L’empatia è in genere definita come la capacità di comprendere e condividere le emozioni e i pensieri degli altri, mettendosi nei loro panni e percependo il mondo dalla loro prospettiva. Questa abilità implica la capacità di riconoscere le emozioni altrui come se fossero proprie, pur mantenendo una distinzione chiara tra i sentimenti personali e quelli dell’altro, ma comporta comunque un processo di immedesimazione profonda che consente di comprendere gli stati d’animo altrui.
L’empatia non è quindi solo un atto di comprensione razionale, ma include anche una profonda connessione emotiva che facilita la creazione di legami sociali e rafforza la capacità di aiutare gli altri nei momenti di bisogno.
Le componenti dell’empatia secondo Martin Hoffman
Per lo psicologo Martin Hoffman, psicologo statunitense e professore emerito di psicologia clinica e dello sviluppo presso l’Università di New York, l’empatia si compone di tre fattori fondamentali:
- affettivo
- cognitivo
- motivazionale
La componente cognitiva dell’empatia
L’aspetto cognitivo dell’empatia è un prerequisito indispensabile ma non sufficiente. Esso permette di intuire ciò che l’altra persona pensa e di capire a fondo il suo punto di vista. Questa componente è utilizzata, ad esempio, da mediatori, negoziatori, ma anche da bravi venditori per rendere più efficace il proprio lavoro.
La componente affettiva o emotiva
La dimensione emotiva o affettiva dell’empatia permette non solo di comprendere ciò che l’altro pensa, ma anche di sentire e percepire le sue emozioni e sensazioni.
La componente motivazionale dell’empatia
Infine, l’aspetto motivazionale dell’empatia si manifesta nel momento in cui l’esperienza di empatizzare con una persona che sta soffrendo induce a mettere in atto comportamenti di aiuto. Questo effetto motivante deriva dalla condivisione delle emozioni dell’altro. Il gesto di aiutare creerebbe uno stato di benessere nella persona empatica, in quanto fa parte della sua dimensione etica-valoriale.
Empatia e comportamento: quando la comprensione non basta
Dal mio punto di vista, l’empatia per essere veramente tale deve comprendere imprescindibilmente questo aspetto definito da Hoffman come “motivazionale”, che in pratica si traduce in uno stimolo a mettere in atto un determinato comportamento compatibile con le proprie capacità per aiutare l’altro.
Per fare un esempio concreto che esemplifichi questo aspetto fondamentale dell’empatia, riporto una possibile situazione estrema. Vedo un bambino che, per recuperare la sua palla, si dirige verso la riva di un fiume profondo e magari attraversato da una forte corrente. Se io percepisco la situazione di pericolo e mi limito a scattare una foto con il cellulare per immortalare o documentare la situazione critica, questo comportamento, a mio avviso, non è caratterizzato da empatia.
La vera empatia dovrebbe invece creare un disagio, un allarme dentro di noi, come se il bambino fosse nostro figlio. Una volta compresa la situazione di pericolo, dovrebbe indurci a ulteriori comportamenti volti a scongiurare il rischio che sta correndo il bambino. In una scala di gradazione questi comportamenti potrebbero essere: gridare e avvisare altre persone più vicine del pericolo, correre verso il bambino per impedirgli di entrare in acqua o, se lo ha già fatto, chiamare il 118.
Comprensione ed empatia: il caso dell’agente di commercio
Per capire meglio che l’aspetto cognitivo, cioè la comprensione, è un presupposto dell’empatia ma da solo non la caratterizza necessariamente, posso citare l’esempio dell’agente di commercio. Questa figura professionale deve innanzitutto capire i bisogni e le necessità del cliente, ma la comprensione non si traduce necessariamente in un comportamento agito principalmente al servizio del cliente stesso e quindi di natura altruistica.
L’agente di commercio deve generalmente portare a casa un risultato di vendita per soddisfare obiettivi personali o aziendali che potrebbero non coincidere esattamente con quelli del cliente.
Empatia, azione e reciprocità: il film “Quasi amici”
Come terapeuta di coppia, per far comprendere che non basta capire il disagio dell’altro ma che l’empatia vera dovrebbe indurre a una qualche forma di azione per aiutarlo, assegno spesso come compito per casa la visione del film Quasi amici (2011).
