal Robert Koch Institut (RKI)

Limiti del sistema italiano:
La mancanza di un sistema di sorveglianza nazionale uniforme rende difficile stimare con precisione l’incidenza reale della scabbia in Italia. Gli studi disponibili si basano su:

  • Dati ospedalieri (SDO – Schede di Dimissione Ospedaliera)
  • Accessi al pronto soccorso con codice ICD-10 B86 (scabbia)
  • Rilevazioni regionali (es. Emilia-Romagna, Veneto hanno sorveglianza volontaria)
  • Studi di prevalenza puntuali in RSA o scuole

Questo porta a una probabile sottostima dei casi trattati a livello ambulatoriale (medici di base, dermatologi privati), che rappresentano la maggioranza delle diagnosi.

Prevenzione: cosa funziona davvero

Non esiste un vaccino contro la scabbia (la ricerca è in corso ma lontana da applicazioni cliniche), e l’immunità dopo l’infezione non è duratura né protettiva contro reinfezioni. La prevenzione si basa quindi su misure non farmacologiche, diagnosi precoce e trattamento tempestivo.

Nelle comunità chiuse (RSA, ospedali, case di cura):

  • Formazione continua del personale al riconoscimento dei sintomi (prurito notturno, lesioni interdigitali)
  • Isolamento precauzionale dei casi sospetti fino alla conferma diagnostica (stanza singola, DPI per assistenza)
  • Trattamento simultaneo di tutti i residenti/pazienti esposti (anche asintomatici) in caso di focolaio
  • Dispositivi di protezione individuale (guanti monouso, camici usa e getta) per assistenza a pazienti con scabbia crostosa
  • Cambio quotidiano di biancheria da letto e indumenti per casi confermati
  • Protocolli scritti per la gestione dei focolai (chi segnala, chi coordina, chi tratta)

Nelle scuole e asili nido:

  • Non è necessario chiudere le strutture in caso di focolaio (la scabbia non si trasmette per via aerea)
  • Informare le famiglie con lettera circolare (senza identificare i casi per privacy)
  • Trattamento dei bambini infestati e dei loro conviventi
  • Lavaggio ad alta temperatura (≥60°C) di giocattoli di stoffa, cuscini, tappeti condivisi
  • Evitare la condivisione di vestiario, asciugamani, spazzole
  • Rientro a scuola possibile dopo 24 ore dalla prima applicazione di permetrina (o dopo seconda dose di ivermectina)

A livello individuale:

  • Evitare contatto prolungato pelle-a-pelle con persone infestate (>15-20 minuti)
  • Non condividere biancheria da letto, asciugamani, indumenti intimi
  • Ispezione regolare della pelle in caso di prurito persistente inspiegabile
  • Consultazione medica precoce in caso di sintomi sospetti (non automedicazione con creme cortisoniche che mascherano i sintomi)
  • Trattamento completo di tutti i conviventi in caso di diagnosi confermata

Misure NON efficaci o sconsigliate:

  • Uso profilattico di permetrina/ivermectina in assenza di esposizione documentata (rischio di resistenze)
  • Disinfestazioni ambientali con fumiganti o spray insetticidi (l’acaro non sopravvive nell’ambiente)
  • Quarantena prolungata oltre 24-48 ore dopo trattamento efficace
  • Esclusione scolastica/lavorativa oltre i tempi raccomandati (discriminazione inutile)

Prevenzione secondaria (evitare reinfezioni):

  • Verificare che tutti i contatti abbiano completato il trattamento
  • Ripetere controlli dermatologici a 2-4 settimane per confermare guarigione
  • In caso di persistenza dei sintomi oltre 4 settimane, valutare reinfezione o resistenza (non considerare subito come prurito residuo)

Cosa sappiamo sui casi resistenti

Negli ultimi anni, sono stati segnalati casi di scabbia resistente alla permetrina e, più raramente, all’ivermectina in diverse regioni del mondo. La resistenza può essere legata a:

  • Mutazioni genetiche dell’acaro (modifiche nei canali del sodio voltaggio-dipendenti, target della permetrina)
  • Uso improprio dei farmaci (dosaggi insufficienti, applicazione non corretta, mancato trattamento simultaneo dei contatti)
  • Sottodosaggio (applicazione solo sulle lesioni visibili invece che su tutto il corpo)
  • Trattamenti ripetuti ravvicinati che selezionano ceppi resistenti

Evidenze scientifiche:
Studi pubblicati su The Lancet Infectious Diseases (2019-2023) e PLOS Neglected Tropical Diseases (2021-2024) hanno documentato fallimenti terapeutici in:

  • Australia (Northern Territory, comunità aborigene): resistenza a permetrina documentata con test genetici, risposta a ivermectina orale
  • Regno Unito (casi sporadici in RSA): fallimenti dopo 2-3 cicli di permetrina, successo con combinazione permetrina + ivermectina
  • Africa subsahariana (Ghana, Etiopia): resistenza crociata a permetrina e ivermectina in alcune aree endemiche

Situazione in Italia:
Non esistono dati sistematici sulla resistenza, ma alcuni centri dermatologici universitari (Milano, Roma, Firenze) hanno riportato:

  • Casi isolati che hanno richiesto 3-4 cicli di permetrina prima della guarigione
  • Necessità di combinare permetrina topica + ivermectina orale in pazienti immunodepressi con scabbia crostosa
  • Successo con applicazioni più frequenti di permetrina (ogni 3-5 giorni invece che ogni 7-14 giorni)

L’ISS ha raccomandato nel 2025 di:

  • Segnalare i fallimenti terapeutici ai Dipartimenti di Prevenzione e alle società scientifiche
  • Non aumentare arbitrariamente le dosi o le frequenze senza supervisione dermatologica
  • Verificare sempre l’aderenza al trattamento e il trattamento dei contatti prima di sospettare resistenza

Strategie in caso di sospetta resistenza:

  1. Verificare che il paziente abbia applicato correttamente la permetrina (tutto il corpo, 8-12 ore, ripetuto dopo 7 giorni)
  2. Confermare che tutti i contatti stretti siano stati trattati simultaneamente
  3. Escludere reinfezione da contatti non trattati
  4. Passare a ivermectina orale (200 μg/kg al giorno 1 e 7) eventualmente combinata con permetrina topica
  5. Considerare applicazioni settimanali di permetrina per 4 settimane (off-label, sotto controllo specialistico)
  6. In casi estremi, protocolli sperimentali con moxidectina (non ancora approvata in EU per uso umano)

Ricerca in corso:

  • Nuovi farmaci scabicidi: spinosad topico, afoxolaner orale (in fase preclinica)
  • Test diagnostici rapidi basati su PCR per identificare mutazioni di resistenza
  • Strategie di controllo su larga scala: mass drug administration con ivermectina in aree endemiche
  • Monitoraggio molecolare dei ceppi circolanti per sorveglianza della resistenza

Prospettive future e aree di incertezza

Nonostante la scabbia sia una malattia conosciuta da secoli (prime descrizioni nel 1687 da parte del medico italiano Giovan Cosimo Bonomo), diverse aree rimangono poco chiare e oggetto di ricerca attiva:

Durata dell’immunità:
Non è noto se e quanto duri la protezione dopo una prima infezione. Alcuni studi suggeriscono che reinfezioni ripetute inducano una risposta immunitaria più rapida (riduzione del periodo di incubazione da 4-6 settimane a 1-3 giorni), ma non conferiscono immunità sterilizzante. Resta da chiarire il ruolo di IgE, IgG4 e linfociti T nella risposta all’acaro.

Meccanismi di resistenza:
Le mutazioni genetiche identificate finora spiegano solo una parte dei fallimenti terapeutici. Potrebbero esistere meccanismi di resistenza metabolica (aumento dell’attività di enzimi detossificanti) o comportamentale (acari che si seppelliscono più in profondità nello strato corneo).

Fattori ambientali e climatici:
Non è chiaro se temperatura, umidità, altitudine influenzino la trasmissione. Alcuni studi epidemiologici suggeriscono picchi stagionali (inverno in climi temperati, stagione secca in climi tropicali), ma i dati sono contrastanti. Il cambiamento climatico potrebbe modificare la distribuzione geografica?

Impatto delle misure di controllo su larga scala:
L’OMS ha lanciato nel 2020 una roadmap per il controllo globale della scabbia, con l’obiettivo di ridurre il burden di malattia del 50% entro il 2030 nelle aree endemiche. Strategie proposte:

  • Screening di massa in comunità ad alta prevalenza (>5%)
  • Trattamento comunitario con ivermectina orale (somministrazione a tutti i residenti di un villaggio/isola)
  • Miglioramento delle condizioni igieniche (accesso ad acqua pulita, riduzione del sovraffollamento)
  • Rafforzamento dei sistemi sanitari (formazione del personale, disponibilità di farmaci, sorveglianza)

Programmi pilota nelle isole Fiji, nelle Samoa, nelle Isole Salomone (2018-2023) hanno dimostrato riduzioni del 80-95% della prevalenza dopo 1-2 cicli di trattamento di massa. Tuttavia, la sostenibilità a lungo termine e l’applicabilità in contesti continentali rimangono incerte.