In questo film francese i due protagonisti, pur provenendo da mondi lontanissimi, riescono a costruire una valida amicizia al di là dei ruoli contrapposti di datore di lavoro e badante. Inizialmente comprendono i bisogni psicologici reciproci fondamentali, ma poi si adoperano concretamente affinché Philippe, appartenente al ceto alto ma disabile su una carrozzina, possa riprendere una vita relazionale e sociale e rivivere le emozioni legate all’affettività. Allo stesso tempo Driss, immigrato che vive ai margini della società, impara ad affermarsi nella vita usando intelligenza, capacità e volontà di apprendimento invece di vivere di espedienti e azioni illegali.
In questo caso, soprattutto quando mi rivolgo alle coppie, sottolineo che l’atteggiamento empatico deve avere anche la caratteristica della reciprocità: a turno si dà e si riceve aiuto dall’altro o dall’altra.
Empatia e professioni di aiuto
Premesso che è auspicabile che tutte le persone, uomini o donne, grandi o giovani, abbiano maturato dentro di sé una certa dose di empatia utile allo sviluppo delle relazioni interpersonali, e in particolare in situazioni come il rapporto genitori-figli o quello verso i propri genitori anziani, è ancora più auspicabile che ciò avvenga per determinate figure professionali.
Non possono essere carenti sotto questo profilo professionisti come medici, assistenti sociali, educatori e ovviamente psicologi, soprattutto se psicoterapeuti.
A questo proposito ricordo un episodio avvenuto durante la mia scuola di specializzazione. Durante una lezione di Psicologia Clinica, una docente psicoanalista, affermata a Milano, fece un’osservazione allora sorprendente per noi allievi, circa dodici-quattordici, affermando che tra gli specializzandi presenti probabilmente qualcuno, una minoranza, sarebbe stato più adatto a un lavoro come le ricerche di mercato piuttosto che a un lavoro clinico.
Senza nominare esplicitamente il concetto di empatia, che allora non era ancora utilizzato nella sua definizione attuale, la docente ci stava dicendo una cosa fondamentale: chi non possiede sufficienti capacità empatiche non sarà un buon terapeuta.
Empatia e insegnamento: un ricordo personale
Analizzando l’utilità della capacità empatica in alcune categorie professionali, mi viene in mente la figura dell’insegnante. A questo proposito ricordo con piacere il mio maestro delle classi terza, quarta e quinta elementare. Durante le lezioni stimolava una sana competizione tra noi alunni con domande e giochi a cui partecipavamo con entusiasmo.
Ricordo anche che ci preparò all’esame di quinta con lezioni extra orario, ospitati nella villa di un compagno di classe. A fine anno i genitori decisero di regalargli una bicicletta come ringraziamento per l’impegno profuso.
Con le scuole successive, scuola media e ragioneria, vi fu invece un vuoto educativo: molte nozioni, ma poche finalizzate alla crescita umana e personale di noi preadolescenti e adolescenti, peraltro ancora divisi rigidamente in classi maschili e femminili.
Dopo il diploma chiesi un colloquio alla professoressa di italiano, che era anche preside della scuola, per un parere sul mio futuro universitario. Dimostrando di conoscermi profondamente, mi indirizzò verso la facoltà di Sociologia, tenendo conto che nel 1966, anno del diploma, la facoltà di Psicologia non era ancora presente in Italia, sebbene fossi già allora portato in quella direzione.
Empatia, educazione e crescita umana: il professor Keating
Non posso concludere questa sezione senza citare il professor John Keating del film L’attimo fuggente, interpretato magistralmente da Robin Williams. Celebri sono le sue frasi:
“Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.”
E ancora:
“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.”
Con il suo modo di interpretare l’insegnamento, il prof. Keating si propone chiaramente come educatore-stimolatore che invita i propri studenti a saper cogliere la parte emozionale-sentimentale dell’essere umano, che, congiunta alla vocazione professionale, li aiuta a crescere in modo più completo, a essere più uomini.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
La redazione in collaborazione con il Dr. Fernando Cesarano – psicoterapeuta
FAQ
È la capacità di comprendere e sentire le emozioni dell’altro mantenendo la distinzione tra sé e l’altro.
Comprende una componente cognitiva, una affettiva e una motivazionale.
Perché favorisce la relazione, la comprensione profonda e comportamenti concreti di supporto.
Secondo Hoffman, l’empatia autentica include una spinta motivazionale ad aiutare..
Può essere sviluppata e allenata, soprattutto attraverso l’esperienza relazionale ed educativa.