In Europa:
L’ECDC ha invitato a:

  • Potenziare la sorveglianza con sistemi di notifica uniformi
  • Formare il personale sanitario (medici di base, dermatologi, infettivologi, igienisti)
  • Sviluppare protocolli condivisi per la gestione dei focolai (linee guida europee in preparazione per 2027)
  • Valutare l’efficacia degli interventi con studi epidemiologici prospettici

Tuttavia, la mancanza di dati epidemiologici omogenei (ogni Paese ha sistemi di sorveglianza diversi) e di sistemi di notifica uniformi limita la capacità di valutare l’efficacia reale degli interventi e di confrontare strategie tra Paesi.

La domanda chiave:
L’aumento dei casi osservato nel 2024-2026 è un fenomeno transitorio legato alla fase post-pandemica (ritorno alla normalità, recupero di diagnosi ritardate), o rappresenta l’inizio di un trend di lungo periodo?

La risposta dipenderà da:

  • Capacità dei sistemi sanitari di individuare precocemente i casi
  • Tempestività nel trattare i contatti stretti
  • Efficacia della formazione del personale
  • Qualità della sorveglianza epidemiologica
  • Eventuale emergenza e diffusione di ceppi resistenti ai farmaci disponibili

Il monitoraggio continuo nei prossimi 2-3 anni sarà cruciale per comprendere se siamo di fronte a una semplice oscillazione ciclica (tipica di molte parassitosi) o a un cambiamento epidemiologico strutturale che richiederà strategie di controllo più aggressive.

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

La redazione – Lavinia Giganti

FAQ

No. In Italia e in Europa si osserva una riemergenza ciclica, legata al ritorno alla mobilità e ai contatti ravvicinati post-COVID, non un’epidemia fuori controllo.

Si trasmette quasi esclusivamente tramite contatto prolungato pelle-a-pelle (almeno 15–20 minuti). La trasmissione da oggetti o biancheria è rara.

No, ma è un segnale tipico. Il prurito intenso notturno, associato a lesioni tra le dita o sui polsi, deve far sospettare la scabbia e portare a valutazione medica.

No. È un falso mito: lavarsi spesso non previene l’infestazione. Il fattore decisivo è il contatto con una persona infestata.

Sempre. In caso di diagnosi confermata, tutti i contatti stretti vanno trattati simultaneamente, anche se non hanno sintomi, per evitare reinfezioni.

Per approfondire

Fonti

Virus Nipah, nuovi casi in India: perché preoccupa e come funziona la sorveglianza delle malattie infettive emergenti
https://www.dossiersalute.com/virus-nipah-casi-india-rischio-trasmissione-prevenzione/

Infezioni da streptococco di gruppo A: come riconoscere e prevenire le infezioni batteriche della pelle
https://www.dossiersalute.com/infezioni-da-streptococco-di-gruppo-a-diagnosi-trattamento-e-prevenzione/

Chikungunya a Como: disinfestazioni straordinarie e strategie di prevenzione delle malattie trasmesse da vettori
https://www.dossiersalute.com/chikungunya-como-disinfestazione-2025/

Virus West Nile in Italia: aumento dei casi e come funziona la sorveglianza epidemiologica nazionale
https://www.dossiersalute.com/west-nile-virus-italia-prevenzione/

Vaccinazioni in gravidanza: sicurezza, benefici e il ruolo della prevenzione nelle infezioni trasmissibili
https://www.dossiersalute.com/bozza-automatica-7/

European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) – Scabies surveillance and outbreak reports
https://www.ecdc.europa.eu/en/scabies

Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Note informative su scabbia e parassitosi cutanee
https://www.iss.it

Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – Scabies: Diagnosis and Treatment
https://www.cdc.gov/parasites/scabies/

International Alliance for the Control of Scabies (IACS) – Consensus criteria for the diagnosis of scabies
https://www.controlofscabies.org

World Health Organization (WHO) – Scabies as a neglected tropical disease
https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/scabies

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